Facebook

La barriera

Postato il

Una mia recensione al romanzo “La barriera”, uno scenario prossimo venturo che ci parla anche del nostro presente e delle gabbie da evitare.

Scritta  per il sito di Anita Likmeta e pubblicata in versione integrale a questo link: https://anita.tv/2017/07/31/la-barriera-il-romanzo-sull-inconsistenza-della-nostra-mente/

Immagine correlata

                                           *****

“La barriera” il romanzo sull’inconsistenza della nostra mente.

Vins Gallico - Fabio Lucaferri, La barriera, Fandango, Roma, 2017

Il primo e decisivo passo compiuto da Vins Gallico e Fabio Lucaferri è l’umanizzazionefar capire che in questo libro non si parla di numeri, di statistiche, di esempi astratti e proiezioni su grafici teorici. Non si parla neppure di personaggi letterari. Si parla di uomini, esseri umani. In quest’ottica i dettagli, le minuzie, le caratteristiche in apparenza inconsistenti, le fragilità, i vizi, le manie, gli oroscopi, gli ascendenti, il gioco del calcio, i luoghi e le cose, contribuiscono a definire una persona, a fare da specchio, facendoci identificare per analogia o per contrasto, dando forma a un riflesso in cui possiamo e dobbiamo guardarci. Da queste infinite tessere differenti si delineano i contorni di un mosaico: il mondo così com’è. Sarebbe bello poter dire che è così solamente nella finzione, ma è proprio questo il nodo, la sfida e il senso di questa narrazione.

C’è una data precisa, il 2029. Indicata con chiarezza, su un’agenda ipotetica ma ineludibile. Una data che appare lontana, eppure conosciamo i ritmi e le cadenze del tempo: quel traguardo è a un passo. C’è la descrizione di un pianeta che è una polveriera, e un solo luogo ancora conserva una parvenza di ordine e vivibilità: il più ricco e potente d’Europa, la Germania. Si salva dal caos imperante, ma a quale prezzo? Cosa si è costretti a pagare in termini di libertà e dignità umana per avere protezione? Lo sfondo del romanzo è quello descritto in questo breve sunto, arricchito da intrecci ulteriori di vite e destini e dal vibrare di trame sotterranee, intrighi, astuzie e controastuzie, corruzione, scontri, fughe, ostacoli e macchinazioni di ogni genere. Mentre ci si muove rapidissimamente da un episodio all’altro, si assimila gradualmente, potremmo dire nel sudore della tensione e della rincorsa, il messaggio sottotraccia, la verità nascosta ad di là della barriera, anche narrativail futuro apocalittico descritto nel romanzo in gran parte lo stiamo già vivendo. Lo intravediamo, ci viene tatuato addosso una goccia alla volta, ogni volta che in televisione all’ora di cena assistiamo a quelle trasmissioni inesorabilmente mandate in onda ogni singolo giorno Ferragosto compreso. Quelle in cui ci dicono, scrivendolo a caratteri cubitali sullo schermo del piccolo-grande-fratello, che siamo minacciati, che verremo schiacciati e che ci ammazzeranno tutti se le porte, tutte quante, non le chiudiamo. Se non ci chiudiamo.

Vins Gallico - Fabio Lucaferri, La barriera, Fandango, Roma, 2017.

Vins Gallico – Fabio Lucaferri, La barriera, Fandango, Roma, 2017.

