Giorno: 19 settembre 2016

INXS: A MID-SUMMER DREAM

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INXS: A MID-SUMMER DREAM

 
Maida Cappelletto, https://www.facebook.com/profile.php?id=100000477222667, mi ha chiesto un racconto che contenesse le suggestioni di alcune canzoni da lei selezionate. Ne è venuta fuori questa scatola senza pareti, senza logica, senza tempo. Questa memoria di fatti vissuti, immaginati, o forse soltanto sognati di cui la musica è materia pulsante, una radio accesa su una spiaggia, un juke-boxe fatto girare dalle monete di altre tasche, altre vite. Eppure quella presenza discreta è essenziale. È la colonna sonora del film che abbiamo girato o che ci è toccato in sorte, come la solitudine, come l’amore cercato e inseguito. Provando sempre a tenere il ritmo, svaniti, sperduti ma tenaci, ballerini improvvisati di gioie e dolori a tutto volume, sempre al massimo, sempre INXS.
 
   Estate, pieno agosto. Il mondo intero è o appare in vacanza. Per me niente di nuovo; solo molto tempo, troppo. Seduto da solo, straccio bianco e peloso su un divano quasi bianco e quasi altrettanto peloso, scorro uno dopo l’altro i numeri della rubrica del cellulare alla ricerca di qualcuno da chiamare o a cui scrivere. Nomi vecchi e nuovi in abbondanza; ma non ce n’è uno che vada bene. Da molti ho ricevuto torti, ad altri ne ho fatti. Sono archiviati. Su cento numeri non ne trovo nessuno contattabile, specialmente ora. A meno di chiamare farmacie o assicurazioni, o un tecnico del computer con cui fingere un guasto o un’urgenza. Guardo meglio, con più cura. Ci sono in realtà cinque numeri che di solito salto istintivamente con lo sguardo: mettono in difficoltà, appartengono a persone buone. Buone, sì, ma difficili. Anzi, buone perché difficili, troppo generose. Danno e chiedono in eccesso, anzi INXS, per dirla con il nome di un gruppo in voga negli Anni Ottanta. Vogliono sapere, informarsi, interagire, vogliono cambiare il mondo, vorrebbero cambiare me.
Guardando le finestre sento un’afa dolciastra e molle nelle vene. Mi accorgo che l’estate è avanzata e tra poco sarà autunno: mi accorgo che non ho niente da perdere.
   Invio un messaggio ai cinque samaritani. A ciascuno scrivo che ho bisogno di lui o di lei soltanto, e che solo lei o lui può trovare il modo di convincermi ad uscire di casa. Le risposte non si fanno attendere, in breve mi trovo a dover considerare cinque proposte, cinque progetti di vita. Essere membro unico di una Commissione Giudicatrice implica vantaggi e svantaggi: non c’è nessuno che ti contraddice, ma non c’è neppure nessuno con cui prendersela in caso di errore.
   La sola via di uscita è stabilire criteri limpidi e univoci di valutazione: vincerà chi riuscirà a farmi fare la cosa più difficile. Come premio avrà questo straccio di vita, con la possibilità di stringerlo e strizzarlo a suo piacimento. Un trofeo di scarso valore intrinseco, ma di notevole valore simbolico, per loro, per i miei accaniti benefattori. Un po’ come il drappo del Palio di Siena per i contradaioli.
   Flavio mi propone di catapultarci insieme nella discoteca Technomatic di recente inaugurazione, musica moderna da far saltare per aria le casse, ma, a suo dire, nella semioscurità la nostra effettiva età anagrafica resterebbe celata, clandestina, e, di sicuro, potremmo abbordare qualche procace adolescentina capricciosa.
   Piera mi prospetta una cena di classe: un revival degli anni del liceo, dei gloriosi fasti che, a sentir lei, hanno preceduto la Maturità. “Vieni tranquillamente – miagola – tanto tutti quanti abbiamo qualche capello in meno e qualche ruga in più. Nessuno ci farà caso. Ascolteremo musica dei mitici Anni Ottanta, e, se ci prenderà la nostalgia, la combatteremo raccontandoci le nostre vite, ciò che abbiamo realizzato, i resoconti, i bilanci”.
(il post completo è a questo link: http://www.ivanomugnaini.it/inxs-a-mid-summer-dream/ )

