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Il discepolo del serpente

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Ho avuto modo di tradurre nei mesi scorsi, per conto della Eiffel Edizioni , il romanzo Il discepolo del serpente, di Deborah Stevens.

Si tratta di un libro che spazia, con meccanismi narrativi originali e coinvolgenti, tra realtà e immaginazione.

Tutta la vicenda narrata è frutto della fantasia dell’autrice, eppure, in virtù di un’accurata e appassionata capacità descrittiva, la trama ci conduce sulle tracce di eventi costantemente sospesi sul filo sottile e tagliente che lega il passato al presente ed il presente ad un futuro minaccioso, ipotetico ma non per questo meno cupo e potenzialmente micidiale, proprio in virtù di quella verosimiglianza che l’autrice ha saputo e voluto racchiudere in ogni sua pagina.

I luoghi descritti sono quelli a noi ben noti: l’Italia delle meravigliose bellezze artistiche ma anche delle stanze oscure che celano misteri e giochi di potere, santità e corruzione.

Di questi contrasti si nutre questo thriller di un’autrice americana che con questo suo libro d’esordio ha già saputo guadagnarsi significativi riconoscimenti e l’attenzione della critica e del pubblico.

Oltre al fascino del mistero, svelato gradualmente e dopo innumerevoli peripezie, è interessante per noi lettori italiani anche osservare lo sguardo di una scrittrice che, pur vivendo oltreoceano, grazie alle sue radici italiane e grazie al suo amore per l’arte e la cultura italiana, sa illustrare i misteri e le trame criminose di casa nostra con un’ottica lucida ed esterna che è allo stesso tempo estremamente acuta e appassionata.   

Il libro è acquistabile sul sito della Eiffel edizioni

a questo link:

http://www.edizionieiffel.com/

Oppure tramite le seguenti modalità:

sul sito
 www.eiffelhouse.it

su
– Amazon.it ( per i lettori italiani)
– Amazon.com ( per i lettori di lingua italiana – Stati Uniti )
– Amazon.ca  ( per i lettori di lingua italiana – Canada )

su
– IBS ( Internet book shop spa) 

Si può inoltre richiedere nelle librerie fiduciarie indicate nel sito : www.edizionieiffel.com in primis e in tutte le altre librerie italiane.

È acquistabile infine anche in contrassegno formulando la richiesta e fornendo le relative informazioni a : info@edizionieiffel.com 

Il Discepolo del Serpente €19.00
Il Discepolo del Serpente

di Deborah Stevens

Il Discepolo del Serpente è un thriller della cospirazione: una strisciante insidia, ricorrente nei secoli, minaccia di prendere possesso della Chiesa Cattolica e di usarla per creare un Nuovo Ordine Mondiale. Pietro Romano, Gran Maestro della loggia massonica segreta nota come Propaganda Due, mette in azione il complotto per uccidere il papa e controllare i più potenti governi del mondo attraverso la Chiesa.

€ 19.00

copertina Il discepolo del serpente

Aletta Il discepolo del serpente

 

 

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Deborah Stevens è figlia di Albert, emigrante italiano che ha sposato Anna Bonderchuk, il cui padre è emigrato a sua volta dall’Europa orientale. Da ragazza sentiva spesso parlare italiano e russo. Cresciuta nei pressi di Detroit, ha frequentato la Michingan State University dove si è diplomata in arredamento d’interni. Dopo il college si è spostata a Traverse City, (Michingan) per vivere in una fattoria che produceva prevalentemente frutta. Dopo aver avuto il suo secondo figlio, si è trasferita con la famiglia nel Minnesota. Fin da piccola ha sempre coltivato il sogno di scrivere libri.  Mettendo da parte i dubbi iniziale, ha pubblicato il primo romanzo, Il discepolo del serpente, che ha vinto sei premi.

Pinnacle Book Achievement Award, vincitore, categoria Thriller

Book Excellence Awards, Premio per l’eccellenza del libro

American Fiction Awards, vincitore, categoria Thriller religioso

Best Book Awards, finalista, categoria Fiction generale

Great Midwest Book Festival, menzione d’onore, categoria Fiction

International Book Award, Finalista, Categoria Fiction Religiosa

Ora, dopo aver completato il sequel di The Serpent’s Disciple, sta lavorando al terzo libro della serie. Ha altri progetti, tra cui anche un libro di saggistica.