Per rendere questo senso di oppressione il romanzo adotta un ritmo che non lascia respiro: è la versione narrativa di un film d’avventura, con attraversamenti di terre desolate, città e confini, nuotate da campione olimpionico, corse di velocità e di resistenza, centometristi e mezzofondisti. Ma il vero protagonista, muto ed eloquentissimo, è lo sfondo: il mondo, il solo luogo che abbiamo, il giardino recintato a mo’ di gabbia.Il linguaggio è rapido, frenetico ma preciso. Nessuna frase è buttata là solo per fare conversazione, nessun dettaglio è meramente descrittivo. Tutto è finalizzato a fornirci i dati essenziali di un manuale di sopravvivenza, un docufilm girato a ritmi serrati in cui si mostrano mosse e contromosse, lo scontro tra le regole annichilenti del potere e la volontà di restare vivi. I diritti naturali nello scenario descritto non sono più garantiti, devono essere riconquistati in una corsa da maratoneta e il premio finale, i diamanti da salvare, sono la dignità e la libertà. Gli aguzzini qui sono molto meno appariscenti di quelli descritti nel film di John Schlesinger con Dustin Hoffmann eLaurence Olivier. Sono burocrati in apparenza scialbi, e questo li rende perfino più temibili. In questo romanzo si arriva a far sì che siano le vittime a dover anelare di essere marchiati. Il tatuaggio, l’identity matrix, è la meta per cui si è disposti a fare di tutto. Ci si getta da soli nella gabbia camuffata da luogo stabile e sicuro.

Si procede nel libro, guardandosi anche alle spalle: la Germania, il MuroSchindler’s ListLe Vite degli Altri e mille istantanee immagazzinate nella memoria riprendono vita e si intrecciano ad un futuro che è ipotesi più che plausibile e a un presente che è già dato di fatto vissuto. In un circolo che avvolge e soffoca: con la burocrazia che uccide la dignità senza neppure sporcarsi le mani. I capitoli del libro sono nomi di persona, luoghi e date. Quasi a confermare che ciò che ancora conta è l’equazione spazio-tempo, la possibilità di continuare a conservare la nostra identità a dispetto del mutare delle epoche e dei luoghi. O, meglio, saperla conservare lottando giorno dopo giorno per l’evoluzione, la sopravvivenza della specie autentica, quella specie umana che è costretta a difendere il proprio diritto alla diversità, al pensiero autonomo, alle scelte fondamentali, non ultime la sete di giustizia e di amore.

Moltissimi sono i riferimenti a situazioni che conosciamo bene e con cui interagiamo quotidianamente. Nel 2029 ci sarà ancora Facebook e ci saranno i tatuaggi, ma diventeranno macabre immagini di una gigantesca schedatura collettiva. Ci sarà ancora il sesso. Ma quello descritto nel libro è rapido e quasi incolore. La passione e la gioia sono al di là della barriera. Una delle sensazioni che le pagine trasmettono è che si potrà tornare ad assaporare tutto davvero fino in fondo solo quando la corsa per la sopravvivenza potrà essere interrotta. Coerentemente, nel libro c’è poco spazio per le divagazioni “liriche” e perfino per le pause descrittive. La solo poesia possibile nel contesto raffigurato è quella dei gesti, degli sguardi rapidi d’intesa, come quelli dei naufraghi, dei fuggiaschi. Come quelli delle spie, gli infiltrati in un mondo nemico. Le occhiate rapide di chi si riconosce affine ma non può fermarsi, per non destare attenzione.

La Germania del 2029 ha lineamenti in comune con quella nazista, ma anche con parenti insospettabili, la Calabria del secolo scorso e con lei il Meridione attuale e tutte le mafie di ogni genere e tipo, ad ogni latitudine.

Berlino è la scenografia ideale, per questa narrazione di impronta cinematografica, rapida, intensa. La Berlino di questo romanzo è una città senza cielo, riflessa nei colori scuri di un passato di ferro e di sangue, ma anche nei vetri lucidati a specchio dei palazzi altissimi e dell’arte solenne e geometrica che atterrisce e attrae, inglobando corpi e menti nelle sue strade e nelle immense periferie livide. La bellezza è cupa. Non è morta ma deve essere risvegliata. Nel momento in cui torneremo ad essere armonici, aperti e davvero liberi, ritroveremo anche le luci, i riflessi fascinosi del sole del nord.

