A TU PER TU – Bruno Bartoletti

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Le domande di A TU PER TU oggi sono rivolte a Bruno Bartoletti.
I due cardini, o meglio le due pietre miliari del percorso umano e artistico di Bartoletti sono la scuola e la poesia. Due percorsi paralleli che nel suo caso tuttavia spesso si sono affiancati fino al punto di intersecarsi, felicemente. La scuola, i giovani quindi, a cui Bartoletti ha insegnato per molti anni, ma da cui ha anche imparato, l’immediatezza, il rifiuto delle etichette e di eccessivi formalismi, e, soprattutto, la fedeltà assoluta e appassionata a ciò che più emoziona.
Nel caso di Bartoletti direi che la passione più grande è la poesia. Ad essa ha dedicato il proprio studio, le proprie ricerche, le presentazioni, le letture generose anche dei libri altrui e il Premio “Agostino Venanzio Reali” da lui presieduto.  Ha letto e scritto poesia con la stessa emozione, senza mai perdere il gusto fondamentale di stupirsi per l’incontro con la bellezza evocata dalle parole.
Buona lettura, IM

L’obiettivo della rubrica A TU PER TU, rinnovata in un quest’epoca di contagi e di necessari riadattamenti di modi, tempi e relazioni, è, appunto, quella di costruire una rete, un insieme di nodi su cui fare leva, per attraversare la sensazione di vuoto impalpabile ritrovando punti di appoggio, sostegno, dialogo e scambio.

Rivolgerò ad alcune autrici ed alcuni autori, del mondo letterario e non solo, italiani e di altre nazioni, un numero limitato di domande, il più possibile dirette ed essenziali, in tutte le accezioni del termine.

Le domande permetteranno a ciascuna e a ciascuno di presentare se stessi e i cardini, gli snodi del proprio modo di essere e di fare arte: il proprio lavoro e ciò che lo nutre e lo ispira.

Saranno volta per volta le stesse domande.

Le risposte di artisti con background differenti e diversi stili e approcci, consentiranno, tramite analogie e contrasti, di avere un quadro il più possibile ampio e vario individuando i punti di appoggio di quella rete di voci, di volti e di espressioni a cui si è fatto cenno e a cui è ispirata questa rubrica.

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5 domande

a

Bruno Bartoletti

1 ) Il mio benvenuto, innanzitutto.

Puoi fornire un tuo breve “autoritratto” in forma di parole ai lettori di Dedalus?

Buongiorno,

mi chiamo Bruno Bartoletti, sono nato a Sogliano al Rubicone, piccolo paese della Romagna così caro a Giovanni Pascoli, ho vissuto per oltre quarant’anni nella scuola, prima come insegnante poi come preside, da una decina d’anni ho raggiunto l’età della pensione che mi permette di coltivare e approfondire i miei interessi. Mi piace leggere, studiare e, quando è possibile, scrivere, seguire i giovani, ma non per insegnare poesia (la poesia non si insegna, si offre), tenere relazioni, parlare di poesia, leggere poesia. Mi sento soprattutto una persona di scuola e un insegnante che ha ancora voglia di imparare. Non so che cosa avrei fatto se non fossi stato un insegnante.

Ecco il punto fermo di chi nella scuola ha attraversato i suoi anni migliori. Ci penso spesso, e penso anche a cosa potevo fare di più e meglio. Ogni tanto mi fermo e guardo altrove, inseguendo piccoli segni con gli occhi persi. Inseguo delle immagini, ricordi, congetture, volti ancora vivi. Senza perdermi tra le carte, i programmi, i progetti, mi perdo in mezzo ai volti. Specialmente volti di ragazzi. E ancora ricordo, finché, a distanza di anni, tutto si cancellerà e si apriranno nuove strade per immergersi nel grande mare del sapere grazie agli innumerevoli autori e scrittori e critici e poeti.

Presiedo l’Associazione culturale “Agostino Venanzio Reali” e l’omonimo premio nazionale biennale di poesia.

2 ) Ci puoi parlare del tuo ultimo libro (o di un tuo lavoro recente che ti sta a cuore), indicando cosa lo ha ispirato, gli intenti, le motivazioni, le aspettative, le sensazioni?

Cita, eventualmente, qualche brano di critica che ha colto l’essenza del tuo libro e del tuo lavoro più in generale.

Particolarmente gradita sarebbe, inoltre, una tua breve nota personale sul libro (o sull’iniziativa artistica).

Qualche riga in cui ci parli del tuo rapporto più intimo con questa tua opera recente.

