Letti sulla luna (11): La sospensione dei pensieri

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vademecum” della rubrica Letti sulla luna:

L’intento è quello di incuriosire, e magari anche di spingere a compiere il passo ulteriore, piccolo ma significativo: approfondire, leggere altre cose, dire “sì mi piace”, oppure dire “Mugnaini non capisce niente, ha gusti da troglodita”.
Va bene tutto. Purché si metta in moto il meccanismo. Proporrò alcuni testi e qualche nota, nel senso musicale del termine, qualche breve accordo che possa dare un’impressione, un’atmosfera.

Se poi qualcuno, qualche essere semi-mitologico, volesse compiere anche il passo da gigante (quello alla Polifemo, o alla Armstrong sulla Luna, vera o presunta che sia) di acquistare una copia di uno dei suddetti libri… beh… allora il trionfo sarebbe assoluto e partirebbe la Marcia dell’Aida. 

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Francesca Piovesan

La sospensione dei pensieri, Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero, 2016

Per un attimo

mi rivedo bambina a rotolarmi

in un’immensa distesa di grano

artefice inconsapevole

di una folle falciatura.

Forse per individuare le giuste coordinate della raccolta La sospensione dei pensieri di Francesca Piovesan è necessario provare a dare un nome e una dimensione agli accostamenti di termini contenuti nei versi qui sopra citati: “artefice inconsapevole” e “folle falciatura”. Hanno una natura quasi ossimorica: l’artefice in genere ha un intento, uno scopo. Se è inconsapevole diventa uno strumento, un mezzo, quasi un utensile. Un simile ragionamento si potrebbe fare riguardo a “folle falciatura”: la falciatura segue una tempistica ben definita e si basa su tecniche studiate ed eseguite con cura e con metodo. Una falciatura folle suggerisce quasi l’immagine di uno scempio delle messi, o almeno di una creativa opera di distruzione che riconduce il campo ad un condizione primigenia. Ma forse è proprio questo che, con naturalezza e con passione, la Piovesan ha voluto fare, o meglio ha sentito di fare in questo suo libro. Quel rivedersi bambina, in una condizione di libertà assoluta ed autentica, non è solo un ricordo ma un’aspirazione. Potremmo dire che è la nostalgia di un desiderio. Un passato che si incarna nel presente e nel futuro. L’autrice si rende conto che quel rotolarsi in un campo immenso non è più possibile. Non con quella spensieratezza priva di confini, almeno. Il campo oggi è delimitato da nuove consapevolezze, dalla cognizione del dolore, da rimpianti e da svariati condizionamenti sociali. Ma, per fortuna, resta la folle falciatura: quell’attività di ristrutturazione, di cancellazione e di nuova creazione che si può compiere anche nel campo della scrittura. Come se il grano diventasse parola e l’attività del raccontarsi in poesia fosse ogni giorno un nuovo palinsesto.

Il tempo resta, rimane la sua impronta. Ma, e qui probabilmente si colloca il senso e lo scopo del titolo, è possibile attuare una sospensione dei pensieri, che non significa cancellazione, di per sé impossibile, ma rilettura e riscrittura, sulla base di quella consapevole inconsapevolezza che permette di recuperare l’essenza immediata senza abdicare alla nitidezza espressiva che consente poi di renderle intelligibili, a se stessi e agli altri.

Francesca Piovesan ci propone riflessioni che sono fatte di emozioni e emozioni che sono fatte di pensieri. Non appare casuale la catalogazione quasi tassonomica dei vari tipi e delle varie qualità e caratteristiche del pensare. Ogni sezione del libro definisce e descrive uno specifico tipo di pensiero, soffermandosi sul suo peso, sulla lievità, la pesantezza, la distanza, l’intensità e altri modi e forme. Ma non è una catalogazione sterile e burocraticamente esatta. Non ci sono compartimenti stagni o lindi e asettici cassetti di archivi. In questo libro tutto è contaminato, e quindi reso fertile. C’è una vitalità appassionata e vorace, febbrile ma mai malata. C’è una sensualità solare, positiva, come un modo per confermare le infinite variazioni sul tema del pensiero tramite il corrispettivo concreto, altrettanto modulabile, del corpo.