Con abilità e in modo quasi subliminale vengono messi in atto parallelismi fondamentali. L’anno descritto si colloca a distanza di un secolo esatto da quello della grande crisi finanziaria, dal crollo di Wall Street e dell’economia globale. Il futuro è adesso e il passato è uno spettro che ancora si aggira nelle case, negli uffici, nelle officine. La Germania del 2029 ha lineamenti in comune con quella nazista, ma anche con parenti insospettabili, la Calabria del secolo scorso e con lei il Meridione attuale e tutte le mafie di ogni genere e tipo, ad ogni latitudine.

Leggendo questo libro si respira a fondo, si è coinvolti anche noi in una corsa vitale, nel senso letterale del termine. La posta in palio è la più preziosa, il nostro diritto a restare umani, con tutto il bene e il male che ciò comporta, con il libero arbitrio, la capacità di riconoscerci affini a chi è diverso da noi. La sfida è ardua, lo scopriamo pagina dopo pagina. L’unico spiraglio è quello offerto dal riferimento all’ideogramma orientale che esprime il concetto di “crisi” facendo riferimento simultaneamente all’idea di pericolo e a quella di opportunità. Ciò che viene descritto e collocato in un futuro prossimo è profezia che già sconfina nella realtà. La vicenda narrata ci prepara, ci invita a mantenere tonici i muscoli delle gambe e del cuore fin d’ora, anzi, proprio ora, nel presente su cui possiamo agire, mutando noi stessi, per poter guardare negli occhi il nostro volto in un volto altro, arrivato da qualche luogo del pianeta di fronte a una Barriera che esiste, ed esisterà, solo se avrà consistenza nella nostra mente.

I FUNERALI DEL SUICIDA

Postato il

Questo scritto farà parte, forse, di un mio futuro libro. Di sicuro, volente o nolente, farà parte di me.

Ad Angelo B. (ora che è tardi)

crepa

I FUNERALI DEL SUICIDA

Ai funerali del suicida non c’era quasi nessuno. Solo un drappello sparuto di corpi chini lungo la salita, e un prete con la faccia assorta, ossuta, dubbioso se celebrare la funzione, incapace di dirsi se fosse consentito, se un morto in tali circostanze lo meritasse o meno.

Mia madre avrebbe voluto salvarlo, il suicida, parlando con il suo fratello sano. Mia zia si chiedeva senza tregua che ne sarebbe stato dell’altro fratello, quello malato, quello disgraziato. Chi si sarebbe occupato di lui?

E io qui. Assente. In una stanza chiusa, a scrivere su Facebook. Molto più facile, non c’è che dire, che calpestare i suoi stessi passi, almeno da morto.

Io qui. A cercare un “mi piace” da gettare come un fiore di plastica sulla sua vita, sulla sua croce.

Ai funerali del suicida, c’era, seduta in un angolo, sdegnosa, con uno scialle grigio che le copriva la faccia, la sconfitta.

Molti condividevano il suo stesso sguardo, altri continuavano a dirle mi piace, signora, il suo vestitino; certi restavano ammirati, a bocca spalancata, altri ancora disegnavano con le dita un cuoricino simpatico.

——-

Ad altri funerali di persone normali ho visto ali larghe e folte di folla.

Ma lui, il suicida, non era normale. Non era integrato, non era neppure diplomato.

In vita sua ha soltanto badato a suo fratello, ha spazzato con il sole e con il vento la strada davanti alla sua casa, ha amato ogni persona che aveva accanto fino a che è vissuta, e, dopo, più di prima. Ha resistito finché ha potuto al suo cuore massacrato.

Non c’era quasi nessuno al suo funerale.

Solo un cielo chiaro, assolato.

Rideva? O si preparava ad accoglierlo?

Non lo so.

