A TU PER TU – Serenella Menichetti

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Credo proprio che Serenella Menichetti, da abile cuoca – che non disdegna neppure, poi, di gustare lei stessa i manicaretti – abbia trovato i giusti ingredienti. Il giusto atteggiamento per preparare tutto con estrema cura ma senza l’ossessione di sbagliare, magari mettendo un pizzico di sale o di pepe in più. Cucina con occhio e mana attenta, ma intanto si gusta le risate dei nipoti, il passaggio dei vicini, magari anche di quella pettegola e di quello vanesio, e un’occhiata la dà anche al di là dei vetri, ai colori del tramonto, al sole, alla neve, alla vita che scorre.
Fuor di metafora, e abbandonando seppure a malincuore l’odorosa cucina, si può dire che la Menichetti, nei racconti e nelle poesie, nei versi e nella narrativa, si diverta a descrivere il mondo che vede. Credo che la parola chiave sia proprio “divertimento”. Che non significa affatto scarsa cura, o espressioni sciatte e approssimative. Anzi, è il contrario. Come in ogni gioco che si rispetti, l’impegno, la volontà, la determinazione a fare sempre meglio, sono parte integrante del meccanismo e del progetto, del senso innato dell’attività. La Menichetti ci tiene a ribadire che ciò che scrive è frutto di pura fantasia. Ed è sicuramente vero. Ma è interessante e suggestivo rilevare quanto l’invenzione somigli alla realtà, quanto possa servire a scorgere, attraverso uno specchio, le meraviglie (come Alice) ma anche le miserie di questo nostro tempo e di una tempo che non c’è, e quindi assume valore universale.
Si diverte, la Menichetti a mettere un po’ di sana cattiveria in ciò che scrive. Tornando agli amati fornelli, potremmo dire che a volte getta nella pietanza, con un sorriso, un grammo in più di peperoncino. Ma solo perché sa che non può fare male più di tanto. Anzi, a volte fa bene. Favorisce la circolazione, del cervello e di altri organi fondamentali. Ama le salse agrodolci, l’autrice. Mette un po’ di cattiveria nella bontà e viceversa. L’effetto è favorevole: rende le pietanze, letterarie s’intende, meno prevedibili, spesso stuzzicanti. In versi e in prosa racconta la vita, senza pretendere di offrire risposte né verità. Gioca, con serietà, a parlare di ciò che non è ma potrebbe essere e di ciò che è ma potrebbe non apparire per quello che è. La Menichetti ama la libertà, senza scordarsi i diritti degli altri, degli ultimi soprattutto, dei perdenti, degli sconfitti; e ama i sapori speziati che tuttavia non bruciano e non rovinano le papille gustative. Le sue Trame sono bucate ma solo per lasciare cogliere, nei profili, tra gli spazi, sprazzi di mondi possibili: “Osservavo, chiedevo, immaginavo. Soprattutto immaginavo. Tutto questo mi ha permesso di interiorizzare i vari comportamenti delle persone. Ed in seguito di cucirli addosso ai miei personaggi. Le mie storie non sono mai storie vere. Mi annoierei a morte a scriverle. Mi diverto a creare storie inedite, fantastiche, a volte pure surreali”.
Surreali. Come la vita, in fondo.
IM
A TU PER TU
UNA RETE DI VOCI

 Trame bucate - Serenella Menichetti - Libro - CTL (Livorno) - | IBS

 

5 domande

a

 Serenella Menichetti

 

1 ) Il mio benvenuto, innanzitutto.

Puoi fornire un tuo breve “autoritratto” in forma di parole ai lettori di Dedalus?

Grazie dell’ospitalità

Sinceramente non mi è mai piaciuto parlare di me. Ci sono delle volte che mi odio moltissimo. Ma dal momento che questa domanda mi viene spesso formulata risponderò con una specie di biografia da me preparata per simili occasioni.

Mi chiamarono Serenella. Significato Lillà . Era un freddo 17 Febbraio del 1950 Ci volle un bel collante per appiccicarmi addosso quel nome.

Spinosa come ero assomigliavo più ad un cactus. Mi scrollai dalle spine e mi adeguai. Mai raggiunsi la bellezza del fiore di Lillà.

Cercai la serenità nella circonferenza del cerchio. Girai in lungo ed in largo ogni sillaba. indossai la muta da sub e mi immersi.

-Dove?-– Ma nel mio nome.-

-Perché?- -Per cercarmi.-

Rimasi sul fondo finché non mi trovai.

Riemersi dopo lunghi giorni.

Presi carta e penna e mi raccontai.

 

2 ) Ci puoi parlare del tuo ultimo libro (o di un tuo lavoro recente che ti sta a cuore), indicando cosa lo ha ispirato, gli intenti, le motivazioni, le aspettative, le sensazioni?

Cita, eventualmente, qualche brano di critica che ha colto l’essenza del tuo libro e del tuo lavoro più in generale.

Particolarmente gradita sarebbe, inoltre, una tua breve nota personale sul libro (o sull’iniziativa artistica).

