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Distanze obliterate

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Distanze obliterate è un bel titolo. Proprio in virtù della sua natura quasi ossimorica: se viene obliterata la distanza non è più tale, muta nome e sostanza, diventa dialogo, avvicinamento, fertile commistione. Perché tutto ciò che è ibrido, polimorfo, è fertile per natura e per definizione.
Non è solo un titolo e non è solo un libro. Distanze obliterate è anche un progetto, anzi una realtà. È portata avanti da Alma Poesia con il sostegno di puntoacapo Editrice. È frutto delle idee di un gruppo di giovani competenti e appassionati ed è un interessante viaggio nel tempo e nello spazio, tra varie generazioni di autori e tra le diverse regioni italiane, percorse sulle onde di Internet, ma anche sui binari delle Ferrovie dello Stato, soprattutto da Alessandra Corbetta che sta accompagnando la sua creatura cartacea per paesi e città, con grande affetto e grande cura.
Il progetto di Distanze obliterate è illustrato qui di seguito nei dettagli, tramite la pagina che ho ricavato dal sito di puntoacapo Editrice.
Copio anche dalla pagina Facebook di Alessandra Corbetta alcune foto della presentazione del libro che si è tenuta a Pisa sabato scorso. Pubblico inoltre la locandina della presentazione che avrà luogo domenica prossima, 17 ottobre, a Livorno; e un riferimento al programma “Poème électronique” previsto a Genova il 16 ottobre.
Buona partecipazione agli eventi, a chi potrà e vorrà, e buona lettura di Distanze obliterate.
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In che modo la velocità della Rete, gli effetti del mediashock e tutte le affascinanti promesse del web – come accorciare le distanze o ridurre i tempi di comunicazione – hanno cambiato il modo di fare poesia e hanno influito sul senso di identità e di relazione di ciascuno? I testi raccolti in questo volume, scritti da poeti nati tra il 1940 e il 1999, provano a tracciare alcune possibili traiettorie di senso per rispondere a questa domanda e fare nascere altre quesiti capaci di alimentare consapevolmente il dibattito intorno a poesia e Rete. Il volume si articola in due sezioni: la prima è dedicata agli omaggi di poeti affermati che hanno concesso alcuni contributi inediti sul tema; la seconda ospita invece gli inediti di poeti che hanno risposto alla call per la composizione del volume e che sono stati ritenuti meritevoli di farne parte dal comitato editoriale di Alma Poesia, che si è occupato anche della stesura di commenti critici che intervallano i testi delle autrici e degli autori proposti. Distanze obliterate. Generazioni di poesie sulla Rete, in un viaggio tra le generazioni, prova a riassumere in sé le diverse accezioni del rapporto poesia-Rete e a restituirle nella forma organica di questo volume, con l’auspicio che possa essere da stimolo e da supporto a studi successivi del fenomeno.

La curatela:
Alma Poesia è un blog di poesia, nato il 4 aprile 2020, fondato e diretto da Alessandra Corbetta; si configura come un progetto editoriale articolato, che si avvale di una redazione composta da persone con percorsi di studio e ruoli professionali differenti, e dell’integrazione con gli strumenti comunicativi offerti dalla Rete. A oggi Alma Poesia, oltre che di Corbetta, si compone della Crew costituita da Valentina Demuro, Francesco Destro, Luca Gamberini, Emanuele Andrea Spano e dei Contributors Alessia Bronico, Giuseppe Cavaleri, Sara Serenelli, Martina Toppi e Sara Vergari. (www.almapoesia.it)

Il caffè letterario Volta Pagina di Pisa, ieri sera ha sentito le voci delle distanze obliterate: voci di generazioni diverse, ognuna con la propria idea di cosa rappresenti la Rete e cosa la Poesia, ognuna pronta a mettersi in ascolto di quella degli altri per crescere, confrontarsi, ampliarsi.
Grazie, quindi, agli autori che hanno reso possibile tutto questo: Fernando Lena, Jonathan Rizzo, Marco Bini e Massimo Del Prete.
A Jonathan un ulteriore ringraziamento per avere organizzato questa bellissima serata con sincero altruismo e al Caffè Volta Pagina per l’attenta ospitalità❗️❤
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 5 persone, tra cui Alessandra Corbetta e Jonathan Rizzo e spazio al chiuso

