paolo lagazzi

Gradiva

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Gradiva

 

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In ottima compagnia, un mio testo di cronaca “sportivo-esistenziale” sul numero 50 di Gradiva.

È un numero speciale dedicato a: CINQUANTA POETI ITALIANI PER GRADIVA. Nel fascicolo, oltre ai testi dei vari autori, un editoriale del direttore Luigi Fontanella che percorre la storia della rivista.

* * * * *

Riporto qui sotto, per chi fosse interessato, alcune informazioni sulla rivista

 

GRADIVA

International Journal of Italian Poetry

Editor-in-Chief: Luigi Fontanella ~ Associate Editor: Michael Palma

Quote di abbonamento: 2016 | 2017

«Gradiva» è una delle più longeve riviste di poesia italiana, dedicata in particolare allo studio e alla diffusione della poesia contemporanea. Rivolta a un pubblico internazionale, pubblica testi sia di poeti italiani (con o senza traduzione in inglese) che di poeti stranieri di origine italiana, saggi, note, traduzioni, recensioni e interviste. Oltre a sezioni dedicate a testi inediti e interventi critici, comprende rubriche specifiche curate da singoli studiosi e poeti. Arricchisce la rivista una «Fototeca», archivio fotografico che documenta i principali eventi della poesia italiana, passata e presente.

«Gradiva» is one of the oldest journals of Italian poetry, and is particularly devoted to the study and promotion of contemporary literature. Addressed to an international audience, it publishes texts by Italian poets (with or without accompanying English translations), or of Italian descent, as well as essays, notes, translations, reviews, and interviews. Beyond its regular sections, with original poems and critical contributions, it includes special sections developed by scholars and poets. Among the latest features of the journal is a «Fototeca», a photographic archive documenting the most important events of the Italian poetical scene.

(L’articolo completo si trova a questo link: http://www.ivanomugnaini.it/gradiva/ )

Nota a DISUNITA OMBRA

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Disunita ombra - coverNOTA DI LETTURA DI VALERIA SEROFILLI  AL VOLUME DISUNITA OMBRA

Il volume Disunita ombra, recentemente pubblicato da Luigi Fontanella per Archinto Editore nella Collana Zibaldone diretta da Umberto Piersanti con prefazione Sebastiano Aglieco, comprende testi composti dal 2007 al 2012.
Articolato in sei sezioni, Disunita Ombra si pone ad espressione matura e virile di un io lirico itinerante, che si ripete “sempre altro e se stesso”, scisso ma omogeneo. Ampio e consapevole è il suo sguardo di attento osservatore, che dell’Italia ha il cuore e la luce dell’interiorità, il respiro e i colori dell’Europa,
mentre dell’America i sapori e le esperienze. Nello specifico tra le pagine si delinea il volto di una New York <> (dalla prefazione di Sebastiano Aglieco).
Meditazioni attente, quasi pittoriche, queste di Fontanella, trasfuse in poesia, capaci di cogliere il guizzo delle realtà, facendo rivivere l’indefinibile connubio tra interiorità ed esperienze esteriori, ombra e luce, lo yin e lo yang, conscio e inconscio. Non a caso il libro è arricchito da numerose citazioni ad esergo delle varie sezioni in cui è suddiviso. Tra i vari autori spicca Fernando Pessoa, che ha riflettuto adeguatamente e approfonditamente sulla scissione tra realtà e immaginazione, individualità e frammentazione dell’io.
Un volume, questo di Luigi Fontanella, che si impone all’attenzione della critica sia per la forma che per i contenuti, gli spunti, le immagini, il puntiglioso ed efficace gioco di metafore, le suggestive soluzioni fonoprosodiche. Valga, come esempio su tutti, il testo “Atlanta-Houston” del marzo 2007, componimento incipitario, particolarmente ricco di allitterazioni, assonanze e consonanze.
Mi grandinano addosso
scrosci di risa
e sghembi vocalizzi
ghirigori
o frammenti residui… io
asserragliato nell’ovattato ronzìo
sospeso nello spazio
nel soffice brusìo (…)
(da “Atlanta – Houston”, in aereo, marzo 2007)
Non una fuga dal tempo, non nostalgia, bensí memoria dei numerosi luoghi visitati e vissuti, che allarga lo spazio della vita in quanto, per dirla con Marziale <<poter gioire della vita passata è vivere una doppia vita¹.
A mio avviso il messaggio del poieo di Fontanella è che l’uomo di oggi, “scisso e sofferente” (Paolo Lagazzi, autore della nota in quarta di copertina), possa trovare, nel potere immaginifico e nel valore salvifico della poesia, tutta la forza per contrastare la triste attuale realtà di linguaggio – manipolazione, in una sorta di cortocircuito tra realtà esterna e interna, creando un’anima, un’appartenenza, una realtà altra, un’ombra, un doppio, un altro da sé ma che sia <> perché l’ombra, seconda natura del suo essere, di cui ci parla Fontanella, è disunita ma non assente, scongiurando così la perdita dell’Anima ², la non vita. Ribadendo ancora una volta, se mai ve ne fosse bisogno, il valore della vita nella poesia e per la poesia.