Qualche riga in cui ci parli del tuo rapporto più intimo con questa tua opera recente.

 

La mia opera letteraria è una raccolta di 21 racconti scritti in tempi diversi. I personaggi, molti di cui figure femminili, sono uomini e donne tormentate, sofferte. Essi nascono dall’impatto con la vita, dalla conoscenza e consapevolezza di un mondo sofferente. Diversi sono costretti nel dramma di una scelta, di una decisione improcrastinabile.

In questi miei scritti il messaggio  è la denuncia dell’ingiustizia e della discriminazione verso le figure più deboli. Ognuno di noi è unico e va accettato per quello che è, senza pregiudizi né stereotipi.  Per eliminare qualsiasi pregiudizio, dovremmo cercare di conoscere l’altro. Provare a mettersi nei suoi panni. Un altro messaggio riguarda l’accettazione del sé che troppo spesso è carente, perché la società ci offre dei modelli comportamentali al di la dei quali, ci sentiamo diversi, sbagliati. Credo che dovremmo accettarsi per quello che siamo e farsi accettare, perché questo è l’unico motore capace di dare quella spinta che ci aiuta ad uscire da certi tipi di situazione.

Il titolo Trame bucate, in questo caso, assume una connotazione  positiva.

La trama è bucata perché è fatta di nodi di maglie, che lasciano fori, interstizi quasi impercettibili nel ritmo della tessitura. Il buco è per sua stessa natura mancante e, come ogni vuoto, anziché elemento difettante può essere letto nei termini di un invito alla libertà, all’unicità. Alla possibilità di aggiungere maglie. Di cambiare filato, di tessere nuovamente. Ogni racconto ha una trama. Ognuno ha la trama che la vita ha tessuto per lei; Ogni persona può attuare cambiamenti alla propria trama. Trama viene da trans-meare: passare di là. Solo attraversando con i filati i buchi della nostra esistenza potremmo salvarci.

Dalla recensione della Professoressa Claudia Fiorentini

Persone e fatti, descritti magistralmente, tratteggiati con poche righe e parole scarne, per narrare, spesso, una vita intera. Storie, che raccontano rapidamente di persone a cui si vorrebbe spesso tendere una mano o offrire una parola di conforto.

Il femminile è preponderante, non solo perché molte sono vicende di donne, ma perché ci sono accoglienza e accettazione, passività e ascolto e remissività. Rari i tentativi, o i desideri, di riscatto attivo da una vita che colpisce, talvolta duramente, e a volte condanna. La speranza è un barlume, un baluginio, un sussurro come quello delle note del violino di Lucia che «Comprese che d’ora in poi avrebbe dovuto amarsi di più e soprattutto proteggere la Lucia che era. La sua sensibilità e dolcezza erano un valore aggiunto» oppure, e ancora, come la voce di Claudio che, dopo aver rivissuto nell’incubo le sofferenze di tutte le donne perseguitate nel mondo perché donne, trova la forza non di uscire allo scoperto (sarebbe troppo), ma di lasciarsi trovare e riconoscere: «Lei mi aveva trovato, finalmente mi aveva riconosciuta! La voce mi uscì dal petto rauca, poi sempre più chiara “Mamma sono qua! Sono io, la tua Claudia”».

 Dalla prefazione dello scrittore Ivano Mugnaini

Le caratteristica che emerge con maggiore forza e nitidezza dalla lettura dei racconti è la curiosità. Non si tratta di smania voyeuristica. L’osservazione del mondo e delle persone è sempre partecipata, sempre disposta a guardare il volto scavato e rugoso del vero senza giudicare, senza pontificare; senza tuttavia smettere mai, allo stesso tempo, di auspicare un miglioramento, quel gesto, quella parola schietta che migliora le cose e rende la vita più vivibile.

       Il suddetto atteggiamento dell’autrice colloca le storie narrate in quella zona di confine tra realtà e immaginazione, tra registrazione attenta e puntuale di situazioni reali (o comunque verosimili) e rielaborazione fantastica, a tratti onirica. Il linguaggio di Trame bucate è lineare ma mai scarno. Si ricerca l’essenza, il succo, ciò che esprime lo stato d’animo reale. I dialoghi sono credibili, consci della rude e scarna distrazione o aggressività con cui spesso ci esprimiamo, non di rado nei confronti delle persone a noi più vicine.  L’autrice li registra con cura, aggiungendo magari ricordi di frasi che ha realmente udito o sognato. Ne deriva la descrizione di un mondo la cui collocazione spazio-temporale è allo stesso tempo definita e sfumata. I riferimenti alla Toscana si mescolano a paesaggi che hanno corpo solamente nell’immaginazione. Ed è questo il meccanismo che rende le storie scorrevoli ma anche in grado di favorire pensieri e riflessioni: la commistione, ben dosata, tra il vero e l’onirico.

Dalla prefazione della poetessa Antonella Iacoponi

Trame bucate: ecco il titolo perfetto, che ci accoglie e ci dà il benvenuto, come un compito maggiordomo, il quale fa gli onori di casa.