Il mio ultimo libro è uscito un mese fa, ma, causa covid-19, non ha potuto avere alcuna presentazione. Non ha importanza. Il titolo è rubato a un verso di L’aquilone di Giovanni Pascoli, eppur, felice te che al vento, edito da Youcanprint. Si incontrano in queste pagine amici, compagni che ho perduto, persone ritrovate, perché la morte non cancella, ma rende più uniti, più bisognosi gli uni degli altri. La poesia cerca di ricucire questi incontri mentre si attraversa la piazza della mia e vostra memoria. E intanto volano le rondini e tornano sempre allo stesso nido, con amore e pazienza.

L’ultimo libro è sempre il più caro, ma, se vogliamo indicare una sorta di viaggio tra le mie pubblicazioni, brevemente non posso tralasciare le seguenti: nel 2005 Il tempo dell’attesa, Società Editrice «Il Ponte Vecchio»; nel 2012 Sparire in silenzio ritrovando il vento delle strade, Youcanprint Self – Publishing; nel 2017 I volti non hanno più nome, Giuliano Ladolfi Editore.

Nel 2017 esce il saggio È sempre lunedì «Voglio ringraziarvi tutti per avermi concesso di insegnare», Youcanprint Self – Publishing; nel 2018 Ma i veri viaggiatori partono per partire, Youcanprint Self – Publishing. È il mio primo libro di narrativa, portato in scena nel 2019 dalla Compagnia teatrale “Samarcanda”, con la regia di Nais Aloisi.

Questi ultimi due testi segnano una profonda riflessione/approfondimento sulla mia breve storia culturale. È sempre lunedì raccoglie la mia esperienza scolastica e presenta alcune proposte. L’altro, Ma i veri viaggiatori partono per partire, cerca di individuare la salvezza che il protagonista nel suo viaggio trova soltanto nella poesia. A questo proposito scrive Ugo Perniola: «La mia personale impressione è che un poeta è tale per sempre. Non si può scrollare un’ipoteca di vita solo variando il genere. La narrazione mette a nudo il paradosso di un viaggio che mima quello del palloncino che il caso muove eternamente, un viaggio senza un perché, un desiderio di eguagliare le forme e il flusso delle nuvole, al riparo del hic et nunc, soggetto alla conflittualità che ci fa scoprire il nulla connesso al vivere quotidiano. Tramonti, il protagonista, è tutto questo. Un letterato che si ritrova a contatto con le sole parole. Fra i fogli sparsi un grande quaderno con l’inizio di una storia personale che riporta a ritroso l’odore acre dello zolfo della granata e lo sforzo sovrumano della risalita nel groviglio del terriccio, impedito da un corpo bocconi che si spegne in un lamento sordo.»

E tra i tanti mi piace ricordare le parole del poeta Claudio Damiani a proposito di I volti non hanno più nome: «il suo libro mi ha molto colpito, c’è lingua, fluidità, ma soprattutto cuore, memoria vera. E poi il tema dell’attesa, dei cari, dei morti. E Pascoli e tutta la Romagna poetica in fiore in cui lei è dentro a pieno titolo, insieme a Guerra Baldassari Baldini, ma anche quei pazzi di Rondoni, Simoncelli e Manzoni, e un grande che ho amato molto, e ci ha lasciato, Nadiani. Lei è il più pascoliano di tutti, anche di me, tuttavia la sua poesia è estremamente personale e necessaria, una via assolutamente autonoma e originale e nuova.»

E ancora di Gabriella Sica: «leggere un poeta nuovo è sempre una speranza e al contempo la paura di incontrare una delle molte forme di poesia diffusa. Invece il suo piccolo e prezioso libretto è davvero confortevole, davvero fine e intenso. Con semplicità conquistata (è anche un bel lettore mi pare e un poeta non può non esserlo), senza ornato né iperboli, in compagnia di amici e cari di cui ci rimane nella mente il volto, e anche di bei poeti donne, oculatamente scelti e a me ovviamente cari, che aprono elegantemente le diverse sezioni del libro, in compagnia di emozioni filtrate dal tempo e dalla sua quiete solitudine, ha compiuto il suo bel viaggetto poetico. Complimenti e auguri!»

3 ) Fai parte degli autori cosiddetti “puristi”, coloro che scrivono solo poesia o solo prosa, o ti dedichi a entrambe?

In caso affermativo, come interagiscono in te queste due differenti forme espressive?

