Mese: ottobre 2015

IL SETTIMO PERSONAGGIO

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IL SETTIMO PERSONAGGIO: LA SFIDA DELL’IMMEDESIMAZIONE NEI LAVORI DI PIRANDELLO

Busso in modo sommesso alla porta di Pirandello, con fare incerto, tra timore e ironia, un po’ alla Mattia Pascal. Sono quasi sicuro che il padrone di casa mi aprirà. Me ne rallegro, ma i tendini della mano sono quanto mai rigidi. Sì perché, lo confesso, don Luigi Pirandello da Girgenti un po’ mi spaventa. Sulla sua faccia qualcosa a metà tra riso e ghigno, ragione e follia, misura e ferocia. Mezzo siciliano e mezzo tedesco, per studi e temperamento, suadente come un ufficiale prussiano. Vissuto per decenni a fianco della pazzia, in famiglia, in casa, negli affetti più cari, e, al di là e al di sopra di tutto, dentro di sé. Eppure l’occhietto quasi strabico è rimasto brillante come una spada lucidata a specchio per una parata militare e carnevalesca al contempo. Assurda, ineluttabile. La vita. Forse.

sei pers

Busso alla porta di Pirandello, spaventato ma anche ammirato. Sorrido anch’io con l’occhio altrettanto oscillante dell’ironia e della curiosità. Busso e insisto, quasi fossi il settimo dei suoi “Personaggi in cerca d’autore”. Settimo tra cotanto senno. O assenza di senno.

L’articolo completo a questo link: 

CARNE ED OSSA

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CARNE ED OSSA

Un mio omaggio a Don Chisciotte e a Sancho (alla presenza di entrambi in noi), alla Harley e alla Vespa, al litorale di Ostia e alla Thailandia, alla realtà nel sogno e al sogno nella realtà.

Pubblicato originariamente su Poetarum Silva http://poetarumsilva.com/2015/10/19/ivano-mugnaini-carne-ed-ossa/ ,  con una nota di Anna Maria Curci che ringrazio.    IM

CARNE ED OSSA

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Questo brandello di periferia non è cambiato. Tutto intorno spuntano i funghi violacei delle insegne di Macdonald’s e Benetton. Qui sussiste ancora l’asfalto ruvido e gomma di antiche sgassate. Si sente l’odore del mare come un ricordo scomodo, uno sbadiglio immenso al di là della pineta da cui pare arrivare ancora la voce stridula di Pasolini, il canto, l’urlo interminato. In questa parte del globo, sotto un sole che esplode nella testa come una marmitta spaccata, si estende il litorale di Ostia. Un viale così lungo che, a metà, ti scordi lo scopo del viaggio. Ti viene voglia di tornare indietro, fermarti a bere una limonata o sporcarti per bene addentando una fetta di cocomero fresco nell’unico chiosco che, più tenace e impalpabile di un miraggio, scorgi laggiù, sempre a distanza di un chilometro, dritto davanti a te.

Quando attraverso il viale a tutta manetta sulla mia Vespa truccata a dovere da un amico, il silenzio sparisce. Si rifugia tra i pini, sotto gli aghi, tra i cespugli e le dune. Le vibrazioni sono così continue che a volte rischio di addormentarmi. Tolgo le mani dal manubrio e mi lascio cullare. Non stamattina però. Oggi so dove andare. È tornato. È di nuovo qui. Non si è lasciato fermare da giganteschi mulini a vento né da schiere di guerrieri bellicosi, figuriamoci se potevano intimorirlo le barriere del tempo e dello spazio. Le ha superate di slancio con volto altezzoso. Mi ha raggiunto. Sapevo che sarebbe arrivato. Era solo questione di tempo.

(Il racconto completo è pubblicato a questo link: