Alessia e Mirta

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Raffaele Piazza, Alessia e Mirta, Ibiskos editore, 2019

Nel libro di Raffaele Piazza la dimensione temporale, sia a livello sincronico che diacronico, ha un ruolo fondamentale. Questo libro nasce da un progetto e da un’ispirazione che abbraccia l’arco di vari anni ed ha come “radice” la raccolta Alessia, edita on line nel 2014 da Rosso Venexiano. Un’elaborazione lunga e complessa, quindi, una sorta di sedimentazione di idee, pensieri e sensazioni, ha dato vita al libro attuale, che contiene il nucleo di un binomio caro all’autore. Alessia e Mirta è concepito come un diario di istanti reali ma anche e soprattutto di sensazioni, impressioni, ricordi incisi nella carne della memoria e nella memoria della carne. Piazza si conferma anche in questo libro coerente con l’esplorazione del mondo attraverso le figure femminili conosciute, amate, incontrate sulle strade del mondo e fermate nel loro senso sublime e aspro sulla carta, per strapparle all’oblio, pur sapendo che il loro mistero resterà irrisolto.

Sono le stagioni con il loro scorrere a scandire il ritmo delle liriche, ma, accanto a loro, quasi a fare da argine e da barriera protettiva, gli oggetti, quelli che appartengono alle protagoniste della raccolta. Gli oggetti, una dimensione materiale che diventa metaforica in modo immediato, naturale, e quindi più intensa. Gli oggetti che appartengono a loro e a cui loro appartengono, dando loro fascino, nel momento in cui i loro gesti diventano ammalianti nella loro apparente quotidianità:

Nel folto della vita

ad angolo con il mondo

ragazza Alessia nel

negozietto di intima

biancheria entra sottesa

ad una vita intera.

Arrossisce Alessia ragazza

davanti al commesso

e calze nere autoreggenti

chiede pensando a lui

ansia a stellarla e al piacere

da provare pensa.

€ 4 paga Alessia e pensa

agli slip neri che gli piacciono

tanto quando glieli toglie.

Poi a studiare la vita ragazza

Alessia torna.

L’atto del lavorio paziente e appassionato, quasi specchio del fare poesia con i versi e con la pratica quotidiana, è un modo per conservare un progetto di bellezza strappandolo all’azione annichilente del tempo, del destino, della morte, del suicidio, della malinconia e di quel male invisibile e strisciante che mina e corrode i rapporti tra le persone, perfino l’amore.

In questi versi è contenuta una sintesi adeguata del deliberato accostamento tra differenti toni e registri, ritmi e cadenze, stati d’animo contrastanti che in realtà mirano a fornire un quadro completo di quella tensione tra appagamento e lacerazione, gioia e pena, dolore e desiderio, anche di rinascita. In primo luogo la simbiosi tra la dimensione concreta e quella onirica, poste a fianco, in un rapporto dialogico di contrasto e coesistenza. Necessita una fuga, allora, e un approfondimento del discorso che si incammina però su strade laterali, tramite il ricorso a termini tratti dal lessico scientifico a da altri ambiti gergali specialistici, ad esempio.

          Con una serie di istantanee poi, fotografie di attimi percorsi assieme, Piazza racconta e descrive le città, l’arte e la natura, l’immediatezza e il risultato del pensiero umano. A fare da filo rosso a questo percorso di conoscenza esteriore ma soprattutto interiore, le figure femminili, la loro corporeità, le emozioni e il piacere, cartina di tornasole per vedere e percepire. L’autore osserva la vita tramite l’alternarsi delle sensazioni delle protagoniste, la vede con i loro occhi, la sente attraverso ciò che toccano, ciò che sfiora la pelle e dona piacere. La fisicità e la riflessione si fondono in questo libro in modo costante e accattivante ed ogni verso è attraversato dalla volontà di possesso, dal trasporto assoluto dell’autore nei confronti della donna, dal desiderio di averla per sempre con sé strappandola alle attenzioni degli altri uomini. La propensione diaristica del libro non contraddice la volontà di dare al discorso un valore assoluto. Anzi, quell’ancorarsi all’attimo rende le descrizioni maggiormente credibili e favorisce l’immedesimazione e il passaggio dal particolare all’universale.

Alessia vestita d’ametista

tinta dell’anima di 18 grammi

nell’incielarsi nel colore

dell’azzurro tetto sulla fabula

che si fa favola della vita

se lo vogliono gli angeli,

felice Alessia nel riannodarsi

alla natura in fili di verde

d’erba per grazia gratis data

da Dio e l’amore dura

pari a donna Alessia, 16 anni

contati come semi.

