Recensionicommento

Una danza di cose . Una lettura de “La creta indocile”

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La creta indocile - cover

Pubblico volentieri il commento di Giulia Sonnante, autrice e traduttrice,  al mio libro La creta indocile, perché si tratta di una lettura che abbina immediatezza e indagine attenta, acuta, appassionata. Pone fianco a fianco l’empatia e la capacità di cogliere il dettaglio che racchiude il tutto, l’impalpabile e la concretezza, la danza e le cose.

Grazie a Giulia, e, per chi vorrà, buona lettura,  IM

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La creta indocile, Oèdipus, Salerno, 2018

È già nel titolo il primo contrasto, il sussulto, la prima sorpresa, e gli occhi s’allargano per un istante.
È perché la creta di Ivano Mugnaini è molto poco cedevole, poco arrendevole, come la vita!
Sono versi che vivono, respirano e spingono verso l’esistere nella sua essenza più pura e autentica. Allora indica la direzione, l’autore, la via da percorrere, dal buio verso la luce, e nell’oscurità delle nostre stanze lascia filtrare sempre un barbaglio, un chiarore.
Scopre le nostre fragilità e le accarezza, le abbraccia strettamente. Per questo, il più colpevole dei nostri sensi è l’udito, fisso sul legno della porta “inchiodato, crocifisso, appeso / ad un battito, un tocco ansioso / incerto furtivo: forse il tonfo, / l’incedere cieco del destino / forse il calore, sincero, di una mano” (Il grado zero). Sono queste, davvero, le nostre braccia protese in avanti a sfiorare, quasi disperatamente, altre braccia, altre mani, altri cuori.
Non ci troviamo di fronte soltanto figure umane nelle loro struggenti fragilità ma anche il mondo animale è qui efficacemente rappresentato perché amato.
Gli animali appaiono più saggi e allo stesso tempo più furbi degli esseri umani, Così, sotto lo sguardo ironico e divertito dell’autore, i gatti saltano di verso in verso perché: “Meglio allora il passo lento / regolare, l’appoggio astuto del gatto / che sfiora il ferro e il legno con moto / solo in apparenza uguale” (Come un qualsiasi animale). Ed ancora: “l’urlo mai spento del lupo. / Riconoscerlo affine, vicino / sarà sentire i suoi stessi occhi, /nelle ossa appuntite, tornando magri, leggeri, / nei fianchi e nei passi voraci / ancora affamati di tenerezze / feroci” (Quando verrà l’inverno). E così, i castori diventano metafora di amanti senza tempo: “Solo un rapace ci vedrebbe, /e capirebbe il senso, o forse / ci scambierebbe per folli e strani castori, / prima di virare, indifferente, verso / il suo tratto libero di cielo” (Folli e strani castori).

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