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 4 persone, tra cui Jonathan Rizzo, persone sedute e spazio al chiuso

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il seguente testo "Reading e presentazione del volume, DISTANZE OBLITERATE (PUNTOACAPO EDITRICE 2021) a cura di Alma Poesia DOMENICA 17/10, ORE 21.00, C/O CAFFE LETTERARIO LE CICALE OPEROSE, C.SO AMEDEO 101- LIVORNO- Interverranno Alessandra Corbetta, Sara Vergari, Francesca Del Moro,Jonathan Rizzo."

“Distanze obliterate” (Puntoacapo Editrice 2021) continua il suo viaggio:
sabato 16 ottobre, ore 20.30, sarà a Genova, all’interno del programma di “Poème électronique”: ne parleranno l’editrice Cristina Daglio insieme a Emanuele Andrea Spano e Roberto Chiapparoli, con un focus sulle nuove tecnologie e la necessità di studiarle in relazione alle forme comunicative, comprese quelle della poesia;
domenica 17 ottobre, ore 21.00, arriva invece a Livorno, presso il Caffè Letterario Le Cicale Operose: con me e Sara Vergari ci saranno gli autori Francesca Del Moro e Jonathan Rizzo.
Ringraziamo Ksenja Laginja, Federico Tortora e Maristella Diotaiuti per l’attenzione e l’accoglienza al nostro progetto.
E vi aspettiamo❗❤

Una danza di cose . Una lettura de “La creta indocile”

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La creta indocile - cover

Pubblico volentieri il commento di Giulia Sonnante, autrice e traduttrice,  al mio libro La creta indocile, perché si tratta di una lettura che abbina immediatezza e indagine attenta, acuta, appassionata. Pone fianco a fianco l’empatia e la capacità di cogliere il dettaglio che racchiude il tutto, l’impalpabile e la concretezza, la danza e le cose.

Grazie a Giulia, e, per chi vorrà, buona lettura,  IM

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La creta indocile, Oèdipus, Salerno, 2018

È già nel titolo il primo contrasto, il sussulto, la prima sorpresa, e gli occhi s’allargano per un istante.
È perché la creta di Ivano Mugnaini è molto poco cedevole, poco arrendevole, come la vita!
Sono versi che vivono, respirano e spingono verso l’esistere nella sua essenza più pura e autentica. Allora indica la direzione, l’autore, la via da percorrere, dal buio verso la luce, e nell’oscurità delle nostre stanze lascia filtrare sempre un barbaglio, un chiarore.
Scopre le nostre fragilità e le accarezza, le abbraccia strettamente. Per questo, il più colpevole dei nostri sensi è l’udito, fisso sul legno della porta “inchiodato, crocifisso, appeso / ad un battito, un tocco ansioso / incerto furtivo: forse il tonfo, / l’incedere cieco del destino / forse il calore, sincero, di una mano” (Il grado zero). Sono queste, davvero, le nostre braccia protese in avanti a sfiorare, quasi disperatamente, altre braccia, altre mani, altri cuori.
Non ci troviamo di fronte soltanto figure umane nelle loro struggenti fragilità ma anche il mondo animale è qui efficacemente rappresentato perché amato.
Gli animali appaiono più saggi e allo stesso tempo più furbi degli esseri umani, Così, sotto lo sguardo ironico e divertito dell’autore, i gatti saltano di verso in verso perché: “Meglio allora il passo lento / regolare, l’appoggio astuto del gatto / che sfiora il ferro e il legno con moto / solo in apparenza uguale” (Come un qualsiasi animale). Ed ancora: “l’urlo mai spento del lupo. / Riconoscerlo affine, vicino / sarà sentire i suoi stessi occhi, /nelle ossa appuntite, tornando magri, leggeri, / nei fianchi e nei passi voraci / ancora affamati di tenerezze / feroci” (Quando verrà l’inverno). E così, i castori diventano metafora di amanti senza tempo: “Solo un rapace ci vedrebbe, /e capirebbe il senso, o forse / ci scambierebbe per folli e strani castori, / prima di virare, indifferente, verso / il suo tratto libero di cielo” (Folli e strani castori).

