Ivano Mugnaini

ELOGIO ALLA FOLLIA – scadenza prorogata al 30 aprile

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ELOGIO ALLA FOLLIA

per poesie e racconti a tema libero

CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE

Prima edizione

scadenza prorogata al 30 aprile 2018

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Il presente concorso si ispira al nome dell’Editrice Divinafollia, che pubblicherà in volume gli elaborati vincitori.

Se avete nel famoso cassetto (o anche altrove) uno scritto che avete sempre tenuto in disparte, quasi fosse radioattivo, tagliente o ustionante, se non avete mai osato farlo leggere a qualcuno, è il momento di recuperarlo, metterlo dentro un bel file ed inviarlo qui, a questo concorso.

Se non lo avete, prendete un foglio e una penna, oppure un computer e una tastiera, e date libero sfogo a ciò che più vi scalda, di amore o di rabbia, di sesso o di cervello, nella carne e nella mente, nella realtà e nell’immaginazione.

Cerchiamo testi da selezionare e li vogliamo sopra le righe, o attraverso le righe, asimmetrici, sghembi, di sbieco, insomma testi liberi per spunto, tema e forma espressiva. Ispirati da una sana, umanissima follia creativa.

Testi in versi o in prosa in cui la vostra vena ispiratrice è stata debordante, guidata da un’emozione febbrile, sincera e intensa, quella che non di rado consente di vedere oltre: gli stati d’animo, le pulsioni, i desideri, la gioia, la rabbia e mille altre sensazioni vibranti e prive di filtri protettivi.

La tematica è del tutto libera (il titolo del concorso non è vincolante e non indica un tema a a cui attenersi). Verranno accolti scritti di qualsiasi tenore espressivo. Verranno esclusi solamente gli elaborati con contenuti offensivi della dignità delle persone, denigratori o con discriminazioni razziali e sessuali.

Per il resto, il campo è libero; e la fantasia creativa sarà un ingrediente molto ricercato e apprezzato in fase di lettura e selezione.

NORME DI PARTECIPAZIONE

Il Concorso prevede la selezione di scritti poetici e narrativi.

Saranno accettati sia testi inediti che testi pubblicati on line o in antologie. Sono accettati inoltre poesie e brani di narrativa estratti da libri autopubblicati (self publishing).

Saranno invece esclusi testi precedentemente pubblicati in volume cartaceo dotato di codice ISBN.

In ogni caso è richiesto che, all’atto dell’invio, gli autori siano in possesso dei diritti relativi agli elaborati da loro inviati. L’invio corrisponde ad un dichiarazione in tal senso.

LETTURA E SELEZIONE

Mano a mano che perverranno, alcuni dei testi migliori potranno essere inseriti, indipendentemente da quella che sarà la classifica finale del Concorso, nella rivista telematica DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario, http://www.ivanomugnainidedalus.wordpress.com . L’inserimento dovrà essere concordato tra la redazione e del sito e l’autrice o l’autore dell’elaborato selezionato. Verrà richiesta agli autori una dichiarazione in cui specificano che i testi sono inediti, di loro proprietà e liberi da vincoli editoriali.

Nel sito DEDALUS sono presenti, preceduti da un commento introduttivo, liriche, prose e interventi critici di alcune delle voci più significative del panorama letterario contemporaneo e di alcuni autori giovani o emergenti dotati di personalità e talento.

Il Concorso si articola in due Sezioni: POESIA e NARRATIVA.

Si partecipa alla Sezione Poesia con liriche oppure con brevi prose poetiche.

Si può inviare da una ad un massimo di tre poesie. La lunghezza massima è di 50 versi ciascuna. Si potranno inviare, in alternativa, da una a tre prose liriche. Ciascuna di esse dovrà essere contenuta in una sola cartella standard.

La Sezione Narrativa è riservata a scritti in prosa di qualunque tipo e genere (racconti, lettere, considerazioni, divagazioni, brani di diario e qualsiasi altro testo creativo scritto nella forma narrativa).

Per la sezione Narrativa potranno essere inviati da uno a tre elaborati. Ciascuno dovrà avere una lunghezza massima di dieci cartelle (pagine) standard ( usando preferibilmente i font Arial o Times New Roman).

È ammessa in casi specifici la partecipazione con elaborati di lunghezza maggiore alle dieci cartelle, purché il superamento sia contenuto in termini ragionevoli. Il Premio è Elogio alla Follia ma non siamo pronti a ricevere romanzi fiume stile Guerra e pace. Siamo invece disposti ad accettare racconti o brani di romanzo che per poter essere presentati in modo organico necessitano alcune cartelle in più del limite indicato.

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Per entrambe le Sezioni del Premio è consentita agli autori la partecipazione con uno pseudonimo o con un nome d’arte.

In tal caso i concorrenti dovranno indicare se in caso di segnalazione o di vittoria vogliono essere indicati nel comunicato stampa con lo pseudonimo con cui hanno partecipato o con il loro nome anagrafico.

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È consentita la partecipazione ad autori ed autrici di qualsiasi nazionalità.

È consentita la partecipazione con testi in lingua straniera o con testi in una delle lingue o dei dialetti regionali italiani.

In entrambi i casi sarà necessario affiancare al testo un’accurata traduzionein lingua italiana.

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Gli scritti inviati saranno valutati da due Giurie specifiche, una per la Sezione Poesia e una per la Sezione Narrativa.

componenti delle Giurie sono i seguenti.

Per la Sezione Poesia:

Maria Attanasio (poeta e narratora); Flaminia Cruciani (poeta e archeologa); Silvia Denti (scrittrice, critico letterario ed editrice); Anna Maria Ferramosca (poeta, biologa e critico letterario); Luigi Fontanella (scrittore, poeta, docente universitario, direttore della rivista Gradiva); Ivano Mugnaini (scrittore, poeta e critico letterario); Carlo Pasi (docente universitario e saggista); Valeria Serofilli (insegnante, poeta e presidente di AstrolabioCultura); Antonio Spagnuolo (poeta e critico letterario).

Per la Sezione Narrativa:

Daniela Carmosino (critico letterario e saggista); Marco Ciaurro (filosofo e scrittore); Caterina Davinio (scrittrice, poeta e saggista); Silvia Denti (scrittrice, critico letterario ed editrice); Gianluca Garrapa (scrittore, operatore psicoanalitico e poeta); Francesca Mazzucato (scrittrice e traduttrice); Ivano Mugnaini (scrittore, poeta e critico letterario); Caterina Verbaro (docente universitaria e saggista).

Le Giurie valuteranno tutti gli scritti pervenuti, ciascuna per la Sezione di pertinenza, e proporranno infine a Edizioni Divinafollia una rosa di Finalisti.

I lavori Vincitori (tre per ciascuna Sezione) saranno pubblicati gratuitamente da Divinafollia, con regolare contratto editoriale, in un volume che verrà adeguatamente pubblicizzato e distribuito nelle librerie e tramite i canali telematici.

Il volume sarà presentato con ampio risalto anche alla Fiere del Libro a cui l’Editrice partecipa, tra cui quella di Torino. Gli autori selezionati saranno invitati a presenziare alle presentazioni e incoraggiati ad organizzarne altre, nelle sedi a loro vicine, con il sostegno dell’Editrice. Il libro sarà inoltre pubblicizzato con la mailing-list dell’Editrice e tramite tutti i canali di informazione ritenuti utili ed efficaci.

Sia gli autori finalisti che altri autori i cui lavori saranno ritenuti dalla Giuria particolarmente interessanti e originali riceveranno dall’Editrice una proposta di pubblicazione a condizioni favorevoli.

MODALITÀ DI INVIO

Gli autori interessati devono inviare i loro testi entro il 30 aprile 2018 .

Ciascun elaborato o insieme di elaborati (con le caratteristiche sopra indicate a seconda della Sezione di appartenenza) dovrà essere inviato tramite un unico file in formato Word .doc oppure PDF, allegato ad un messaggio di posta elettronica indirizzato al seguente indirizzo:ivanomugnaini@gmail.com , indicando come oggetto del messaggio: “Concorso Elogio alla Follia 2018”.

Il file con cui vengono inviati gli elaborati deve essere nominato con la Sezione prescelta e con il titolo dell’elaborato o di uno degli elaborati inviati (esempio : Sezione-Poesia-Fantasie-.doc oppure .pdf).

dati personali dell’autore (nome, recapito postale, telefono, cellulare e indirizzo di posta elettronica) dovranno essere riportati esclusivamente nel corpo del messaggio, non nel file degli elaborati che dovranno essere assolutamente anonimi e privi di qualsiasi segno atto a identificare l’autore.

