Marco Righetti

Dissociazioni e quadrature del cerchio

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La scrittura a volte dona interazioni, interscambi “rivelatori”.

Lo specchio di Leonardo è stato letto da Giulia Corsino, giovane poetessa e ricercatrice all’Università di Cambridge, la quale, con un ritardo molto mediterraneo (a riprova che non si è “britannizzata” del tutto) mi ha comunicato le sue impressioni, in modo succinto ma succoso, mi ha fatto alcune domande, ma soprattutto ha abbinato alle sue impressioni i versi della sua poesia “Dissociazione” che, oltre al valore intrinseco, sono perfettamente adeguati per indicare lo spirito del romanzo. Sono una delle possibili chiavi e una sorta di “epigrafe” potenziale.

Pubblico qui di seguito la lettera di Giulia, le mie risposte alle sue domande, e il valore aggiunto di questo post, vale a dire la poesia “Dissociazione”.

Grazie a Giulia da parte mia, di Leonardo, e di tutto coloro che non giunsero alla quadratura del cerchio. IM

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Caro Ivano,

con estremo ritardo ho letto il tuo romanzo, in un giorno di pioggia fitta, qui a Cambridge. Hai saputo unire la densità della poesia e la fluidità della prosa in una maniera personale e partecipata. Raramente, al giorno d’oggi, si trovano pagine così dense e parole così vezzeggiate e nutrite dal tempo per il pensiero e dallo spirito. Visto che ho il privilegio di un filo diretto con uno scrittore, vorrei chiederti quanto il tuo Leonardo è storico e quanto autobiografico, da dov’è scaturita l’idea del libro e in che circostanze e in che tempi l’hai composto.

Un passo del romanzo mi ha richiamato questi versi che ho scritto qualche tempo fa. Te li dono, per quanto possano valere.

I miei più cari auguri,

Giulia

Dissociazione

Ho praticato la dissociazione:

ero io e il giudice di me stesso,

l’attore e il voyeur compiaciuto,

il ladro e la mano che lo trattenne,

il penitente e l’Eterno Padre,

la menade e il re in incognito,

la bracciata e l’onda,

i denti e la carne,

il fianco e la frusta.

Non giunsi mai alla quadratura del cerchio,

ma mi diede grande soddisfazione

vincere a turno

su una parte di me stesso.

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Cara Giulia,

ho immaginato Leonardo alle prese con gli specchi da lui studiati a lungo per scopi scientifici e militari. Mi sono interrogato, in quell’istante, sul rapporto del genio con la sua immagine. Ho provato ad immaginare il divario tra ciò che appariva al mondo, la sua scintillante fama, e ciò che di intimo sentiva dentro di sé. Ho pensato al contrasto tra i suoi veri desideri e ciò che era costretto a realizzare in qualità di persona soggetta alle ambizioni dei potenti del suo tempo, signori, notabili, politicanti e ricchi mecenati. Non ultimo, ho pensato al contrasto tra il bianco e il nero, il buio e la luce, il bene e la malvagità che anche Leonardo, come ogni altro uomo, ospitava dentro di sé: il lato in ombra, i chiaroscuri e i contrasti forzatamente nascosti per motivi di opportunità e per mantenere vivo il suo prestigio.

Ho pensato cosa avrebbe fatto Leonardo se si fosse trovato, per qualche accadimento favorevole, ad essere finalmente libero di agire secondo le sue più profonde e sincere inclinazioni. Come si sarebbe comportato, quali rivalse avrebbe cercato, quali piaceri e quali verità.

A fianco di ogni suo passo, ogni svolta del sentiero, ho immaginato la lotta per la comprensione di ciò che davvero conta: la bellezza, la dignità umana, il mistero del tempo, della bontà, dell’amore. Lo scontro vitale più aspro è quello tra la complessità e la linearità, i dettagli e la prospettiva, gli incontri e le memorie essenziali: uomini e donne conosciuti per caso e traditi per una vita intera, o il ricordo della madre, fonte per lui di un conflitto mai risolto.

Alla fine il nodo da sciogliere, il vero resoconto, è quello con se stesso e con il proprio alter ego: nell’istante in cui, il suo doppio, Manrico, lo tradisce, facendolo accusare di un grave crimine, Leonardo acquisisce paradossalmente la forza e la chiarezza della visione d’insieme, e riesce finalmente a trovare la chiave che risolve il mistero, tramutandolo in un’immagine speculare che si moltiplica generando nuove forme, nuova vita.