So solo che qui ogni angelo è scarno e muto e le foglie davanti alla sua casa ora sono gialle e marroni, serpenti vincenti nelle crepe fragili in cui scivola la vita.

foglie-davanti-casascialle

Navigazione articolo

Rai News: una lettura de “Lo specchio di Leonardo

Postato il

Ivano Mugnaini

“Lo specchio di Leonardo”

http://poesia.blog.rainews.it/2016/11/ivano-mugnaini-lo-specchio-di-leonardo/

cropped-testata_poesie2rai-news

cop_leonardo3 DEFINITIVA

 

di Daniele Campanari

Essere come Leonardo significa somigliare a uno specchio, ma non uno di quelli in cui siamo abituati a rifletterci per superbia o esibizionismo: uno specchio identico a un uomo. Ivano Mugnaini lo ha chiamato proprio “Lo specchio di Leonardo” (Eiffel Edizioni, Caserta, 2016) il suo libro e, senza inganni programmati, fa sapere che il protagonista è tale e quale al pittore. Da Vinci – proprio lui, il famoso uomo che ha dipinto l’altrettanto nota Gioconda – prende però soltanto una parte della scena; l’altra, quella che resta, è affidata a un alter ego: un personaggio che Leonardo “sfrutta” per stare da solo e scoprire i sentimenti pur senza togliere tempo alla vita, oppure per portare a termine i suoi scopi. Quali? Non è questo il momento per dirlo – tantomeno lo spazio – e forse neppure Mugnaini lo dice: lascia che sia il lettore a farsi un’idea, a chiarire se Leonardo è impegnato con le sue opere o c’è qualcosa di più, di personale: “Nonostante tutto questo, non molto tempo dopo il fallimento della statua equestre, Ludovico il Moro mi diede il compito di affrescare l’immagine dell’Ultima Cena il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie, chiesa particolarmente cara alla sua casata. Mi impartì l’ordine in modo diretto e naturale, come se mi avesse richiesto di dipingere con una mano di bianco un muro di cinta o una parete annerita dal fumo di un camino. Ero io però, non lui, a dover passare giorni e giorni in quel luogo di preghiere e dolori, tra monaci vecchi e giovani che si muovevano troppo lenti o troppo frenetici, nascondendo nella tela del saio corpi assaliti da rimpianti e desideri. […]” (pag.35).

Dama ermellinoDue volti di donna

Le pagine, alle quali Mugnani dice di “tenere particolarmente”, chiariscono chi potrebbe essere “il genio” e nascono “da un film-documentario, uno dei tanti dedicati a Leonardo” dove si mostrano gli studi scientifici e militari fatti con gli specchi. L’esordio è affidato a uno scenario tipico del tempo: un cavallo traina una carrozza mentre all’interno si narra il riposo di Leonardo e il suo identico. La qualità del racconto sta anche tra le parole che compongono un linguaggio non esagaeratamente moderno: scelta corretta dell’autore che dimostra di saper fare. D’altronde, Da Vinci non vive tra i fatti del mondo contemporaneo, non deve mica rispondere ai referendum costituzionali e non è neanche iscritto a Facebook. Quindi, se si vuole leggere qualcosa di originale che tiene il passo, lo si può dire leggendo il racconto di Mugnaini. Si badi bene, racconto e non romanzo, perché la vicenda si conclude a 87 pagine tra le quali è stato tracciato un inedito Da Vinci. Inedito perché mai scritto in questo modo e probabilmente assorbito dal lettore che avrà la possibilità di dire di aver conosciuto uno dei migliori profili del maestro di Anchiano.

Ivano Mugnaini è autore di romanzi, racconti, recensioni e note critiche. Collabora con riviste ed editori. Ha curato la rubrica “Panorami congeniali” sul sito della Bompiani RCS. Tra le sue pubblicazioni la raccolta di racconti L’algebra della vita e il romanzo Limbo minore. Il suo racconto Desaparecidos è stato pubblicato da Marsilio e il suo romanzo breve Un’alba da Marcos y Marcos. Cura il blog letterario “Dedalus”, e il sito www.ivanomugnaini.it