Si tratta di trame bucate, in quanto spesso intrecciate le une alle altre, intrise di rimandi, di richiami tra le storie, i personaggi, i luoghi. Ogni richiamo, ogni collegamento è un invito a entrare in un mondo così unito e pur così variegato, colmo di personaggi, di avventure, di tematiche. Un universo tutto da scoprire, nel quale possiamo introdurci, passando appunto da un forellino, facendoci perciò piccoli,  piccoli, come il narratore popolare, nei romanzi e nelle novelle di Giovanni Verga, inserendoci nel vivo delle narrazioni, per ascoltare, curiosare, commentare…

La molteplicità di echi, di rimandi, rievoca alla mente la figura della ninfa Eco, che mai riuscì a vivere il proprio amore. Anche in queste storie, l’amore è presente, anzi, preponderante, in ogni sua declinazione.

Ogni eco rimanda ad un’altra, e così via, in un intreccio infinito, per risalire dal molteplice all’uno, dai tanti racconti, alla perfetta unità della raccolta.

 

3 ) Fai parte degli autori cosiddetti “puristi”, coloro che scrivono solo poesia o solo prosa, o ti dedichi a entrambe?

In caso affermativo, come interagiscono in te queste due differenti forme espressive?

Devo dire che negli ultimi tempi mi dedico ad entrambi. Mi sono resa conto di trovare piacere a scrivere l’una e l’altra. Mentre la poesia mi permette di rispondere velocemente ad un’urgenza. La prosa avendo bisogno di un’architettura diversa, mi da agio di diluire nel tempo, il mio pensiero e la mia fantasia.  Devo creare i personaggi, collocarli in un ambiente e dar loro un nome e vita.  In realtà i personaggi abitano dentro di me, e chiedono di uscire. Vengono fuori con il loro bagaglio. Molti, hanno le caratteristiche vere o immaginate, degli innumerevoli personaggi,  incontrati nel mio percorso. Colui che scrive, di solito, è stato sempre un essere curioso. Mi ricordo che da bambina, mi interessavano molto i comportamenti di ogni essere umano. Osservavo, chiedevo, immaginavo. Soprattutto immaginavo. Tutto questo mi ha permesso di interiorizzare i vari comportamenti delle persone. Ed in seguito di cucirli addosso ai miei personaggi.  Le mie storie non sono mai storie vere.  Mi annoierei a morte a scriverle.  Mi diverto a creare storie inedite, fantastiche a volte pure surreali.

 

4 ) Quale rapporto hai con gli altri autori? Prediligi un percorso “individuale” oppure gli scambi ti sono utili anche come stimolo per la tua attività artistica personale?

Hai dei punti di riferimento, sia tra i gli autori classici che tra quelli contemporanei?

Conosco personalmente diversi autori, scambi veri e propri non ce ne sono mai stati. Direi che gli stimoli li ho presi e continuo a prenderli dalla lettura di libri. In età giovanile ho letto moltissimo. Soprattutto classici. Ero molto appassionata della letteratura russa e anche di quella francese. Adesso leggo un po’ di tutto. In questo momento mi piace molto Murakami Aruki.

 

5 ) L’epidemia di Covid19 ha modificato abitudini, comportamenti e interazioni a livello globale.

Quali effetti ha avuto sul tuo modo di vivere, di pensare e di creare?

Ha limitato la tua produzione artistica o ha generato nuove forme espressive?

L’epidemia limitando i miei spostamenti, mi ha regalato diverso tempo da trascorrere a casa. Ho approfittato di questo per dedicare più tempo alla scrittura ed alla lettura. In questa clausura ho scritto due sillogi di poesia “LEN TA MENTE” e “ DUE DONNE IN POLTRONA” quest’ultima con la scrittrice ed amica

Ombretta Mariotti. Ho pubblicato “Trame Bucate” e sto scrivendo un romanzo ambientato a Cascina che prende in esame diversi piani temporali. “IL CERCATORE DI RICORDI” Titolo soggetto a revisione. Sono quasi alla fine e spero possa essere in edicola i primi di marzo.

Sciogliere dei nodi e avere dei momenti di liberazione.    Molte volte si scrivono ricordi che ci portiamo dietro da tempo.

carta 5

 

Serenella Menichetti Vanni ha insegnato per 35 anni alla scuola dell’infanzia.Scrive poesie e racconti e si occupa di letteratura per l’infanzia. Collabora con il blog “Alla volta di Léucade”. Membro di Wikipoesia ha all’attivo diverse raccolte poetiche, due libri per l’infanzia e un libro di racconti. Ha conseguito innumerevoli premi di poesia e narrativa classificandosi ai primi posti. Primo premio Concorso Clemente Rebora. Secondo premio al Concorso Giovane Holden ed Iplac. Selezionata al prestigioso concorso Camaiore, partecipa attivamente ad incontri letterari,letture ed incontri di poesia.

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