Valeria Serofilli

1. Marziale, Epigrammi, X, 23, 7-8.
2. La mancanza di ombra per molti popoli primitivi è considerata una grave perdita
dell’anima. Si veda al riguardo: J. Chevalier, A. Gheerbrant, Dizionario dei sinonimi. Bur,
Rizzoli, 1989.

DISUNITA OMBRA

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Disunita ombra - coverSi conferma, Luigi Fontanella, anche in questo recente volume, Disunita ombra, autore in grado di esplorare le molte miserie e i rari splendori della contemporaneità portando sempre con sé il bagaglio di una grandezza vissuta e sognata, incontrata di persona o sui libri, o in sogni più veri del reale. Forse, ed è il caso di sottolineare questo vocabolo, poetico per eccellenza, forse, la disunita ombra a cui fa cenno il titolo del libr, è proprio l’altro da sé, alter ego che accompagna l’autore, e con lui il lettore, in ogni spostamento, ogni gesto programmato all’istante, al millesimo, ogni check-in di tutti i viaggi, reali e immaginari, del destino, della storia, con o senza s maiuscola. Un autore classico e attuale, Fontanella. In grado di evocare, senza mai predicare verità assolute, quell’istante di comprensione ulteriore, quel corto circuito del tempo in cui lo spazio visibile e pensabile si estende e diventa più nitido e intenso. Per poi acquisire di nuovo l’ombra salvifica, disunita e fertile, della poesia vera.
Pubblico qui di seguito, assieme ad un alcuni testi tratti dal libro, la nota di lettura di Paolo Lagazzi.
Con l’invito alla lettura del volume, ben più ampio e articolato di quanto queste mie brevi note possano indicare.
Buona lettura, IM

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Disunita ombra Editore: ARCHINTO Collana: ZIBALDONE Pagine: 128 Prezzo: 12,50 euro Anno prima edizione: 2013

Disunita ombra raccoglie il lavoro recente di una delle voci più vive e autentiche dell’attuale poesia italiana, un lavoro la cui cifra di fondo consiste in una grande libertà di forme espressive e di intonazioni formali. Spaziando dal respiro lungo del petit poème en prose alla colloquialità prensile del racconto in versi, dai timbri di una moderna elegia della memoria al battito verticale ed epifanico delle accensioni improvvise, Luigi Fontanella ci accompagna con i suoi versi tra i luoghi, le persone, le emozioni e gli eventi dalla sua complessa, vasta esperienza fra l’Italia, l’Europa e l’America. Proprio in una città magmatica ed estrema come New York possono paradossalmente scaturire richiami arcaici e inviti alle suggestioni del mito, un mito tuttavia mobilissimo, rivissuto dall’autore tornando, da una parte, alle radici profonde del suo immaginario, e dall’altra evocando il mondo variegato e cosmopolita da lui frequentato. Libro multiforme e seducente, corrusco e tenero, realistico e visionario, Disunita ombra sa parlare in modo indimenticabile delle paure, dei desideri e dei sogni dell’uomo scisso e sofferente di oggi, ridando fiato a una parola ricca di forza salvifica.
Paolo Lagazzi

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testi tratti da
DISUNITA OMBRA
(Poesie 2007-2012)

