A TU PER TU – Sebastiano Aglieco

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A TU PER TU

UNA RETE DI VOCI

 

Pubblico oggi la seconda intervista della rubrica A TU PER TU – Una rete di voci.

L’obiettivo della rubrica è espresso qui sotto.

Vi propongo oggi le risposte di Sebastiano Aglieco, di cui riporto in calce all’intervista anche cinque poesie.

Sebastiano Aglieco è nato a Sortino, in provincia di Siracusa, ma vive e lavora in Lombardia. Si esprime sia in lingua che in dialetto siciliano ed è autore di interessanti raccolte poetiche e testi narrativi. Si occupa anche di poesia e letteratura online, tramite il blog COMPITU RE VIVI e un blog di riserva, DA UNO SPAZIO BIANCO, che nel tempo sostituirà il precedente.  In riferimento al nome che ha scelto per il suo nuovo blog, lo stesso Aglieco osserva che “Il nome dice tutto”.

Buona lettura, IM

L’obiettivo della rubrica A TU PER TU, rinnovata in un quest’epoca di contagi e di necessari riadattamenti di modi, tempi e relazioni, è, appunto, quella di costruire una rete, un insieme di nodi su cui fare leva, per attraversare la sensazione di vuoto impalpabile ritrovando punti di appoggio, sostegno, dialogo e scambio.

Rivolgerò ad alcune autrici ed alcuni autori, del mondo letterario e non solo, italiani e di altre nazioni, un numero limitato di domande, il più possibile dirette ed essenziali, in tutte le accezioni del termine.

Le domande permetteranno a ciascuna e a ciascuno di presentare se stessi e i cardini, gli snodi del proprio modo di essere e di fare arte: il proprio lavoro e ciò che lo nutre e lo ispira.

Saranno volta per volta le stesse domande.

Le risposte di artisti con background differenti e diversi stili e approcci, consentiranno, tramite analogie e contrasti, di avere un quadro il più possibile ampio e vario individuando i punti di appoggio di quella rete di voci, di volti e di espressioni a cui si è fatto cenno e a cui è ispirata questa rubrica.

infanzia resa

5 domande

a

Sebastiano Aglieco

1 ) Il mio benvenuto, innanzitutto.

Puoi fornire un tuo breve “autoritratto” in forma di parole ai lettori di Dedalus?

Grazie a te per l’attenzione. Ecco un mio breve profilo: sono nato a Sortino, in Sicilia, il paese dei muli della Cavalleria Rusticana. Scrivo da sempre. Ho pubblicato libri di poesia, saggistica, narrativa. Sono un maestro di scuola elementare impegnato nella formazione delle persone attraverso gli strumenti della scrittura e del  laboratorio teatrale.

 

2 ) Ci puoi parlare del tuo ultimo libro (o di un tuo lavoro recente che ti sta a cuore), indicando cosa lo ha ispirato, gli intenti, le motivazioni, le aspettative, le sensazioni?

Cita, eventualmente, qualche brano di critica che ha colto l’essenza del tuo libro e del tuo lavoro più in generale.

Particolarmente gradita sarebbe, inoltre, una tua breve nota personale sul libro (o sull’iniziativa artistica).

Qualche riga in cui ci parli del tuo rapporto più intimo con questa tua opera recente.

Il mio ultimo libro di poesia si chiama INFANZIA RESA, uscito due anni fa per IL LEGGIO, nella collana Sguardi diretta da Gabriela Fantato.

E’ un libro diario, resoconto conclusivo, riflessione filosofica, testimonianza umana, sul difficile e delicato mestiere del maestro di scuola primaria. Il libro è stato scritto nella mia attuale scuola, L’Istituto Casa del Sole, ubicato dentro i confini del parco Trotter di Milano; è una scuola storica, con una sua storia bellissima.

Il libro contiene un’introduzione di Massimiliano Magnano, poeta e insegnante della mia isola, e quattro domande di Vincenzo Di Maro, poeta e insegnante anche lui. Ho scelto di accompagnare il libro con le parole di queste persone che, oltre ad essere amici e poeti valenti, in quanto insegnanti sono in grado di cogliere il messaggio contenuto nel mio lavoro.

INFANZIA RESA è forse il mio lavoro più “pericoloso”, basato su una lingua che riflette e si riflette con estrema generosità e innocenza, mai discostandosi dal tema dell’insegnamento e dell’abitare la scuola a contatto stretto con i bambini.

E’ anche un resoconto sulla didattica costruita in questi anni, sul desiderio di accompagnare ed essere accompagnato –  una scelta è stata quella di pubblicare insieme ai miei testi quelli dei miei alunni/poeti.