La tessitura dei versi di questo libro è lineare, ma mai semplice o banale. C’è sempre quel desiderio di spingersi un passo più in là, senza sperare di ottenere formule alchemiche che tramutino in qualcosa di perfetto eventi o oggetti e senza sperare in panacee o pietre filosofali. Il metodo o forse l’istinto, o entrambe le dimensioni insieme, consistono nell’accostare riflessioni e quotidianità, volo e suolo. “E se oltre il buio profilo dei monti/ si facesse improvvisamente sereno?/ Non c’è forza dentro me/ per spingermi oltre l’orizzonte/ degli eventi. Il mio destino/ è di non conoscere nulla di più”: l’immagine costante e familiare del profilo dei monti diventa una siepe leopardiana dietro cui c’è però la consapevolezza di un contrasto, la volontà di andare oltre un confine che è per sua natura invalicabile. Oppure “Ricordo quel disegno di bambina:/ un vecchio mulino dimenticato in campagna./ Le pale immote nella fissità della vita.”. Con un rimando all’infanzia che torna ciclicamente in tutta la raccolta, come a confermare un continuo punto di riferimento ideale, mutato dal tempo ma mai vinto. Quasi a contrastare con la forza del movimento e della trasformazione quella fissità della vita che tenderebbe a cristallizzare tutto.

“Aroma di tabacco/ fra i capelli sparsi al vento./ Labbra di mela nel dire […] Fugace senso/ di profonda pienezza”: la poesia di Francesca Piovesan in questa raccolta si muove danzando tra contrasti e chiaroscuri. Senza mai scordare il dono della lievità. Che non equivale a inconsistenza ma semmai alla volontà di unire in un gesto o in una parola fugacità e permanenza. I contrasti sono composti da componenti unite tra di loro per creare un senso di completezza fluida: sobrietà e brio, quiete e sensualità, realtà e sogno, ragione e immaginazione. L’intento, percepito più che programmato, è quello di provare ad attuare l’invito implicito di Pascal espresso nella frase posta ad esergo: quello a concentrarsi sul presente, sulla bellezza e sulle imperfezioni, sul piacere e sul dolore dell’attimo attuale piuttosto che sulla nostalgia del passato o sulle aspirazioni del futuro. La sospensione dei pensieri è un libro in cui luce ed ombra, vitalità e riflessione si incontrano e si fondono grazie ad un atteggiamento schietto e sincero, grazie alla capacità di lasciar scorrere dentro la vita il pensiero dell’esistere. Senza mai neppure ipotizzare di risolvere il mistero, ma abbandonandosi, nel canto, alla sua malia. IM

* * * * * * *

Prefazione al volume

La poesia come esprit de finesse

Il titolo della seconda raccolta di Francesca Piovesan spinge di primo acchito a cercare analogie con Les Pensées di Blaise Pascal, il grande filosofo francese tormentato dalla coscienza dei limiti umani.

Egli mediante l’esprit de finesse riesce a superare le angustie della pura razionalità intrinsecamente incapace di cogliere la realtà dell’essere umano profondamente complesso, enigmatico, contraddittorio, ricco di infiniti aspetti. Ma Pascal è filosofo e, come tale, descrive, organizza i concetti, indica linee, propone norme in modo fondamentalmente razionale, anche quando ne delimita gli ambiti; il poeta invece traduce in atto quello “spirito di finezza”, lo concretizza, lo invera.

E proprio per questo la grande scrittura in versi e l’arte in genere vanno interpretate come gli strumenti più completi per rappresentare la Weltanschauung di un periodo storico (cfr. il I tomo dello studio di Giuliano Ladolfi La poesia del Novecento: dalla fuga alla ricerca della realtà).

Anche Francesca Piovesan si pone sulla scia del pensatore transalpino e intende qui proporre una serie di pensieri di contenuto diverso, ma anche di impostazione diversa, quantunque rimanga comune il legame con l’aspetto diaristico.