Vivere è fare l’uncinetto con l’opinione degli altri. Ma mentre lo si fa, il pensiero è libero e tutti i principi incantati possono passeggiare nei loro parchi tra un tuffo e l’altro dell’uncinetto d’avorio. Uncinetto delle cose… Intervallo… Niente. Del resto, in che cosa posso contare su di me? Un terribile acume delle sensazioni, e la profonda consapevolezza di stare sentendo… Un’intelligenza acuta per distruggermi, un potere di sogno desideroso di distrarmi… Sì, uncinetto…
FERNANDO PESSOA

I
LUOGHI E PERSONE

Di quanti aeroporti sono stato regestatore di efemeridi: ignoti e simili che mi passavano in sequenze adorabili e repellenti, tra un grande bisogno di calma e l’insano bruire, mentre io mi ripetevo sempre altro e me stesso.

Mi grandinano addosso
scrosci di risa
e sghembi vocalizzi
ghirigori
o frammentati residui… io
asserragliato nell’ovattato ronzìo
sospeso nello spazio
nel soffice brusìo, schiuma
e bambagia, mentre
l’aereo trafigge texas e nuvole.

Una posizione che
ritorna invariata, Plumelia
accanto a me svampita e svaporata
la grande bocca
spalancata, non io
l’osservatore, non io
il perverso fruitore.

Pensare che non rivedrò mai più
chi oggi a me sovrabbonda.

(Atlanta-Houston, in aereo, marzo 2007)

(Aspettando I.)

Un fascio di sole
taglia la stanza tutta.
Attorno a me una soffusa
aporia… colgo
preciso
il cuore di questo momento
centro e battito di un tempo
incurante di scansioni, ritagli
regole appuntamenti convenzioni
calendari posticci…
al centro
dove tutto converge
fra passato e presente
in una medesima
identificazione di me stesso:
ragazzo immutato
separato e congiunto.

Fra un giorno o fra un anno
di nuovo riflesso
in un identico istante
come questo
dentro e fuori del tempo
spettro ambulante di ciò che infesto
e questa remota parola
da riconsegnare a ogni nuovo venuto.

Campo chiuso e aperto
di un’eterna vigilia. Così,
oltrepassando ogni contesto,
io mi ritrovo vissuto.
Cosa di questo viluppo? di questa
ripetizione in fuga?

Un corpo dilatato
che si sfrangia in tanti
frammenti di luoghi e di spazi…
Ma non è la vita che
un continuo desiderio o uno scarto
infinito.

(Marriott Hotel, New York City, 14 aprile 2007, h. 10,40)

… quei due che insieme vanno,
e paion sì al vento esser leggieri

Dondolavano
abbracciati
in attesa di un treno… Tacito
e lieve
era il loro cullarsi
puri e intatti
staccati dal moscaio e fuori
da ogni altro verminaio
che fumigava lì attorno.
Improvvisamente
una rondine vidi, sbigottito,
vorticare sul loro capo
come a un invito…

Quel lieve dondolìo
si rivestì allora di un brivido
un sussulto…
ed eccoli
a un tratto – miei puri pensieri –
spiccare il volo su tutto
al vento avvinti, docili e leggieri.

(Stazione di Padova, 25 maggio 2007, h. 9)

Defigurato nel corteo (due dediche)

per A.S.

Defigurato nel corteo
si stacca straniero, occhi
nel buio del volto, quanta
nuda umanità che sciupa se stessa.

Destinato alla giostra
come l’amico perduto ritrovato
il più vicino diventa lontano
ed io conto la mia povertà.

Televisionaria l’attesa, mentre
sbriciola la folla:
si rovista in tante scie
ondulate, voci corrimani…

voci che s’inseguono insieme.
Achille, avessi la chiave, quel cuneo
che spiani la direzione
di tutta questa seminata.

(Roma, giugno 2007)

Le nostre numerazioni

a V.R., dopo una visita all’amico malato

Chi impose al dio
il pianto del sorriso
nascente il sole sul suo bel viso

1.
Chirurgia mentale
il tempo si denuda… ti rivedo
in divisa camuffata,
poeta ritrovato in una cremosa
serata estiva, che tràcima
nel volto di ogni presente
gli occhi di Dania sgranati
come a un’eterna sorpresa,
come a una ricorrente agnizione.

2.
Mio consanguineo, ti rivedo
sdraiato in fondo a un corridoio,
bende ai piedi sguardo attento
antico involontario mèntore
la tua mente un negozio di giocattoli
occhi roteanti tra moto frontale
e la pura immobilità.

