Giorno: 29 gennaio 2021

La filosofia del sole – di Michela Zanarella . Recensione e intervista

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La filosofia del sole, Michela Zanarella, Edizioni Ensemble, 2020

“Nominare tutte le cose / anche le più dolorose / luce / e chiamare nettare la vita / a ogni respiro”. I versi iniziale della seconda poesia del libro di Michela Zanarella sono ineludibili. Se ne percepisce la verità e quindi colpiscono ancora di più, soprattutto in quest’epoca in cui la tendenza ai crepuscoli e ai coprifuochi, reali e metaforici, dilaga e impera. Vale la pena soffermarci sui vari termini di questa sollecitazione, questa dichiarazione di intenti e di poetica, filosofia da applicare ai pensieri e alle azioni quotidiane. “Nominare le cose” è il fardello e il privilegio della scrittura, dell’arte, della poesia. Dare un nome alle cose le strappa al caos e all’oblio ma richiede anche un esercizio di assoluta immedesimazione, senza trucchi da ciarlatano, senza sconti, senza scorciatoie. Quindi, se si vuole cercare il lato assolato dell’esistere, quello per cui vale la pena alzarsi, vestirsi ed uscire dalle nostre comode case-galera, bisogna nominare tutte le cose, anche le più dolorose, luce. Per farlo non basta desiderarla, bisogna esserlo. Bisogna diventare noi stessi luce. Compito di immenso impegno, percorso impervio. Ma la strada è percorribile, questo libro lo conferma. E, come spesso accade, la meta è il cammino non un luogo preciso in cui arrivare. La ricompensa è quel nettare della vita. Che non è soltanto la gioia, ma l’accettazione del tutto, del bene e del male, del piacere e del dolore. Se riusciremo a fare questo, “non ci spaventeremo della notte / o della polvere che insegna alla terra / l’estensione delle nuvole”.
Come opportunamente ha rilevato Dante Maffia nella prefazione, questo libro rappresenta una svolta, o perlomeno una significativa mutazione di rotta nella scrittura e nel modo di percepire il mondo da parte di Michela Zanarella: “La filosofia del sole rinnova il rapporto della poetessa con il mondo, che muta l’originario sguardo malinconico e a volte addirittura triste, in un qualcosa di dinamico”. L’etimologia della parola “filosofia”, amore per la saggezza, può esserci utile, in questo contesto. Forse la vera saggezza è sapere cogliere “l’alba che confine con il sole”, e viceversa, percependo non solo l’alternanza ma anche la coesistenza di buio e luce. Sapendo che ognuno dei due elementi contrapposti ha senso solo in presenza dell’altro. Facendo riferimento a Mario Luzi, Maffia parla delle “controversie”, anche di quella controversia al cui fuoco siamo costantemente soggetti. “Un attimo, uno solo / accaduto e inaccaduto rifondersi, /finché insensibilmente non c’è altro, / quel fuoco, quell’acqua, quegli elementi”. Il poeta fiorentino parla di rifondersi, quasi un riforgiarsi per rinascere. Michela Zanarella accoglie la lezione e riforgia il suo scrivere all’insegna della ricerca del sole, della luminosità che pervade tutto, anche il dolore. È necessario ripetere questo concetto perché è un punto chiave, un ostacolo da superare, o meglio una porta da aprire tramite un gesto lieve e preciso.
Il linguaggio di questo libro tende all’essenzialità. Prosegue con coerenza, Michela, il processo di sfrondamento degli orpelli per giungere più leggeri a quel punto in cui è più facile guardare, cercare, percepire il mistero. La bellezza del cielo va raccolta da terra, ossia dalla realtà, ci suggeriscono alcuni versi. Di conseguenza è lineare, concreto, il linguaggio. Le “illuminazioni” (termine del tutto consono) non nascono da elucubrazioni o simbolismi complessi. Spuntano, potremmo dire sbocciano, come fiori di campo, senza forzature, senza intricati innesti. E accade che in un vasto prato di versi che ci conducono come viaggiatori verso gli appuntamenti con la luce, ci si trovi di fronte a descrizioni o sintesi di notevole forza, anche estetica: “il cuore è attratto da echi di sole / e l’amore si avvicina / a un’ipotesi di stelle”. La progressione conduce a un crescendo e a quel verso, quella ipotesi di stelle che, oltre ad essere assolutamente apprezzabile per la bellezza dei termini e dei suoni, è anche una sintesi adeguata, potremmo dire “programmatica”. Ipotizzare le stelle vuol dire non solo pensarle, immaginarne la possibilità. Vuol dire crearle, nominarle, dare loro vita nell’attimo in cui noi stessi traiamo energia e sussistenza da loro, in particolare dalla stella per antonomasia, il Sole, quasi sinonimo di vita, per gli umani.
Per istinto, o per scelta, o forse per un connubio tra entrambe le istanze, questo libro alterna affermazioni e ipotesi, dichiarazioni e riflessioni. Vari versi iniziano con “ammettiamo che esista” oppure “ammettiamo che sia”. È ulteriore prova sia del movimento progressivo a cui si è fatto riferimento, dal crepuscolo alla luce, sia di una matura consapevolezza, di un significativo momento di evoluzione che la poetessa sta attraversando e che con linearità trasmette al lettore. Così come esistono i romanzi di formazione, potremmo dire che questa è una “raccolta di formazione”, oltre che un giornale di bordo del viaggio verso le terre della luce. Quelle che non si trovano in lontane Atlantidi o in isole immaginarie, ma sono già dentro di noi, se le sappiamo cercare, individuare e valorizzare. “Magari non basta esistere / per un tratto di stagioni per dire – ho vissuto – / forse serve incontrare il cielo in terra / e l’amore che trasuda dalla morte / forse serve spingere l’anima addosso all’invisibile / senza fingere che aprire gli occhi sia l’inizio”.
Linearità, ma anche la forza che deriva dal sapersi e volersi raccontare con un moto sincero, senza temere di svelare troppo e di esporre parti vulnerabili. La forza deriva dal coraggio di dirsi, di rivelare ciò che davvero si pensa e si sente. Il viaggio di Michela Zanarella prosegue coerente in questa direzione, mi sembra.
Accade così che anche il più delicato e il più complesso e tormentato dei sentimenti, l’amore, trovi possibile espressione nello sprazzo di luce che segue le nuvole di un temporale. Quella luce che sembra nuova, appena nata, o meglio, rinata: “È sorto poco più in là del sole / il nostro destino / giunto dagli occhi del vento. / Respirami accanto / dopo l’aurora ogni giorno / finché la vita compare tra i vigneti / e porta un miraggio / un silenzio un rifesso tra le campagne / come se i grappoli d’uva / fossero figli che spingono sul ventre / pronti a giurare tutto l’amore / che siamo ancora”.

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