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venerdì, 11 marzo 2011
L’EROE – poesia inedita di Giorgio Manacorda

Pubblico volentieri questa poesia inedita di Giorgio Manacorda. La tessitura abile, intensa, densa di assonanze, ci conduce a scoprire passo dopo passo la complessità di un testo che ci pone di fronte simultaneamente alla luce e al buio, al falso e al vero, alla consapevolezza dello status quo e alla tensione verso un altrove, in un gioco di chiaroscuri in cui, come in certi quadri fiamminghi o caravaggeschi, emerge a tratti il senso della realtà, quella dimensione altra, la sostanza dell’essere e del suo contrario. La parola ritrova nel testo di Manacorda la sua funzione fondamentale e primigenia, quella di scavare oltre la superficie delle cose e dei cliché conducendo alla gioia e alla pena di una comprensione ulteriore. Il tutto giocato e percorso con mosse da acrobata, sul filo sottile tra la dimensione in apparenza diretta e schiettamente connotativa ed una rivolta, linguistica ed anche morale, etica, nel senso laico e civile del termine, a cui il lettore è chiamato: “il tettonico sgarbo che la natura perdona a se stessa,/ l’eterno inquilino, il prodotto secondo, l’errore lo vuole per sé:/ rifare la madre di tutte le madri, lui, il non fecondato, l’eroe./ Ma la sua parodia fuoriesce dal tempo, e lacera e deforma lo spazio”.
La poesia di Giorgio Manacorda ci conferma che quando la complessità si fa ritmo, voce, richiamo, non è sterile esercizio retorico, ma, come nella sua produzione letteraria e critica, impegno, ricerca delle potenzialità della parola, anche in qualità di strumento civile e sociale, testimonianza di presenza e resistenza, argine al dilagare del becero e dell’assurdo: “ricevere e crescere e forse nel canto fiorire prima che tutto appassisca/ e si spenga (e arriva, oh se arriva), ma lei no, lei si apre e non cede”. E nel mistero di quel termine breve e perentorio, quel “lei”, poliforme e polisemico, c’è il cammino, la direzione che trova il suo senso, forse, nella ricerca stessa, nel pensiero del pensiero, in una riflessione senza inizio e senza epilogo. I.M.

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GIORGIO MANACORDA

L’eroe

Là dove la foresta si sfrangia e i prati spaziano fuori da ogni confine,
là dove tutto si gonfia ed esplode la grande, la rara promessa,

lui così piccolo e senza misura, lui sconosciuto al tempo,
voleva quella cosa per sé, per essere come lei nel dolore e nel pianto,

e ricevere e crescere e forse nel canto fiorire prima che tutto appassisca
e si spenga (e arriva, oh se arriva), ma lei no, lei si apre e non cede,

e risuona e risplende e ritorna ridente, doppia e presente,
se tutto è cupo ma celeste ed aereo, se l’aria e l’acqua s’incontrano

e si fondono e risalgono nel vibrato dei bronchi, nel silente filtrare
delle rosse lamelle dei veloci degli scattanti dei piccoli e gli enormi,

sulla terra un’unica fluidità mescola i viventi in nuove mattanze,
e si torna alle vecchie demenze, al vecchio strisciare, al volatile

vagare eretti o carponi, se lui, il normale, il famelico, il semplice, l’apparso,
l’esausto continuo calore, si ripete e scompare nel sogno del liquido magico

che siamo – ma se nella faglia sfugge alla presa per quali canali
per secoli è sceso e millenni erodendo la selce e il granito,

disperso espanso sgranato, ritorna cosparso di roccia,velato di calce e semenze,
gonfio di terra ributta alla terra il vivente e il morente,

se il minerale, il tettonico sgarbo che la natura perdona a se stessa,
l’eterno inquilino, il prodotto secondo, l’errore lo vuole per sé:

rifare la madre di tutte le madri, lui, il non fecondato, l’eroe.
Ma la sua parodia fuoriesce dal tempo, e lacera e deforma lo spazio.

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Qui di seguito: alcune note biografiche su Giorgio Manacorda e alcuni stralci da un’intervista a cura di Valeria Merola apparsa sul sito http://www.radiolibro.rai.it.