Recours au Poeme – poesie da “La creta indocile” in versione bilingue

Postato il

Alcuni miei testi tratti dal libro “La creta indocile” sono stati tradotti in francese, una lingua che amo.
Qualcuno potrebbe obiettare che se mi avessero tradotto in un dialetto eschimese direi che è il mio dialetto preferito.
Vero!
Però il francese mi piace veramente.
Specialmente nella traduzione accurata ed empatica che Marilyne Bertoncini, che ringrazio molto, ha curato per Recours au Poeme

https://www.recoursaupoeme.fr/ivano-mugnaini-extraits-de-l…/

 

 

Accueil> Ivano Mugnaini, extraits de La Creta indocile

Ivano Mugnaini, extraits de La Creta indocile

Par Marilyne Bertoncini| 4 juin 2019|Catégories : Essais & Chroniques

Poèmes extraits de La Creta Indocile (L’argile indocile),
choix et traduction par Marilyne Bertoncini

 

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La speranza di settembre

Ora che sono finiti gli spunti antichi

e le idee adeguate annotate con cura

hanno ridisceso scale di ferro

senza ringhiera, ora che l’afa

lascia spazio alla sera, sarebbe tempo

di scrivere solo del tempo,

come un naufrago che si innamora

dell’acqua che lo strangola e si abbandona

a un abbraccio infinito.

Sarebbe tempo di percorrere le strade

dei perché lasciando a casa le borse

dei come, cercare una voce, una chiave

nelle ossa spezzate dei cani, nella carne

di ghignanti puttane. Sarebbe tempo,

se il tempo non fosse fragile, imperfetto,

regolato da cronografi tarati male, ancora

soggetti a salti e arresti, orgogli e terrori,

costretti a fare algebra dell’aritimetica,

sbagliando i teoremi più elementari,

contenti, in fondo, di fallire gli schemi,

le basi, le proporzioni, felici

di sprecare un’altra estate fingendo di studiare

o lavorare, per poi tornare

al primo giorno di scuola, assetati,

immutabilmente, finché sussiste

la speranza

di settembre

 

Espérance de septembre

 

Désormais finis les antiques goûters

et les bonnes idées notées soigneusement

ils ont redescendu des échelles de fer

privées de rampe, maintenant que la canicule

laisse sa place au soir, il serait temps

de n’écrire qu’à propos du temps,

comme un naufragé qui s’éprend

de l’eau qui l’étrangle et s’abandonne

à une étreinte infinie.

Il serait temps de parcourir les rues

des pourquoi laissant à la maison les sacs

des comments, chercher une voix, une clé

dans les os brisés des chiens, dans les chairs

de putains ricanantes. Il serait temps,

si le temps n’était fragile, imparfait,

réglé par des chronographes mal calibrés, encore

sujets à des sauts, des arrêts, orgueils et terreurs,

contraints à faire de l’algèbre avec l’arithmétique,

mélangeant les théorèmes les plus élémentaires,

satisfaits, au fond, de rater les projets,

les bases, les proportions, heureux

de gâcher un autre été à feindre d’étudier

ou de travailler, pour retourner ensuite

au premier jour de classe, bien mis,

immuablement, tant que demeure

l’espérance

de septembre.

 

Il non amore

 

Forse proprio quando comprendi meno

scorgi una fessura, ed è consolazione

sapere che niente si apre, nessuno

squarcio di luce ; di nuovo tace il corpo

e solo il tempo si muove assieme al sangue

intravisto in fotogrammi ingurgitati

assieme a un piatto di cibo che scordi

prima di averlo metabolizzato.

Tra foga e vomito, fame e apatia,

diventi silenzio che ti strozza senza rabbia,

passato che non sai scacciare.

E perdi il senso dello sguardo, la mano,

il sudore, la voce che si insinua nella gabbia

e la frantuma, bocca spalancata, schiuma

di folle che sa bene quanto sia amaro

il non amore.