Il libro è stato scritto in tempi relativamente brevi. Ritengo che l’idea avesse già avuto una fase di incubazione, per così dire, piuttosto lunga e progressiva. Ne ho avuto la riprova recentemente, preparando alcune note per una presentazione che farò a breve sul tema del “doppio” in letteratura all’Accademia di Rapallo assieme a Vivetta Valacca. Prima del romanzo avevo scritto vari racconti e articoli sul tema, tra cui in particolare uno dedicato al Visconte dimezzato,http://cartescoperterecensionietesti.blogspot.it/2007/08/ivano-mugnaini-verso-il-castello-del.html . Un’analisi più dettagliata di alcuni risvolti del tema in questione nel mio romanzo, ma a livello molto più ampio nella letteratura di varie epoche e nazioni è stata scritta da Marco Righettihttps://poetarumsilva.com/2016/07/19/lo-specchio-il-doppio-le-maschere-di-marco-righetti/ .

Grazie ancora per la tua lettura, e per la poesia.

Ivano

Lo specchio, il doppio, le maschere

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Trascrivo qui di seguito il saggio di Marco Righetti sul tema dello specchio, del doppio e delle maschere, ispirato dalla lettura del mio romanzo “Lo specchio di Leonardo”.

È stato pubblicato originariamente su Poetarum Silva, a questo link: https://poetarumsilva.com/2016/07/19/lo-specchio-il-doppio-le-maschere-di-marco-righetti/ .

Merita una lettura, a mio avviso, nonostante sia piuttosto lungo e corposo, per l’ampiezza e l’accuratezza del lavoro e per la ricchezza e la varietà delle citazioni e dei riferimenti intertestuali, letterari ed artistici.

Grazie a Marco, ad Anna Maria Curci per l’ attento e prezioso lavoro di editing svolto sul testo, e a Poetarum Silva per l’ospitalità.

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Lo specchio, il doppio, le maschere, saggio breve di Marco Righetti sul romanzo Lo specchio di Leonardo di Ivano Mugnaini.

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 Lo spunto iniziale del romanzo è nato da un film-documentario, uno dei tanti dedicati a Leonardo da Vinci, alle sue scoperte, al suo inesauribile talento. Veniva mostrato Leonardo alle prese con gli specchi da lui studiati a lungo per scopi scientifici e militari. Mi sono interrogato, in quell’istante, sul rapporto del genio con la sua immagine. Ho provato ad immaginare il divario tra ciò che appariva al mondo, la sua eclatante gloria e la scintillante fama, e ciò che di intimo sentiva dentro di sé, nella sua interiorità autentica. Ho pensato al contrasto tra i suoi veri desideri e ciò che era costretto a realizzare in qualità di persona soggetta alle ambizioni dei potenti del suo tempo, signori, notabili, politicanti e ricchi mecenati. Non ultimo, ho pensato al contrasto tra il bianco e il nero, il buio e la luce, il bene e la malvagità che anche Leonardo, come ogni altro uomo, ospitava dentro di sé: il lato in ombra, i chiaroscuri e i contrasti più laceranti forzatamente nascosti per motivi di opportunità e per mantenere vivo il suo prestigio.
Ho pensato cosa avrebbe fatto Leonardo se si fosse trovato, per qualche accadimento favorevole, ad essere finalmente libero di agire secondo le sue più profonde e sincere inclinazioni. Come si sarebbe comportato, quali rivalse avrebbe cercato, quali piaceri e quali verità, anche nell’ambito più delicato e significativo, l’amore.
L’accadimento favorevole è l’incontro casuale con un suo sosia, una persona identica a lui per l’aspetto fisico ma diversissima come carattere, inclinazioni, modo di vedere e di pensare.
L’incontro inatteso con il suo “doppio”, Manrico, un copista ottuso e acuto, ingenuo e profondo, gli dà la possibilità di progettare per sé la più complessa delle opere, la vita, un’esistenza diversa, autentica. Leonardo decide di affidare al sosia il ruolo del genio saggio, conscio, adatto al ruolo e al mondo, per poter fuggire da sé dedicandosi finalmente alla scoperta della vera follia, le passioni, il sesso, la sincerità, il bene e il male. Il percorso di trasformazione è ritmato dai quadri più significativi di Leonardo, lasciati volutamente incompiuti oppure abbandonati per eccesso di coinvolgimento, un dialogo mai concluso, un dubbio mai risolto.
L’affresco de La Battaglia di Anghiari, innanzitutto, dipinto a fianco del rivale, Michelangelo, e lasciato a metà nel momento in cui, anche grazie a Manrico, scopre il senso reale di quella celebrazione di un massacro che gli era stata commissionata dal partito al potere.
Ma soprattutto il gesto del sosia, un atto di passione, anche schiettamente sessuale, fornirà la soluzione, e insieme un ulteriore elemento di dubbio, al quadro più amato e odiato, La Gioconda. Dopo una serie di prove e avventure in cui, ancora una volta, la montagna più alta da scalare si rivela la verità, la fedeltà nei confronti delle proprie idee e convinzioni, Leonardo si avvicina al proprio doppio, per poi distaccarsene, e alla fine avvicinarsi ancora, sentendo una beffarda, dolorosa affinità. A Manrico Leonardo rivela i suoi ricordi più oscuri e tormentati, le violenze, le colpe, i peccati, i torti commessi e subiti, gli attimi in cui è stato vittima e carnefice. A fianco di ogni passo, ogni svolta del sentiero, c’è la lotta per la comprensione di ciò che davvero conta: la bellezza, la dignità umana, il mistero del tempo, della bontà, dell’amore. Lo scontro vitale più aspro è quello tra la complessità e la linearità, i dettagli e la prospettiva, gli incontri e le memorie essenziali: uomini e donne conosciuti per caso e traditi per una vita intera, o il ricordo della madre, fonte per lui di un conflitto mai risolto.
Alla fine tuttavia il nodo da sciogliere, il vero resoconto, è quello con se stesso e con il proprio alter ego: nell’istante in cui Manrico lo tradisce, facendolo accusare di un grave crimine, Leonardo acquisisce paradossalmente la forza e la chiarezza della visione d’insieme, e riesce finalmente a trovare la chiave che risolve il mistero, tramutandolo in un’immagine speculare che si riflette e si moltiplica generando nuove forme, nuova vita.”

