Francesca De Mori

IL VOLO E LA REALTA’. Intervista a Luca Bonaffini

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IL PARACADUTE DI TACCOLA leggera

Intervista a Luca Bonaffini, con particolare riferimento al suo album “Il paracadute di Taccola”.

Si parla di voli, di paracadute, di storie di strada, di realtà.

Buona lettura e buon ascolto, IM

A TU PER TU
UNA RETE DI VOCI
L’obiettivo della rubrica A TU PER TU, rinnovata in un quest’epoca di contagi e di necessari riadattamenti di modi, tempi e relazioni, è, appunto, quella di costruire una rete, un insieme di nodi su cui fare leva, per attraversare la sensazione di vuoto impalpabile ritrovando punti di appoggio, sostegno, dialogo e scambio.Rivolgerò ad alcune autrici ed alcuni autori, del mondo letterario e non solo, italiani e di altre nazioni, un numero limitato di domande, il più possibile dirette ed essenziali, in tutte le accezioni del termine.Le domande permetteranno a ciascuna e a ciascuno di presentare se stessi e i cardini, gli snodi del proprio modo di essere e di fare arte: il proprio lavoro e ciò che lo nutre e lo ispira. Le risposte di artisti con background differenti e diversi stili e approcci, consentiranno, tramite analogie e contrasti, di avere un quadro il più possibile ampio e vario individuando i punti di appoggio di quella rete di voci, di volti e di espressioni a cui si è fatto cenno e a cui è ispirata questa rubrica. IM
 Luca Bonaffini 2- foto di Fenucci

Intervista a

a

Luca Bonaffini

 
1 ) Il mio benvenuto, innanzitutto.
La prima domanda è forse la più difficile, anche perché spesso i musicisti amano parlare di sé con le proprie note più che con le parole. Ma la domanda è “di prassi”: puoi fornire un tuo breve “autoritratto” ai lettori di Dedalus?
Esistono due fotografie, due ritratti. Il Bonaffini certo, riscontrabile, e il Luca bimbo, eterno ricercatore del diritto alla bellezza. Il primo è pubblico e di opportunità, ha lavorato con Bertoli e altri, ha scritto successi della musica italiana. Il secondo è timido, riservato e lavora su canzoni che forse non saranno mai pubblicate. Uno sdoppiamento che oggi non mi pesa, anzi mi completa.
2 ) Il tuo album “Il paracadute di Taccola” ha un titolo accattivante ma complesso. È stata una scelta programmatica, per così dire, per collocare il tuo lavoro in uno spazio ben definito del panorama della musica pop d’autore, oppure è stata necessità dettata dai temi e dalle atmosfere del disco?
Temi e atmosfere dell’album hanno sicuramente fatto sì che io guardassi in alto. In alto si vola, ma dall’alto si cade. Un buon paracadute oggi è meglio di un paio d’ali fintamente sicure.
3) Puoi parlarci del tuo rapporto più intimo con questo tuo recente lavoro? Le tue emozioni sul piano personale e cosa rappresenta in questo momento per te come uomo prima ancora che come musicista.
È un album “antologia di me stesso”, evocativo di anni Ottanta che mi videro in corsa verso il futuro alla ricerca di un lavoro che sognavo di fare. 14 brani sono tanti, troppi, per essere scritti in pochi anni. Ci sono spunti antichi che hanno visto nuova vita. Sono molto contento.

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