 

 

Le désamour

 

Peut-être justement quand tu comprends le moins

surgit une fissure, c’est une consolation alors

de savoir que rien ne s’ouvre, aucun

rai de lumière : le corps de nouveau se taît

et seul le temps se meut avec le sang

entrevu dans des photogrammes avalés

avec un plat de nourriture que tu oublies

avant de l’avoir métabolisé.

Entre fougue et nausée, faim et apathie,

devenu silence qui t’étrangle sans colère,

passé que tu ne sais chasser.

Et tu perds le sens de la vue, la main,

la sueur, la voix qui s’insinue dans la cage

et la fracasse, bouche béante, écume

de folie qui sait combien amer

est le désamour.

 

Il grado zero

 

Arriva un momento in cui tutto ciò

che rimane è attesa, sospensione,

grado zero della vita. Diventa colpa,

allora, perfino muovere le dita goffe

della speranza, dirigere il cuore verso

l’idea di un cielo arioso, un morso

di pane, una briciola, un sorso residuo

di vino.

Ma più colpevole e più tenace è

l’udito, fisso sul legno della porta,

inchiodato, crocifisso, appeso

a un battito, un tocco ansioso,

incerto, furtivo : forse il tonfo,

l’incedere cieco del destino ;

forse il calore, sincero, di una mano.

 

 

Le degré zéro

 

Il arrive un moment dans lequel tout ce qui

reste est attente, suspens,

degré zéro de la vie. Et devient une faute,

alors, même bouger les doigts maladroits

de l’espérance, diriger le coeur vers

l’idée d’un ciel dégagé, une bouchée

de pain, une miette, le reste d’une gorgée

de vin.

Mais plus coupable et plus tenace

l’ouïe, fixée au bois de la porte,

clouée, crucifiée, suspendue

à un battement, un coup anxieux,

incertain, furtif : peut-être le bruit sourd,

l’aveugle démarche du destin :

peut-être la chaleur, sincère, d’une main.

 

 

 

Un raggio più tenace

 

Perfino l’aria, elemento vitale,

si fa scommessa, rischio,

peccato mortale. È il giorno

dell’attesa, sospende il battito

tra attrazione e paura. Andare

alla finestra, alla luce del sole, dovrebbe

essere impulso, palpito delle vene.

È diventato dubbio, riflessione :

il bilancio del dare e dell’avere,

la distanza tra il divano e il davanzale.

Si siede la pena al mio fianco, ed è

gentile, quasi gioviale. Mi copre

con un abbozzo di abbraccio la vista

del vetro assolato. Resto seduto,

comodo, stordito. Il gelo nella carne

è carezza, la stanchezza è dolce :

sapere di non volersi muovere,

restare alla portata delle sue dita.

Ma c’è un raggio più tenace, diretto

da trame arcane di mura e rami.

Arriva a toccare la gamba, l’avvolge,

la scalda, la sfiora. Riesco ad alzarmi,

a camminare, verso i voli del cuore.

 

 

 

 

Un rayon plus tenace

 

Même l’air, élément vital,

devient pari, risque,

péché mortel. C’est le jour

de l’attente, suspendu le battement

entre attraction et crainte. Aller

à la fenêtre, à la lumière du soleil devrait

être impulsion, palpitation des veines.

C’est devenu doute, réflexion :

le bilan du donner et avoir,

la distance entre divan et fenêtre.

La douleur s’assied à mon côté, elle est

gentille, presque joviale. Elle me couvre

d’une ébauche d’étreinte la vue

du verre ensoleillé. Je reste assis,

à l’aise, étourdi. Le gel dans ma chair

est caresse, la fatigue est douce :

savoir qu’on ne veut pas bouger,

rester à la portée de ses doigts.

Mais il y a un rayon plus tenace, venu

de trames archaïques de murs et de rameaux.

Il parvient à toucher la jambe, l’entoure,

la chauffe, l’effleure. Je parviens à me lever,

à marcher, vers les envols du coeur.