Questa la densa, ammiccante, affabulante nota dell’autore, a corredo del suo romanzo. Il sorprendente, polisemico testo del Mugnaini fa subito piazza pulita di qualunque anche eventuale somiglianza a plot di facile accatto costruiti sul personaggio Leonardo, e mi riferisco anzitutto al popolarissimo e storicamente inattendibile Codice Da Vinci.
Lo specchio di Leonardo è un romanzo che non fa leva sulla tendenza mainstream a decomporre ed alterare la realtà storica in nome di ciò che il lettore si vuol sentir dire. Ciò non toglie che, dall’Anonimo Gaddiano, prima biografia nota di Leonardo, ai recenti Da Vinci’s Demons (nota serie televisiva statunitense che abilmente mescola elementi storici con altri fantastici), e Da Vinci innamorato, finzione teatrale del drammaturgo argentino Lázaro Droznes, la riflessione letteraria sul genio toscano e mondiale sia perenne fonte di interesse presso il pubblico. Il non-finito è insomma non solo quanto emerge dalla visione dei quadri leonardeschi, è piuttosto la stessa vita di Leonardo ad essere non-finita e a nutrire di curiosità il nostro stesso sentire davanti all’uomo Leonardo, alla sua interiorità, al suo mondo.

 

(il saggio completo è a questo link : http://www.ivanomugnaini.it/lo-specchio-il-doppio-le-maschere/ )

I Quaderni dell’Ussero

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SEROFILLIPer i tipi di Collezione Letteraria, collegata a puntoacapo Editrice, Valeria Serofilli ha curato una serie di Quaderni dedicati alle autrici e agli autori ospitati allo storico Caffè dell’Ussero di Pisa nell’ambito di una serie di incontri promossi e organizzati dall’Associazione Astrolabio da lei diretta.
Propongo qui di seguito alcuni brani del Quaderno che la Serofilli ha dedicato ai libri di cui è autrice. Ho ricevuto dalla Serofilli per il blog Dedalus assieme ad alcuni stralci del Quaderno a lei dedicato anche alcune note critiche. Pubblico alcuni testi tratti dalla raccolta “Dai tempi” con la nota critica di Marco Righetti.