Nel corpo del messaggio dovrà anche essere trascritta la seguentedichiarazione: “I testi sono di mia esclusiva creazione e proprietà. Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del decreto numero 196/2003 nell’ambito del Concorso ELOGIO ALLA FOLLIA – Descritture, divagazioni ossimoriche e variazioni sul tema della follia”.

È previsto un contributo spese di 15 € per la partecipazione a una delle due Sezioni previste (Poesia e Narrativa).

Nel caso in cui il concorrente desiderasse partecipare ad entrambe le Sezioni la quota è di €20.

La quota può essere pagata tramite ricarica della Carta Postepay numero5333 171039936733 intestata a Ivano Mugnaini (codice fiscale MGNVNI64H12L833T), oppure tramite bonifico bancario: IBAN : IT58T0103024800000063126022 intestato a Ivano Mugnaini. Indicare in entrambi i casi come causale del versamento: “Iscrizione Concorso Elogio alla Follia 2018”.

È richiesto l’invio di una copia scannerizzata o di una fotografia della ricevuta del versamento nella mail con cui vengono inviati i testi.

La partecipazione al Concorso implica l’accettazione del presente regolamento in tutti i suoi punti.

Il corretto ricevimento del messaggio e del file con i testi e la ricevuta di versamento, e la conseguente iscrizione al Concorso, saranno comunicati via e-mail a tutti i concorrenti.

Per agevolare il compito delle Giurie si consiglia di non attendere la data prossima alla scadenza del Concorso, ma di inviare gli elaborati appena si ritiene di averli conclusi e adeguatamente riletti.

Il nome dei Vincitori sarà comunicato sul sito Dedalus, su diversi altri siti, blog e portali letterari e sul sito di Edizioni Divinafollia.

Non è prevista una cerimonia di premiazione tradizionale, con consegna di targhe e diplomi. I nomi dei vincitori e dei finalisti e le loro opere saranno ampiamente pubblicizzati, in rete e tramite gli organi di informazione che diffonderanno la notizia. Potrà essere previsto, inoltre, in una data e una sede che saranno comunicati al termine del Concorso, un incontro informale tra alcuni componenti delle due Giurie e i concorrenti premiati, finalisti e segnalati per l’originalità delle loro opere. In quell’occasione gli autori presenti potranno dare in lettura alle Giurie anche altri loro testi, manoscritti o editi. Ad alcuni autori potrà essere proposta la presentazione dei loro lavori, editi o inediti, in Caffè letterari (tra cui il Caffè dell’Ussero di Pisa) o in biblioteche.

Per maggiori informazioni, o per qualsiasi altra richiesta riguardante il Concorso, scrivete all’indirizzo e-mail: ivanomugnaini@gmail.com

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CHOPIN – Il buio e l’aurora

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Per la rubrica RITRATTI IMPROPRI, una follia primaverile: dare voce alla musica di Chopin, al suo Ultimo Notturno.
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CHOPIN- Il buio e l’aurora

L’uomo è un dio

quando sogna,

un mendicante

quando riflette

F. Hölderlin, Iperione

La mia corsa con la vita prosegue da sempre. Fin dal momento in cui ho percepito per la prima volta i suoni e le immagini. Ho iniziato a comporre da bambino. “Il nuovo Mozart”, mi chiamavano, “il talento più precoce dell’epoca”. Certo. Più precoce della gioventù. Non ho avuto il tempo di imparare a non imparare, la follia priva di scopo e utilità. Ora devo dare misura al mio amore per il buio. Tentare una sintesi tra verità e menzogna. Me lo impone il tempo, ancora lui. Devo scrivere il mio ultimo “Notturno”, la lettera di addio al mondo e a me stesso.

Non ho mai amato parlare di me. Ma devo raccontarmi, adesso, con parole che siano cristalline anche per gli altri. Rapide a svanire come un tramonto inghiottito dalla notte. Con qualcosa che resta: il senso, l’assenza di una logica, la bellezza che non sai afferrare anche se le corri incontro. È lei che viene da te, a sorpresa, a tradimento, dolorosa, lieve. La risposta. Forse.