 

 

 

Folli e strani castori

 

Facendo due rapidi conti, se diamo

al cupo albergatore tutto il denaro

messo da parte per l’affitto mensile

della casa oggi lontana, e gli consegniamo

con gesto ilare e breve le nostre carte

di credito legate a conti correnti

già quasi sfiatati, potremmo restare

qui, sulle sponde di questo lago

incantevole e sperduto, per un totale

di giorni ventidue, stanza con balcone,

colazione e vista compresi nel prezzo.

Staremmo qui, abbracciati nel letto,

guardando il sole e il cielo, il mistero

che si insegue sfiorando il verde del bosco

e l’azzurro dell’acqua. Saremmo nuvole,

e coglieremmo forse in un istante

il codice del vento, la corrente che ferisce

e sostiene, l’aria muta che osserva e passa,

come un alito, un brivido, la vita.

L’ultimo giorno scivoleremmo silenziosi,

ancora abbracciati, dal fresco della camera

al profondo del lago. Solo un rapace ci vedrebbe,

e capirebbe il senso, il cammino, o forse

ci scambierebbe per folli e strani castori,

prima di virare, indifferente, verso

il suo tratto libero di cielo.

 

 

Castors étranges et fous

 

Faisons deux comptes rapides, si on donne

à l’aubergiste sombre tout l’argent

mis de côté pour le loyer mensuel

de la maison lointaine aujourd’hui, si on lui donne

d’un geste hilare et bref nos cartes

de crédit liées à des comptes courants

déjà presque épuisés, on pourrait rester

ici, sur les rives de ce lac

enchanteur et perdu, pour un total

de vingt-deux jours, chambre avec balcon,

collation et repas compris dans le forfait.

On resterait ici, embrassés dans le lit,

à regarder le soleil et le ciel, le mystère

qu’on poursuit effleurant le vert du bois

et l’azur de l’eau. On serait nuage,

et on saisirait peut-être en un instant

le code du vent, le courant qui blesse

et soutien, l’air muet qui observe et passe,

comme un souffle, un frisson, la vie.

Le dernier jour on glisserait silencieux,

toujours embrassés, de la fraîche chambre

au profond du lac. Seul un rapace nous verrait,

et comprendrait le sens, le cheminement, ou bien

nous prendrait pour des castors étranges et fous,

avant de virer, indifférent, vers

le bout de ciel où il est libre et seul.

 

 

 

 Un altro giorno

 

Ti amo quando sei semplice,

quando ti sai stupire per il sorriso

di un gatto, il riflesso di un raggio

di sole, un colore, le luci di Natale,

tutto ciò che io non so e non voglio

vedere. Perso nella mia ragione, resto

a bocca aperta ogni volta che il tuo sguardo

arriva là dove mai sarei potuto entrare,

senza di te, senza gli occhi e le mani

di una donna che ha la mia stessa età

e sa ancora essere bambina, sognando

i Re Magi e la Befana, la neve e il sole,

la stella e una fiaba di mille notti

indiane strette in un abbraccio senza fine.

Una bambina che al momento giusto

sa darmi lezioni di saggezza e di filosofia,

quando mi getto ad occhi chiusi tra i sassi

di un pensiero senza linfa. E non c’è

stella cometa che mi possa salvare

o indicare la strada. Solo il tuo corpo,

le tue dita, il tuo sguardo d’amore

che chiede al giorno solo un altro giorno,

e alla vita la nostra stessa vita.

 

 

Un autre jour

 

Je t’aime quand tu es simple

quand tu sais t’émerveiller du sourire

d’un chat, du reflet d’un rayon

de soleil, d’un couleur, des lumières de Noël,

de tout ce que je ne sais ni ne veux

voir. Perdu dans mes pensées raisonnables, je reste

bouche-bée chaque fois que ton regard

arrive là où jamais je n’aurais pu entrer,

sans toi, sans les yeux et les mains

d’une femme qui a mon âge

et sait encore être une enfant, rêvant

des Rois-Mages et de la Befana, la neige et le soleil,

l’étoile et une fable des mille et une nuits

indiennes serrées dans une étreinte infinie.