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“Wait a minute” il nuovo dipinto musicale di Mozez

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“Wait a minute” il nuovo dipinto musicale di Mozez contenuto in “Lights on”, l’album della speranza

(Numen Records)

Lights on - cover

Mozez è un musicista e un autore anomalo, perché capace di  disegnare e colorare con le note e le parole delle vere e proprie opere d’arte. Attraversando la galleria della speranza – così ci piace definire il suo splendido Lights On –  l’artista illustra il suo mondo, passando in rassegna le cose positive che, nonostante tutto, ci hanno portato fin qui.

Wait a minute è un altro quadro, tra salite e discese cromatiche, che tra colpi di spatola e pennelli riporta la vita al colore, alla luce, fuori dal buio e dal nero dell’oscurità.

Tra le altre canzoni, Destiny Ride, Looking At Me, Thankful, Lights On sono solo alcuni dipinti musicali che, oltre ad unire i suoi pensieri alla musica in un unico filo conduttore fatto di passione, bellezza e realismo, descrivono attraverso immagini figurate concetti di spessore e profondità.

Lights On riflette la sua fede nell’umanità e l’idea che l’essere uniti possa aiutarci ad affrontare il momento più buio.

L’album include dodici tracce scritte da Mozez, alcune in collaborazione con altri artisti quali Tony White e Ben Barson ( Looking At Me ), Tom Quick ( Knowing, Wheels, Lights On, Destiny Ride), Tony White ( Wait A Minute ), Michael Wright ( Misery ), Ned Bigham ( Thankful ), Val Proletarski ( Cradle On The Moon).

Bio Mozez 

Mozez è un artista con un’identità ben definita. Un cantante davvero unico e un individuo molto spirituale che ama esplorare concetti diversi, infonderli nella sua musica e raggiungere uno stato di pace che può essere trovata dentro e oltre il presente.

Spinto da una consapevolezza spirituale, il suo principale desiderio è quello di aprire le menti del suo pubblico a nuove possibilità e modi di pensare. Ispirato musicalmente da artisti quali The Carpenters, Marvin Gaye, Coldplay e, più recentemente, Fat Freddy’s Drop , nei testi Mozez scava decisamente nel profondo.

Figlio di un predicatore giamaicano, Mozez inizia la sua carriera in Giamaica nel 1987 , cantando in tournée come membro del gruppo gospel , Channel of Praise. Il 1994 lo vede esibirsi come cantante nella famosa dance band Spirit.

Durante la sua importante esperienza artistica con gli Zero 7 insieme a SiaSophie Barker e Tina Dico, Mozez ha avuto l’occasione giusta per costruire una solida fanbase. Nel 2006 esce il suo primo album da solista, So Still . Nel 2010 crea la sua etichetta, Numen Records e nel 2011 pubblica il suo primo album di remixes, Time Out.

Tra il 2012 e il 2016 Mozez è impegnato nella stesura di canzoni, registrazioni e tournée con il dj producer inglese Nightmare on Wax, con cui si esibisce occasionalmente dal vivo. Durante questo periodo Mozez  produce il suo secondo album da solista Wings, pubblicato nel 2015 sempre per Numen Records. Questo importante lavoro è immerso in un clima prettamente spirituale e attira l’attenzione di Dermot OLeary e Tom Robinson ( conduttori radiofonici rispettivamente  per BBC Radio 2 e BBC Radio 6 Music  ). Nel 2017 esce Dream State, album di remixes. Nel giugno 2020 esce il singolo  “Looking At Me”, al quale fa seguito il 23 ottobre 2020 il secondo singolo Thats Crazy”.

A febbraio 2021 è la volta di  “Destiny Ride”  e finalmente il 16 Luglio 2021 escono contemporaneamente il quarto singolo Wait A Minute” e il nuovo album Lights On”.