Mi chiamo Fryderyk Chopin. La mia terra è la Polonia, anche se molti mi considerano francese. Molti, a dire il vero, mi considerano un’infinità di cose che non sono. Non è colpa loro. O, almeno, non è solo loro, la colpa. Una loro affermazione, comunque, la condivido. “Non somigli a nessuno”, mi ripetono. Ineccepibile. Posso assicurarvi che non è stata una scelta. Direi piuttosto una necessità. Ho dovuto staccare i contatti con il passato e il presente. Per inventare un suono solo mio. Ha ragione Schumann quando sostiene che la mia musica si riconosce perfino nelle pause, nell’alternanza di presenza e assenza, concreto e immaginario. Lì, in quegli spazi vuoti, ho stillato l’essenza: ciò che amo infinitamente e ciò che odio con tutto me stesso.

Ho avuto poche certezze. Ancora più raramente ho saputo renderle nitide. Avrei dato la vita per essere capace di lottare per ciò in cui credo. Per l’indipendenza del mio paese soggiogato dall’oppressione straniera, innanzitutto. Ma hanno ritenuto che fossi sprecato su un campo di battaglia o dietro una barricata. “Pensa quale perdita! Per la musica! Per l’arte!”. E così sono fuggito, di paese in paese, suonando e sorridendo senza tregua, strozzato da camice inamidate e dai lacci della sconfitta, la viltà, l’esilio. Ho accettato un gioco che mi faceva comodo; mi uccideva in modo liscio, nel caldo delle stanze, nell’ovatta degli sguardi. Ho lasciato che il mio corpo si indebolisse progressivamente, le braccia sempre più esili, le spalle ossute, i polmoni consunti. Faceva chic, mi dava un contegno da vero artista. Soffrire, sì, ma in saloni di lusso con il caminetto acceso e i vassoi d’argento stracolmi di pasticcini profumati. Lontano dal fango e dal sangue, dal battito di piombo dei fucili che feriva l’aria delle trincee dove morivano i miei fratelli.

Sono nato e vissuto in un’epoca di guerra, di sopraffazione. Liberare il mio popolo avrebbe significato liberare l’intera umanità. Liberare me. Me, in ogni uomo. Non ho mai amato la folla, questo è vero. Ma ho provato affetto per i singoli individui, per ciò che di grande e sacro si trova, a tratti, in ciascuno.

Ho amato le donne, immensamente. Diverse tra loro, ognuna un profumo, un angolo della bocca, un riso, concerto di divine sciocchezze e carnali verità. Un ghigno aspro e bambino che si apre in un abbraccio. Ferita e balsamo. Leggi il seguito di questo post »

ESSERE GLI ALTRI – la parola, il gesto, lo sguardo

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Alessandra Corbetta, Essere gli altri, LietoColle edizioni, Faloppio, 2017

Potessi io/ essere il prato,/ non il tremore/ di questo filo derbaÈ questa l’epigrafe che si incontra nel libro di Alessandra Corbetta. È giusto, e direi necessario, accogliere questa voce e questo sguardo, questo approccio che è anche un biglietto da visita, un modo per dire sono questo, sento questo adesso, e forse sempre e da sempre. Le parole scelte da Alessandra e poste all’ingresso del suo mondo sono di Umberto Fiori e sono tratte dal libro Voi. La prima riflessione, anzi la prima sensazione che nasce, è quasi una rilevazione, una tracciatura, un fare il punto delle coordinate visive e mentali: gli occhi sono rivolti verso gli altri, verso realtà esterne. Una rarità, nel panorama della scrittura e anche della vita. Ma non è così semplice, e la bellezza della generosa semplicità si arricchisce di risvolti che diventano di per sé densi di filosofia e psicologia. Si pensa agli altri e si parla degli altri, anche in questo libro, partendo dall’io e a esso ritornando, in un’ineluttabile ring composition. Si parte da quel potessi io che infrange il silenzio e risuona netto, possente, sussurrato e roboante. Per poter essere gli altri bisogna in primo luogo essere se stessi, sapere incontrarsi e confrontarsi con le proprie radici, le corse e gli inciampi, le verità dette e quelle taciute, il volo e la paura. Alessandra Corbetta compie il tragitto con intensa leggerezza. Osa essere lineare e sincera. Mette davanti ai suoi e ai nostri occhi il coraggio di stupirsi ancora, con uno sguardo maturo e bambino, il gioco e la ferita, la caduta e la tenacia del rialzarsi e del ricominciare. In tal modo, scevra da orpelli e schermi, può guardare ed essere vista senza che nessuno sia costretto a indossare una maschera ulteriore sulla maschera naturale di ciascuna persona (con l’etimologia ineluttabile di quest’ultima parola, maschera e poi individuo, che viene in qualche modo resa vivibile, se non sconfitta).

