Lo specchio di Leonardo

Romagna e libri

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Romagna e libri

Sabato prossimo, 22 ottobre, alle ore 17 alla biblioteca A. Baldini di Santarcangelo di Romagna Narda Fattori parlerà del mio romanzo “Lo specchio di Leonardo”.

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Sarà un piacere per me rivedere Narda, una cara amica oltre che un’ottima autrice e critica.

Sarà un piacere anche rivedere la Romagna, terra nei cui confronti provo un’antica, istintiva simpatia.

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Spero che valga lo stesso anche per lei. D’accordo, lo confesso, la Romagna non è mia (come dice la canzone) ma spero che per un giorno mi accoglierà generosa (come la Gradisca felliniana) anche se sono “un patacca” e non un facoltoso principe.

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Amici romagnoli, turisti, villeggianti e viaggiatori d’occidente, se potete e volete, sarò lieto di incontrarvi sabato 22 a Sant’Arcangelo.

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Il fascino del genio tra storia e mito

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Il fascino del genio tra storia e mito

Domenica prossima,16 ottobre, alle 17, a Roma, al Museo Nazionale dell’Alto Medioevo, parteciperò ad una conferenza dal titolo “Il fascino del genio tra storia e mito”.
leonardo-da-vinci_romaLa promessa è di non fare una conferenza imbalsamata o di marmo dentro teche di vetro, ma al contrario una chiacchierata ricca di spunti e documenti, anche visivi, anche cinematografici.
Mostrando il lato umano sia del personaggio, Leonardo da Vinci, sia dei relatori. 

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Se potete, e se volete, alla fine magari stavolta invece del caffè ci beviamo un bicchiere di Chianti toscano.
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Letture allo specchio 4: “La colpa del genio”, nota di F. Cannavò

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Letture allo specchio 4: “La colpa del genio”, nota di F. Cannavò

“La colpa del genio è la negazione del genio stesso alla propria essenza umana.”

È bello vedere come la lettura di un libro possa generare a volte un’alchimia libera, quasi del tutto autonoma, di sicuro in grado di generare forme ulteriori, altre creazioni.

Grazie a Leonardo, per questo suo ennesimo meccanismo messo in moto in modo mirabile, e grazie a Francesca Cannavò per questo originalissimo e vivido brano di “lettura poetica”. IM

Due volti di donna

“La colpa del genio”, nota di Francesca Cannavò

Con il suo sguardo, l’altro conosce me più di quanto io possa conoscere me stesso,perché io non posso mai oggettivarmi, distanziarmi come un oggetto da me stesso.
Io sono quel me che un altro conosce e mi sento trasformato in un oggetto inerme e nudo davanti all’altro.
J.P.Sartre

L’occhio fuori dal finestrino, il paesaggio conosciuto che scorre scandito dai cigolii dei cardini; i lampi, gli scrosci violenti, bombarde di tuoni, dita di fango che arraffano i raggi… il carro rallenta, ansima: deve fermarsi.
Il pensiero invece corre già troppo velocemente a raccattare tasselli di memoria che spianeranno le visioni : il Carro mi viene incontro con i suoi significati simbolici, è il settimo degli Arcani; il sette è l’indicatore, il settimo dito della mano: indica ed accusa. E lo si ritrova, questo dito, ben in vista nei disegni in sanguigno, nei dipinti di quell’epoca che si volle impregnare di ri-nascimento, nel dipinto forse più caro a Leonardo, “quel dito che promette il paradiso”, la rinascita finale a se stesso e che in un vortice estatico riporta al Satiro Danzante, ebbro dell’attimo d’infinito in cui viene colto da mano d’artista sconosciuto.

Indica ed accusa . Espiazione e Colpa.

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Che colpa potrà mai essere addossata ad un genio? Al genio?
La colpa del genio è la negazione del genio stesso alla propria essenza umana.

(La nota completa è a questo link: http://www.ivanomugnaini.it/letture-allo-specchio-4-la-colpa-del-genio-nota-di-f-cannavo/ )

Lo specchio, il doppio, le maschere

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Trascrivo qui di seguito il saggio di Marco Righetti sul tema dello specchio, del doppio e delle maschere, ispirato dalla lettura del mio romanzo “Lo specchio di Leonardo”.

È stato pubblicato originariamente su Poetarum Silva, a questo link: https://poetarumsilva.com/2016/07/19/lo-specchio-il-doppio-le-maschere-di-marco-righetti/ .

