Mese: marzo 2012

Terre Vivaci

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Terre Vivaci

ha il piacere di presentare

Verso il pubblico

poesia, musica, spettacolo, impegno

 

Seminario a cura di Giovanni Guanti e Roberto Raieli

con la collaborazione dell’associazione culturale Terre Vivaci

con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei MinistriDipartimento della Gioventù

Università Roma Tre, DAMS – Dipartimento di Comunicazione e Spettacolo

aula B2, via Ostiense 139, Roma

 

27 marzo 2012, ore 17.00-20.00

Presentazione

Maria Grazia Calandrone

Maurizio Soldini

Performance di Rita Pacilio

4 aprile 2012, ore 17.30-20.00

Valerio Magrelli

Plinio Perilli

Performance di Faraòn Meteosès

17 aprile 2012, ore 17.00-20.00

Veniero Scarselli

Letture di Dario De Rosa

Performance della Ensemble Vocale Roma Tre

Conclusioni

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Oggetto del seminario è la cultura poetica odierna e le sue implicazioni letterarie, spettacolari e sociali in rapporto al pubblico effettivo e potenziale.

Il seminario è articolato in tre lezioni di approfondimento, nell’ambito del corso di Estetica musicale del professor Giovanni Guanti (DAMS RomaTre). Lo scopo è discutere e analizzare, insieme a scrittori e critici autorevoli, la possibilità delle manifestazioni poetico-musicali di coinvolgere in eventi ‘spettacolari’ (interpretazione di attori, integrazione con la musica, video) un pubblico più ampio di quello avvezzo alla forma scritta (libri, siti web).

È necessario discutere le strategie estetiche e comunicative adeguate alla contemporaneità, valutando modalità diverse quali l’allestimento di spettacoli di poesia recitata, la cooperazione con la musica, o vere e proprie performance sinestetiche e tecnologiche. È necessario discutere, inoltre, come coniugare il valore in sé del testo con l’incremento della sua effettiva risonanza etica e civile, e come evitare che la ricerca di un sistema di più ampia diffusione del messaggio poetico vada a scapito della sua intrinseca qualità letteraria. A ogni seminario seguirà una performance poetico-musicale, per stimolare gli ascoltatori con validi esempi delle argomentazioni trattate.

Si propongono, dunque, le strategie, anche ‘musicali’, di penetrazione della poesia nel pubblico di oggi, chiarendo come questa possa utilizzare linguaggi, forme e metodi di comunicazione adeguati alla realtà attuale, senza segregarsi in una torre d’avorio letteraria eretta su imitazioni della tradizione e su un linguaggio o troppo anonimo o troppo ricercato. Insomma, il messaggio della poesia deve mostrarsi capace di raggiungere tutti, senza compromettere la propria intima sincerità e senza adeguarsi passivamente alle mode e al mercato.

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27 marzo 2012, dalle 19.00 alle 20.00

 

Performance di Rita Pacilio

Jazz in versi: contaminazione di poesia e musica jazz

Antonello Rapuano, pianoforte

Giovanni Francesca, chitarra elettrica

Vincenzo Saetta, sassofono

Rita Pacilio, voce e autrice dei testi

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4 aprile 2012, dalle 19.00 alle 20.00

 

Performance di Faraòn Meteosès

Conversation

APPASTRACCIA

Massimo Frasca, batteria e percussioni

Fabio Bertoli, contrabbasso

Miguel Charles, sassofono tenore

Maurizio Ponziani, pianoforte

Faraòn Meteosès, poesia (voce recitante)

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17 aprile 2012, dalle 18.00 alle 20.00

 

Letture di Dario De Rosa

 

Sposa diletta

Lettura del poemetto di Veniero Scarselli

 

