A TU PER TU – Rebecca Lena

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“Amo la frammentarietà delle forme brevi, libere di cambiare direzione in qualsiasi momento, di saltare un po’ovunque nello spazio e nel tempo etereo, fuoriuscire in modo lento e magmatico, oppure esplodere viscosamente in blocchi, lapilli e ceneri”, scrive Rebecca Lena in una delle risposte all’intervista.
Il titolo del suo libro è Racconti della Controra, e nella definizione non c’è solo un’indicazione cronologica. C’è una presa di posizione, una collocazione spazio-temporale, un modo di osservare il mondo e se stessa in relazione ad esso. La questione non è solo essere “contro” (sarebbe troppo agevole e forse inutile).  Consiste piuttosto nell’andare verso il mondo esterno senza snaturarsi. È una maniera di dirsi, di raccontare quella parte di sé che altrimenti resterebbe muta. I racconti del libro nascono dal blog dell’autrice, molto curato, attento anche all’importanza della dimensione iconografica. L’espressione di Rebecca Lena è ampia, a tutto tondo, e soprattutto è frutto di un modo di essere alieno ai facili compromessi. L’intervista offre molti spunti. Uno di quelli che mi ha maggiormente colpito, anche perché ricorda un racconto che ho scritto anni fa, è quello descritto da queste parole dell’autrice: “La scrittura breve sparge i pensieri su piani multidirezionali, senza organicità, senza progetto, forse in modo meno comprensibile, ma fieramente disobbediente. Le lettere sono state realmente consegnate, soprattutto a persone che non conoscevo, talvolta inventate e “riconosciute” nella folla, altre incontrate un giorno e ritrovate volontariamente. Insomma le consegno, come in una performance metaletteraria, in cui io stessa sono fessura nella membrana della finzione”.
È la prova che la realtà e la fantasia sono due volti della stessa luna, ed è un ulteriore incentivo a scoprire di più, del libro e dell’autrice.
Buona lettura, IM

 

A TU PER TU
UNA RETE DI VOCI

 racconti della controra libro

 

5 domande

a

Rebecca Lena

 

1 ) Il mio benvenuto, innanzitutto.

Puoi fornire un tuo breve “autoritratto” in forma di parole ai lettori di Dedalus?

 

Nel mio autoritratto vedo un poliedro rotante con molte facce differenti. A primo impatto sono tantissime, l’una profondamente diversa dall’altra, nella testura, nell’area, nell’irregolarità.

L’osservatore che vuol contarle – prima di tutto me stessa nei miei slanci extracorporali – vi si approccia nel buio con un lumino, studia ogni faccia che, ruotando, gli si presenta davanti, ne conta 1, 2, 5, 16…ma a poco a poco comprende di essere caduto in inganno; un vizio di forma infatti scompone ogni spigolo del poliedro rimescolando la composizione al compimento di ogni rotazione (questo rimescolio avviene sempre nella zona d’ombra). Pertanto l’osservatore potrebbe rimanerne incatenato in un loop ossessivo, e il conteggio di ogni faccia, apparentemente vista di nuovo per la prima volta, non giunge mai a termine.

 

2 ) Ci puoi parlare del tuo ultimo libro (o di un tuo lavoro recente che ti sta a cuore), indicando cosa lo ha ispirato, gli intenti, le motivazioni, le aspettative, le sensazioni?

Cita, eventualmente, qualche brano di critica che ha colto l’essenza del tuo libro e del tuo lavoro più in generale.

Particolarmente gradita sarebbe, inoltre, una tua breve nota personale sul libro (o sull’iniziativa artistica). 

Qualche riga in cui ci parli del tuo rapporto più intimo con questa tua opera recente.

 

Racconti della Controra è il mio primo (e spero non ultimo) libro, una raccolta di storie e scritture brevi che risale al 2017, edito da Talos Edizioni. Nasce dall’attività del blog omonimo che questo mese ha compiuto esattamente 8 anni. Si tratta di un calderone di storie e ipnosi varie, alcune molto sperimentali, altre narrative e concatenate l’una all’altra. Il tempo e il dubbio sono due dei temi fondamentali. La Controra non è altro che il momento in cui il corpo giace paralizzato, per l’afa intorno e per il dubbio universale che sopraggiunge, il sole è allo zenith, ingoia le ombre dei vivi, così che possano temere di esser morti all’improvviso.

