• Il progetto è quello del volo panoramico, in forma di parole, idee, letture, riletture, sui territori letterari, tra mura ed ali, labirinti e spazi liberi
  • PER CONTATTI : ivmugnaini@libero.it ----------------------------------------------------------------- Ivano Mugnaini è nato a Viareggio. Si è laureato in Lettere con una tesi sul teatro rinascimentale europeo. Scrive per alcune riviste, tra cui “L’ Immaginazione”, “Nuova Prosa”, “Il Grandevetro”, “Gradiva”, “La Mosca di Milano” ed altre. Ha pubblicato la silloge Inadeguato all’eterno e la raccolta di poesie Il tempo salvato . Il suo racconto lungo dal titolo Desaparecidos è stato pubblicato da Marsilio, e il racconto Un’alba da Marcos Y Marcos. Ha pubblicato inoltre la raccolta di racconti La casa gialla e i romanzi Il miele dei servi e Limbo minore (Piero Manni, Lecce). Di recente uscita il volume di racconti L’algebra della vita (Greco & Greco, Milano, 2011). Dirige, assieme a Mauro Ferrari, la collana di narrativa della casa editrice puntoacapo. Cura il blog letterario “DEDALUS: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario”, www.ivanomugnainidedalus.wordpress.com . Scrive recensioni su film e lavori teatrali. È autore di testi premiati o segnalati in concorsi letterari, tra cui il Premio “Loria”, il Concorso "Nuove Lettere", il Premio “Eraldo Miscia - Città di Lanciano" e il Premio “Teramo”. Tra i critici che si sono occupati della sua attività letteraria ricordiamo: Andrea Camilleri, Ferdinando Camon, Vincenzo Consolo, Michele Dell'Aquila, Luigi Fontanella, Luigi Grazioli, Gina Lagorio , Paolo Maurensig, Raffaele Nigro, Elio Pecora, Antonio Spagnuolo ed altri.
  • DEDALUS Questo spazio telematico si propone di esplorare qualche tratto di strada del mondo letterario. Con l'ebbrezza del volo ma anche con l'attenzione alla realtà delle rocce e dei fossati. Con le ali spalancate ma anche con gli occhi bene aperti. Anche per cogliere, magari, qualche segnale di fumo, sempre bene accolto, di novità, spazi potenziali, espressioni di vita e di energia esistente e tenacemente resistente. Saranno benvenuti commenti, testi, proposte, suggerimenti, richiami, segnalazioni di concorsi, iniziative, editori degni di tale nome. Sempre attraversando cieli e sorvolando suoli ampi e vari. analogie e divergenze. Concedendomi magari il lusso di dire anche la mia, tentando collegamenti e riferimenti, anche con la mia personale esperienza di scrittura. Non garantisco che l’esercizio possa condurre, me in primis, all’apprendimento dei rudimenti del volo. Di sicuro però prometto un percorso, un viaggio. Nel tempo, nello spazio, e sui sentieri, aspri, intricati e sublimi, delle idee. ------------------------------------------------------------------------------ Un primo percorso, sui sentieri della conditio sine quan non: LA PAROLA Inizierei con l’osservare che per parlare della parola debbo fare ricorso ad un identico materiale, in una sovrapposizione emblematica. Tutto ciò appare banale e scontato, d’accordo; ma se mi consentite l’ossimoro, direi che è "significativamente banale". Il primo decollo, il battesimo dell’aria, lo faccio grazie ad uno scrittore e saggista austriaco del secolo scorso, Franz Blei. Relativamente poco noto, ma autore di un testo ironico ed arguto, "Il bestiario della letteratura", all’interno del quale propone un passaggio perfettamente confacente al contesto: Si può pensare solo con le parole, cioè in immagini. Per questo le parole dominano il mondo e le idee appartengono, nella loro azione diretta, alle parole. Per porre il tutto su un piano simile, ma in un’ambientazione concreta e attuale, quotidiana, è il caso di dirlo, mi metto sulle tracce di "Zazie dans le métro" di Raymond Queneau. Tu causes, tu causes, c’est tout ce que tu sais faire. Parli, parli, è tutto quello che sai fare. Frase che abbiamo detto, o pensato, infinite volte. Rivolti agli altri ma anche, ahimè, a noi stessi. Il prossimo punto di riferimento è Anton Cechov. Qui, per par condicio, sarebbe giusto proporre una citazione in cirillico. Purtroppo non sono attrezzato per tale compito. La frase dello scrittore russo la apprezzo ugualmente, però, e la riporto come posso: Non permettete alla lingua di oltrepassare il pensiero. Qualsiasi commento è superfluo. Il mio amato Voltaire nei suoi "Dialoghi" include una frase che i politici, ma non solo loro, dovrebbero