A TU PER TU – Cinzia Della Ciana

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Questa rubrica volutamente ricerca accostamenti, incontri e contaminazioni tra differenti espressioni, stili e contenuti.
Perfettamente adeguato in quest’ottica è anche il percorso di Cinzia Della Ciana. Come potrete ricavare sia dalle risposte all’intervista sia dal curriculum dell’autrice, la sua tendenza alla varietà espressiva, all’ibridazione, alla contaminazione tra differenti strumenti comunicativi ed artistici in lei è sia una scelta che un istinto naturale.
Uno dei vocaboli che compare con maggiore frequenza nell’intervista è “performance”. La poesia “performata” (il termine non suona bene, ma ciò a cui fa riferimento in qualche caso sì) non si pone come alternativa alla poesia tout court che, quando è autentica, non ha bisogno di aggiunte o modifiche.
Si tratta, nel caso di Cinzia Della Ciana, di un deliberato e accurato progetto che mira a mettere insieme le sue passioni: la poesia e la musica. Di modo che la poesia non solo venga accompagnata dalla musica ma diventi essa stessa spartito, accordi, sonorità “cantabili”.
Sarebbe bello in questo caso se la multimedialità venisse a sostenere l’espressione astratta del concetto. Per fortuna, lo ripeto anche in questo caso perché è necessario, la lettura delle risposte dell’autrice potrà fornire i dettagli e le sfumature necessarie e sufficienti per comprendere al meglio questo suo progetto artistico condotto ormai da tempo tramite i libri pubblicati e attraverso gli incontri, gli spettacoli e le presentazioni, con passione e con coerenza.
Buona lettura, IM

 

A TU PER TU
UNA RETE DI VOCI
L’obiettivo della rubrica A TU PER TU, rinnovata in un quest’epoca di contagi e di necessari riadattamenti di modi, tempi e relazioni, è, appunto, quella di costruire una rete, un insieme di nodi su cui fare leva, per attraversare la sensazione di vuoto impalpabile ritrovando punti di appoggio, sostegno, dialogo e scambio.
Rivolgerò ad alcune autrici ed alcuni autori, del mondo letterario e non solo, italiani e di altre nazioni, un numero limitato di domande, il più possibile dirette ed essenziali, in tutte le accezioni del termine.
Le domande permetteranno a ciascuna e a ciascuno di presentare se stessi e i cardini, gli snodi del proprio modo di essere e di fare arte: il proprio lavoro e ciò che lo nutre e lo ispira.
Saranno volta per volta le stesse domande.
Le risposte di artisti con background differenti e diversi stili e approcci, consentiranno, tramite analogie e contrasti, di avere un quadro il più possibile ampio e vario individuando i punti di appoggio di quella rete di voci, di volti e di espressioni a cui si è fatto cenno e a cui è ispirata questa rubrica.
IM

Grumi sciolti - copertina

 

5 domande 

a

Cinzia Della Ciana

 

1 ) Il mio benvenuto, innanzitutto.

Puoi fornire un tuo breve “autoritratto” in forma di parole ai lettori di Dedalus?

 

Nacqui a Montepulciano e vagai per la Toscana della cui terra sono plasmata. Esercito la professione di avvocato da decenni e da qualche anno faccio “versi”, anche in prosa, per passione. Avrei voluto essere una pianista. In realtà la musica fa parte di me e adesso “suono colle parole”.

 

2 ) Ci puoi parlare del tuo ultimo libro (o di un tuo lavoro recente che ti sta a cuore), indicando cosa lo ha ispirato, gli intenti, le motivazioni, le aspettative, le sensazioni?

Cita, eventualmente, qualche brano di critica che ha colto l’essenza del tuo libro e del tuo lavoro più in generale.

Particolarmente gradita sarebbe, inoltre, una tua breve nota personale sul libro (o sull’iniziativa artistica).

Qualche riga in cui ci parli del tuo rapporto più intimo con questa tua opera recente.

 

L’ultima mia fatica è una raccolta di racconti dal titolo “Grumi sciolti” uscita nell’aprile del 2019 per i tipi di Helicon Edizioni. Con Grumi torno al mio primo amore, cioè la forma breve – i racconti – con i quali avevo iniziato nel 2014 (Quadri di donne di quadri, Aracne). 