L’epigrafe di cui si è detto è preceduta solo dalla dedica A mia mamma, la primaforma di poesia che ho incontrato. Si ricollega al coraggio di dire le proprie emozioni, di renderle parole senza armatura, senza imbottitura protettiva di retorica. Alessandra mostra ciò che sente agli altri, come omaggio estremo, come invito impegnativo ad essere una cosa sola, a dare e a ricevere quell’emozione primigenia a cui l’evoluzione sociale, sofisticata e snaturante, ci ha disabituati. Ci viene chiesto di giocare a carte scoperte, come i bambini, come i matti, come chi non ha paura di dire sono un uomo, sono una donna, ho un cuore. In questo gioco in apparenza semplice è racchiusa la più grande delle sfide, non solo letteraria, non solo del linguaggio. Qui è situata la frontiera che non si sa oltrepassare se non si cammina con passo leggero e consistente, sapendo che ogni vocabolo davvero sincero lascia una traccia e scava dentro. Leggi il seguito di questo post »

Profumo di elicriso – stralci della prefazione

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Pubblico qui alcuni stralci della mia nota ad un libro di recente uscita di Anna Moro edito da Edizioni Divinafollia. Una lettura adatta a chiunque voglia riscoprire il gusto di una narrazione di stampo “classico” ma non priva di richiami alla modernità e a sentimenti che restano attuali, vividi e necessari. 

Il romanzo contiene una passione forte ma lucida, adeguata alla descrizione dei tempi e della società descritti, la Sardegna di alcuni decenni fa. Come l’autrice stessa ha dichiarato, Profumo di elicriso è stato scritto per conservare la memoria di un episodio realmente accaduto a un suo bisnonno, ultima vittima di una lunga faida, ucciso per la sua sete di giustizia e di legalità quasi mai presenti in quello scorcio di secolo in Sardegna.

La narrazione nasce dunque da una motivazione personale fortissima. Ma riesce ad andare oltre, assumendo, senza forzature, senza vane pretese didattiche e senza tirate morali, un valore più ampio, universale, evidenziando tramite gesti e sentimenti autentici, l’eterno contrasto tra la bassezza e la volontà di elevarsi, tra la violenza e l’aspirazione ad un’esistenza più umana e armonica.

Profumo di elicriso regala, anzi restituisce il gusto di una scrittura sobria ma non sterile e vuota, priva di acrobazie sintattiche e lessicali, numeri da circo ed effetti sbalorditivi, ma mai aliena all’emozione del racconto, la volontà e la necessità dell’affabulazione, qui ulteriormente accentuata dalla profonda motivazione personale, il desiderio di tener vivo il ricordo di un parente che è diventato simbolo della sete di pace e di giustizia di una famiglia. 

Il tono è sobrio, controllato, come se un narratore onnisciente osservasse con disincanto i propri simili, in una sorta di coro, una coscienza collettiva tipica dei piccoli centri a qualunque latitudine. Ma a tratti lo sguardo si apre in un guizzo o in un sorriso, breve, fulmineo, ma in grado di illustrare con efficacia la crudeltà e la solidarietà, la disperazione e la tenacia, la miseria contrapposta alla grandezza dell’animo.

 Alla pubblicazione del libro ho contributo in parte anch’io tramite la lettura, l’editing e la prefazione.

Chi volesse inviarmi in lettura manoscritti inediti di narrativa e poesia, o libri già editi, mi scriva a ivanomugnaini@gmail.com

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Concorso Elogio alla follia – Temi e tendenze (prima tranche)

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Continuano ad arrivare poesie e racconti per il Concorso ELOGIO ALLA FOLLIA.

Come da regolamento, pubblico qui in Dedalus una prima tranche di elaborati interessanti.

Confermo che la presente selezione non è assolutamente legata alla classifica finale del Concorso che sarà decisa in modo anonimo e indipendente dalla Giuria.