Crediti:

Tony White ( tastiere, pianoforte e batteria)

Mario Guarini ( basso )

Grant Kershaw ( batteria )

Ben Barson ( basso, tastiere )

Hamlet Luton ( basso )

Chris Dawkins  ( chitarra )

Tom Quick: ( tastiere, basso )

Paolo Palazzoli ( basso)

Roberto Cosimi ( tastiere e archi )

Ned Bigham ( arrangiamenti  Thankful )

Mico Simonde ( Rap  That’s Crazy)

Prodotto da :

Osmond Wright Numen Records

Tutte le tracce sono state mixate e masterizzate da:

Tommy Bianchi 

Ad eccezione di:

Wait A Minute: mix e master – Tony White

Cradle On The Moon : mix –  Val Proletarski ;  master –  Tommy Bianchi

Destiny Ride Knowing: mix –  Tom Quick ;  master – Tommy Bianchi

Distribuito da: Fuga

Lights On Video: Diego Monfredini videomaker

http://www.mozez.co.uk

http://www.numenrecords.co.uk

Ufficio Stampa LC Comunicazione tel. +39333 7695979

contatti.lccomunicazione@gmail.com

www.lccomunicazione.com

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L’Indice dei Libri del Mese – N.6 – 2021

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Sul numero di giugno de L’Indice dei Libri del Mese una mia recensione a ‘La Cosa’ di Gianluca Garrapa.

Nello stesso numero, tra l’altro, anche una recensione di Enzo Rega a Luigi Fontanella e tante altre belle cose, ossia bei libri

 
recensione Garrapa
 
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L’arte di Santiago Ribeiro e i nostri tempi

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Su segnalazione di Annalina Grasso, curatrice del sito “900letterario”, pubblico l’articolo riguardante il video che promuove l’arte di Santiago Ribeiro invitandoci a riflettere sul senso (e sul ruolo dei sensi) di questo periodo complesso e tormentato.

Il link dell’articolo uscito su 90letterario è questo:

https://www.900letterario.it/altri-mondi/quando-larte-fa-riflettere-su-noi-e-il-covid-un-video-originale-per-celebrare-lartista-internazionale-santiago-ribeiro/

https://www.youtube.com/watch?v=c9Omtq7YheU&t=2s

L’Arte può essere divulgata in modo originale e divertente soprattutto in questo periodo così complicato. La tecnologia è fondamentale e in tal senso, tre italiani hanno deciso di promuovere l’arte surrealista di Santiago Ribeiro attraverso un video che spinge a guardare in modo diverso quello che sta accadendo riflettendo su tematiche fondamentali quali il significato dell’inconscio e il ruolo delle pulsioni quando ci trova private della propria libertà e delle proprie abitudini.

(da YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=c9Omtq7YheU&t=2s )

