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Letture allo specchio (5):Roberta Pelachin, Francesca Piovesan,Vivetta Valacca

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Il rischio dell’autoreferenzialità è grande, lo so, e me ne scuso. Ma più grande è la volontà di ringraziare alcuni lettori e lettrici (in questo caso lettrici che sono anche autrici) per la loro lettura appassionata e per il commento al mio libro. Quindi, al termine di una lunga ed animata riunione con la redazione del blog Dedalus (composta da me e da me) abbiamo deciso di pubblicare (in grato ordine alfabetico) i commenti.

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Nota di lettura di Roberta Pelachin su LO SPECCHIO DI LEONARDO

Mi avvicinai a lui a passi lenti, come un felino che avanza verso la preda facendo attenzione a non farla fuggire troppo presto.” Il predatore è l’insospettabile Leonardo, il genio nato a Vinci nel 1492 che fece conoscere al mondo innumerevoli prodigi di scienza, ingegneria, architettura, scultura, pittura. Alcune opere furono portate a termine, molte rimasero incompiute o in forma di progetto. Ma quali erano desideri e confini dell’uomo che disegnò macchine avveniristiche con una mente immaginifica che non conosceva limiti? Lo specchio di Leonardo (Eiffel Edizioni, 2016), romanzo scritto da Ivano Mugnaini, ci introduce in una vita parallela, quella che Leonardo da Vinci a un certo punto della sua vita decide di percorrere. Un incontro fortuito gli offre un’occasione che afferra al volo. Indurrà a seguirlo nel suo progetto una preda ingenua, un giovane scrivano, un semplice e rozzo campagnolo, che, tuttavia, ha una particolarità: è identico a lui. Manrico è il suo alter ego.

Ma quali ragioni spingono Leonardo verso una scelta così radicale e inconsueta? Un gioco ludico? Una piacevole esperienza trasgressiva? “Finalmente, privo di catene, avrei viaggiato nel mondo, nella memoria, e dentro me, applicandomi con cura alla dissezione della mia mente e dei miei desideri con i coltelli affilati del tempo e della sincerità.” L’opportunità inaspettata gli permette di scardinare “l’immagine che mi ero lasciato cucire addosso.”

Le pagine del romanzo fluiscono in un ritmo serrato di contraddizioni che si aggrovigliano in altre e in altre ancora. La forma linguistica cadenza le ambivalenze con abilità. Gli ossimori insistono di riga in riga, compressi dentro a una paratassi quasi ossessiva di congiunzioni che sembrano non unire alcunché, disperse nell’umore discontinuo di Leonardo. Allineano pensieri e sensazioni in una incessante rincorsa verso una linea orizzontale che pare senza fine. Il linguaggio di Mugnaini modella la figura dell’artista con pennellate impressionistiche e non si configura in una forma ben definita e compiuta, proprio come molte opere del Leonardo storico. E tutto questo attrae. È difficile sottrarsi alla curiosità che incalza e si colora, poco a poco, di emozioni variegate. Leggi il seguito di questo post »