3.
Libri come provette
ferme nel silenzio, qui
si delinea chiara
l’inconsistenza assoluta.
Angeli gemelli, uno dopo l’altro,
scendono rapidi e leggeri
dalle scale verso di te, tutti
nella stessa divisa,
come a prenderti per mano.
Vi sto perdendo tutti
E tra un istante brucerò
Avvolto nelle mie stesse fiamme.

4.
Qualcuno cercherà sempre
qualche altro nella strada
con cui tenersi compagnia.

(Roma, 7 luglio 2007; Middlebury, 7 luglio 2009)

Cosmos

… mentre la musica
aleggia tagliente e malata
incontrastata
inesistente
e il caldo artificiale
batte lento alle tempie. Questo
istante gira tutto intorno a me,
respiro, grazia, innocenza
di un variopinto stralunìo agli occhi
chiusi aperti chiusi… la musica
si ripete, la musica chiede venia
alla mia mano spuria
di fronte a un cielo rosso di sospiri
per tutti i reietti eletti.

(Stony Brook, 10 dicembre 2007)

JFK

Arrivano a fiotti
oi barbaroi – mai come stasera
ne ho capito in questa babele
l’invasione, vanno vengono brulicano
sordi bruti assordanti inquieti…
Lasciarono oscure contrade
per cercare un altro destino un altro dio
ma ad esse fanno ostinatamente
ritorno per farci un giorno
posare le loro ossa scontente.

Ed io, perenne avventizio,
non sono forse un po’ come loro
se non in questo mio inesausto
raspare, e intrepido
documentare?

(Kennedy Airport, 3 settembre 2008, h. 20,40)

Cosmos

… mentre la musica
aleggia tagliente e malata
incontrastata
inesistente
e il caldo artificiale
batte lento alle tempie. Questo
istante gira tutto intorno a me,
respiro, grazia, innocenza
di un variopinto stralunìo agli occhi
chiusi aperti chiusi… la musica
si ripete, la musica chiede venia
alla mia mano spuria
di fronte a un cielo rosso di sospiri
per tutti i reietti eletti.

(Stony Brook, 10 dicembre 2007)

JFK

Arrivano a fiotti
oi barbaroi – mai come stasera
ne ho capito in questa babele
l’invasione, vanno vengono brulicano
sordi bruti assordanti inquieti…
Lasciarono oscure contrade
per cercare un altro destino un altro dio
ma ad esse fanno ostinatamente
ritorno per farci un giorno
posare le loro ossa scontente.

Ed io, perenne avventizio,
non sono forse un po’ come loro
se non in questo mio inesausto
raspare, e intrepido
documentare?

(Kennedy Airport, 3 settembre 2008, h. 20,40)

BERTGANG – FANTASIA ONIRICA

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Bertgang – Fantasia Onirica di Luigi Fontanella, Moretti & Vitali, Bergamo, 2012 

           Image

Inizia ex abrupto, Bertgang, con una precisa, puntuale, ineludibile indicazione cronologica: “Nella breve ora degli spiriti”. Il primo accordo appare una sommessa, elegiaca descrizione della fuggevolezza dell’essere. Non solo l’ora appartiene ad entità incorporee ma è essa stessa breve, di effimera durata. Ma, immediatamente dopo, nel verso successivo, il tempo si fa azione, diviene evento, nel frangente in cui veniamo a sapere che, in quell’ora fragile “una giovane ragazza uscì di casa”. In maniera direttamente proporzionale, con altrettanta forza ed energia, fisica e logica, l’inconsistenza viene contrastata dalla sostanza, dal vigore della vitalità, anzi, della vita. Il tempo è moribondo, vecchio, corto, ma si concede, e ci concede, di percepire comunque con i sensi la bellezza e la gioventù. Tra questi due estremi si disputa l’incontro, la gara, il braccio di ferro tra l’autore ed il suo poema, tra il lettore e la propria necessità di trovarsi uno spazio personale, escludendo la possibilità di porsi come puro e semplice osservatore, accettando il privilegio e l’azzardo di seguire passo passo l’autore e la fascinosa fanciulla nel loro tragitto tra realtà e fantasia, tra la vita e quella dimensione più sfumata che la mente genera per poi cercarne l’annientamento.