Se la guardi da lontano la vita – di un individuo o di una collettività – è come l’immagine che esce da un telescopio puntato sul cosmo.
La storia è un quadro in divenire, in cui qua e là si osservano “grumi”, cioè luoghi di addensamento”, “momenti di intenso ammasso”, in cui ogni componente fluida si perde e resta solo materia, materia che si coagula e si rapprende chiudendosi a giro. Ma poiché tutto è movimento, anche questo processo di avvitamento non si sottrae alla legge del divenire, e il grumo si evolve in una spirale che lo porta inevitabilmente a spandersi. Ovvero a sciogliersi, a nebulizzarsi lasciando a galleggiare in sospensione grani. Grani che a loro volta sono nuclei di potenziali nuovi grumi. Avendo negli occhi questo quadro ho dato la parola a un narratore che apre e chiude la raccolta usando una tecnica narrativa e stilistica che richiama proprio la dinamica del “grumo sciolto”. Il classico espediente della cornice, che tiene i racconti, qui in vero è elastico, continua variazione del tema madre. La voce narrante, che si presenta come un grumo arso ignaro dell’acqua che lo culla, ad un tratto si lascia invadere da una condizione di liquidità che lo rende granello fluente, inarrestabile narratore. Che passerà in rassegna storie di grumi, e poi storie – quasi visioni – di grumi sciolti, fino a snocciolare storie di grani (tre sono le sezioni che raccolgono i racconti). E quando avrà finito l’ultimo racconto il narratore sentirà il bisogno di trattenere qualcosa tra quelle sue dita che ormai sono sciolte e non vogliono più serrarsi vuote. Raccontare sarà il suo predicare, come una preghiera.

Un piccolo scorcio sulle sezioni che articolano il libro. Nella prima “Grumi” protagoniste sono donne che si trovano in un particolare momento della loro vita e debbono compiere una scelta, nella seconda “Grumi sciolti” il mondo si dilata in un variegato quanto onirico cosmo fatto di passioni, emozioni, mito e leggenda che nella terza parte diventa “storia” (emblematico l’omaggio a Elsa Morante). 

Sono grata a tutti coloro che hanno letto questo libro e rilasciato commenti, recensioni. La prefatrice Letizia Cirillo ha colto nel segno nel momento in cui ha dichiarato che è un libro che va letto a voce alta, perché esaltando la sensorialità che lo anima, si può trasformare l’esperienza individuale della lettura in esperienza collettiva di condivisione. C’è chi come Alice Bianco poi ha voluto paragonarlo ha una tela in cui sono sparsi colore che il lettore stesso compone in quadro. Altri parlano di “prosa che accarezza la poesia” (Federico Migliorati) o di “poesia travestita” da racconto (Stefano Pasquini). 

Matucci poi, data per ammessa l’equivalenza romanzo – cinema, segnala che la mia tipologia di racconto pretende la concentrazione dello scrittore e del lettore su pochi, risolutivi fotogrammi. In effetti nei miei racconti, quasi sempre, tutto confluisce in una sorta di “buco nero” che dilata solo nel pensiero dei personaggi un tempo narrativo anche lunghissimo, e attrae al contempo dentro di sé tutto il significato di vicende che possono essere le più varie. Racconto dunque come massima concentrazione “fotografica” su un nodo che la vita ha lungamente preparato.

Per quanto mi riguarda dico che questo libro è dedicato alla vita. “qua sine proposito vaga est” agganciando a questa un’altra citazione poetica con cui termina il racconto “La roba”: “La vita era questo scialo di trita roba fatta e accumulata. E anch’io ero inventariata”.

 

3 ) Fai parte degli autori cosiddetti “puristi”, coloro che scrivono solo poesia o solo prosa, o ti dedichi a entrambe?

In caso affermativo, come interagiscono in te queste due differenti forme espressive?

 

Sono un’ambidestra, scrivo sia in prosa che in poesia. Alcune mie opere partono con la prosa e finiscono con la poesia, come il racconto il “Madonnaro” nel quale prendo a prestito la figura dell’artista di strada per esporre la mia poetica, il mio predicar poesia fuori dai circoli e dalle accademie, il mio seminare “pietre di inciampo”.

Si è detto che in Grumi sciolti il mio linguaggio è poetico senza cessare di essere narrativo, e diventa quasi una inattesa via di mezzo, per cui un lettore può seguire il filo delle storie – e anche una loro struttura dispositiva di insieme – ma può anche se lo vuole aprire il libro casualmente, e godere la suggestione di una scrittura che anche di per sé, anche separata dal suo compito di “seguire un filo”, non cessa mai di produrre sorprese. Perché come una musica più l’ascolti e più ti entra dentro. In effetti la mia aspirazione più che esser “letta” è quella di esser “riletta”.

