LEOPARDI VS LEOPARDI

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Viaggio rubrica Dedalus

La seconda “escursione” della rubrica VIAGGI AL CENTRO DELL’AUTORE è dedicata a Giacomo Leopardi.

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LEOPARDI VS LEOPARDI
Pisa, il Lungarno e l’appetito del “giovane favoloso”
Ci sono luoghi che ti entrano dentro, e senza accorgertene, ti trasformano. Fu così anche per Leopardi che a Pisa si trovò a vivere un periodo del tutto nuovo, un’epoca diversa, sia a livello creativo che sul piano esistenziale.

“Ho qui in Pisa una certa strada deliziosa, che io chiamo Via delle Rimembranze: là vo a passeggiare quando voglio sognare ad occhi aperti”, scriveva il poeta.
Una distanza minima quella di Pisa rispetto a Firenze, la città dove risiedeva in precedenza, ma resta comunque grande la distanza tra il Leopardi fiorentino da quello pisano. La domanda, the question, è pertanto la seguente: fu la città di Pisa a trasformare il poeta, oppure, semplicemente, gli consentì di manifestare ciò che aveva sempre avuto dentro, una componente essenziale del suo modo di essere e di sentire, una sua natura alternativa, se non, addirittura, preponderante? Ai posteri l’ardua sentenza, avrebbe detto un illustre collega di Leopardi. Il problema è che noi, hic et nunc, ampiamente posteri, siamo anche ampiamente incerti riguardo ad una possibile risposta.
Parafrasando Montale potremmo dire che tutto ciò che sappiamo è quello che non abbiamo, quello che non è.
Di sicuro Leopardi non era e non è la figura deforme e monocorde stigmatizzata in molti libri scolastici in stile Bignami.
Non era e non è, Leopardi, il pessimista che esalta la fugace bellezza del sabato per poi ripiegarsi frustrato nel disincanto della domenica. Non è quello che gli adolescenti di oggi, con una definizione sbrigativa ma efficace, definirebbero un “gobbetto sfigato”.
Non era e non è, Leopardi, solamente l’omino chino sulle sudate carte o recluso nella biblioteca del padre già del tutto assimilata e metabolizzata in tenera età. Leopardi è questo, ma è anche e forse soprattutto un uomo vorace di vita, quella stessa vita che ha scrutato con occhio filosofico e rigoroso, senza mai però smettere di guardarla con profondo interesse e naturale curiosità.
E’ anche l’uomo che mentre traduce dal greco e dall’ebraico disegna vignette corredate da didascalie, volutamente infantili, dedicate alla saggezza popolare o a freddure dense di spirito lieve. E’ l’uomo di origine nobile che ascolta i rumori del villaggio, i suoni, i canti, la musica, percependo il lusso di una semplicità d’animo che a lui non è toccata in sorte ma di cui subisce la fascinazione. Lo stesso fascino enigmatico e vitale che percepisce nelle donne, da sempre corteggiate e inseguite per la loro sfuggente e imprescindibile malia.
Il poeta di Recanati era immerso nel passato ma anche estremamente attento al suo tempo, quello personale e quello dell’epoca storica in cui visse. Impegnato nella ricerca di un cambiamento, anche quello della nazione, afflitta da schiavitù, ingiustizie, squilibri e miserie rispetto a cui sarebbe bello poterci dire postumi.
Questa creatura complessa e multiforme, arrivò al momento giusto, nella giusta stagione, in una città che forse gli somigliava: radicata nel territorio ma anche punto d’incontro di viaggiatori, scrittori, filosofi, scienziati, fervida di salotti colti ma non ingessati, aperti alle idee nuove, anche rivoluzionarie. Città famosa per gli studi, ma ben lungi dall’essere un museo, avvolta semmai da una bellezza vibrante, come quella che scorre nell’alveo del fiume e nei viali che lo circondano come in un abbraccio, i Lungarni.
A Pisa Leopardi trova il modo di armonizzare la sua sete di vita con la sua necessità di dare ordine al suo patrimonio di ricordi ed emozioni. Trova stimoli ma anche lo spazio per riflettere ulteriormente, facendo nuovi progetti, nuove ipotesi di ponti tra sé e l’esistere.
Partendo da questo presupposto, si fa meno fatica a pensare che il passeggiatore trasognato di via delle Rimembranze sia lo stesso autore che definiva la vita come sventura e inganno. Si fa meno fatica a immaginare il sorriso del poeta lungo le strade che risuonano di voci.
Per Leopardi Pisa fu lo sbocciare di una primavera nel pieno dell’inverno. Egli vi arrivò nel novembre 1827 per sfuggire ai rigori dell’inverno fiorentino, e vi si trattenne fino al giugno ’28.
In una delle lettere inviate dalla città toscana alla sorella Paolina ebbe a scrivere:
“Sono rimasto incantato di Pisa per il clima: se dura così, sarà una beatitudine. L’aspetto di Pisa mi piace assai più di quel di Firenze. Questo Lungarno è uno spettacolo così bello, così ampio, così magnifico, così gaio, così ridente, che innamora: non ho veduto niente di simile né a Firenze né a Milano né a Roma, veramente non so se in tutta l’Europa si trovino vedute di questa sorta. In certe ore del giorno quella contrada è piena di mondo, piena di carrozze e di pedoni; vi si sentono parlare dieci o venti lingue, vi brilla un sole bellissimo tra le dorature dei caffè, delle botteghe piene di galanterie, e nelle invetriate dei palazzi e delle case, tutte di bella architettura. Nel resto poi, Pisa è un misto di città grande e città piccola, di cittadino e di villereccio, un misto così romantico, che non ho mai veduto altrettanto. A tutte le altre bellezze, si aggiunge la bella lingua. E poi vi si aggiunge che io, grazie a Dio, sto bene; che mangio con appetito”. (12 novembre 1827).
Non sarebbe pertanto un paradosso suggerire agli odierni amministratori della città di apporre una postilla all’iscrizione sul Lungarno dedicato a Leopardi sottolineando che a Pisa oltre che a ritrovare la vena ispiratrice il poeta ritrovò anche l’appetito. Perché in questa annotazione, apparentemente banale e prosaica, in realtà c’è moltissima poesia e la sintesi tra grandezza e umanità, natura eterea e carnalità.
In quest’epoca che tende a “smaterializzarci”, a ridurci a icone di smartphone, sorridiamo a nostra volta immaginando gli impulsi genuini di un uomo che aveva fatto della parola e del pensiero, del ragionamento poetico-filosofico, la sua essenza. Pisa gli conferma ciò che ha già insito: la sua fame di vita. Gli permette di osservare la bellezza senza essere soffocato dal gelo della riflessione. La mescolanza dell’urbano e del contadino, della Pisa mondana e della Pisa intimista, lo affascina e lo coinvolge. In questo clima potrà scrivere due delle sue più importanti composizioni, così apparentemente distanti l’una dall’altra, ma in fondo accomunate dal filo di un sentimento identico declinato in forme diverse, l’amore: “A Silvia” e “Risorgimento”.
Pisa dunque, come zona franca, opportunità rara e preziosa per il lusso di dialogare con il vero se stesso. Forse anche Leopardi avrebbe condiviso le parole scritte molti decenni dopo da Albert Camus: “ Solitudine e sete d’amare. Pisa, finalmente, viva e austera, coi suoi palazzi verdi e gialli, le sue cupole e, lungo l’Arno, la sua grazia. Città pudica e sensibile. E così vicina a me di notte nelle strade deserte che passeggiandovi solo, la mia voglia di lacrime finalmente si sfoga. Qualcosa di aperto in me incomincia a cicatrizzarsi”.
Con le parole di un altro scrittore, Gianni Rodari, si può arrivare forse ad una conclusione che, pur nella sua forzata semplicità, ci avvicina di un passo, come in una marcia infantile e sorridente a un’ipotesi: “Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio la torre di Pisa”. A Pisa Leopardi scopre che nell’errore della vita, così storta e asimmetrica, c’è la tenacia della bellezza e la bellezza di una tenacia che ha in sé qualcosa di semplice e arcano, ostinatamente ammaliante.
O magari siamo noi, proprio noi, a scoprire o riscoprire nelle nostre rispettive città, nelle nostre affollatissime solitudini, che ci sono “errori”, persone fuori da ogni schema, che contengono in sé tutta la complessità e la ricchezza della natura umana, persone non riducibili a formule univoche, connotate dalla sola costante di una cangiante ma ininterrotta ricerca di territori adatti alla bellezza e alla poesia.
Ivano Mugnaini