Merita una lettura, a mio avviso, nonostante sia piuttosto lungo e corposo, per l’ampiezza e l’accuratezza del lavoro e per la ricchezza e la varietà delle citazioni e dei riferimenti intertestuali, letterari ed artistici.

Grazie a Marco, ad Anna Maria Curci per l’ attento e prezioso lavoro di editing svolto sul testo, e a Poetarum Silva per l’ospitalità.

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Lo specchio, il doppio, le maschere, saggio breve di Marco Righetti sul romanzo Lo specchio di Leonardo di Ivano Mugnaini.

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 Lo spunto iniziale del romanzo è nato da un film-documentario, uno dei tanti dedicati a Leonardo da Vinci, alle sue scoperte, al suo inesauribile talento. Veniva mostrato Leonardo alle prese con gli specchi da lui studiati a lungo per scopi scientifici e militari. Mi sono interrogato, in quell’istante, sul rapporto del genio con la sua immagine. Ho provato ad immaginare il divario tra ciò che appariva al mondo, la sua eclatante gloria e la scintillante fama, e ciò che di intimo sentiva dentro di sé, nella sua interiorità autentica. Ho pensato al contrasto tra i suoi veri desideri e ciò che era costretto a realizzare in qualità di persona soggetta alle ambizioni dei potenti del suo tempo, signori, notabili, politicanti e ricchi mecenati. Non ultimo, ho pensato al contrasto tra il bianco e il nero, il buio e la luce, il bene e la malvagità che anche Leonardo, come ogni altro uomo, ospitava dentro di sé: il lato in ombra, i chiaroscuri e i contrasti più laceranti forzatamente nascosti per motivi di opportunità e per mantenere vivo il suo prestigio.
Ho pensato cosa avrebbe fatto Leonardo se si fosse trovato, per qualche accadimento favorevole, ad essere finalmente libero di agire secondo le sue più profonde e sincere inclinazioni. Come si sarebbe comportato, quali rivalse avrebbe cercato, quali piaceri e quali verità, anche nell’ambito più delicato e significativo, l’amore.
L’accadimento favorevole è l’incontro casuale con un suo sosia, una persona identica a lui per l’aspetto fisico ma diversissima come carattere, inclinazioni, modo di vedere e di pensare.
L’incontro inatteso con il suo “doppio”, Manrico, un copista ottuso e acuto, ingenuo e profondo, gli dà la possibilità di progettare per sé la più complessa delle opere, la vita, un’esistenza diversa, autentica. Leonardo decide di affidare al sosia il ruolo del genio saggio, conscio, adatto al ruolo e al mondo, per poter fuggire da sé dedicandosi finalmente alla scoperta della vera follia, le passioni, il sesso, la sincerità, il bene e il male. Il percorso di trasformazione è ritmato dai quadri più significativi di Leonardo, lasciati volutamente incompiuti oppure abbandonati per eccesso di coinvolgimento, un dialogo mai concluso, un dubbio mai risolto.
L’affresco de La Battaglia di Anghiari, innanzitutto, dipinto a fianco del rivale, Michelangelo, e lasciato a metà nel momento in cui, anche grazie a Manrico, scopre il senso reale di quella celebrazione di un massacro che gli era stata commissionata dal partito al potere.
Ma soprattutto il gesto del sosia, un atto di passione, anche schiettamente sessuale, fornirà la soluzione, e insieme un ulteriore elemento di dubbio, al quadro più amato e odiato, La Gioconda. Dopo una serie di prove e avventure in cui, ancora una volta, la montagna più alta da scalare si rivela la verità, la fedeltà nei confronti delle proprie idee e convinzioni, Leonardo si avvicina al proprio doppio, per poi distaccarsene, e alla fine avvicinarsi ancora, sentendo una beffarda, dolorosa affinità. A Manrico Leonardo rivela i suoi ricordi più oscuri e tormentati, le violenze, le colpe, i peccati, i torti commessi e subiti, gli attimi in cui è stato vittima e carnefice. A fianco di ogni passo, ogni svolta del sentiero, c’è la lotta per la comprensione di ciò che davvero conta: la bellezza, la dignità umana, il mistero del tempo, della bontà, dell’amore. Lo scontro vitale più aspro è quello tra la complessità e la linearità, i dettagli e la prospettiva, gli incontri e le memorie essenziali: uomini e donne conosciuti per caso e traditi per una vita intera, o il ricordo della madre, fonte per lui di un conflitto mai risolto.
Alla fine tuttavia il nodo da sciogliere, il vero resoconto, è quello con se stesso e con il proprio alter ego: nell’istante in cui Manrico lo tradisce, facendolo accusare di un grave crimine, Leonardo acquisisce paradossalmente la forza e la chiarezza della visione d’insieme, e riesce finalmente a trovare la chiave che risolve il mistero, tramutandolo in un’immagine speculare che si riflette e si moltiplica generando nuove forme, nuova vita.”