Giorgio Manacorda è stato docente di letteratura tedesca presso l’università della Tuscia di Viterbo e La Sapienza di Roma. Poeta e critico letterario, Manacorda collabora all’Annuario critico della Poesia italiana (Castelvecchi), da lui fondato ed attualmente diretto da Paolo Febbraro e Matteo Marchesini. L’Annuario fa il punto sulla situazione della poesia in Italia. Nell’antologia La poesia italiana oggi (Castelvecchi, 2004) il critico propone una fotografia della poesia nel passaggio tra il XX e il XXI secolo, scardinando il canone della nostra tradizione novecentesca. Manacorda sceglie di intervenire con gli strumenti della critica militante, imponendo all’attenzione del lettore autori giovani e promettenti. La lettura critica comincia con un epigramma per ogni poeta presentato, in cui Manacorda stigmatizza le linee della sua analisi.

D: Che cosa hanno in comune i giovani poeti che lei propone? E quali sono le prospettive per la poesia del XXI secolo, dopo la crisi del Novecento, dopo il postmoderno?
R: Non posso fare profezie, ma posso parlare a partire da quella che è la situazione attuale e quindi dire quali sono gli autori su cui si può scommettere. Penso in particolare a quelli che considero i migliori poeti degli ultimi dieci anni, e cioè ad Antonella Anedda, Massimo Bocchiola, Paolo Febbraro, Umberto Fiori ed Edoardo Zuccato. Questi poeti, che per me rappresentano veramente l’oggi della poesia italiana, hanno in comune l’originalità della parola lirica, il fatto che nessuno di loro sta a rifare il neoorfico, il neoclassico, il postmoderno, ecc. Sono tutti poeti in cui si sente la necessità dell’esperienza, in cui la poesia si manifesta come pensiero arcaico, senza mediazioni razionali che ne annientino l’efficacia emozionale.

postato da: ivanomugnaini alle ore 13:52 | link |

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martedì, 08 marzo 2011
SIA PURE IL TEMPO DI UN ISTANTE – Cristina Tirinzoni
“Ho sempre addosso la tua assenza”, recita uno dei versi del libro Sia pure il tempo di un istante di Cristina Tirinzoni. È un verso che, nell’arco breve di poche parole, racchiude mondi di speranze, attese, verità irrisolte. Il destinatario a cui viene rivolta la frase è un affetto fondamentale, insostituibile. Ma potrebbe essere anche il tempo, quello stesso inesorabile, comico, tragico, ineluttabile meccanismo fatto di istanti che diventano anni e vite, quello stesso interlocutore muto a cui fa cenno il titolo del volume. C’è una capacità di dialogare con le “logiche” cronologico-esistenziali-sentimentali in questo lavoro di Cristina Tirinzoni che è fatta soprattutto di sobrietà; non certo nel senso di scarsità di passione o di sete di emozioni, quanto, piuttosto, come volontà di racchiudere in frasi dense e scelte con cura l’essenza del mistero più grande, quello di un incontro, di un brivido, rapido, lunghissimo, un battito di cuore interminabile. Tutto ciò racconta e trasmette in modo adeguato quella tensione autentica a cui fa cenno anche Raul Montanari nella nota pubblicata nella quarta di copertina. Rende bene il senso, e la mancanza di senso, umanissima, per quella “nostalgia per quello che avrebbe potuto essere e non sarà mai più”. Una scrittura dell’assenza, quindi, del ricordo, dell’attesa. Ma, è giusto ribadirlo ed apprezzarlo, senza patetismo e senza rinuncia, senza la resa a quel tempo, ancora e sempre lui, che è simultaneamente nemico e complice. Perché, ci ricorda l’autrice, “ci sono giorni che stanno in fila ad aspettare/ e li chiami per nome e hanno/ facce di stupore”. Ed è proprio la magia, dolorosa a volte ma sempre essenziale, di quello stupore, che rende vivo questo libro, fatto di osservazioni attente e sincere, di considerazioni vivide, e di quella miscela tra speranza e malinconia che costituisce in fondo l’essenza dell’esistere, Il luogo in cui si alternano indizi e scoperte, nuove partenze seguite da nuovi arrivi.
Colgo anche l’occasione, parlando di un’autrice donna, per rivolgere in questa Giornata un augurio di cuore a tutte le donne lettrici di Dedalus e non solo. I.M.

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CRISTINA TIRINZONI
Testi tratti da SIA PURE IL TEMPO DI UN ISTANTE,
Neos Edizioni, Rivoli, 2010

ACQUA PASSATA

Afferrato il giubbotto, aveva lasciato i soldi sul banco e la
barista gli aveva reso lo scontrino con un sorriso di
compiacimento. Uscito dal caffè del centro, aveva dato
qualche boccata nervosa prima di gettare via la sigaretta.
Poi aveva percorso il tratto di strada un centinaio di
volte, incurante delle pioggia. Guardava i passanti ad uno
ad uno pensando che Laura sarebbe tornata indietro.
Si erano dati appuntamento in un caffè affollato di
trentenni all’ora dell’aperitivo, seduti al tavolino di onice,
avevano ordinato un tè. Lei serrava la tazza fra le mani,
soffiando sulla bevanda, con mani nervose. Non sapeva
perché aveva accettato di vederlo ancora. In uno strano
gioco di riflessi, gli specchi appesi alle pareti davano vita
ai loro volti. «Mia moglie non conta niente, le parlerò»,
aveva detto lui, mentre le sue lunghe gambe faticavano
a trovare una posizione comoda «Non c’è niente da
chiarire, spiegare. No, non aspetto più. È finita, per
davvero, lo capisci?», aveva detto e poi l’aveva vista
andare via, senza voltarsi. Tutto si risolveva, prima: con
una telefonata, un abbraccio, una risata. Questa volta era
davvero finita, lo sapeva mentre tornava a casa. Prima di
cena si era seduto come un naufrago sul divano
nell’ampio soggiorno. «L’ami ancora?», aveva chiesto sua
moglie, guardando il nulla. Lui non capiva perché glielo
chiedeva proprio quella sera.

* * * * *

ALLINEARE PAROLE

Allineare parole
l’una dopo l’altra.
Non ti amo più.
Ti amo.
Me ne vado.
Rimani.
Departures. Arrivals.
Lo seguì con distrazione uscire in fretta
dalla sua vita.
Che passino veloci e non facciano altro,
gli addii.
E li gettò nel cestino.
Sembrano non servire a niente certe storie.

* * * * *

CI SONO GIORNI

Ci sono giorni che li mandi a memoria,
come se niente fosse,
altri che passano in fretta per non farsi riconoscere
e scomparire nell’ombra
di un portone
ci sono giorni che stanno in fila ad aspettare
e li chiami per nome e hanno
facce di stupore
altri che stanno ad aspettare,
fra attese e rimandi, come appesi ai fili della luce,
accartocciati come un giornale dimenticato
da qualcuno sulla panchina
fino a quando non li guardi più
ci sono giorni che sembrano bastare
altri che dicono bugie come strade senza uscita.
Ci sono giorni che si numerano sotto le suole
a colpi di passi.

* * * * *

DOLORE

Alzo le braccia.
Mi consegno al dolore
la parola non basta
c’è un resto che deborda che eccede
irraggiungibile dalla parola.
È là che voglio andare.
Mi prende lo sgomento
ma è là che devo andare.
Come un tatuaggio si fissa
sul corpo
per sempre sotto pelle
nelle vene
nel cuore
nel cervello
nelle spalle
nella schiena.
Mille tatuaggi.
Di lato sopra, sotto,
ho sempre addosso la tua assenza.

* * * * *

FIL DI FUMO

Il passato non si cancella
ma resta lì acquattato fra le pieghe
del presente.
Si accumulano indizi e scoperte.
Tracce confuse lungo gli anni passati
frasi perdute
gesti lasciati in sospeso
legami segreti.
Come disegnati da una nuvola di fumo
di un indiano navajo
uscito da un vecchio film.
postato da: ivanomugnaini alle ore 14:21 | link |

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martedì, 01 marzo 2011
Aprile degli anni, presentazione alla Libreria Equilibri di Milano
Francesco Dalessandro, Aprile degli anni
puntoacapo Editrice

Giovedì 3 marzo ore 17,00
Libreria Equilibri, Via Farneti 11, Milano

Presentano
Giancarlo Pontiggia, Marco Vitale e Mauro Ferrari

http://www.puntoacapo-editrice.com
TUTTE LE INFORMAZIONI SU:

NUTRIMENTI POETICI
Fiera Festival dell’Editoria di Poesia
NOVI LIGURE (AL) 17-19 giugno 2011

PREMIO LETTERARIO
“FIERA DELL’EDITORIA DI POESIA”
I edizione – 2011
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PUNTO
Almanacco della poesia italiana

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