Omaggio all’artista internazionale Santiago Ribeiro, grazie alla pertecipazione speciale dell’attore Maurizio Bianucci interprete di film come Suburra, Fuorigioco, L’amore a domicilio e di diverse pieces teatrali e fiction RAI. Grazie infine alla Dott.ssa Annalina Grasso, giornalista e collaboratrice del prestigioso magazine d’arte Juliet, per il quale ha intervistato l’artista Santiago Ribeiro. Poesia “ Profluvi” di Vincenzo Calì La poetica di Ribeiro non si discosta da quella già annunciata nel Manifesto del Surrealismo di Breton: “Si crea partendo dal sogno, dalla condizione onirica, una dimensione temporale neutra, priva di progettualità passata o futura, si crea in questo stato, abitando la ragione come la abitano i matti. Con regole proprie, con visioni che ostracizzano il reale”. Si evita il consueto insomma, e lo fa anche Ribeiro intensificando gli automatismi psichici mostrandoli come parte fondante della Storia, costituita in parte da ossessioni, all’interno della quale gli uomini si muovono nudi e ciechi. Ribeiro, mentre crea, osserva le vocazioni e l’inconscio degli uomini a cui dà forma e colore, è uno spettatore consapevole della pericolosità della liberazione del proprio inconscio, delle pulsioni, del lato oscuro di sé e trova pacificazione sulla tela, rappresentando un mondo parallelo fatto di materia nitida, ma anche di coscienza ironica e critica. In tal senso Ribeiro più che a Salvador Dalí, si rifà a Max Ernst per quanto riguarda il concetto di arte come liberazione e gioco, un terreno dove compiere incursioni psichiche temporali, mostrando cosa si vedrebbe se l’uomo si liberasse della morale, dell’autocontrollo e, al contempo, illustrando le preoccupazioni, le manie e i disagi più profondi della società moderna e del suo comportamento collettivo. Le opere del pittore portoghese sono state esposte anche sugli schermi multimediali di Thomson Reuters e Nasdaq OMX Group, a Times Square a New York, la piazza multimediale più famosa del mondo. Il lavoro di Ribeiro è stato presentato presso l’Ambasciata degli Stati Uniti a Lisbona e su diverse importanti testate di arte e cultura. Critica di Annalina Grasso
“Profluvi” L’io si libra, inquieto è l’incanto, del certo è cieco, moralità annegate, lascio a vero impeto, conscio e inconscio fusi a metà. Onirica danza mi scuote, il derma vibrante dice se, la materia è eterea, spalanca i profluvi e al fine sento… Sottili linee d’echeggi ondulano, le ossessioni si affollano vive, spazio e tempo lascio a metà e il fine è certo… Vincenzo Calì
“Flows” The ego hovers restless is the charm, it is blind about certainty drowned morality, I leave a real impetus, conscious and unconscious merged in half. Dreamlike dance shakes me, the vibrating dermis says ‘if’, the matter is ethereal, it opens wide the floods and in the end I feel … Thin lines of echoes sway, obsessions crowd alive, space and time I leave in half and the end is certain too…
Vincenzo Calì

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Dacia Maraini legge “Un numero sul braccio” – Giornata della Memoria 2021

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In occasione della Giornata della Memoria pubblico volentieri il link del video realizzato da Andrea Annessi Mecci in cui Dacia Maraini legge il racconto “Un numero sul braccio”, tratto da «Buio» (Rizzoli, 1999).
Lo stesso Annessi Mecci ha scritto un resoconto, anch’esso qui pubblicato, con le considerazioni e le emozioni legate all’incontro con Dacia Maraini e all’ascolto della lettura del racconto.
Un modo per riflettere tutti, grazie alla scrittura, alla lettura e al potere dell’immagine, sull’importanza di un ricordo vigile, presente, necessario.
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VIDEO – LINK PER VISIONE https://youtu.be/qvR1s0sP3h0
“Un numero sul braccio” [Dacia Maraini legge da Buio, Rizzoli, 1999. Il video a camera fissa la riprende in lettura seduta sulla poltrona di casa davanti la libreria. Durata video 8’. Qualità audio buona.]
 
TESTO
Giornata della memoria – 27 gennaio 2021
L’incontro virtuale nel salotto della signora Maraini – che ringrazio con cuore di aver concesso – è l’occasione per registrare la sua lettura del racconto “Un numero sul braccio”, tratto da «Buio» (Rizzoli, 1999). Premiato con lo Strega, questo volume raccoglie dodici storie che indagano il lato oscuro dell’animo umano tra abusi sessuali, prostituzione minorile, violenza domestica e femminicidio.

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PANORAMI CONGENIALI – La parola

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Un repêchage. Ripropongo  a distanza di qualche anno PANORAMI CONGENIALI, una rubrica scritta all’epoca per il sito Speaker’s Corner della Bompiani RCS. Si tratti di articoli basati sulle citazioni di pensieri di letterati, pensatori ed artisti su alcuni temi fondamentali. Lo spessore delle fonti citate ne garantisce l’attualità. La qualità non teme il tempo.
Propongo qui di seguito l’introduzione della rubrica e il primo articolo dedicato a LA PAROLA.

Acropoli Atene Grecia - Foto gratis su Pixabay

  PANORAMI CONGENIALI

        Come indica con un gioco di parole il titolo di questa mia nuova rubrica, il volo panoramico avrà come guida e sostegno compagni di viaggio particolari: i geni di epoche lontane e recenti. Le ali dei geni saranno, volta per volta, congeniali. Proverò a vedere in che modo scrittori e uomini di pensiero hanno trattato uno stesso argomento, un tema comune. Annotando analogie e divergenze. E concedendomi magari il lusso di dire anche la mia, tentando collegamenti con l’età presente, misera e mirabile.