            “La graziosa farfalla” evocata da Fontanella si colloca sul confine labile tra l’esistenza concreta e una dimensione ulteriore, altra. Messaggera dell’Ade, ha il compito di avvertire gli spiriti che è giunto il momento di tornare nell’Oltretomba. Richiama a sé, con inevitabile zelo, anche il personaggio femminile protagonista del poema di Fontanella e di una delle fonti che lo ha ispirato, Gradiva – Fantasia pompeiana, di Wilhelm Jensen.

     Il lavoro letterario di Fontanella si muove lungo direttrici complesse e varie. Tra richiami letterari, fedelmente e accuratamente assimilati per poi riforgiarli sulla base di dati percettivi e psicologici del tutto personali, basati su sogni ed incontri autonomi, scanditi dalla propria vicenda e dalla propria esperienza umana e di scrittura. Il sottotitolo del libro, Fantasia onirica, si ricollega al testo di Jensen, ma con una distinzione di rilievo: quella sottolineatura ulteriore, apparentemente iterativa o addirittura ridondante, quell’accento posto sulla natura onirica dell’esperienza fantastica descritta. La precisazione assume una funzione ben precisa: se la fantasia è pura irrealtà, il livello onirico, al contrario, ha bisogno dell’uomo, della sua esclusiva e specifica capacità di tramutare, con l’atto misterioso e vitale costituito dal sogno, la realtà in immaginazione.

Anche la collocazione spazio-temporale in cui hanno luogo le vicende parallele del modello letterario e mitologico e di quello rivissuto dall’autore ha un ruolo determinante, diventa attrice dell’azione e della riflessione psicologica e filosofica che essa stessa genera. La città di Pompei ha avuto un destino assolutamente unico, talmente atipico da diventare emblematico. Il centro abitato ingoiato in poche ore dal fuoco e dalle ceneri è stato consegnato all’eternità, permanendo vivo e presente in tal modo, identico a se stesso, cristallizzato, più di qualunque altra città. Sospeso tra morte e vita, paradosso del tempo divenuto monumento e memento imperituro, tale luogo ospita, nei testi letterari che rappresentano le radici del lavoro di Fontanella e nella sua attuale e personale rivisitazione, la fanciulla che procede, effimera e stabile, lieve e carnale, soggetta al capriccio di una farfalla.

Come in alcuni lavori fondamentali di Fontanella, sia in versi che in prosa, è il tempo che gioca con gli uomini. Ma l’autore ha un senso troppo vivido e spiccato della vita, della carnalità, della tenacia della ricerca del senso e della sensualità, per limitarsi a dare ai suoi lavori un gusto unicamente elegiaco, una resa incondizionata alla caducità. Non è una caso probabilmente che, come avveniva al protagonista del romanzo Controfigura, l’azione che accompagna in modo spontaneo, connaturato, l’atto del pensare, del riflettere e del sognare, sia il moto, il passo, l’esplorazione del mondo, interiore ed esterno, attraverso il cammino. Il nome della protagonista di questo poema, Gradiva, significa “colei che avanza”. Ossia, colei che procede, fisicamente, non solo a livello onirico, da un luogo ad un altro, da una dimensione a quella adiacente, da un momento a quello successivo. Non è un caso allora, forse, neppure la scoperta della reale identità che si cela dietro il “fantasma”: la ragazza amata dal Norbert di Jensen, Zoe Bertgang. Zoe, ossia, inequivocabilmente, vita. E, in quella vita tanto più maliosa quanto più soggetta ad ali crudeli, ci sono anche tutte le figure femminili presenti nei libri di Fontanella, creature sanguigne ed eteree, fatte di sangue e di parole, tanto più fascinose quanto più capaci di richiamare l’apparente impalpabilità della pagina scritta, il racconto, il verso che evoca un microcosmo, il mito che restituisce alla verità l’ambiguo sorriso che la rende umana ed eterna, limpida e indecifrabile.