Leopardi Pisa 3

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12 pensieri riguardo “LEOPARDI VS LEOPARDI

    Ultime dai siti culturali | Estro-Verso ha detto:
    8 ottobre 2014 alle 18:27

    […] Dedalus   Leopardi vs Leopardi Di sicuro Leopardi non era e non è la figura deforme e monocorde stigmatizzata in molti libri scolastici in stile Bignami.Non era e non è il pessimista che esalta la fugace bellezza del sabato per poi ripiegarsi frustrato nel disincanto della domenica. Non è quello che gli adolescenti di oggi, con una definizione sbrigativa ma efficace, definirebbero un “gobbetto sfigato”. […]

    mariazimotti ha detto:
    8 ottobre 2014 alle 23:12

    Lo vedo, Leopardi che cammina per Pisa in un inedito letto tempo fa. Ho sempre considerato anch’io Leopardi un uomo che amava la vita e non un pessimista cosmico come viene spesso definito. Non vorrei sbagliarmi ma credo fosse sua un’affermazione secondo la quale una vita non basta per tutte le cose che ci sono da fare, da conoscere. E infatti, come dici tu Ivano, era vorace di vita, talmente vorace da bruciare le tappe della conoscenza. Interessante e inquietante la constatazione, molto vera, di come siamo in realtà degli avatar ormai.