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Sito e blog Dedalus – rubrica A TU PER TU

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Nel 2020 le visualizzazioni sia del blog Dedalus che del mio sito sono molto cresciute.

(Almeno una cosa buona gliela devo riconoscere a quell’anno tanto “amato”)

Molto bene è andata anche la rubrica A TU PER TU. Ringrazio gli autori intervistati.

Se qualche altra autrice o qualche altro autore volesse parlare della sua attività o di un suo libro in particolare, mi contatti a questo indirizzo: ivanomugnaini@gmail.com

Screenshot_2021-01-04 Presentazione rubrica A TU PER TU - Ivano Mugnaini

TARANTA D’INCHIOSTRO note e considerazioni dell’autrice

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Ricevo da Valeria Serofilli alcune note riguardanti il suo libro di recente uscita, Taranta d’inchiostro, e, più in generale, concernenti la sua poetica.

A corredo delle note ho ricevuto dall’autrice alcune liriche tratte dalle varie sezioni del libro.

Le pubblico in calce assieme ad alcune foto e ad un video del prof. Aziz Mountassir.

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ALCUNE RIFLESSIONI

Di VALERIA SEROFILLI

Con particolare riferimento a Taranta d’Inchiostro, Oedipus, 2020

A mio avviso il significato assume senso e misura grazie al significante, in un connubio in cui tuttavia l’azione della parola assume un ruolo di ristrutturazione creativa della realtà. In questo senso potrei rispondere che il ruolo del significante è egemone, anche se forse una sintesi più esatta di quanto intendo può essere trovata in questo mio pensiero: “A mio avviso il senso del verso è da intendersi sia a livello logico che emotivo in quanto per scrivere poesia avverto l’esigenza di uno stimolo concreto, spesso di natura visiva” (1).

L’intento è il superamento della connotazione della realtà tramite la parola, senza tuttavia abdicare del tutto alla dimensione concreta ed efficace, al significato, al senso che il verso trasfigura tramite un significante, che la riscrive sia a livello logico che a livello estetico e sinestetico.

1) da: Valeria Serofilli, ” Amalgama” ne “La parola e la cura, I Quaderni di Poiein, Monografie di poeti contemporanei”, a cura di Gianmario Lucini, (puntoacapo 2010).

Nei miei versi penso che comunque vi siano l’uno e l’altro, cioè si riscontrino la preoccupazione dei “significati” e l’attenzione al gioco fonico e ritmico dei “significanti”; per la definizione di essi mio punto di riferimento è tra gli altri, la distinzione di Ferdinand De Saussure, che ispira e sottende lavori critici di grande valore come quelli di Gianluigi Beccaria consegnati al volume einaudiano “L’autonomia del significante”. 

Link con recensioni al volume:

Altri link di note critiche sui testi ancora inediti, poi confluiti nell’attuale pubblicazione, tra cui la nota del prof. Romboli poi divenuta l’attuale postfazione al volume:

http://www.literary.it/dati/literary/p/piazza/taranta_dinchiostro.html

https://www.google.com/amp/s/www.900letterario.it/poesia/taranta-di-inchiostro-serofilli-saggio-romboli/

Dalla Sez. I  LA TARANTA

La notte della taranta

(22 agosto 2015)

Quale ragno mi ha morso?

Prova col nastrino colorato/ amore

ma tanto già ne conosco il nome

come già ne so l’antidoto:

tu il veleno/ il contro veleno

la mia terapia coreutica

E abbracciati balliamo

in pizzica lenta

ad uccidere un ragno che non c’è.

Io il ragno

Mi tuffo dal soffitto/ per sprofondare

nell’abisso cristallino

a tessere la tela

dell’attesa e dell’aspettativa

Forse che

sono io il ragno

a misurare le distanze

tra dune di sabbia

ormai tarantata/ in notti senza sonno?