La macrostruttura è delineata dalle diverse sezioni che scandiscono la diversità dei “pensieri”… Già i pensieri! Ma quali sono i pensieri dei poeti? Anzi come pensa un poeta? Mi sto accorgendo di addentrarmi in un campo minato, perché si tratta di inquadrare un mondo multiforme quale è lo spirito umano e anche in questo caso occorrerebbe un pascaliano esprit de finesse. Nonostante la difficoltà, non mi sottraggo alla sfida: il pensiero del poeta è una sensazione che a fatica si risolve in parole. In questa lotta troviamo l’intera personalità di un essere che, oltre alla ragione, è materia, storia, lingua, vicenda, coscienza e inconscio, relazione, razionalità, sentimento, progetto, aspirazione, tradizione, originalità…

Il pensiero del poeta è “totale” anche in una dimensione individuale: « Sento le tue mani calde, / profumano di pane fragrante, / impastano anima e corpo». La Piovesan senza dubbio rappresenta l’esempio concreto che le maniere novecentesche postromantiche, avanguardiste o neoorfiche hanno lasciato finalmente il posto a una parola “chiara e forte” (cfr. Introduzione all’antologia L’opera comune.

Poeti nati negli Anni Settanta), una parola che sappia delineare scenari, aprire orizzonti di senso, battere con vigore sul cuore e sull’animo del lettore. Sensazioni

tattili, visive, olfattive («Odore di zenzero e panpepato») si uniscono a una passione vissuta nella sua completezza («assaporo, morso a morso, / sino

a farti per sempre mio»). Guardarsi, parlare, percepire il calore del corpo amato, tutto si trasfonde in pensieri di serenità, in «fugace senso / di profonda pienezza».

I pensieri lieti, però, possono trasformarsi in pensieri lievi, che colmano lo spazio tra poesia ed esistenza: suoni, piante, silenzi, persone escono dalle pagine, entrano

nella vita vera dei versi.

Ecco dunque delinearsi scene di rara bellezza, in cui la natura e l’uomo trovano un’unione di intenti in un’atmosfera trasfigurata («In questa / notte di San Giovanni / tra faville d’erbe magiche / le fiamme s’alzano al vento / a lambire dolci pensieri»)

e la “sora nostra matre terra” che “ne sustenta e governa” procura felicità di fronte ai «frutti maturi» in una letizia che pervade uomini e mondo. Anche la poetessa si lascia conquistare dall’ebbrezza “panica” nel senso francescano del termine e non certo nel

senso dannunziano) come parte di un’immensa vita («mi abbandono tra spighe ondeggianti») e dalla felicità procurata dalla lettura di «un libro» di poesia.

Per questo è difficile sentirsi radicati soltanto nella propria terra.

Pensieri lontani: eppure quell’essere contraddittorio soffre di nostalgia (etimologicamente: “malattia del ritorno”). Verso dove? «Avvinta da una malìa» la poetessa scopre un lato nascosto che affiora quando avverte la lontananza della persona amata al punto da percepire un vero e proprio manque-àêtre della propria personalità («Sono come svanita»).

L’esperienza, tuttavia, ci ammonisce che la «sensazione / di noia indistinta» lascia il posto a pensieri intensi: la passione trafigge l’animo («E poi vorrei sapere perché /con lo sguardo mi perfori l’anima / e infrangi la certezza del ricordo»), un animo «vuoto» “attraversato dalla pioggia”.

E la vita ritorna con fardello dei giorni (Pensieri pesanti): «Anima e corpo spossati /giacciono in un limbo, immoto». La gioia, l’unione con l’universo, l’esistenza stessa paiono svanire nell’indifferenza, nella mancanza di prospettive, e tutto si disfa «in polvere di sogni», dove si infrange l’eco montaliana:

La vita è questo scialo / di triti fatti, vano / più che

crudele”.

Pensieri sospesi: eppure il cuore umano non si rassegna; la voglia di ribellarsi ritorna («E se oltre il buio profilo dei monti / si facesse improvvisamente sereno?»), anche se fievole, nella routine quotidiana, dove si alternano, si mescolano e si separano ricordi

adolescenziali, speranze, il «sogno di ragazza»: è difficile spingersi «oltre l’orizzonte degli eventi».

Quale la conclusione? La affido alla sensibilità e all’esperienza del lettore. Certo, in questi versi così levigati, in questo lessico così sorvegliato ed essenziale pulsano l’esperienza e la sensibilità di ogni persona, perché i pensieri di Francesca Piovesan

descrivono con potenza i nostri pensieri.

Giulio Greco

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Poesie tratte da

La sospensione dei pensieri

PER SEMPRE MIO

Sento le tue mani calde,

profumano di pane fragrante,

impastano anima e corpo.

Sul tuo volto di farina

poso la mia fronte.