Rinnovo a tutte e a tutti voi il mio auguro per un’ottima estate. IM

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Allo scopo di ridare vita all’antica tradizione dei cenacoli letterari, mi pregio di promuovere e organizzare ormai da diversi anni il Ciclo di Incontri e dibattiti nelle due sedi diverse ma complementari del Caffè Storico Letterario dell’Ussero di Pisa e il Relais dell’Ussero di Villa di Corliano, dimora storica del XV secolo della famiglia Agostini Venerosi Della Seta. I Quaderni dell’ Ussero intendono dunque costituire un progetto editoriale il cui fine è dare risalto agli autori ospitati di volta in volta nell’ambito del Calendario degli omonimi Incontri Letterari, legando insieme contributi diversi ma non per questo disparati , attenendosi alla formula dell’evento svoltosi al Caffè dell’Ussero o a Villa di Corliano. Il Quaderno propone infatti : la recensione critica al volume presentato; una scelta antologica del libro in oggetto e di altri testi editi e inediti dell’autore; un suo curricolo.
Grazie a nuove presentazioni di altri Autori di valore, la tradizione dell’Ussero sarà continuamente rinnovata, confermandosi come un punto di riferimento significativo per la cultura italiana.
Valeria Serofilli

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testi di Valeria Serofilli

DAI TEMPI – Raccolta inedita

Dai tempi
Già ti conosco / meglio, ti ho riconosciuto

Sei lo stesso / dei tempi della clava
che si ostina con la pietra focaia
che mi stringe / al riparo dagli orsi

Sei l’antico etrusco
che abbraccio sul sarcofago
il bizantino con me nel mosaico

Ti ho riconosciuto
Sei lo stesso / con me steso sul triclinio
mentre sorseggi assenzio e mi accarezzi

Sei il fontanone romano / che mi schizza
e io la vestale che
scherza con il getto

Sei lo stesso con cui danzo
il minuetto e mi difende
da chi tenta lo sgambetto

Lo stesso che adesso
mi accompagna in ascensore
mentre clicca su fb “mi piace” o “commenta”
e che su Marte mi sposerà all’istante
cercando un varco telematico al consenso

Lo stesso sei, che stringo a me
dai tempi / ad adesso.

Il Fornaio

Quando il Fornaio / impastò la mia pagnotta
vi mise sale / lievito, sesamo di giudizio / smalto rosso
di zenzero un pizzico
amore molto / vino bianco
e forse un po’ d’inchiostro

La unse quel tanto di sudore / giusto lavoro
la spezzettò in tasche di ricordo

Ne serbò briciole / per piazze di piccioni
e per piccole tese mani di ogni colore

Pezzi più grossi / cartilagine rigenerante
azione/ non azione
o per sgualcite merende sui banchi / ricreazione

Infornò il tutto, indicandone i tempi
di cottura / doratura

Lasciò detto che / quotidiana messe
pane vita fosse / per me
questa Poesia.

Lettera a mio padre
(A più sereni cieli)
Ora che più manchi/ più non manchi
e la tua memoria a quest’ora
s’intride di luce

Anche qui, tra la folla/ intossicata di vita
vocii richiami applausi
mi tieni compagnia
Più presente di quando/ al mattino
ti alzavi già stanco e soffermavi
la mente/ prima d’iniziare il giorno
Chissà com’è ora il tuo giorno
che non sia un’andata senza ritorno
un sonno privo di risveglio
Qui nell’aria una strana dolcezza
e non è certo tutto quel che resta
e mentre la calma acqua del Fiume continua a incorniciare Pisa
ho in me il tuo abbraccio/ astratto, ma non per questo meno caldo
Sei tu che più non soffri/ caro
o il ricordo di te/ a rifiorirmi dentro
senza addio?
Ora che ti so quieto/ adagiato sulla parte di me
che t’appartiene
ritorno bambina, fresca e fragile
a scrivere “padre mio, ti voglio bene”.