Il sorriso di Monna Lisa

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Nella visione del professor Andrea Salvini, Leonardo, dal “vertice assoluto della società ove si trova collocato, lucido e implacabile scrutatore di uomini e cose, senza nascondere le proprie bassezze e nefandezze scivola dall’onnipotenza in una sostanziale impotenza”. Una visione corredata da riferimenti a vari libri fondamentali del Novecento.

Una nuova “lettura allo specchio” di sicuro valore e spessore di cui ringrazio.  IM

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Andrea Salvini su

“Lo specchio di Leonardo” di Ivano Mugnaini (Eiffel edizioni, 2016)

L’idea della fuga dalla vita quotidiana grazie ad un doppio di se stessi non è nuova nella letteratura, più o meno recente. Chi non ricorda “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello? Mattia Pascal si trova libero da se stesso e da tutta la congerie oppressiva degli assilli quotidiani grazie ad un doppio perfettamente docile, al cadavere di uno sconosciuto che, ufficialmente, lo fa scomparire per sempre dalla scena del mondo rendendolo libero di inventarsi una vita tutta nuova. In effetti ci è sembrato di trovare, quasi all’inizio del romanzo del Mugnaini, un preciso riferimento all’universo pirandelliano: “E, una buona volta, avrei potuto vedermi vivere, o, ancora meglio, osservare come gli altri mi vedevano o credevano di vedermi: le falsità, i commenti velenosi, le pugnalate appena voltata la schiena. Avrei finalmente scrutato con calma e con agio le facce e i cuori degli altri. Pensando anche, con enorme applicazione, a una vendetta adeguata, prima di morire: un’invenzione decisiva, risolutiva, un micidiale cavallo di Troia per questo mondo malato” (p. 23). Non sarà sfuggito al lettore, verso la fine del passo che abbiamo riportato, anche un richiamo al noto finale della “Coscienza” sveviana. Un primo omaggio al Novecento è dato, ma ne troveremo altri, come avremo modo di osservare in questo nostro tentativo di lettura. Avvertiamo, infatti, sin da ora che ci sembra ben difficile dire qualcosa di esaustivo su questo testo, su cui altri sono già autorevolmente intervenuti. Solo il tempo e ulteriori riflessioni critiche potranno portare più luce su un testo davvero complesso e che è stato sicuramente scritto dopo approfonditi studi storici e artistici.

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Intanto vediamo che la narrazione è condotta da un “io narrante” che si propone praticamente come onnisciente riguardo alla realtà; e non poteva essere altrimenti, dato che si tratta dell’«io» del grande Leonardo: egli appare in grado di comprendere tutto ciò che lo circonda, tutto ciò che si trova nell’animo di chi incontra, si tratti di Lorenzo il Magnifico o di una semplice ragazza veneziana, maldestra avventuriera. Un altro «io narrante» di tale spessore lo possiamo incontrare solo là dove il protagonista ha uno spessore culturale elevatissimo, come, ad esempio, nelle “Memorie di Adriano” della Yourcenar: anche qui il protagonista ci racconta se stesso dal vertice assoluto della società ove si trova collocato, lucido e implacabile scrutatore di uomini e cose, senza nascondere le proprie bassezze e nefandezze, consapevole infine del proprio declino, del proprio scivolare dall’onnipotenza in una sostanziale impotenza. Lo stile ovunque prezioso, quasi fastoso, del romanzo, che troviamo tanto simile a quello della Yourcenar, rafforza nel lettore l’impressione di onnipotenza dell’io narrante.

( A questo link: http://www.ivanomugnaini.it/il-sorriso-di-monna-lisa/ l’articolo completo).