Performance della Ensemble Vocale Roma Tre

direttore Maria Isabella Ambrosini

Esecuzione di musiche polifoniche

J. des Près (1440-1521), Mille regrets

G. P. da Palestrina (1525-1594), I vaghi fior e l’amorose fronde

C. Gesualdo da Venosa (1566-1613), Luci serene e chiare

C. Monteverdi (1567-1643), Ecco mormorar l’onde

R. Thompson (1899-1986), Alleluja

 

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Terre Vivaci

www.terrevivaci.com

promozione@terrevivaci.com

puntoacapo day

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PUNTOACAPO DAY

VILLA DI CORLIANO SABATO 24 MARZO

Relais dell’Ussero a Villa di Corliano

S. S. Abetone 50, 56010 San Giuliano Terme (PI)

Tel: +39 050 818193 – Fax +39 050 818897 – Cell: +39 347 9067286

Come ormai consueto, puntoacapo sta organizzando un evento che coinvolga i propri Autori come una piacevole occasione di incontro, dibattito e confronto. Dopo le giornate romane del 2010 e 2011, dopo l’incontro al castello di Bagnolo e le numerose Fiere del Libro, apriremo il 2012 nella splendida cornice della rinascimentale Villa di Corliano (PI), la miglior cornice per quello che con orgoglio e senza esagerazione giudichiamo il Catalogo più importante in Italia.

PROGRAMMA INDICATIVO

 

16,30: Arrivo e Bookshop

16,45: Intervento di Cristina Daglio (Editore)

17,00: Intervento di Mauro Ferrari (Direttore)

17,15: Progetti. Il Quaderno Dedalus di prosa contemporanea, n. 1

a cura di Ivano Mugnaini e degli Autori inclusi

18,00: Comunicazioni:

Marco Ercolani, poesia in prosa

Alberto Toni, Il racconto della Ginestra

Valeria Serofilli, Gli incontri dell’Ussero

(Cena conviviale con lettura degli Autori presenti)

21,15: Novità, Anticipazioni e Progetti

Domenica 25, ore 10,00 circa: Lettura

BERTGANG – FANTASIA ONIRICA

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Bertgang – Fantasia Onirica di Luigi Fontanella, Moretti & Vitali, Bergamo, 2012 

           Image

Inizia ex abrupto, Bertgang, con una precisa, puntuale, ineludibile indicazione cronologica: “Nella breve ora degli spiriti”. Il primo accordo appare una sommessa, elegiaca descrizione della fuggevolezza dell’essere. Non solo l’ora appartiene ad entità incorporee ma è essa stessa breve, di effimera durata. Ma, immediatamente dopo, nel verso successivo, il tempo si fa azione, diviene evento, nel frangente in cui veniamo a sapere che, in quell’ora fragile “una giovane ragazza uscì di casa”. In maniera direttamente proporzionale, con altrettanta forza ed energia, fisica e logica, l’inconsistenza viene contrastata dalla sostanza, dal vigore della vitalità, anzi, della vita. Il tempo è moribondo, vecchio, corto, ma si concede, e ci concede, di percepire comunque con i sensi la bellezza e la gioventù. Tra questi due estremi si disputa l’incontro, la gara, il braccio di ferro tra l’autore ed il suo poema, tra il lettore e la propria necessità di trovarsi uno spazio personale, escludendo la possibilità di porsi come puro e semplice osservatore, accettando il privilegio e l’azzardo di seguire passo passo l’autore e la fascinosa fanciulla nel loro tragitto tra realtà e fantasia, tra la vita e quella dimensione più sfumata che la mente genera per poi cercarne l’annientamento.

            “La graziosa farfalla” evocata da Fontanella si colloca sul confine labile tra l’esistenza concreta e una dimensione ulteriore, altra. Messaggera dell’Ade, ha il compito di avvertire gli spiriti che è giunto il momento di tornare nell’Oltretomba. Richiama a sé, con inevitabile zelo, anche il personaggio femminile protagonista del poema di Fontanella e di una delle fonti che lo ha ispirato, Gradiva – Fantasia pompeiana, di Wilhelm Jensen.