 Riporto qui alcuni stralci critici degli amici che ne hanno voluto parlare:

*

Poesia intenzionalmente (e dolorosamente) etica, quella di Aglieco, in cui l’incontro con l’autentica realtà – la realtà dell’essere, non dell’avere; la realtà del donare e dell’abbandonarsi, non del possedere – è possibile soltanto nei disarmati e limpidi confini dell’auto-cancellazione e, dunque, nel recupero dell’infanzia, del suo stupore sorgivo.

(Mario Fresa su POESIA)

*

Che significa essere un “poeta civile”?

Significa, essenzialmente, sentire la propria parola come uno strumento educativo al “servizio” degli altri (“educare” va qui inteso esattamente nel suo etimo), al servizio, cioè, di quanti ci ascoltano. La sua area di azione oscilla fra la dimensione personale di chi esercita la propria funzione di poeta, e quella pedagogica a cui essa viene indirizzata. Da qui la tensione etica e sociale sottesa alla poesia civile.

(Luigi Fontanella su GRADIVA)

*

Insomma un progetto di civiltà si nasconde dietro questa entusiasmante raccolta, l’idea di aiutare le future generazioni a dare vita ad un percorso evolutivo che abbia come punto di partenza l’affrancamento del singolo bambino.

(Marco Tabellione su IL SEGNALE)

*

L’energia che attraversa il libro, con una straordinaria tensione che non ha momenti di cedimento, sta nella convinzione dell’autore che «non può esistere poesia senza tensione etica», e che «alla poesia serve anche il battesimo dell’esperienza forte, che non è da intendere come esperienza estrema». Per questo – spiega Sebastiano Aglieco rispondendo alle otto domande poste a conclusione del libro – «Chi scrive, oggi, deve trovare in se stesso il luogo più duro e doloroso per scrivere».

(Rossella Renzi sul sito ARGO)

*

C’è molto di “arreso” in quest’opera di Sebastiano Aglieco, che è assai più di un libro di poesie. È un manifesto, un diario, una narrazione, un inno all’esperienza faticosa e bellissima di essere fino in fondo insegnanti.

(Alessandra Paganardi su GRADIVA)

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Sebastiano Aglieco scrive con le parole semplici usate con i piccoli per ricostruire la fitta trama della complessità dei sentimenti umani. Parla con una voce commossa, che trema, ma che non tradisce mai l’intensità del canto.

(Nino Iacovella sul blog PERIGEION)

*
Cosa c’è di più puro e vicino all’essenza della poesia? Come avrei voluto avere anch’io un maestro/a capace di assecondarmi nell’essere “un bambino emozionato”! E come non gioire piangendo di fronte a quel grido infantile di smisurata sapienza: “vorrei abbracciarvi per mille anni!”, desiderio autentico dell’incontro collettivo, di cui gli adulti sono tuttora incapaci.

(Da una lettera di Annamaria Ferramosca)

*

“Riportate la parola al suo stupore!”, “Offritemi al dio della pazienza”, “alla ferocia delle vostre mani”. Lo spazio della scuola, della vita e della poesia, come spazio sacro e sacrificale. Questo tuo dire è attraversato da questa consapevolezza ma si fa vero perché si pronuncia nell’ascolto e nell’azione di una fare insieme e sempre trema, tremola, per paura, freddo, fame, miseria come un bambino abbandonato per strada.

(Da una lettera di Marco Munaro)

*

Il terribile paradosso di cui l’autore è consapevole è quello per cui la parola adulta, istituzionalizzata, è in realtà proprio quella deputata ad “aprire gli occhi”, a mostrare ai bambini il mondo a cui sono e saranno, crescendo, sempre più chiamati ad appartenere, il mondo della storia e del divenire…

(Alessandro Bellasio sul blog POETARUM SILVA)

*

 È allora che il maestro Aglieco, pur proseguendo nella sua attenta e assidua opera di didatta esperto, a sostegno di una simile questione, produce uno scarto, a lui esclusivo e del tutto speciale, frutto della rarità della sua duplice condizione. Nella larga luce della mattina, dietro ai vetri di un’aula in una scuola elementare di un quartiere urbano, coadiuvato dalla suggestione di rondini dolenti nelle cimase e dita di rami che picchiettano al vetro, innanzi all’aristocrazia assorta e canzonatoria di venti, venticinque bambini, sostituisce al maestro il poeta. E fa dell’aula un’arca dell’universo dove incrociano i destini di tutti.