Une enfant qui au bon moment

sait me donner des leçons de sagesse et de philosophie,

quand je me jette aveuglément entre les cailloux

d’une pensée dépourvue de sève. Et il n’est

étoile comète qui me puisse sauver

ou indiquer la route. Seul ton corps,

tes doigts, ton regard amoureux

qui demande au jour seulement un autre jour,

et à la vie seulement notre vie.

 

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Marilyne Bertoncini

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Marilyne Bertoncini, co-responsable de la revue Recours au Poème, docteur en Littérature, spécialiste de Jean Giono, collabore avec des artistes, vit, écrit et traduit de l’anglais et de l’italien. Ses textes et photos sont également publiés dans des anthologies, diverses revues françaises et internationales, et sur son blog :   http://minotaura.unblog.fr.

 

Eredità dell’autunno – poesie e traduzioni

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Tomaso Pieragnolo mi ha inviato due poesie inedite del poeta costaricano Laureano Albàn di cui ha curato lui stesso la traduzione. Le pubblico volentieri in “Dedalus”

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DUE POESIE DI LAUREANO ALBÁN INEDITE IN ITALIA.

traduzione di Tomaso Pieragnolo.

 

da Eredità dell’autunno – Herencia del otoño (1979)
VIAGGIO ALLA CENERE

Cosa furono se non rugiada
dei prati?
Jorge Manrique

Vivere è estinguersi,
caricare il corpo verso la sua solitudine.
Mentre nei mercati cresce il mondo
e i giorni lasciano la loro razione di miracolo.

Si ascolta il seme scendere con lentezza
e i suoi germogli segreti trattenersi,
gradualmente consumati
nella dimenticanza dei soli,
girando in lenti angoli oscuri,
presentiti nella polvere dalla loro ombra.

Quando il silenzio si presenta
e il nulla ci sconfigge
e si trattiene
l’ansietà abbagliante degli occhi
e lo sguardo abbraccia
il torto totale della morte,
qualcosa torna a dolere,
qualcosa del mondo che si va spegnendo
malgrado ancora brilli, splenda, ami.

Almería, febbraio 1979
VIAJE A LA CENIZA

¿Qué fueron sino rocíos
de los prados?
Jorge Manrique

Vivir es extinguirse,
cargar el cuerpo hacia su soledad.
Mientras en los mercados crece el mundo
y los días van dejando su ración de milagro.

Se escucha la semilla bajar pausadamente
y sus brotes secretos detenerse,
gradualmente gastados
entre la desmemoria de los soles,
girando en lentos ángulos oscuros,
presagiados en el polvo por su sombra.

Cuando el silencio se presenta
y la nada nos vence
y se detiene
la ansiedad deslumbrante de los ojos
y la mirada abarca
la sinrazón total ante la muerte,
algo vuelve a doler,
algo del mundo que se va apagando
aunque todavía brille, esplenda y ame.

Almería, febrero, 1979.

 

* * * * * * *

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da Eredità dell’autunno – Herencia del otoño (1979)

CERTEZZA DELLA POLVERE

Siamo una mezza verità,
per questo qualcosa ci duole sempre a dismisura.
E lo sguardo? Lì abita il pianto
e uno splendore di ceneri incognite,
insaziabile e tenace come l’ombra.

Facciamo un passo: tatto di nebbie
al limite del veloce abisso quotidiano,
del furore della morte che si appresta
sicura a sconfiggere il cuore.

Per questo torno a te
con il tuo nome che brilla negli occhi
contro il vuoto senza dio
e mi trattengo, certezza
di polvere incantata,
di fronte alla morte che se ne va chiamandoci.
Alcalá de Henares, marzo 1979
CERTIDUMBRE DE POLVO

Somos una verdad a medias,
por eso algo nos duele siempre demasiado.
¿Y la mirada? Ahí habita el llanto
y un esplendor de incógnitas cenizas,
insaciable y tenaz como la sombra.

Damos un paso: tiento de nieblas
al borde del veloz abismo diario,
del furor de la muerte que se apresta
certera a derribar el corazón.