Lo scopo di questo post è quello di dare un’idea dei temi e delle tendenze degli elaborati finora arrivati.

Serve anche a ribadire che il Concorso non è a tema e che c’è piena libertà per quanto riguarda gli argomenti, la tecnica e lo stile.

Ci sono ancora circa due mesi prima della scadenza del Concorso, prevista per il 31 marzo.

Ma l’invito a coloro che fossero interessati è di inviare gli elaborati in anticipo per favorire il lavoro di segreteria e anche, eventualmente, per questa vetrina telematica.  IM

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Sezione poesia

Melania Milione

Nell’immenso

So che il mio sangue nutre

la lava dei vulcani

e che se io poco muoio

su questo letto di stelle

cade tutto il firmamento.

So che la tua immensità

poco pesa sul mio cratere ardente

e che siamo due fiori sul nascere

in cui si compiace lo sguardo dell’eterno.

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Dimmi dove senti dio

Parlami ancora del  tuo bisogno d’amore.

Del mortaio vivo nella tua pancia che

più volte mi macinò il sangue.

Non ti bastò scomodare le furie del cielo per cercarmi,

o le zolle della terra per arroventarmi il mare.

E allora spingiti dentro, Leggi il seguito di questo post »

La poetessa dei “liberi ribelli” – Intervista a Dalila Hiaoui

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 Le risposte di Dalila Hiaoui alla mie domande sono piene di frasi che si aprono su altre frasi, altri tempi e modi, spiragli ampi e generosi, parentesi che chiudono epoche e aprono mondi nuovi, possibili. Sono dense di punti esclamativi simili a sorrisi, sguardi, gesti che richiamano l’attenzione oltre il limite della parola scritta, verso quella zona compresa tra realtà e immaginazione, fantasia e gesto  concreto.
L’intervista è piena di fascinosa, coinvolgente poesia. Alla fine risulta quasi percepibile, mangiabile, condivisibile con  gli occhi e con le mani, da un unico piatto con bordi colorati posto al centro di una tenda grande quanto il mondo. IM

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Rubrica A TU PER TU

La poetessa dei “liberi ribelli” – Intervista a  Dalila Hiaoui 

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1 –  Buongiorno Dalila e benvenuta.

Sei nata in Marocco e sei di origine berbera.

Quali influenze hanno avuto e hanno le tue radici sul tuo modo di essere e di esprimerti, nella vita e nell’arte? Qual è il rapporto dei berberi con la poesia, con il racconto, con quella che potremmo definire “l’affabulazione”? Quali legami ci sono tra la cultura scritta e la tradizione orale, tra la modernità e il passato?

Salve Ivano, sono molto lieta e anche grata di essere la tua ospite. Sono marocchina berbera, o, se vuoi, Amazigh, che vuol dire: i liberi ribelli. Sono nata a Marrakech che nella lingua amazigh antica vuol dire la sede, o anche la casa, di Dio. Ho vissuto nel nord del Marocco, esattamente nella città di Tetouan dove è diffusa la cultura andalusa, e nel profondo deserto del Marocco, a Dakhla, verso i confini con la Mauritania, un’area in cui è predominante la cultura Hassania. Queste sono le mie radici, ciò da cui ho avuto origine e che porto con me, anche oggi, anche nel cuore dell’Europa.

Roma è stata ed è un elemento determinante per costruire me stessa, ciò che sono, il mio modo di imparare, di pensare, di valutare, di comportarmi, essendo, allo stesso tempo, passato, presente e futuro.

Per quello che riguarda l’ultima parte della tua domanda sui legami che ci sono tra la cultura scritta e la tradizione orale, posso dire che l’arte con tutte le sue sfumature è la vera memoria dei popoli che non verrà mai cancellata: la cultura orale è la matrice di quella scritta, sia nei racconti sia nel canto. Nell’eterna Roma sto seguendo i passi del mio nonno amazigh Afulay che da voi è conosciuto con il nome Lucius Apuleius (127-170). Apuleio è considerato il primo romanziere dell’umanità e io sono felice e onorata di avere un simile precursore. Nei nostri percorsi di viaggiatori del mondo e della parola c’è una piccola differenza, tuttavia: Afulay detto Apuleius ha scritto il suo romanzoL’asino d’oro dopo il suo arrivo a Roma, mentre io sono arrivata avendo già nel bagaglio un romanzo di un certo successo nel mondo arabo e francofono e qualche poesia sulla tema della pace tra i popoli e le religioni. Nonostante i vari articoli che avevo già scritto e tutto quello che già avevo fatto nell’ambito della scrittura, anche narrativa, nel mio passaporto marocchino dell’epoca, era scritto poetessa sotto il mio nome. Quindi il mio paese di origine mi definiva già “poetessa”, una definizione impegnativa che però mi identifica, quasi un secondo nome, una strada, una meta, un modo di essere.