(Paolo Donini sul mio blog COMPITU RE VIVI)

*

Il maestro si fonde con il poeta, dichiara che il suo insegnamento è prima di tutto conoscenza del dolore ed apertura alla verità dell’Altro e del mondo. E chiede un compito impegnativo ai suoi allievi: Riportate la parola al suo stupore! Ogni superficialità è finalmente bandita nello spazio sacro del tempo-scuola, del tempo dell’infanzia, la parola non può essere quella assoggettata alla produzione, al consumo, essa è conoscenza, comunicazione, dialogo, scoperta, riflessione, partecipazione, amore.

(Cristina Polli sul sito PERIFERIE)

*

 Nell’immaginare il viso di quell’angelo custode che parla di commozione, si accavallano molti volti, quelli che hanno attraversato la vita di Sebastiano e mia in questi nove anni di lavoro fianco a fianco ogni giorno.

(La mia collega Manuela Gallina, sul sito LA POESIA E LO SPIRITO)

 

*

Su questa strada il poeta di Sortino arriva a recuperare, riscattandola da ogni malinteso pietismo, la lezione dei Crepuscolari: «io sono solo un bambino che piange» (p. 60), perché Aglieco, sulla scorta di questi ultimi, ha ben compreso che la radice prima dei nostri mali è la condanna del tempo: «Voi, già nati, chiedete di non nascere più / al tempo, di non essere dentro / l’obbligo di questo tempo» (p. 62).

(Maurizio Casagrande sulla rivista VERIFICHE)

*

Chi è il maestro? Chi impara veramente nella scuola? Chi insegna e come? In questo libro appassionato e intenso, crudele e verissimo, ogni pagina rivela piccoli miracoli quotidiani che avvengono nello spazio sacro di un incontro.

(Corrado Bagnoli sul sito LA POESIA E LO SPIRITO)

 

*

Infanzia resa è per diverse ragioni un libro di poesie prezioso, estremo e radicale. Lo è innanzitutto per la tematica dell’infanzia e del rapporto tra maestro e bambini, in una chiave fortemente espressiva della relazione fra loro, reale/simbolica allo stesso tempo, senza nessuna indulgenza verso una visione edulcorata ed edificante.

(Luigi Cannillo sul sito LA POESIA E LO SPIRITO)

 

*

Quella che leggiamo in Infanzia resa è una scuola che non troviamo nei documenti ministeriali, è “un viaggio mattutino”, un rito che si celebra “alle otto e venti di ogni mattina”, “in un giorno qualsiasi dell’anno”. In questa scuola si coltiva il sapere e la relazione, nessuna azione è indifferente e ogni gesto lascia un segno, la scrittura è un’esperienza come la luce di un mattino, hanno domande e inquietudini gli allievi ma anche i maestri.

(Giorgio Morale sul sito LA POESIA E LO SPIRITO)

*

L’infanzia, gli scolari e gli allievi, i bambini reali e concreti e quelli che resistono e sopravvivono nel cuore e nei ricordi degli adulti, sono i protagonisti incontrastati di questo libro che consiglio a tutti gli amanti della poesia e a chi, genitore oppure insegnante, quotidianamente con i bambini dialoga e si confronta, che di loro si prende cura seguendoli con attenzione.

(Gianfranco Baroni sul sito MARGUTTE)

*

(Aglieco) coglie le due grandi sfide che si pongono davanti al poeta-maestro che vive questo ruolo, di per sé stimolante, con un particolare afflato derivante dai versi che l’hanno preceduto, nei quali il rapporto con l’infanzia è un rapporto speciale perché il suo statuto è affine a quello della poesia; inoltre egli vuole resistere a un certo modo di interpretare il compito dell’educatore…”

(Marco Molinari su LA VOCE DI MANTOVA)

 

Aggiungo un mio pensiero. Avrei molto voluto che questo libro suscitasse un sincero dibattito nelle scuole, su che cosa voglia significare veramente insegnare; chi sia un maestro, quali proposte per una scuola migliore. Forse ne sarebbe scaturita una discussione radicale e probabilmente dolorosa. Questo non é avvenuto, se non in un solo caso, grazie all’interessamento di un altro poeta/maestro, Massimo Bondioli.

3 ) Fai parte degli autori cosiddetti “puristi”, coloro che scrivono solo poesia o solo prosa, o ti dedichi a entrambe?

In caso affermativo, come interagiscono in te queste due differenti forme espressive?

Ho cominciato a scrivere sin da piccolo e ho sempre alternato diversi generi letterari: teatro, poesia, narrativa…Il mio archivio di vecchie scartoffie è parecchio voluminoso!

Devo dire che, nel corso del tempo, è avvenuta una pericolosa autocensura nella produzione narrativa, e cioè una sfiducia nei confronti degli editori; come se, cosciente della difficoltà di pubblicare, la scrittura ne avesse risentito. Solo recentemente ho rotto gli indugi consegnando all’editore IL LIBRACCIO un romanzo breve che descrive la ristrutturazione della casa in cui andrò a vivere.  Il libro si chiama CASA DELLE LUCERTOLE.