Conoscenza

È questa verità, tardiva

o il raggiungimento

di essa/ mio malgrado?

La ragnatela non serve

più/ me ne distacco:

ingombrante scaleo

di sapienza cui

ogni gradino ha acuito conoscenza.

Vecchiezza

Bulbo di memoria/ la conoscenza

cresce ad oltranza

«Sei pronta ad invecchiare con me?»

chiese il ragno alla sua tela

Ma la domanda giunse assai tardiva

alla ragnatela già bianca che

priva di forza e incanutita/ lasciò cadere

il suo ragno stanco/ ormai inerte

e questo facendo impronta di sé

reinventando il suo ieri.

Dalla Sez.II  RAGNATELA DEL MONDO

Lettera al figlio

Vorrei vedere nel film dei tuoi occhi

scorrere le favole di una volta

Riccioli d’oro/ nel bosco del tuo disincanto

E risuscitare elfi per guardia a castelli

e draghi per assalti fuori porta

raccogliere gocce per farne stagno

e ogni filo d’erba intrecciarlo a parco

perché non siano stanche le fate

mentre mi scuso per il dolore che ti darò

Il destino/ figlio è cosi:

siam tutti condannati ad essere estratti a sorte

ma tu e non io/ mi hai dato la vita.

Testo tradotto in arabo dal prof. Aziz Mountassir con video al link:

Dalla Sez.Sezione III LUZIANE

“L’insegnamento poetico di Luzi ha inciso molto su di te

cara Valeria e lo si vede bene nei tuoi libri ma è ovvio

che tu conservi una notevole originalità”.

Giuseppe Panella

(27 Gennaio 2019)

Per sua significazione 

Per sua significazione 

la non parola 

chiese al Poeta 

e si fece Poesia e significanza.

Forse che il cielo ci ha salvato entrambi

Forse che il cielo ci ha salvato

entrambi/ da una inutile vecchiezza

preservandoci

senza dubbio uguali

e quant’altro donandoci

ad uno ad uno e insieme

un paio d’ali?

Si cristallizza nel momento della recisione

Il fluire di sempre

si cristallizza nel momento della recisione

dal sé/ dall’altro, dal resto

Questo da sempre temeva/ questo ormai sapeva

per sempre impresso acquisito

nel momento in cui

non seppe più.

Dalla sez IV PAGANELLIANE

Contemplo in cielo

Il teatro di me/ la mia

Dispersa storia.

G. Luigi Paganelli: poesia del 2015 pubblicata 

sulla rivista “Paletot” g.c. da Claudio Frosini.

Funzione religiosa

Gremita era la Chiesa: 

non mancava nemmeno/ la sua migliore amica 

con quel cappellino 

accessorio integrante/ di quell’ultimo acquisto di 

Moschino 

La chiesa era gremita: 

il prete che tesseva/ le lodi di una vita. 

Più pregi o più difetti? 

Difettava semmai, la necessaria volontà di elencazione

non trattandosi, stavolta, di confetti

E tanti fiocchi

– Ma non rovinavano le panche? –

– Se al Matrimonio no, almeno adesso

le è concesso, anche se neri e non bianchi

Qualche pianto, più che altro rimpianto:

sensi di colpa per non averle più telefonato 

o non averla invitata a quel concerto

Ormai non usciva che di rado, del resto

Tanti i convitati al lugubre banchetto:

chi si batte a croce il petto,

chi ricerca/ disperato, un fazzoletto

Amava scrivere, soprattutto accanto al caminetto

– Una pura, direi, –

– ma la pigrizia, poi, dove la metti? –

Si/ perché c’era anche quella

in sapida componente con l’ ingegno

La Chiesa era gremita. C’è chi pensava, 

tra un pianto ed una rosa

che forse, in fondo, era più pazza che estrosa

inadatta alla vita, al contingente

C’era anche il Sindaco: non poteva mancare

In quanto pisana, se non una strada 

almeno questa presenza 

se la meritava

C’era il Prefetto, 

dispiaciuto per non averle concesso

il patrocinio

a quel suo ultimo progetto

– Se n’era andata così, mentre scriveva – Leggeva? –

– No, scriveva. A leggere le cose altrui non ci teneva.