Ora che l’afa

Ora che l’afa
non cessa il suo morso lento/ ma vorace
ti porterei con me, a toglierti un po’ di smog
di quel catrame trasparente/ sedimento
della vita di sempre

Ti porterei alle Canarie
a ritrovare/ il volo
di quei freschi baci selvatici
Alle Sechelles, ad annegare i pensieri
di te /di me

Mentre qui/ solo l’eco delle foreste
oasi fittizie di un artificiale ferragosto

O non è forse/ il solo
restare qui/ abbracciati
mare monte lago
semplicemente noi
la nostra estate?
(Agosto 2012)

A me ti rapirà
Tra non molto/ a me
ti rapirà il sonno
e resterò a parlare col tuo fantasma
Sarà allora che potrò dirgli
tutto quel che taccio
prima del risveglio e di quel tuo “devo andare”.

Uomo nuovo
(Ab ovo)
Si rompa il guscio/ di pietra focaia e fionda
il cavernicolo di ripercussioni e invidia

Abbandonare, vorrei/ la crisalide di mattoni vecchi
e rinascere acqua di lago/senza spreco
fondamenta più solide, anche se di palafitta
e poter dire infine
”Evviva, è nato/ l’uomo senza il guscio!”.
SS.Pasqua 2013

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Note a lettura della plaquette “Dai tempi” di Valeria Serofilli
La poesia di Valeria Serofilli sgorga con il procedere di un tempo sempre uguale e diverso, è improvvisa agnizione che supera la memoria “Sei l’antico etrusco/che abbraccio sul sarcofago/il bizantino con me nel mosaico”, filiazione del proprio bisogno di nuovo consistenza, “Sei il fontanone romano / che mi schizza/e io la vestale che/scherza con il getto”, o ineludibile identità di un pensiero circolante, perché la matematica della poesia ha la proprietà di non far fuggire nulla “Lo stesso sei, che stringo a me//dai tempi / ad adesso” (Dai tempi).
E c’è la cortesia tutta naturale, sorgiva, di far lievitare il pane dei ricordi e volgerlo in elezione stringente: “Lasciò detto che / quotidiana messe// pane vita fosse / per me //questa Poesia” (Il fornaio), o il volo sperato verso un presente che tolga “un po’ di smog/ di quel catrame trasparente/ sedimento//della vita di sempre”. Parca, estroflessa la chiusa, il finire di un’attesa nella pacificazione di una resa che però ha identità impreviste : “O non è forse/ il solo// restare qui/ abbracciati// mare monte lago/ semplicemente noi/la nostra estate?” (Ora che l’afa).
Le occasioni per adottare lo sguardo altro, ‘il senso del verso’, sono le più comuni, “La sveglia”, con la sua crudele sottrazione di un tempo altrimenti disincarnato, il “Compleanno” col suo ‘discorso farfait’, il candore elegiaco per l’eternità di una cometa (“Halley”) e il gioco finale di un abbraccio da regalare alla Cometa’. Può avvenire di tutto, scrivendo poesia, anche il dilatarsi di un batter di ciglia, lo smarrimento dei collanti umani della fretta, l’essere appesi a un filo che non ha altro significato che la perdita della gravità, la leggerezza di un tempo diverso.
Percorsa la parabola, il canto si volta in senso di ineludibile distanza – come nella sognante “Aprilia Lunarossa (a una figlia probabile)” – in consapevolezza di impossibile ‘scambio di sopravvivenze’, in speranza che la poesia, in ultima analisi, non deluda, non derida. E la finestra del disinganno si allarga ancora in “Resoconto”, articolata riflessione che brancola il buio e porta la poeta a ‘tracimare coi suoi fantasmi’ indagando sul rapporto con la vita, su ‘quello che è stato o quel ch’essere poteva’ , sulla nebbia che versa “Strasogno/tra annichilimento e resoconto”. Qui l’incessante musicalità del verseggiare, le rime le paronomasie le assonanze i richiami interni concorrono ad un vero e proprio ‘crescere’ dei versi oltre il loro stesso valore semantico. Qui la poesia si dispiega, il verso si allunga e interroga se stesso come il miglior humus per veicolare il seguito di questo dialogo con il sé nascosto: una poesia, con Heidegger, come casa dell’essere.
In “Lettera a mio padre (A più sereni cieli)”, toccante omaggio al padre scomparso, le domande entrano sul foglio e ne vengono cancellate subito dopo, come se l’unico approdo consentito fosse la rinuncia a una risposta, l’accontentarsi di aver un attimo varcato l’aldilà e acceso umane luci, senza poter sapere se serviranno a illuminarlo. Allora il viaggio di questa tenera pietà filiale ritorna all’origine dialetticamente arricchito: “Ora che ti so quieto/ adagiato sulla parte di me// che t’appartiene// ritorno bambina, fresca e fragile //a scrivere “padre mio, ti voglio bene”.