Attualmente l’attività “della Controra” continua attraverso il blog, ma si concentra su altre forme brevi di scrittura: le lettere (specialmente a sconosciuti che consegno realmente) e quello che mi viene da chiamare “mattoncini”, ovvero testi brevi, 1000-1700 caratteri circa, autoconclusivi, a volte narrativi, altre totalmente irrazionali, una sorta di zibaldone di sogni in cui ogni elemento subisce un cesellato lavoro di selezione linguistico-ritmica. Volgarmente li potrei considerare dei “post”, a cui spero di attribuire un qualche tipo di nobilitazione.

Ognuno è accompagnato o “guidato” da un lavoro fotografico che ne espande l’interpretazione. Le foto non sono mai illustrazione, ma viaggiano sullo stesso binario del testo con un linguaggio e un intento diverso, spesso arrivando dove il testo non riesce.

Come ribadisco quotidianamente “amo la frammentarietà delle forme brevi, libere di cambiare direzione in qualsiasi momento, di saltare un po’ ovunque nello spazio e nel tempo etereo, fuoriuscire in modo lento e magmatico, oppure esplodere viscosamente in blocchi, lapilli e ceneri. La scrittura breve sparge i pensieri su piani multidirezionali, senza organicità, senza progetto, forse in modo meno comprensibile, ma fieramente disobbediente.”

Le lettere sono state realmente consegnate, soprattutto a persone che non conoscevo, talvolta inventate e “riconosciute” nella folla, altre incontrate un giorno e ritrovate volontariamente. Insomma le consegno, come in una performance metaletteraria, in cui io stessa sono fessura nella membrana della finzione.

 

Riporto con piacere qualche commento di diversi lettori che sono passati su “Racconti della Controra”, preferisco i brevi commenti spontanei alle recensioni; questa forma di scrittura su blog permette un dialogo continuo, vivo, con il lettore, il quale non è “passivo” di fronte a ciò che gli viene proposto, a volte suggerisce, muta il sentimento dello scrittore stesso che, in corso d’opera, migliora, aggiusta, e ne prende ispirazione.

 

“Queste foto e parole emozionano, sono come una seconda pelle che è proprio quella che racconti, una guaina per il tuo corpo e per la tua anima.”

“Scrittura raffinata signora, molto precisa, si sente la cura ma non c’è solo quello. L’intuito del nascosto,  del tra le righe, il senso di una storia che incredibilmente potrebbe completare anche chi legge…ecco questo lo trovo straordinario.”

“Mi chiedo quanto tempo e quante revisioni servano per elaborare uno scritto del genere, che è il tuo, che piace e non ha un punto che stia lì per fare solo il punto. E poi se ti sporchi le mani di inchiostro o di matita o ti sporchi gli occhi direttamente sul monitor. E poi, si immagina tutto ciò che non si può vivere o non si è ancora vissuto, compresa la fine o l’inizio di quel tutto, serve a questo l’immaginazione ed è una cosa che penso, non che mi chiedo.”

“Ciò che apprezzo molto dei tuoi posto è il misto tra lettura e fotografia. Immagini e testo si completano, sono come parte di un tutto inscindibile.”

Scritto denso come le immagini che, essendo prodotte da te, acquistano una valenza superiore. Scritto complesso e seducente su una possibile filosofia di vita, anzi ritengo questo articolo un testo di filosofia vero e proprio, ermetico si scioglie grazie alle immagini per poi condensarsi nuovamente sul significato profondo della parola.”

“Vedo in ogni tua parola una formula magica che compie un miracolo”

 

A volte, paradossalmente i commenti stessi diventano estensioni delle mie parole, prendono vita come in una mitosi cellulare, e sopravvivono come nuove entità. Potrei definirla una sorta di scrittura “interattiva”, in senso comunitario. Non a caso questo fenomeno, del tutto spontaneo, è nato nei mesi di Aprile e Maggio 2020, quelli in cui la libertà individuale è stata minima, e la collettività virtuale massima:

 

“Non posso fare a meno di notare che la tua Prosa Poesia tende asintoticamente attraverso il dualismo Corpo Mente delle tue fotografie al Silenzio con un moto rettilineo uniforme. Ti prego Non implodere e diventare polvere di coscienza.”