Certamente prosa e poesia sono lingue diverse ma possono incrociarsi senza problemi. Non a caso gli amici che hanno recensito CASA DELLE LUCERTOLE parlano chiaramente di una prosa in cui si sente il sottotesto della poesia. Leggo pochissima narrativa contemporanea, proprio perché, mi sembra, estremamente edulcorata da un afflato poetico, ridotta all’osso dall’editing e dalle esigenze del mercato.

4 ) Quale rapporto hai con gli altri autori? Prediligi un percorso “individuale” oppure gli scambi ti sono utili anche come stimolo per la tua attività artistica personale?

Hai dei punti di riferimento, sia tra i gli autori classici che tra quelli contemporanei?

Come sai, affianco alla scrittura un impegnativo lavoro critico sui libri di poesia. Lavoro assai ridimensionato ultimamente, devo dire, per una certa stanchezza e sfiducia. Sappiamo come funzionano i rapporti tra i poeti, e non è il caso di insistere sul tema che è assai noioso e deprimente.

Comunque credo sia fondamentale per un autore in formazione il contatto con gli altri scrittori, lo scambio di idee, persino l’imitazione. Poi si diventa più autonomi, e forse anche più parsimoniosi nel mantenere i contatti –  alla fine si salvano solo quelli basati su una sincera stima e su una più o meno profonda amicizia –

Terminato il periodo di formazione, si rimane soli con la responsabilità delle proprie scelte. La scrittura si alimenta delle proprie certezze dei propri pericoli.

5 ) L’epidemia di Covid19 ha modificato abitudini, comportamenti e interazioni a livello globale.

Quali effetti ha avuto sul tuo modo di vivere, di pensare e di creare?

Ha limitato la tua produzione artistica o ha generato nuove forme espressive?

Il Covid, nel mio caso, ha accentuato una tendenza che già sentivo; e cioè quella di limare i rapporti con le persone, mantenendo quelli più sinceri e veri. E’ stato un momento, tra l’altro parecchio spiazzante, in cui molte persone si sono allontanate: pochissimi sono i libri che arrivano e quasi nulli i messaggi del “come stai?”.

Ho già pronto un blog di riserva, che nel tempo sostituirà COMPITU RE VIVI. E’ già attivo e si chiama DA UNO SPAZIO BIANCO. Il nome dice tutto.

 

*

Cinque poesie di Sebastiano Aglieco

Rito

Sepàrati dal tempo, per un solo attimo

nel perimetro del cerchio offerto all’aria

allo sguardo degli uccelli senza resa.

Ti guardano, sospesi, ai confini del tuo

regno dove hai mani solo per la

terra, la terra che ti accoglie mentre

ti presenti al tempo e, d’un tratto, il parco

s’illumina, alle otto e venti di ogni mattina.

*

Quando grido

Tutto questo appartenere alla chiarezza

nelle mani spalancate del mondo!

Il tempo si è mangiato la bocca e tu non parli più.

– Vedi? Non mi hanno voluto oggi.

– E perché, maestro, non ti hanno voluto?

– Perché non sopportano quell’angolo della mia

bocca dove ogni voce finisce e

non puoi più tornare indietro, bambino.

Sono spaventati

leggono in me

il loro spavento senza nome.

*

Il vostro vero nome

Non baro

voglio che capiate il dolore degli altri

che sia amato e custodito

nell’attesa del vostro vero nome.

Riportate la parola al suo stupore!

Voglio rimanere in questo tempo

come il bagolaro che si  piega

alla ferocia delle vostre mani.

Offritemi al dio della pazienza.

*

A un grandone

 

Tu mi hai guardato un attimo

un solo attimo quando ho detto:

– Se non vuoi un figlio

proteggiti, proteggila.

E poi ti ho detto di parlarmi

se lo devi, se vuoi che questa voce

che ci ascolta non sia cattiva.

– Vorrei essere così – hai detto

– in prima elementare.

Così, da grande

in un corpo da bambino -.

*

Ciò che rimane di voi, di me

è questa resistenza della voce ad

andarsene, e non c’è perdono per questo

riconoscersi nello specchio del mondo

l’unico modo che abbiamo per consumarci

stare nella bocca di chi ci ha preceduti e dimentica.

Eppure, adesso

voi dovete bruciare quella parte di

voi che reclama l’inizio

perché ogni inizio è vero

e dopo sarete come me, come tutti

sarete questa polvere per un dio del Nulla.

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