Marziale

Nota a DISUNITA OMBRA

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Disunita ombra - coverNOTA DI LETTURA DI VALERIA SEROFILLI  AL VOLUME DISUNITA OMBRA

Il volume Disunita ombra, recentemente pubblicato da Luigi Fontanella per Archinto Editore nella Collana Zibaldone diretta da Umberto Piersanti con prefazione Sebastiano Aglieco, comprende testi composti dal 2007 al 2012.
Articolato in sei sezioni, Disunita Ombra si pone ad espressione matura e virile di un io lirico itinerante, che si ripete “sempre altro e se stesso”, scisso ma omogeneo. Ampio e consapevole è il suo sguardo di attento osservatore, che dell’Italia ha il cuore e la luce dell’interiorità, il respiro e i colori dell’Europa,
mentre dell’America i sapori e le esperienze. Nello specifico tra le pagine si delinea il volto di una New York <> (dalla prefazione di Sebastiano Aglieco).
Meditazioni attente, quasi pittoriche, queste di Fontanella, trasfuse in poesia, capaci di cogliere il guizzo delle realtà, facendo rivivere l’indefinibile connubio tra interiorità ed esperienze esteriori, ombra e luce, lo yin e lo yang, conscio e inconscio. Non a caso il libro è arricchito da numerose citazioni ad esergo delle varie sezioni in cui è suddiviso. Tra i vari autori spicca Fernando Pessoa, che ha riflettuto adeguatamente e approfonditamente sulla scissione tra realtà e immaginazione, individualità e frammentazione dell’io.
Un volume, questo di Luigi Fontanella, che si impone all’attenzione della critica sia per la forma che per i contenuti, gli spunti, le immagini, il puntiglioso ed efficace gioco di metafore, le suggestive soluzioni fonoprosodiche. Valga, come esempio su tutti, il testo “Atlanta-Houston” del marzo 2007, componimento incipitario, particolarmente ricco di allitterazioni, assonanze e consonanze.
Mi grandinano addosso
scrosci di risa
e sghembi vocalizzi
ghirigori
o frammenti residui… io
asserragliato nell’ovattato ronzìo
sospeso nello spazio
nel soffice brusìo (…)
(da “Atlanta – Houston”, in aereo, marzo 2007)
Non una fuga dal tempo, non nostalgia, bensí memoria dei numerosi luoghi visitati e vissuti, che allarga lo spazio della vita in quanto, per dirla con Marziale <<poter gioire della vita passata è vivere una doppia vita¹.
A mio avviso il messaggio del poieo di Fontanella è che l’uomo di oggi, “scisso e sofferente” (Paolo Lagazzi, autore della nota in quarta di copertina), possa trovare, nel potere immaginifico e nel valore salvifico della poesia, tutta la forza per contrastare la triste attuale realtà di linguaggio – manipolazione, in una sorta di cortocircuito tra realtà esterna e interna, creando un’anima, un’appartenenza, una realtà altra, un’ombra, un doppio, un altro da sé ma che sia <> perché l’ombra, seconda natura del suo essere, di cui ci parla Fontanella, è disunita ma non assente, scongiurando così la perdita dell’Anima ², la non vita. Ribadendo ancora una volta, se mai ve ne fosse bisogno, il valore della vita nella poesia e per la poesia.

Valeria Serofilli

1. Marziale, Epigrammi, X, 23, 7-8.
2. La mancanza di ombra per molti popoli primitivi è considerata una grave perdita
dell’anima. Si veda al riguardo: J. Chevalier, A. Gheerbrant, Dizionario dei sinonimi. Bur,
Rizzoli, 1989.

Omaggio a Marziale

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Nota a Omaggio a Marziale , Ventiquattro epigrammi scelti e tradotti da Mario Fresa , con due interventi visivi di Carlo Villa –
Edizioni L’Arca Felice, Salerno, 2011

Tradurre è tradire, d’accordo. Ma perfino tradire è un’azione che si può compiere in vari modi. Mario Fresa traduce ventiquattro epigrammi di Marco Valerio Marziale con uno spirito acuto, rispettoso ma non servile, libero ma non invadente, divertito ma non privo di spessore. Forse tale tradimento sarebbe piaciuto anche all’autore latino. Il rischio era quello di un’eccessiva fedeltà all’originale, oppure una fuga nella parodia: le invettive di Marziale, cronologicamente definite e altrettanto universali, avrebbero potuto somigliare ai vaniloqui stile Grande Fratello o agli sfoghi di certi tribuni da stadio o da studio, televisivo. Mario Fresa ha schivato tale minaccia, cogliendo e ritrasmettendo lo spirito più autentico della verve espressiva: quella del gioco, serio, per definizione, per necessità, per poter essere eversivo, come eversiva è sempre la parola che contiene anche il pensiero, il guizzo della mente che osserva e riplasma il mondo, anche se il mondo resta lo stesso, o sembra restare immutato.
I ventiquattro epigrammi contengono pensieri sulla vanità, la gloria, il sesso, la libertà, perfino l’amore: o quello che osiamo chiamare con tale nome.
La demolizione non è opera distruttiva fine a se stessa: contiene, semmai, il gusto del burlesco, quello che aiuta a resistere all’assurdo, tramite un’assurdità più umana e sensata. Con tutta la sostanza, la leggerezza e la libertà di una risata.

Ivano Mugnaini