 

“Le tue parole danzano a ritmo di respiro, fluidamente segnano il denso scorrere del sangue. Mi incarto quando scopro che le emozioni sono artefatto superficiale, quando ho sempre sentito nelle emozioni stratificazioni quasi geologiche dell’anima che sedimentano anche se come magma attendo movimenti improvvisi di placche per riemergere.”

 

“Bellissimo nella sua tensione e intensità. Una molla che si carica, un orologio segreto che segna un tempo per chi ascolta, è attento, preso.”

“Esiste una sensualità della Parola, nella Parola.

Ogni atto mosso da passione è, per sua natura, “erotico” nel senso etimologico del termine.

Di più, e prima: l’erotismo è il modo in cui il bambino si relaziona al mondo; il modo in cui l’essere umano considerato nella sua condizione più pura e primigenia aderisce al (e interagisce col) mondo.

La dimensione erotica è in ogni esperienza vissuta densamente, ed ha il potere di trasformare le idee in “cose”. Del pari, una scrittura che sia essenzialmente erotica, immediatamente dona forma e consistenza tellurica alla frale e aerea essenza dei pensieri.”

 

3 ) Fai parte degli autori cosiddetti “puristi”, coloro che scrivono solo poesia o solo prosa, o ti dedichi a entrambe?

In caso affermativo, come interagiscono in te queste due differenti forme espressive?

 

Il purismo è molto lontano dalla mia espressività. La commistione di grammatiche e generi letterari sta proprio alla base del mio intento stilistico. Molti hanno definito i miei scritti come “poesie orizzontali”, non so se sia davvero un termine che mi piace, ma posso immaginare che si riferisca alla dinamica ritmica e sonora da cui mi lascio guidare nella composizione, a volte troppo inusuale per un testo prosastico. Penso che leggere i miei testi possa essere accostato all’atto del camminare su di un terreno sconnesso, o un pavimento le cui piastrelle traballano sul vuoto (cosa che non sempre può piacere al lettore frettoloso); nella pratica è come se scrivessi poesia e prosa insieme, e l’unica differenza fra le due è la scelta o meno di andare a capo.

A dire il vero non amo troppo la poesia contemporanea per una semplice ossessione tipografica. Vedo lo spazio bianco come un vuoto/pieno – a seconda dell’umore – che “divora” i versi lateralmente. Preferisco quindi integrare la poesia all’interno di una composizione di parole più omogenea, orizzontale, quella della prosa, che dà protezione e, forse, conforto.

 

4 ) Quale rapporto hai con gli altri autori? Prediligi un percorso “individuale” oppure gli scambi ti sono utili anche come stimolo per la tua attività artistica personale?

Hai dei punti di riferimento, sia tra i gli autori classici che tra quelli contemporanei?

 

Il rapporto con gli autori contemporanei emergenti è piuttosto vigile, anche all’interno di piattaforme per “scriventi” come WordPress, quindi leggo e sono molto attenta ai lavori altrui, molti dei quali sono stati sicuramente d’ispirazione.

Tuttavia questo rapporto rimane confinato dentro ai limiti del virtuale, che forse è anche comprensibile per chi scrive e per chi legge, le cui attività sono sempre frutto di un processo che nasce nella solitudine. Non mi dispiacerebbe affatto avere la possibilità di interagire e confrontarmi con altri scrittori in presenza, magari in fisicità, attraverso il linguaggio della performance, e solo in essa. (Non amo la lettura ad alta voce, né tutte quelle forme di collettività che ruotano intorno ad essa, come le presentazioni di libri. Ritengo la lettura come un rito silenzioso da compiersi senza l’uso del suono.)