ripetersi almeno una dozzina di volte al mattino prima di colazione: Gli uomini si servono delle parole solo per nascondere i loro pensieri. In seguito, magari, i suddetti signori continuerebbero ad operare "per il bene comune", ossia per il loro, come hanno sempre fatto. Tuttavia l’esercizio risulterebbe salutare, non solo per loro, lo ribadisco, per provare ad inviare qualche segnale a quell’accessorio non-optional chiamato coscienza. Gran bella parola! E, si spera, anche qualcosa di più di una serie di grafemi e fonemi. Grazie alle "Massime e riflessioni" di Goethe si potrebbe trovare una scappatoia, una via di fuga, una giustificazione o quasi per mille mezze verità: Ogni parola che si pronuncia fa pensare al suo contrario. Ma ci riconduce alle realtà nitida e semplice delle cose Publilio Siro. Una citazione in latino possiede sempre un suo fascino. Quindi, poiché è vero Oscar, si resiste a tutto tranne che alle tentazioni, la propongo. Sermo imago animi est: qualis vir, talis et oratio est. La parola è lo specchio dell’anima; tale l’uomo, tale la parola. La traduzione può anche essere approssimativa. Non certo il concetto, ineludibile, che la sentenza propone. Con una virata di non poco conto, non solo nell’ambito cronologico, passo da Publilio Siro a Pittigrilli. Tagliente, sarcastico, ma anche estremamente lucido, non c’è dubbio. Nel suo "Amori Express" osserva che: Esistono da sempre delle droghe più potenti, più calmanti, più tranquillanti, più allucinogene di tutte le droghe della farmacopea antica e della farmacologia moderna. Queste miracle-drugs, queste droghe-miracolo sono le parole. Rimanendo nella scia di un umorismo sapido, sostanzioso, viene fatto di citare Carlo Dossi: Il meditare da solo è onanismo - il pensare con altri (conversare) è coito. Restituisco alla parola la propria sacralità tramite un’affermazione di Chateaubriand che personalmente trovo molto convincente: Ci sono parole che dovrebbero servire una sola volta. Ognuno avrà in mente una quantità di vocaboli adatti ad impersonare un solo ruolo in una scena esclusiva di un unico film. A me ne viene subito in mente una, anzi due "Ti amo". Utopico? Forse sì, forse no. Allora aggiungo alla lista anche "Ti odio", oppure "Voto questo partito", o ancora "credo" o "non credo", e via dicendo. L’utopia così si fa totale. E, in fondo, non è male. Scusate la rima. Giunto fin qui, nei pressi ormai della pista di atterraggio, posso affermare di avere compreso qualcosa: le parole possono servire a tutto e al contrario di tutto. Mi resta cioè, come alla partenza, un dubbio. Ma un dubbio fertile, pronto a pronunciare ed ascoltare altre frasi, nuove certezze, ulteriori dubbi. A far convivere, ad esempio, Pirandello, che in "Ciascuno a suo modo" esclama: Quanto male ci facciamo per questo maledetto bisogno di parlare!, con l’Eschilo di "Prometeo incatenato" che sostiene con solennità che Le parole sono medicina all’animo che soffre. Una cosa è certa: rimane, immutato, più vivo che mai, il mio amore per la parola. Nonostante tutto. A dispetto di quanto male a volte siamo capaci di trattarla. Ma è sostanza eterea; rinasce, si riplasma, si rimodella. Aria mobile, inebriante. Come il volo. Resterebbe, chiaramente, moltissimo da dire. Fiumi di sillabe incatenate da riversare ancora nel mare magnum della parola. Tuttavia, per non eccedere, torno a terra. Facendo tesoro di un’ultima frase, pronunciata da Luigi XIV, re di Francia: E’ difficilissimo parlare molto senza dire qualcosa di troppo. Affermazione contenuta nel volume "Memorie storiche e istruzioni per il Delfino suo figlio". Non sono il Delfino di Luigi XIV. Anche se, per ragioni eminentemente finanziarie, tale condizione non sarebbe disprezzabile. Tengo conto lo stesso, comunque, della sua ineccepibile "istruzione". Lascio in pace, momentaneamente, le parole. Per tornare però, molto presto, a bussare alla loro porta, con identica passione, in occasione del prossimo volo.

Omaggio a Marziale

Nota a Omaggio a Marziale , Ventiquattro epigrammi scelti e tradotti da Mario Fresa , con due interventi visivi di Carlo Villa – Edizioni L’Arca Felice, Salerno, 2011 Tradurre è tradire, d’accordo. Ma perfino tradire è un’azione che si può compiere in vari modi. Mario Fresa traduce ventiquattro epigrammi di Marco Valerio Marziale con uno [...]

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