     Il lavoro letterario di Fontanella si muove lungo direttrici complesse e varie. Tra richiami letterari, fedelmente e accuratamente assimilati per poi riforgiarli sulla base di dati percettivi e psicologici del tutto personali, basati su sogni ed incontri autonomi, scanditi dalla propria vicenda e dalla propria esperienza umana e di scrittura. Il sottotitolo del libro, Fantasia onirica, si ricollega al testo di Jensen, ma con una distinzione di rilievo: quella sottolineatura ulteriore, apparentemente iterativa o addirittura ridondante, quell’accento posto sulla natura onirica dell’esperienza fantastica descritta. La precisazione assume una funzione ben precisa: se la fantasia è pura irrealtà, il livello onirico, al contrario, ha bisogno dell’uomo, della sua esclusiva e specifica capacità di tramutare, con l’atto misterioso e vitale costituito dal sogno, la realtà in immaginazione.

Anche la collocazione spazio-temporale in cui hanno luogo le vicende parallele del modello letterario e mitologico e di quello rivissuto dall’autore ha un ruolo determinante, diventa attrice dell’azione e della riflessione psicologica e filosofica che essa stessa genera. La città di Pompei ha avuto un destino assolutamente unico, talmente atipico da diventare emblematico. Il centro abitato ingoiato in poche ore dal fuoco e dalle ceneri è stato consegnato all’eternità, permanendo vivo e presente in tal modo, identico a se stesso, cristallizzato, più di qualunque altra città. Sospeso tra morte e vita, paradosso del tempo divenuto monumento e memento imperituro, tale luogo ospita, nei testi letterari che rappresentano le radici del lavoro di Fontanella e nella sua attuale e personale rivisitazione, la fanciulla che procede, effimera e stabile, lieve e carnale, soggetta al capriccio di una farfalla.

Come in alcuni lavori fondamentali di Fontanella, sia in versi che in prosa, è il tempo che gioca con gli uomini. Ma l’autore ha un senso troppo vivido e spiccato della vita, della carnalità, della tenacia della ricerca del senso e della sensualità, per limitarsi a dare ai suoi lavori un gusto unicamente elegiaco, una resa incondizionata alla caducità. Non è una caso probabilmente che, come avveniva al protagonista del romanzo Controfigura, l’azione che accompagna in modo spontaneo, connaturato, l’atto del pensare, del riflettere e del sognare, sia il moto, il passo, l’esplorazione del mondo, interiore ed esterno, attraverso il cammino. Il nome della protagonista di questo poema, Gradiva, significa “colei che avanza”. Ossia, colei che procede, fisicamente, non solo a livello onirico, da un luogo ad un altro, da una dimensione a quella adiacente, da un momento a quello successivo. Non è un caso allora, forse, neppure la scoperta della reale identità che si cela dietro il “fantasma”: la ragazza amata dal Norbert di Jensen, Zoe Bertgang. Zoe, ossia, inequivocabilmente, vita. E, in quella vita tanto più maliosa quanto più soggetta ad ali crudeli, ci sono anche tutte le figure femminili presenti nei libri di Fontanella, creature sanguigne ed eteree, fatte di sangue e di parole, tanto più fascinose quanto più capaci di richiamare l’apparente impalpabilità della pagina scritta, il racconto, il verso che evoca un microcosmo, il mito che restituisce alla verità l’ambiguo sorriso che la rende umana ed eterna, limpida e indecifrabile.