Piazza con una progressione costante giunge a dare alla vicenda un’aurea che va al di là del terreno, inserendo vari riferimenti e richiami al misticismo, alla spiritualità, ad un desiderio di indagare sul senso ulteriore, qualcosa che si spinge oltre la dimensione immediata dell’essere: parlando delle protagoniste dipinge con i versi un quadro suggestivo:

Mistico prealbare lucore

ad angolo con il sogno più bello.

Si sentono dei gabbiani i suoni

candidi d’ali fuggenti nell’incielarsi

ancora per ragazza Alessia

in estasi fiorevole (la gioia).

La vita e il destino sono ciò a cui chiediamo di essere perdonati nell’istante in cui, pur non comprendendo, cerchiamo di perdonare loro. Anche il ritmo e il passo del verso si adeguano a questa alternanza di tempi e mimano la concisione e la dilatazione, il punto e la retta. Spesso si tratta di resoconti di azioni poste una a fianco all’altra, in posizione paratattica, con poche congiunzioni, come una serie di diapositive (con tanto di indicazione di data e luogo) a cui solo lo scorrere conferisce unità e una fluidità di stampo cinematografico. In altri casi però l’autore si sofferma, esce dallo schema del racconto in versi e si ritaglia spazi per riflessioni sul senso globale. Ragiona sul senso del dolore, della perdita, del lutto, con sobrietà. Lo spettro della morte aleggia, ineluttabile.

Sei nel mio specchio, Mirta,

campiti i nostri volti

nel vetro che pare infinito.

Ti sei uccisa, Mirta, e non

ci credo e invece è lutto

per la bandiera della mia

vita. Abbiamo mangiato

insieme al ristorante

dei vivi e mi parlavi di

Anne Sexton anche lei

suicida. Dicevi la vita

è bruttissima come una

bambina di 44 anni, Mirta,

donna dei boschi e prigioniera

del tuo film.

          Un senso di fragilità incombe anche nei momenti in cui si osserva quello che dovrebbe essere uno scenario di gioia e appagamento. Il livello immediato della significazione si sovrappone al metaforico, talvolta anche all’allegorico, con richiami espliciti o indiretti alla dimensione mistica. Quasi a dare ulteriore solennità a quel sentimento fondamentale di affetto, vissuto e sviscerato in molte delle sue accezioni, anche negative, visto da varie angolazioni, anche come sacrificio, o come gelosia che frustra desideri e speranze, come predestinazione e pena da scontare per la gioia del desiderio e dell’attrazione. L’occhio di Piazza poeta si affianca a quello di uomo con le sue memorie ancora vive, annotate nella progressione che dal fatidico 1984 (anno di un lutto incancellabile) porta fino all’oggi, al momento attuale. Osserva e descrive ciò che è svanito e ciò che resta, indelebile, mutato ma vivo.

Come già nei precedenti libri dell’autore, uno degli aspetti di maggior rilievo è l’accostamento tra il livello puramente denotativo, quasi cronachistico ed elencatorio, ad una serie di valenze simboliche che conducono ad una visione d’insieme correlativa al mutamento cronologico ma anche a qualcosa che va al di là della mutevolezza per giungere al nocciolo della permanenza. Non solo ricordi dunque ma quell’insieme di vissuto e immaginato, percepito e sognato che costituisce la vita nella sua interezza.

La fragilità e la forza tenace dei sentimenti umani sono descritti in questo libro con sincerità, senza nascondere le debolezze, le contraddizioni, gli egoismi e gli errori che si commettono in nome del desiderio e dell’amore, e, quindi, vista l’origine e la destinazione, sono errori umani, propri della nostra natura più autentica. Parlando di Alessia, di Mirta, di se stesso e di tutti noi, Piazza fornisce un quadro fedele di quella complessità di relazioni, con gli altri e con noi stessi, inserita nel solco della mutevolezza ma anche di quella tensione verso qualcosa di assoluto che, nonostante le ferite, rimane.

Cito a questo proposito un passaggio significativo della prefazione del libro:

«Si trovano qui molti elementi interessanti per l’interpretazione della poesia dell’autore. In primo luogo questo personaggio che si colloca a fianco della protagonista Alessia nel titolo. In questo libro specifico le poesie dedicate a Mirta sono in numero molto inferiore rispetto a quelle dedicate ad Alessia. Di conseguenza fa riflettere la decisione dell’autore di dare pari dignità ai due personaggi nel titolo di questo libro. E fa pensare al grande ruolo che Mirta riveste nella poetica di Piazza. La prima definizione che la riguarda è “anima di luna”, ma oltre alla dimensione per così dire spirituale l’autore evidenzia anche la corporeità che, a dispetto delle tragiche vicende biografiche che l’hanno coinvolta, persiste. Si tratta di una presenza ricorrente, sia per Piazza autore che per Piazza uomo. Ed è significativo il verso finale tra quelli citati poco sopra: “grazie per avermi dettato / questa poesia”. Ci dice che il dialogo è sempre vivo e mai interrotto e se ne ricava che Mirta è la musa dell’autore. È lei che detta quanto scrive ed è lei che compone l’affresco del tempo».