Ogni scrittore è un sistema cosmico a sé stante, l’incontro con l’altro è pur sempre l’incontro con una nuova solitudine ellittica; i due sistemi si possono attrarre o respingere, per effetto di forze fisiche naturali, ma non si scontrano, né si toccano mai, se non nella dimensione immaginifica.
Negli autori classici non possono mancare certi amori fondamentali che risalgono ormai ai tempi del liceo: Pascoli, nella sensibilità, Pirandello dal punto di vista dello frantumazione dell’identità individuale, Kafka, Montale. Cortàzar nella sintassi e nella scelta linguistica. Pessoa nei vasti maelström neri (Il libro dell’inquietudine è tra i miei libri preferiti, tendo a leggerne un frammento in momenti speciali, senza finirlo, così che possa farlo durare un po’ tutta la vita). Quando voglio ritrovare bellezza nei pensieri ripasso certe poesie a memoria, sempre le stesse: L’Assiuolo, Il Brivido, di Pascoli; Forse un mattino andando in un’aria di vetro, Non chiederci parola, Spesso il male di vivere ho incontrato, di Montale; Il canto dell’odio, di Olindo Guerrini (lo declamava sempre mio nonno).

 

5 ) L’epidemia di Covid19 ha modificato abitudini, comportamenti e interazioni a livello globale.

Quali effetti ha avuto sul tuo modo di vivere, di pensare e di creare?

Ha limitato la tua produzione artistica o ha generato nuove forme espressive?

 

Come ho lasciato intendere precedentemente, l’epidemia mi ha permesso di implodere per aprirmi ad una dimensione interiore nuova, che non appartenesse solo a me.

Scrivere e fotografare poi sono state le uniche vie di sopravvivenza, sola e segregata sulle colline, lontana da ogni tipo di affetto. Il rapporto con i lettori-scrittori, attraverso il canale virtuale, mi ha dato l’occasione di sperimentare un dialogo vivo di confronto, sul quale plasmare il mio linguaggio sia sul piano dell’espressione che del contenuto, non tanto in cerca di approvazione, ma nell’intento di sintesi superiore di me stessa, di potenziale “condivisibilità”. Ho lasciato da parte le mie emozioni “fasulle”, quasi spogliandomi degli strati più superficiali, per soffermarmi sull’universalità del sentire, in fondo alle ossa, dove non sono più io, ma solo espansione – spero – di chiunque.
who is tondo

 

BIOGRAFIA 1:

Nasce a Prato nel 1992. Durante la formazione scientifica si approccia per la prima volta alla fotografia e alla musica, iniziando a suonare il basso; dopo la maturità ha accesso al corso universitario in Design Industriale presso l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche durante il quale approfondisce diverse vie di espressione: la fotografia, il video, il disegno, la scrittura (nata per gioco, durante le lezioni universitarie). Dopo la laurea in Design frequenta un corso di formazione per Videomakers e inizia una carriera da freelance come videomaker e fotografa. Per tre anni insegna alla scuola secondaria e attualmente studia anche Lettere Moderne. Pubblica il primo libro “Racconti della Controra” nel 2017, edito da Talos Edizioni. Nel 2018 esce il primo album della sua band alternative rock “God of the Basement” (in produzione il secondo previsto per il 2021).

 

BIOGRAFIA 2:

Classe 1992, laureata in Design della comunicazione, attualmente è studente di Lettere Moderne. Lavora freelance come fotografa/videomaker, e come supplente nella scuola Secondaria. Il primo libro, “Racconti della Controra” (edito da Talos Edizioni e pubblicato nel 2017) prende il nome dall’omonimo blog raccontidellacontrora.com che ad oggi continua a proporre testi brevi in prosa “poetica” accompagnati da lavori fotografici.

Bassista nella band fiorentina alternative rock “God of the Basement”, al momento è impegnata nella realizzazione del secondo album (il primo, omonimo, pubblicato nel 2018 con l’etichetta Alka Records).
Pellegrina da sempre, nel 2018 ha percorso a piedi 730 km, dalla Toscana alla Puglia, nel 2019 è stata la volta di Santiago De Compostela (900 km), ritrova nell’atto del camminare e nel valore della lentezza il proprio equilibrio esistenziale.

 

2 pensieri riguardo “A TU PER TU – Rebecca Lena

    Stef555 ha detto:
    28 dicembre 2020 alle 14:08

    Difficile seguire il linguaggio ma molte frasi creano riflessione. A me leggere ad alta voce piace e se chi legge interpreta mi abbandono al sogno e al contesto del libro. Grazie

      Ivano Mugnaini ha risposto:
      28 dicembre 2020 alle 14:23

      Grazie a te per la lettura e per il commento

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