    miriam ha detto:
    9 ottobre 2014 alle 07:12

    Una bellissima pagina hai scritto, Ivano!

      ivanomugnaini ha risposto:
      10 ottobre 2014 alle 09:35

      Grazie molte Miriam, per la lettura e per il gradito e gentile commento

    ivanomugnaini ha risposto:
    10 ottobre 2014 alle 10:16

    Grazie Maria, per la,capacità, che confermi, di cogliere bene l’intento dello scritto, integrandolo con le tue personali esperienze, letture, punti di vista e considerazioni.

    ivanomugnaini ha risposto:
    10 ottobre 2014 alle 10:34

    Questo articolo su Leopardi, assieme a quello precedente dedicato a Moravia, è stato pubblicato, oltre che qui in Dedalus, su vari siti che si occupano di letteratura e anche di cinema: Rome Central, Quarto Potere, Il cARTEllo, La notizia H24. La nuova rubrica Viaggio al centro dell’autore sta avendo buoni riscontri e ringrazio tutti coloro che hanno letto, commentato e diffuso. Tra i vari commenti ricevuti mi è gradito riportarne qui di seguito uno che unisce e sintetizza la lettura dei due articoli, esprimendo anche apprezzamenti che mi incitano a proseguire la strada, cercando nuove “esplorazioni” e incontri tra scrittura e luoghi. Riporto qui di seguito il commento, ringraziando di nuovo l’autrice e tutti i “dedalonauti” che mi accompagnano in questi Viaggi al centro dell’autore:
    Immaginazione, inventiva, idea sono tutti sinonimi per definire una sola grande capacità: quella di sommare 2 + 2 ottenendo 5! Complimenti ad Ivano per la sua nuova rubrica “Viaggi al centro dell’autore” che offre interessantissimi spunti per far rivivere grandi autori della nostra letteratura e spirito dei luoghi. I primi due articoli rispettivamente su Moravia-Roma e Leopardi-Pisa sono scritti con una grazia ed un’intensità davvero unica!

    renatogrilli ha detto:
    11 ottobre 2014 alle 16:34

    Una nota sulla lingua: in “A Silvia” un po’ di musica della bella lingua pisana si sente, secondo me. Quella poi di un racconto (inedito? lo voglio leggere!) con un Leopardi persino gaio e musicale e vitale a spasso per la città sarebbe un fantastico contributo alla “riabilitazione” del personaggio. Grazie Ivano M

    ivanomugnaini ha risposto:
    13 ottobre 2014 alle 15:21

    Ti ringrazio, Renato. Per la lettura, per il commento e per il suggerimento riguardante il racconto basato su uno degli aspetti meno “esplorati” del personaggio.

    gavino ha detto:
    14 ottobre 2014 alle 15:16

    Questa seconda tappa del “Viaggio..” è molto importante.
    Quel Leopardi “pisano” è pieno di fascino, ai più sconosciuto, e non è detto che il Poeta fosse sempre “preda” delle tristezze del suo vivere, vissuto e da venire. Anzi!.
    Aggiungo, anche, che il Leopardi letto oggi, è ancora attualissimo perché, comunque e dovunque lo si legga, rispecchia la VITA

      ivanomugnaini ha risposto:
      15 ottobre 2014 alle 14:55

      Ciao Gavino e grazie per le tue considerazioni.

    Ultime dai siti culturali | Estro-Verso ha detto:
    8 novembre 2014 alle 16:10

    […] Dedalus   Leopardi vs Leopardi […]

    Valeria Serofilli ha detto:
    11 ottobre 2016 alle 13:55

    Proprio nel corso del suo soggiorno a Pisa Leopaidi compose la prima stesura dell’ intramontabile idillio “A Silvia”. Sempre a lui abbiamo dedicato un Lungarno e non a caso gli Incontri Letterari dell’Ussero si svolgono presso lo storico Caffè letterario sul lungarno pisano, frequentato dal poeta come da numerosi altri esponenti del panorama nazionale italiano tra cui il Carducci, nelle cui sale amava giocare al biliardo e il Giusti.Che dire?Qui l’aria è ottima.Grazie Ivano per questo tuo pregnante racconto – testimonianza.
    Valeria
    WebSite: http://www.valeriaserofilli.it
    Presidente AstrolabioCultura,Premio Astrolabio e Incontri Letterari dell’Ussero di Pisa e Corliano.

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