2 – Risiedi da tempo in Italia, a Roma. Al di là degli stereotipi e con serena e informale schiettezza, quali sono stati gli ostacoli che hai incontrato al tuo arrivo in Italia e quali sono gli aspetti che, ancora oggi, trovi difficilmente comprensibili, o almeno auspicabilmente modificabili dell’Italia?
Sul fronte opposto, cosa ti ha fatto amare l’Italia e di cosa sei grata al nostro paese?

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Ritratti impropri: Ayrton Senna, Diego Maradona, Roger Federer

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RITRATTI IMPROPRI

In questa rubrica proporrò, con cadenza irregolare, alcuni abbozzi di ritratto di uomini e donne del mondo dell’arte, in senso ampio, esteso.

Saranno ritratti impropri: basati non sulla conoscenza diretta né sulla presenza del modello. Saranno immagine di un’immagine, riflesso di un riflesso.

Eppure saranno reali, per me, perché questi uomini e queste donne sono riusciti a evocare in me, ciascuno a suo modo, ciò che rende questa vita in qualche modo vivibile e in qualche caso perfino intensa e gustosa: la passione.

Non per tutti questi personaggi nutro simpatia. Anzi, in fondo la nutro per pochi di loro. E anche in quel caso in forme e misure differenti.

Con ognuna ed ognuno di loro però sono in debito di emozioni, quelle che spesso derivano dal riconoscere l’affinità o la diversità, la differenza che distingue un ottimo artigiano da un artista. In loro ho intuito e intravisto la follia, esplicita o nascosta, nell’atteggiamento o nella maniacalità dell’applicazione e della concentrazione abbinata a quel mistero glorioso e micidiale che è il talento.

Sono in debito perché hanno saputo farmi guardare, anzi, vedere. Come in uno specchio in cui, in un gesto, un movimento, un colore, uno sfondo, percepiamo noi stessi, ciò che davvero siamo in questa specie di storia di cui non sappiamo niente, neppure se ci siamo davvero.

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Comincio volutamente dalla passione in apparenza più lieve: lo sport.

Quel poco che mi è rimasto nella mente. Quello che resiste agli anni, a questi tempi in cui un buon calciatore viene definito “un prospetto interessante” e in cui si presta più attenzione alle ipotesi del calciomercato che alla sostanza del gesto, alla volontà concreta, al sudore e al genio. Parlo di tre atleti, nel bene e nel male, con le loro doti e i loro difetti, i voli e tonfi clamorosi. Non so se siano i migliori in assoluto. Per me sì. Ma questo conta poco. Quello che conta è che hanno saputo restare presenti, nella memoria e nel sogno, mantenendo vivo ciò che più vale: la lotta al predominio del mediocre, la volontà di andare oltre, un passo più in là.

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AYRTON SENNA DA SILVA

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Appeso ad un’asse orizzontale solleva il proprio corpo a forza di braccia, decine di volte, sorridendo. Lo fa per le telecamere, per mostrare la sua forza, la sua perfetta forma. È appena tornato dalle vacanze. Le ha trascorse con una splendida modella di un metro e ottantacinque senza tacchi su un’isola tropicale affittata per loro due soltanto. C’è rimasto tre settimane. Nel frattempo i suoi colleghi piloti hanno provato le macchine su tutti i circuiti, con le varie combinazioni di carico, di carburante e di gomme e con tutti i climi. Si sono fatti un mazzo enorme, come dicono nei salotti di lusso, percorrendo migliaia di chilometri e cambiando aerei e alberghi come forsennati. Lui, Senna, si è spostato di duecento metri al giorno: dal bungalow, con annesse braccia e tette della modella, alla spiaggia. Leggi il seguito di questo post »