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Un ricordo di Gianmario Lucini

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LuciniHo conosciuto Gianmario Lucini a Pisa in occasione del Premio Astrolabio e della presentazione di un suo libro. Ho avuto modo di cenare seduto di fronte a lui. Due timidi seduti uno davanti all’altro a studiare piatti e traiettorie di fuga e di incontro per gli sguardi e per le parole. Gianmario era una persona estremamente seria che conosceva l’arte di non prendersi sul serio. Una persona di grande spessore che conosceva e metteva in pratica l’arte della leggerezza, il dono della lievità. Aveva una malinconia allegra, il gusto di un’ironia mai aggressiva, mai pesante.
Gianmario, pur essendo un ottimo autore, sapeva pensare al plurale. Non poneva i suoi scritti al centro del mondo.
Aveva una mente “plurale” e un pensiero “civile”, nel senso più autentico e vero del termine.
Possedeva una malinconia, frutto della conoscenza del mondo, che, invece di spingerlo all’apatia, lo conduceva alla lotta, all’impegno vero, mai violento, sempre tenace.
Era convinto, lo ha dimostrato non solo con le parole ma in modo fattivo con decine di iniziative concrete, che il mondo può cambiare. Non solo l’orto della scrittura, ma il mondo intero, quello là fuori, quello dove si vive e si soffre.

Questo ha mostrato Gianmario Lucini. Nell’editoria e nella società, le cose possono cambiare.
Questo ci lascia in eredità Gianmario.
Tocca a noi non dimenticarlo.
A noi il compito di fare buon uso dei suoi gesti e delle sue parole.
i.m.