            Bertgang è un libro complesso, multiforme. Nel volume sono presenti tre analisi critiche, puntali ed attente, quella di Giancarlo Pontiggia, quella di Carla Stroppa e quella di Paolo Lagazzi. Offrono molti spunti di riflessione ed aiutano a far luce sul volume in sé e sul denso reticolo di relazioni intertestuali che racchiude. Il poema di Fontanella è, dunque, un esperimento letterario, un modo, come l’autore stesso annota, per dare voce al “rovello interiore” che si portava dietro da tempo. L’esperimento ha avuto luogo nelle condizioni giuste: ossia nell’ambiente ideale e nei tempi consoni. Il ritorno di Fontanella alla poesia, dopo appassionate escursioni sul terreno della prosa, è avvenuto sulla base di una vicenda che conteneva in nuce gli elementi più cari all’autore. In primo luogo quella commistione fertile e intrigante tra vita e letteratura che Fontanella vive sulla propria pelle ancor prima di utilizzarla nell’ambito della sua produzione letteraria. Ragionamento quindi, unito alla passione, all’attrazione per l’incanto della bellezza e della seduzione femminile. Il tutto filtrato dalla coscienza del tempo, dalla cognizione del dolore che ne deriva, senza tuttavia cedere alla tentazione del silenzio o alla celebrazione del cupio dissolvi. L’incontro con Gradiva, quindi, datato nel tempo ma rinnovato giorno per giorno, è riemerso nella psiche e nella memoria di Fontanella al momento opportuno, in una fase della sua attività di scrittore e poeta in cui la dimensione filosofica del sentire e del dire si sposa all’attrazione per la vitalità senza stemperarne la forza ma contribuendo a plasmarla con nitidezza, cogliendo i chiaroscuri, i riflessi, le ombre sulle pareti dipinte di rosso pompeiano. Su quella Casa del Fauno che continua a danzare, ma sa anche seguire, con gli occhi e con il  corpo, l’avanzare nella mente e sul selciato di Gradiva, fragile e invincibile, effimera ed eterna.

            Bertgang è un libro che ci parla della vita e della morte, di quella loro compresenza ingombrante in una psiche che, anche grazie a Freud, al suo amore per la forza autenticamente salvifica dell’umanità e della letteratura, oggi forse è più sopportabile, anche se mai del tutto razionalizzabile. È un libro, Bertgang, che parte dalla letteratura e ad essa ritorna, ma non dimentica mai, nel tragitto, che è sempre l’uomo il soggetto, e l’oggetto è la scommessa che continua a giocare con il fiato e con il sangue, nonostante la certezza dell’abisso, il fruscio di una farfalla in apparenza leggera, impalpabile, o il corpo di una ragazza che danza e procede, verso il tutto e il nulla: “immagine rimossa… ma in/ grado di ritornare per puro/ amore di dottrina! Quella/ che ci tiene lontani dalla vita…/ Dunque fedele nell’infedeltà/ perché dimenticare non vuol dire eliminare/ ciò a cui si era legati”.

            Il poema di Fontanella è classico nel linguaggio, nella cura del ritmo e delle cadenze, delle suddivisioni dei versi e dei canti, della scansione del discorso e del pensiero. La sua modernità tuttavia è legata all’urgenza sincera dell’espressione. I versi derivano da ricordi che hanno scavato a lungo,  come un fiume di lava, la psiche. E da pulsioni autentiche, possenti, incanalate dalla ragione ma ancora capaci di generare un’intensa accumulazione di immagini ed emozioni legate ai richiami del corpo ed altrettanto schietti sentimenti di dolore per l’inganno del tempo: “cancellata ogni mia follìa/ se duemila anni prima avevo con lei/ condiviso il pane, se solo a quel mitico/ passato io ora sostituivo quello personale,/ vero e magico d’infanzia, eco/ della mia presente malinconia…”.

            Un libro di non facile lettura, dunque, che impone attenzione e invita ad allargare gli spazi e gli orizzonti, inoltrandosi, metro dopo metro, sui terreni scoscesi e friabili dei sensi, fisici e psicologici. La ricompensa per l’impegno e per il rischio però è ampia: il gusto di ritrovare una scrittura consistente ed evocativa, lontana dalle mode effimere, saldamente legata a quelle radici profonde, a quella letteratura alta che, dando vita al mito, ha saputo parlare dell’uomo, dei suoi sogni e del suo cammino, sempre a metà tra inciampo e volo, fatica e danza.   

       

                                                                                                                         Ivano Mugnaini