Por eso vuelvo a ti
con tu nombre brillando entre los ojos
contra el vacío sin dios
y me detengo, certidumbre
de polvo enamorado,
ante la muerte que se va llamándonos.

Alcalá de Henares, marzo, 1979.

alban

Laureano Albán è nato a Turrialba, in Costa Rica, nel 1942. La sua opera è stata diffusa per la prima volta in Italia dal poeta Tomaso Pieragnolo, che lo ha tradotto nella rivista Sagarana (2008), e nelle pubblicazioni a sua cura “Gli infimi crepuscoli”(Via del Vento 2010) e “Poesie imperdonabili”, (Passigli 2011, finalista Premio Internazionale Camaiore, rosa finale Premio Marazza per la traduzione). Più volte proposto come candidato al Nobel, Laureano Albán ha studiato Filologia e Linguistica all’Università di San José e si è laureato a New York. È stato fondatore di importanti associazioni di scrittori, come il Círculo de Poetas Costarricenses (1960) e il Movimiento Literario Trascendentalista (1973). Professore di Teoria e Pratica della Creazione Letteraria all’Università di Costa Rica (1990-1998) e Membro Permanente della Academia de la Lengua Española, ha svolto diversi incarichi diplomatici per il suo paese: Ministro Consigliere all’ambasciata di Madrid (1981-1983), ambasciatore presso le Nazioni Unite a New York (1983-1986), ambasciatore Plenipotenziario in Israele (1987-1990), ambasciatore presso l’UNESCO a Parigi (1998-2002). E’ coautore del “Manifiesto trascendentalista” (1974). Ha ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui il premio Adonais (Madrid, 1979), il premio Nazionale di Poesia (1980 e 1993), il Premio di Cultura Ispanica (Madrid, 1981), il premio Ispanoamericano di Letteratura (Huelva, Spagna, 1982), il premio della VII biennale di Poesia (León, 1983). Nel 2006 ha ottenuto il premio Nazionale di Cultura Magón, il maggiore riconoscimento dato dal governo del Costa Rica per una vita dedicata alla cultura.. I suoi libri più importanti sono Herencia del otoño (1980), Geografia invisible de america (1982), Aunque es de noche (1983), Autorretrato y transfiguraciones (1983), El viaje interminable (1983), Suma de claridades (1992) e la vasta Enciclopedía de maravillas, in edizione bilingue inglese e spagnolo, iniziata più di vent’anni fa e composta da 4 volumipoesie illustrate da oltre trecento artisti latinoamericani.

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Tomaso Pieragnolo è nato a Padova nel 1965 e da vent’anni vive tra Italia e Costa Rica. La casa editrice Passigli di Firenze ha pubblicato il suo ultimo libro, il poema “nuovomondo”, finalista al Premio Palmi, Metauro, Minturnae, rosa finale del Premio Marazza e vincitore del Saturo d’Argento – Città di Leporano. Fra le sue precedenti pubblicazioni: “Lettere lungo la strada” (2002, premiato al Città di Marineo e finalista al Guido Gozzano di Belgirate), “L’oceano e altri giorni” (2005, finalista ai Premi Libero de Libero, Guido Gozzano di Belgirate e Ultima Frontiera e vincitore del Premio Minturnae Giovani). Una sua selezione di poesie scelte è stata pubblicata in spagnolo dalla Editorial de la Universidad de Costa Rica e dalla Fundación Casa de Poesía (“Poesía escogida”, 2009). La sua attività di traduttore di poesia latinoamericana si è svolta in collaborazione con la rivista Sagarana, nella quale dal 2007 ha proposto principalmente autori del Costa Rica e del Centro America, non ancora tradotti in Italia, e con alcune case editrici, che hanno pubblicato le sue traduzioni di Eunice Odio (“Questo è il bosco e altre poesie”, Via del Vento 2009, Menzione Speciale Camaiore per la traduzione) e di Laureano Albán, (“Gli infimi crepuscoli”, Via del Vento 2010 e “Poesie imperdonabili”, Passigli 2011, finalista Premio Internazionale Camaiore, rosa finale Premio Marazza per la traduzione). Ha pubblicato inoltre per La Recherche due ebook di traduzioni di autori ispanoamericani, “Nell’imminenza del giorno” (2013) e “Ad ora incerta” (2014). Nel 2015, in collaborazione con Rosa Gallitelli, ha curato per la casa editrice Passigli la prima antologia italiana bilingue della nota poetessa costaricana Eunice Odio “Come le rose disordinando l’aria” (finalista Premio Città di Morlupo).