Ma aveva il Premio… –

– si, ma la Giuria leggeva anche per lei –

Tanti i discorsi

sommessi

in fondo all’androne

C’era anche il ladro

col sacchetto vuoto/ del suo ultimo misfatto

C’era anche il gatto/ col fiocco nero d’organza:

non si è mai capito se l’amava

certo la seguiva ovunque

anche se a debita distanza

C’era la zia, più vecchia di lei

– L’avevo sognato: perdita di dente

morte di parente –

E c’era lui, assenza/ presenza

che di lei sapeva tutto e non aveva niente 

vestito a lutto impeccabilmente

ma un lutto artistico, con quella penna all’occhiello

ed il suo piccolo, immancabile ombrello

che forse pioveva e 

nero per fortuna, che si addiceva

La Messa è finita: andate in pace

No, aspettate, c’è una postilla

o forse un refuso:

“Da leggersi al momento opportuno: istruzioni per 

l’uso”.

(Testo finalista al premio L assedio della poesia 2020 presieduta da Antonio Spagnuolo e vincitrice del Premio della Giuria al Concorso “Tra Secchia e Panaro” 2020).

“Monte Stella”: il cronometro, la clessidra e il magnetofono

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Monte Stella (poesie 2014-2019) - Luigi Fontanella - Libro - Passigli -  Passigli poesia | IBS

  Monte Stella: Variazioni sul tema del tempo e della realtà

in Luigi Fontanella

 

Il riferimento alle variazioni sul tema richiama immediatamente la musica. Un mio professore del liceo sosteneva che la musica è matematica. Un altro sosteneva che è illogica astrazione. Entrambe le affermazioni sono vere ed entrambe sono false. È qui che subentra la poesia. La sola in grado di accogliere in sé il vero e il falso, la realtà è ciò che va oltre, sopra, sotto, nei meandri, nelle vene sotterranee, al di là del confine e del limite.

Il recente libro di Luigi Fontanella, Monte Stella, parla di moltissime cose. Spazia, racconta, immagina, disegna e compone. Ma soprattutto gioca, con “orrore” ma anche con il gusto di addentrarsi dentro un dedalo di “cose buffe”, con il Tempo, operaio, capomastro e inesorabile padrone della palazzina eternamente in affitto e perennemente in costruzione che è la Vita.

Per parlare adeguatamente di un libro ricco e complesso come Monte Stella bisognerebbe essere amici del principale e possedere moltissimo del suo materiale da costruzione. Qui ed ora, in questo spazio telematico, ciò non è possibile. Ma abbiamo comunque a disposizione un modo semplice e bello per fregare il “capoccia”: comprare il libro e leggerlo, con la dovuta calma e la dovuta attenzione che si riservano a parole che sono il frutto di anni di scrittura, di ricordi e di vita vissuta.

Hic et nunc, possiamo esplorare, come in un immaginario volo di aliante, il Monte eponimo.

In primis, qualche chiarimento sul titolo, in apparenza sibillino, di questo articolo. Conosco Luigi Fontanella da alcuni anni e ogni tanto mi reco nella sua casa fiorentina per fare una chiacchierata di aggiornamento. Sarebbe elegante e assez maudit dire che beviamo litri di Chianti, invece spesso ci gustiamo ottima acqua, oppure, visto che arrivo sempre nel pomeriggio, un tè. Poco british, ma sempre tè. Durante le nostre chiacchierate parliamo non solo di idee astratte ma anche dei modi concreti, dell’aspetto “pratico” dello scrivere, che poi, a ben pensare, influisce molto sulla forma e sui contenuti. Fontanella mi ha rivelato che spesso scrive di notte, nel dormiveglia, e che per poter annotare rapidamente le idee utilizza un magnetofono.  Ecco, credo che in questo oggetto, a metà strada tra modernità e tradizione, passione e riflessione, immediatezza e ragionamento rielaborato come materia onirica plasmabile, ci sia molto della poetica di Fontanella in generale e del libro di cui ci occupiamo ora in modo più specifico.

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