Non amo molto le definizioni e ho molte difficoltà a dire che scrivo poesie. Preferisco parlare di parole, scrivo parole. Qualcuno amò definirsi operaio o manovale di parole, io mi sento un raccoglitore, un cultore di parole. Ho sempre una certa soggezione a chiamare “poesie” quello che scrivo, anche perché per me, per quello che scrivo, non c’è molta differenza tra poesia e prosa. Perciò scrivo parole sotto forma di versi e parole sotto forma di prosa. In entrambi cerco un senso e una musicalità, un ritmo, senza il quale non mi pare possa esistere comunicazione. Riesco tuttavia ad esprimermi meglio in prosa, in una forma più compiuta. La poesia è sintesi essenzialità del linguaggio, metafora e salto. Ma entrambe sono pathos, coinvolgimento e trasmissione di emozioni. Soprattutto contatto con un ipotetico lettore. Non appartengo a quel gruppo molto numeroso che afferma come obiettivo della poesia non il “farsi capire”, ma semplicemente il “comunicare”. Per me la poesia è “svelamento”, anzi profondo svelamento di una verità spesso nascosta. Il mio pubblico, lo spero, è fatto di persone che vogliono capire quello che scrivo.

4 ) Quale rapporto hai con gli altri autori? Prediligi un percorso “individuale” oppure gli scambi ti sono utili anche come stimolo per la tua attività artistica personale?

Hai dei punti di riferimento, sia tra i gli autori classici che tra quelli contemporanei?

Preferisco un percorso individuale per una formazione che mi ha sempre posto in una posizione di isolamento, e, per capirmi, è necessario vedere il mio luogo di nascita e di crescita: Montetiffi (già luogo di nascita di Agostino Venanzio Reali), Pietra dell’Uso, Sogliano. Contatti veri soltanto con le opere di autori e dei classici. Un libro genera un libro ed è fonte di ispirazione. Pochi, scarsi e limitati i miei rapporti con gli autori contemporanei, preferisco conoscerli attraverso le loro opere e lo dico senza alcun segno di aristocratico distacco, ma ritengo che chi scrive debba porsi sempre in una posizione di umiltà per imparare e che tra gli autori che conosco, salvo qualche buona eccezione, riesce raro trovare buona poesia. Stiamo vivendo un momento difficile e davvero non sappiamo a volte dove andare, ci sfuggono le mete di riferimento, non è casuale il recente dibattito sul fatto che oggi non ci sono e non abbiamo più maestri di riferimento.

I miei maestri di riferimento, se vogliamo tenerli presenti, o almeno quelli che più di altri hanno influito sul mio modo di sentire, sono stati, tra i moderni Mario Luzi, Giuseppe Conte, Stefano Simoncelli. La mia formazione ha invece attinto a piene mani a Dante, Leopardi e soprattutto Giovanni Pascoli.

5 ) L’epidemia di Covid19 ha modificato abitudini, comportamenti e interazioni a livello globale.

Quali effetti ha avuto sul tuo modo di vivere, di pensare e di creare?

Ha limitato la tua produzione artistica o ha generato nuove forme espressive?

In qualche caso sì, o almeno mi ha costretto a una operazione di riflessione sulle nostre fragilità e impotenza. Dentro, non fuori. Apparentemente non ci sono state grandi modifiche: non partecipavo ormai da tempo a quei noiosi incontri dove ciascuno legge le proprie poesie e francamente ho provato sempre un certo disagio a leggere in pubblico le mie, non mando più nulla, poesie e tanto meno libri, ai “premi di poesia”, non mi dicono nulla, non mi interessano, non esprimono quasi mai un giudizio di merito, ma sono spesso alimentati da altri interessi. Sto quasi sempre in casa, ma lo facevo anche prima. Non credo che l’epidemia abbia cambiato il mio modo di scrivere.

Bruno Bartoletti

Bruno Bartoletti Uomo di scuola, studioso e promotore culturale, nato a Montetiffi di Sogliano al Rubicone (FC) dove risiede, dopo una vita spesa per gli studenti, da pensionato dà colore al tempo e approfondisce i suoi studi, specialmente nel campo della letteratura e della poesia. Numerose le pubblicazioni e i saggi. Ricordiamo soltanto gli ultimi in ordine di tempo: nel 2017 I volti non hanno più nome, Giuliano Ladolfi Editore e il saggio È sempre lunedì «Voglio ringraziarvi tutti per avermi concesso di insegnare», Youcanprint Self – Publishing; nel 2018 Ma i veri viaggiatori partono per partire, Youcanprint Self – Publishing, portato in scena nel 2019 dalla Compagnia teatrale “Samarcanda”; nel 2020 eppur, felice te che al vento, Youcanprint Self – Publishing. Presiede l’Associazione culturale “Agostino Venanzio Reali” e l’omonimo premio nazionale biennale di poesia.

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