            Bertgang è un libro complesso, multiforme. Nel volume sono presenti tre analisi critiche, puntali ed attente, quella di Giancarlo Pontiggia, quella di Carla Stroppa e quella di Paolo Lagazzi. Offrono molti spunti di riflessione ed aiutano a far luce sul volume in sé e sul denso reticolo di relazioni intertestuali che racchiude. Il poema di Fontanella è, dunque, un esperimento letterario, un modo, come l’autore stesso annota, per dare voce al “rovello interiore” che si portava dietro da tempo. L’esperimento ha avuto luogo nelle condizioni giuste: ossia nell’ambiente ideale e nei tempi consoni. Il ritorno di Fontanella alla poesia, dopo appassionate escursioni sul terreno della prosa, è avvenuto sulla base di una vicenda che conteneva in nuce gli elementi più cari all’autore. In primo luogo quella commistione fertile e intrigante tra vita e letteratura che Fontanella vive sulla propria pelle ancor prima di utilizzarla nell’ambito della sua produzione letteraria. Ragionamento quindi, unito alla passione, all’attrazione per l’incanto della bellezza e della seduzione femminile. Il tutto filtrato dalla coscienza del tempo, dalla cognizione del dolore che ne deriva, senza tuttavia cedere alla tentazione del silenzio o alla celebrazione del cupio dissolvi. L’incontro con Gradiva, quindi, datato nel tempo ma rinnovato giorno per giorno, è riemerso nella psiche e nella memoria di Fontanella al momento opportuno, in una fase della sua attività di scrittore e poeta in cui la dimensione filosofica del sentire e del dire si sposa all’attrazione per la vitalità senza stemperarne la forza ma contribuendo a plasmarla con nitidezza, cogliendo i chiaroscuri, i riflessi, le ombre sulle pareti dipinte di rosso pompeiano. Su quella Casa del Fauno che continua a danzare, ma sa anche seguire, con gli occhi e con il  corpo, l’avanzare nella mente e sul selciato di Gradiva, fragile e invincibile, effimera ed eterna.

            Bertgang è un libro che ci parla della vita e della morte, di quella loro compresenza ingombrante in una psiche che, anche grazie a Freud, al suo amore per la forza autenticamente salvifica dell’umanità e della letteratura, oggi forse è più sopportabile, anche se mai del tutto razionalizzabile. È un libro, Bertgang, che parte dalla letteratura e ad essa ritorna, ma non dimentica mai, nel tragitto, che è sempre l’uomo il soggetto, e l’oggetto è la scommessa che continua a giocare con il fiato e con il sangue, nonostante la certezza dell’abisso, il fruscio di una farfalla in apparenza leggera, impalpabile, o il corpo di una ragazza che danza e procede, verso il tutto e il nulla: “immagine rimossa… ma in/ grado di ritornare per puro/ amore di dottrina! Quella/ che ci tiene lontani dalla vita…/ Dunque fedele nell’infedeltà/ perché dimenticare non vuol dire eliminare/ ciò a cui si era legati”.

            Il poema di Fontanella è classico nel linguaggio, nella cura del ritmo e delle cadenze, delle suddivisioni dei versi e dei canti, della scansione del discorso e del pensiero. La sua modernità tuttavia è legata all’urgenza sincera dell’espressione. I versi derivano da ricordi che hanno scavato a lungo,  come un fiume di lava, la psiche. E da pulsioni autentiche, possenti, incanalate dalla ragione ma ancora capaci di generare un’intensa accumulazione di immagini ed emozioni legate ai richiami del corpo ed altrettanto schietti sentimenti di dolore per l’inganno del tempo: “cancellata ogni mia follìa/ se duemila anni prima avevo con lei/ condiviso il pane, se solo a quel mitico/ passato io ora sostituivo quello personale,/ vero e magico d’infanzia, eco/ della mia presente malinconia…”.

            Un libro di non facile lettura, dunque, che impone attenzione e invita ad allargare gli spazi e gli orizzonti, inoltrandosi, metro dopo metro, sui terreni scoscesi e friabili dei sensi, fisici e psicologici. La ricompensa per l’impegno e per il rischio però è ampia: il gusto di ritrovare una scrittura consistente ed evocativa, lontana dalle mode effimere, saldamente legata a quelle radici profonde, a quella letteratura alta che, dando vita al mito, ha saputo parlare dell’uomo, dei suoi sogni e del suo cammino, sempre a metà tra inciampo e volo, fatica e danza.   

       

                                                                                                                         Ivano Mugnaini