La tua guancia di mollica

mi accoglie e ti ricopro

di baci scrocchianti, ti

assaporo, morso a morso,

sino a farti per sempre mio.

*

POESIA DI PAROLE

La densità del silenzio

culla il mio pensiero

in un dissimulato desiderio.

Come poesia dell’anima

le tue parole.

*

NOTTE DI SAN GIOVANNI

Verdi screziati

nel crepuscolo caldo.

Effluvio di rosmarino in fiore,

aroma di magnolie.

Senso di quiete profonda.

Nella luce soffusa si sperdono

parole e versi. In questa

notte di San Giovanni

tra faville d’erbe magiche

le fiamme s’alzano al vento

a lambire dolci pensieri.

Poi la notte morbida

ricopre tutto.

*

MARE DI SPIGHE

Nel sole alto

sento il silenzio caldo.

Mi abbandono tra le spighe ondeggianti.

Galleggio nel mare di nuvole

che trascorrono rapide.

Il tedioso frinire della cicala

mi riscuote. Per un attimo

mi rivedo bambina a rotolarmi

in un’immensa distesa di grano

artefice inconsapevole

di una folle falciatura.

*

LONTANO

La tua assenza brucia nello stomaco

stride nel pensiero, graffia il cielo.

Poi il dolore, raggrumato, denso,

d’asfalto viscido, improvviso si scioglie.

*

EVANESCENTE PRESENZA

Il pieno, il vuoto.

Frastornante silenzio

di pensiero pregno

nel caos cosmico.

Sono come svanita.

*

MIRAGGIO

Un languore profondo mi vince,

dolceamaro sentire.

Mi sfinisce il tuo sguardo

color della terra

screziato di cielo.

*

IN UN BICCHIERE

Tintinnii di ghiaccio nello sguardo

di fuoco.

Per un istante vengo meno in te.

Annego e non so più se sono

o non sono

immagine deformata dietro il vetro.

Uno spicchio di sole galleggiante

in un calice trasparente.

*

NOTTI D’ESTATE

Passi scricchiolanti nella notte,

madidi di sudore.

Estate d’incanto e disincanto

in un letto disfatto, insonne.

Rintocchi di campane scandiscono

il tempo dilatato dal silenzio.

Si avviluppano nella mente

oniriche bramosie.

Anima e corpo spossati

giacciono in un limbo, immoto.

*

INCONSAPEVOLMENTE CONSAPEVOLE

Sull’aria di cristallo

collidiamo inermi.

Inetti a questa vita

ci abbandoniamo al caso,

ci consumiamo, poi

verso la fine, d’improvviso,

ci accendiamo d’infinito

ci disfiamo in polvere di sogni.

Tragico inganno dello stupore.

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Notizie biobibliografiche

Francesca Piovesan è nata a Venezia e laureata in

Lettere a Ca’ Foscari. Abita a Pordenone. è insegnante

di scuola secondaria di secondo grado. Coltiva

nel contempo la passione per la scrittura,

lavorando prima su riviste associazionali, poi sul

«Gazzettino», per il quale ha condotto dei reportage

di carattere culturale e sociale. Nel privato scrive per

diletto testi sia poetici sia narrativi.

Solo negli ultimi anni ha deciso di renderli pubblici,

partecipando a qualche concorso. La poesia

Vienna è stata segnalata per qualità e originalità al V

Concorso di poesia e letteratura di viaggio “Le capitali”

nel 2010 e il racconto Parole silenti ha ricevuto

un riconoscimento e targa celebrativa, nonché citazione

nell’antologia, alla 3^ edizione del concorso “I

Picentini” nel 2011. Ha ricevuto la menzione d’onore

della giuria al concorso “La voce dell’anima” e suoi

testi sono stati inseriti nell’ebook La voce dell’anima

2016. La video poesia L’onda infame è risultata finalista

nel “Premio Internazionale di letteratura Antonia

Pozzi” del 2016. Ha un blog di letteratura nel sito “I

colori della vita”. Nel 2015 per la casa editrice Ladolfi

ha pubblicato la raccolta di poesie Una vita tante

vite. Il libro è stato inserito nello scaffale del blog di

poesia della RAI curato dalla poetessa Luigia Sorrentino

ed è stato recensito da varie riviste e blog letterari.

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