 

4 ) Quale rapporto hai con gli altri autori? Prediligi un percorso “individuale” oppure gli scambi ti sono utili anche come stimolo per la tua attività artistica personale?

Hai dei punti di riferimento, sia tra i gli autori classici che tra quelli contemporanei?

 

Sono molto aperta al confronto e amo le “contaminazioni” cioè eventi performanti in cui la letteratura incontra e si completa con altre discipline: dalla musica, alla poesia, alla pittura fino alla danza. Alcuni libri infatti sono diventati veri e propri spettacoli, ad esempio Passi sui Sassi è diventato “Accordi di versi: quattro mani di donne al pianoforte” oppure “Ostinato” ha dato luogo a una pièce dal titolo “Ostinati per la vita” a favore di un’associazione per la lotta contro il cancro. Insomma mi lascio trasportare in esperienze in cui cerco di coinvolgere il pubblico da vicino, scrivendo anche atti unici che poi diventano parte di un percorso artistico più ampio.  Accade così che immagino, partendo da fonti autentiche, dialoghi fra personaggi del passato, come Michelangelo e il suo Mosè, oppure Vasari con Mecenate. Da ultimo sto lavorando ad un progetto sulle cantiche della Divina Commedia in cui faccio entrare in contraddittorio Dante con alcuni suoi personaggi. In “Noi che non siam Francesca” tutte le donne dell’inferno a cui il Sommo Poeta non ha dato la parola si ribellano e reclamano favella; in “Incasellar Casella non si porìa” il noto musicista amico dell’Alighieri rivendica la libertà dell’arte contrapposta al concetto rigido di “libero arbitrio”.

Inutile dire che Dante è un autore che non si finisce mai di studiare, in Dante c’è già forse tutto, o almeno quello che per me è “il sugo” della storia.  

 

5 ) L’epidemia di Covid19 ha modificato abitudini, comportamenti e interazioni a livello globale.

Quali effetti ha avuto sul tuo modo di vivere, di pensare e di creare?

Ha limitato la tua produzione artistica o ha generato nuove forme espressive?

 

Con questa viralità bisogna imparare a convivere, ancorché adottando misure di sicurezza. Grumi sciolti è nato in piena pandemia: era pronto e non ha voluto rinvii. Anzi il giorno della sua uscita sono state riaperte per decreto le librerie, mi sono detta che era un segno. Grumi gridava di venire al mondo con tutta la gioia che un figlio alita al momento del parto, questo era il suo tempo e doveva affrontarlo. Ho continuato e continuo a scrivere, a trovare forme in cui “predico” il mio modo di far bellezza.

Se la presenza resta ovviamente la modalità di elezione, si può inventarsi altri modi di stare insieme dai collegamenti web, alla radio fino alla televisione. L’importante è “uscire”.

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Cinzia Della Ciana, originaria di Montepulciano, esercita la professione di avvocato in Arezzo dal 1991 (materie prevalenti diritto del lavoro e di famiglia); la sua formazione è sia giuridica che musicale (avendo eseguito gli studi pianistici col Maestro Carlo Alberto Neri del Conservatorio di Perugia). Il suo esordio in narrativa è con il racconto “Lacrimosa” con il quale si qualifica tra i vincitori di Racconti nella rete 2014 e viene inserita nell’omonima raccolta (Nottetempo, 2014); contemporaneamente esce Quadri di donne di quadri (Aracne 2014), una raccolta di racconti incentrati su figure femminili, per la quale viene premiata anche a Parigi nel 2015. La ricerca dell’autrice di leggerezza fra le note viene sperimentata, ancora in prosa, con la raccolta pluripremiata di racconti umoristici Solfeggi che, nell’aprile 2018, esce per i tipi di Helicon Edizioni, prefata da Andrea Scanzi.  Nell’aprile del 2019 pubblica (Helicon Edizioni) la raccolta di poesie dal titolo Ostinato – Suite in versi una vera e propria partitura poetica. A distanza di un anno Della Ciana torna al primo amore, i racconti, con la raccolta Grumi sciolti (Helicon Edizioni 2020) che al suo interno ospita racconti già premiati da inediti in vari concorsi. È socia dell’Accademia delle Arti e delle Scienze e delle Lettera Francesco Petrarca di Arezzo. Recentemente è stata insignita del riconoscimento “Eccellenza Donna Italia 2020” al Premio Internazionale “La Città della Rosa”, nonché le è stato attribuito il 4.9.20 in Poppi il Premio d’onore per La Poesia alla 45^ edizione del Premio Casentino.
 
 
 

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