Marco Righetti

Vincitori, finalisti e segnalati del Concorso La vita in prosa ediz. 2012

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La terza edizione del Concorso LA VITA IN PROSA organizzato in collaborazione con puntoacapo Editrice, ha visto la partecipazione di 190 Autori, per un totale di 357 lavori inviati da tutte le regioni italiane.
La Giuria del Concorso, composta da Adrian Bravi (scrittore), Roberta Lepri (scrittrice), Mauro Ferrari (poeta, critico, direttore editoriale di puntoacapo Editrice), Alessandra Paganardi (scrittrice, collaboratrice di riviste letterarie nazionali), Daniela Raimondi (poeta e scrittrice), Valeria Serofilli (scrittrice, presidente del Premio Astrolabio), e da Ivano Mugnaini (ideatore e curatore del Concorso, scrittore, direttore della collana di narrativa AltreScritture di puntoacapo Editrice), ha valutato i testi inviati, rilevando anche per questa edizione un livello qualitativo soddisfacente tenendo conto della grande varietà di stili, generi e temi, a testimonianza di percorsi personali variegati e interessanti.
La Giuria, che ha valutato i racconti in forma anonima, ha effettuato una prima selezione, in seguito a cui sono emersi i lavori dei seguenti Autori ritenuti degni di segnalazione:
Luigi Arena, Martina Barducci, Susanna Barsotti, Bruno Bianco, Monica Boccaccio, Tiziana Boccaccio, Martina Bono, Luca Boschetti, Maria Vittoria Boschiero, Antonella Brighi, Loretta Buda, Rosalba Calcagno, Enzo Campi, Marco Capponi, Davide Castiglione, Letizia Castronai, Maria Gisella Catuogno, Antonio Cernuschi, Pino Chisari, Alessandro Corsi, Caterina Davinio, Gabriele De Mori, Lorenzo Falletti, Guillermo Fava, Nicola Gaggelli, Filippo Gatti, Alessia Gonfloni, Arjan Kallço, Anna Lamarina, Anna Rita Lisco, Ilaria Mainardi, Matilde Maisto, Monica Martinelli, Roberto Morpurgo, Fabio Muccin, Franca Oberti, Damiano Pepe, Gavino Puggioni, Maria Sanchez Puyade, Marco Righetti, Marco Rodi, Massimo Sannelli, Antonella Santoro, Vittorio Sartarelli, Fulvio Segato, Angela Siciliano, Danila Talamo, Michelina Turri, Giuseppe Vetromile, Lucia Visconti, Elena Volonterio, Elisabetta Zanasi, Mara Zanetti, Silvia Zordan, Giuseppina Zupi.
Un’ulteriore cernita ha evidenziato i testi dei seguenti Autori, a cui è stata attribuita la qualifica di Finalisti:
Maria Vittoria Boschiero, Antonella Brighi, Davide Castiglione, Caterina Davinio, Lorenzo Falletti, Anna Rita Lisco, Roberto Morpurgo, Maria Sanchez Puyade, Marco Righetti, Marco Rodi.

Dalla valutazione dei racconti finalisti, è emersa la seguente classifica:
Racconti VINCITORI :
Primo classificato: Muette , di Roberto Morpurgo
Secondo classificato: Un brillio di smeraldo , di Caterina Davinio
Terzo classificato: Il quaderno dei bottoni , di Anna Rita Lisco
Racconti SEGNALATI EX-AEQUO :
La lettera A , di Maria Vittoria Boschiero
Segmenti , di Antonella Brighi
L’elefantino verde , di Davide Castiglione
Dalla canicola al blu , di Lorenzo Falletti
L’automa , di Maria Sanchez Puyade
La fuga , di Marco Righetti
Fuggo via , di Marco Rodi .
I racconti dei primi tre Autori classificati verranno pubblicati in una plaquette edita da puntocapo Editrice ed inserita nella Collana AltreScritture narrativa.
Come da Bando di concorso, puntoacapo Editrice si riserva inoltre di pubblicare, con regolare contratto di edizione, in volume singolo o nei Quaderni di Narrativa Contemporanea “Dedalus”, alcune opere degli Autori partecipanti di particolare interesse e rilevanza.