Qui di seguito alcuni versi, tra i molti, che racchiudono l’essenza di quanto detto qui sopra:

E la fotocopia può essere

più bella della vita

prima del tuo suicidio,

Mirta, ragazzina di 44

anni dai molti amanti

se tocco il pacchetto

che mi desti, reliquia,

anche se non sei Santa

Mirta (che non esiste

e ti festeggiavano a

Ognissanti). Hai spezzato

me stesso mio col tuo

ammazzarti e ora ti

penso e il pacchetto che

toccasti osservo e mi

pare di rivedere la scena

alla villa quando volesti

€ 5 per avermelo comprato

e me lo desti. Attimi fiorevoli

e tutta prosegue la vita.

Tra la fisicità e qualcosa che la trascende, l’ingresso nella vita è, nella poesia, danza e nuoto, superficie e profondità. Il piacere, la sua ricerca, è ciò che ci muove, ma anche la speranza-certezza che non ci lascerà quel qualcosa di incerto e tuttavia essenziale che è il motore di questo libro e di tutto ciò che abbiamo. Il senso, forse, è in quel verso isolato, prima della data, inesorabile. Il senso è nella ricerca, ininterrotta, nella memoria e nel sangue vivo, “dell’amore”.

                                                                                                                                                                                                                                  Ivano Mugnaini

 

 “Alessia e Mirta”

di Raffaele Piazza

(Ibiskos Ulivieri)

 

Alla interessante raccolta “Alessia e Mirta” di Raffaele Piazza, edita da Ibiskos Ulivieri, ci si accosta esitanti e si procede cautamente nella lettura, turbati dalla densità concettuale che pian piano si dirada in virtù dei tanti riferimenti alla concretezza del vivere, fino ad arrivare dove le due figure femminili evocate dal titolo svelano il filo rosso che le unisce: l’abbandono. Temuto da parte di Alessia e dolorosamente realizzato da Mirta.

Sulla prudenza iniziale, allora, prevale nel lettore un’ansia di sapere, di conoscere, di cercare consonanze con il proprio vissuto e ragazza Alessia”, che trova la sicurezza necessaria per procedere nella vita facendo l’amore con Giovanni, si accampa come un antidoto all’angoscia che Mirta incarna e che ogni lettore, in quella forma o in altre, può aver sperimentato.

Se Alessia è gioiosa sensualità che esplora la terra, Mirta è spirito che dall’«oltrecielo» detta, all’amico che la piange, una poesia.

Anche questo intenso, dolente dialogo terra-cielo, reso con raffinata maestria verbale da Raffaele Piazza, può essere ravvisato come un senso possibile del “fare” poesia.

 

Rita Imperatori

 

 

*

Nota biografica di Raffaele Piazza 

 

Raffaele Piazza- Napoli 22/12/1963- Ha pubblicato Luoghi visibili (1993) – La sete della favola (1996,) Sul bordo della rosa (1998), Del sognato (2009) Alessia, 2014, Alessia e Mirta 2019.  Ha riportato numerosi premi, per l’edito e l’inedito, in concorsi di poesia (tra i quali la finale al Lerici Golfo dei poeti, opera prima, 1993, il terzo posto al Premio Mazza,1996 e la finale al Gozzano, 1998).   È redattore di Vico Acitillo 124 Poetry Wave. Ha scritto sui Blog Poetry Dream, Rossoveneziano, Bibbia d’asfalto e La Recerche. È collaboratore esterno de Il Mattino di Napoli alla cultura. Ha vinto nel 2014 il primo premio al Premio Michele Sovente per l’inedito, nel 2016 il Premio Tulliola con la raccolta Alessia e nel 2017 il Premio Speciale della Presidenza al Premio Lago Gerundo. Ha curato per Fermenti Editrice le antologie Parole in circuito (2010) e Inquiete indolenze (2017). Ha pubblicato poesie, saggi e recensioni su varie riviste tra le quali Anterem, Gradiva, Silarus, Le Muse e Fermenti. È inserito nel saggio Forme concrete della poesia contemporanea a cura di Sandro Montalto.

 

 

 

 

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