Mese: giugno 2020

Io sono te / Ipotesi

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Ringrazio l’amica Anna Moro per aver selezionato e tradotto in francese questi due scritti.

È sempre interessante osservare su quali testi si sofferma l’attenzione dei lettori sensibili e affini.

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Comunardo Niccolai. Reti, miti, bivi

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Covid, Comunardo, reti, miti e bivi.

Un modo per provare a riflettere sul dubbio di sempre.

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LA SUA CANZONE – Un hommage

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SUR MA VIE

LA MIA CANZONE

Mi hanno fatto perfino un monumento. Una pietra scura, tozza, priva di espressione e sorriso. Non mi ci riconosco. O forse sì. Forse il mediocre scultore con reminiscenze di antico realismo ha saputo cogliere i segni del mio essere, il monolito goffo del destino.

Mi hanno fatto un monumento a Erevan, città di gelo e sangue che non si riesce a lavare via. Mia madre quando era poco più che una ragazza è riuscita a sfuggire ai massacri, agli stermini condotti con studiata ferocia dai Turchi. Io, con questa faccia che mi ritrovo da sempre e che adesso cerco di guardare allo specchio meno che posso, non sono riuscito a sfuggire ai cocktail, alle chiacchiere e alle risatine chiocce e taglienti sulla Croisette di Cannes bombardata dai flash e da stormi di mondanità scagliata sui buffet.

Ho vissuto e campato con questa voce densa di pianto tra piatti di foie gras e bottiglie di vino di Borgogna. La Francia in cui sono nato e in cui ho vissuto da sempre preferisce coccolarmi e tenermi nel ghetto della pietà. Per loro sono e resto un armeno. Un profugo, eternamente tale. Sono un profugo, anche a casa mia, nella mia patria. Ho avuto successo, gloria e argent per la mia voce vibrante di commozione, radicata nel ricordo di sofferenze ataviche. Così mentre canto canzoni d’amore e perfino giocose loro tranquillizzano le coscienze e tutta la loro solidarietà e la loro pena diventano melodiche, addomesticate. La coscienza danza serena un ballo lento o briosamente ritmato.

Io sono il Frank Sinatra di Francia, così hanno detto e scritto. Ho giocato a interpretare il ruolo dell’istrione, di modo che ciascuno potesse sentirsi più buono e più quieto. Come se ciascuno potesse dire a se stesso, nella sua testa, se lui, Aznavour, il dolore fatto persona, la figura seria e cupa dello struggimento, canta come un cardellino, allora possiamo stare tranquilli. Non è successo niente in Armenia, nessuna strage, nessun genocidio. Non è accaduto niente, così come non è accaduto ad Auschwitz, o a Plaza de Mayo. Forse hanno ragione quelli che dicono che non è stata altro che una normale prassi della Storia. Hanno ragione, o, almeno, possiamo smettere di interrogarci al riguardo e tornare di buona voglia e buona lena a pensare alle baguette, a Zidane, al can can e alla Bardot ancora giovane, soda e sorridente.

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Nazione Indiana – recensione a “La Cosa”

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“La cosa, quindi, è il centro dell’interesse. Non la cosa da un altro mondo, ma da questo. O meglio da questo mondo e da tutti i mondi, reali e immaginari, saggi e pazzi, belli e orrendi che questo nostro folle folle mondo racchiude”.

Su Nazione Indiana una mia recensione al libro “La Cosa” di Gianluca Garrapa, con qualche escursione su cinema, pittura, poesia e altre “cose” belle

Nazione Indiana – recensione a “La Cosa”

200 opere e un'anteprima mondiale. Escher a Trieste - LivingCorriere

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