La verità di Rainer Los

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La dimora del tempo sospeso

Ivano Mugnaini

Aveva udito voci una vita intera, Rainer Los, senza avere il privilegio di chiamarsi Giovanna D’Arco. Voci su di lui: accuse, allusioni, invettive feroci. Sempre in contro tempo, mezzo secondo dopo il suo passaggio, una manciata di metri al di là delle spalle e della nuca. Gli cucivano addosso, piantando con cura spillo dopo spillo nella carne viva, i panni delle esistenze che immaginavano per lui. La lana d’acciaio che ritenevano di poter ricavare dalle espressioni della faccia, dai gesti, dal modo di guardare e non guardare. Lo vedevano volta per volta come un mercenario, una spia, un vagabondo, un balordo, un killer. Variavano, i ritratti e i pareri. La sola costante era lo schiocco finale della lingua sopra un palato disgustato. E lo scuotimento di testa, che Rainer era portato ad immaginare. Lo scambio di occhiate convergeva su un giudizio tanto muto quanto esplicito: “Un poco di…

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