Questa la densa, ammiccante, affabulante nota dell’autore, a corredo del suo romanzo. Il sorprendente, polisemico testo del Mugnaini fa subito piazza pulita di qualunque anche eventuale somiglianza a plot di facile accatto costruiti sul personaggio Leonardo, e mi riferisco anzitutto al popolarissimo e storicamente inattendibile Codice Da Vinci.
Lo specchio di Leonardo è un romanzo che non fa leva sulla tendenza mainstream a decomporre ed alterare la realtà storica in nome di ciò che il lettore si vuol sentir dire. Ciò non toglie che, dall’Anonimo Gaddiano, prima biografia nota di Leonardo, ai recenti Da Vinci’s Demons (nota serie televisiva statunitense che abilmente mescola elementi storici con altri fantastici), e Da Vinci innamorato, finzione teatrale del drammaturgo argentino Lázaro Droznes, la riflessione letteraria sul genio toscano e mondiale sia perenne fonte di interesse presso il pubblico. Il non-finito è insomma non solo quanto emerge dalla visione dei quadri leonardeschi, è piuttosto la stessa vita di Leonardo ad essere non-finita e a nutrire di curiosità il nostro stesso sentire davanti all’uomo Leonardo, alla sua interiorità, al suo mondo.

 

(il saggio completo è a questo link : http://www.ivanomugnaini.it/lo-specchio-il-doppio-le-maschere/ )

Letture allo specchio 3 – Di Monaco, Gaddo Zanovello, Giudice

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Letture allo specchio 3 – Di Monaco, Gaddo Zanovello, Giudice

PURELY COINCIDENTAL

Ho ricevuto varie “impressioni di lettura” su Lo specchio di Leonardo: positive, meno positive, positive nord-nord-ovest, per dirla con Amleto, con distinguo e chiaroscuri.
Vorrei pubblicarle tutte, perché ogni commentatrice e commentatore ha dedicato tempo e attenzione al libro. Lo farò, in varie fasi. Comincio pubblicandone alcune tra quelle che mi hanno maggiormente colpito. Il fatto che siano positive è, come dicono nei film, “purely coincidental”, puramente causale.
Battute a parte, tutti i commenti sul romanzo, di qualunque tipo, sono bene accolti, e, chi volesse, può scrivermi in proposito a: ivanomugnaini@gmail.com.

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GIOVANNI GUIDICE

Ho terminato oggi di leggere il romanzo Lo specchio di Leonardo.
L’ho letto attentamente, e devo dirLe che una delle cose che mi hanno più colpito (o meglio quella che mi ha più colpito in assoluto) è la Sua capacità di analisi introspettiva, che mi ha ricordato Dostoevskij. Il libro, inoltre, per la sua trama e il suo
‘taglio’, mi è parso originale. È stata una lettura davvero istruttiva per me, che ho apprezzato molto. Credo che si possa parlare veramente di un’opera pienamente riuscita e che si distingue tra le recenti uscite di narrativa.
E, aggiungo, anche il tema su cui s’incentra il libro, e i ‘sottotemi’, se così posso definirli, tutto spicca per originalità…

Con i più cordiali saluti e sincera stima,
Giovanni Giudice

Promo Leonardo con frase A

LUCIA GADDO ZANOVELLO

Gentile Ivano Mugnaini,
ho terminato proprio ora di leggere “Lo specchio di Leonardo” e desidero inviarle i miei complimenti più sentiti per il suo libro, che mi è piaciuto moltissimo e che rileggerò a lungo.
Questo mio vivo apprezzamento è dovuto non solo alla qualità della sua scrittura, ma anche al racconto che, assumendo i toni intimistici dell’autobiografia, psicologicamente avvicina le inquietudini del lettore a quelle profonde e profondamente motivate di Leonardo.

(l’articolo completo a questo link: http://www.ivanomugnaini.it/letture-allo-specchio-3-di-monaco-gaddo-zanovello-giudice/ )