Felicitas Hoppe, JOHANNA, traduzione di A.M. Curci – recensione di Gianni Montieri

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Ho ricevuto, letto e apprezzato il volume di Felicitas Hoppe tradotto da Anna Maria Curci con accurata e vivida passione.

Riporto volentieri qui di seguito la recensione di Gianni Montieri pubblicata su Poetarum Silva.

Buona lettura,   IM

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Felicitas Hoppe – Johanna – Del Vecchio editore, 2014 – € 14,00 – ebook € 9,99 – traduzione di Anna Maria Curci * Noi non vediamo proprio nulla, e non sentiamo nulla, quindi dobbiamo scrivere quello che scrivono tutti.   Si può raccontare la Storia inventando una storia. Si possono prendere le documentazioni, interi archivi, libri, […]

http://poetarumsilva.com/2014/06/19/felicitas-hoppe-johanna-2/

 

Si può raccontare la Storia inventando una storia. Si possono prendere le documentazioni, interi archivi, libri, certificazioni e metterle al servizio di una nuova narrazione. Si può inventare e allo stesso tempo raccontare la verità, così si dovrebbero fare le biografie, così si dovrebbero fare i romanzi. Questo è quello che ha fatto Felicitas Hoppe in Johanna, da poco uscito per Del Vecchio editore, e, tradotto in maniera splendida da Anna Maria Curci. La meraviglia, però, non sta soltanto nel cosa ma nel come. Il come con cui la Hoppe ha raccontato la pulzella d’Orleans è straordinario.

Abbiamo una dottoranda, l’esperto dottor Peitsche e il professore. Il professore con le camicie pulite ma che sa sempre di fumo. E abbiamo Giovanna d’Arco, argomento della tesi di dottorato. L’io narrante, la dottoranda, di cui non sappiamo il nome, vive la sua ricerca come una seconda pelle. Salta fuori e dentro Johanna, la trascina e si fa trascinare, perciò il racconto in prima persona è, contemporaneamente, anche in seconda e in terza persona, perché tutto narra, tutto è presente anche ciò che non compare. Niente che abbia a che vedere con i flashback o i salti temporali, tutto avviene nel presente, ma il presente è la Guerra dei Cent’anni servita a colazione; è Giovanna d’Arco né bella né aggraziata, infervorata da Dio, un Dio che l’ha scelta; è una dottoranda che si immedesima e allora Johanna diventa una gita in treno, un calcio di rigore, una cena, una conversazione, una notte in cui si dorme male, un balcone con vista su maggio. Johanna è dovunque, quindi. Sudore freddo e silenzio, copricapo di carta sparsi sul pavimento e tra le pagine, qual è il copricapo del re? Qual è la corona? Tutto si riduce a una corona di carta? O la discussione della tesi davanti e poi di fianco al professore? E se Johanna fosse inglese? Se Johanna non fosse?

Silenzio e paura. Non quella del portiere, bensì quella del marcatore, che sa perfettamente che è sempre il portiere, che è all’erta e oscilla con il corpo, a vincere. L’ultimo tocco del guanto sinistro. Anche se non riesce a mantenere ciò che promette, resterà lui il vincitore alla fine, perché solo Dio sa in quale direzione volerà questa palla. E nel Giudizio Universale Dio non domanderà perché non ha trattenuto la palla, giacché il portiere ha sempre dato il meglio di sé. Anche quando perde ha comunque fatto un balzo. Il marcatore, invece. Chi mi dice che il marcatore non venga scambiato? Forse è sufficiente un copricapo, un secchio per la carta rovesciato sulla testa, e già la palla vola oltre la rete, perdendo la sua anima in direzione del cielo. Saltellare nervoso, scricchiolio sommesso sotto le suole. […] Solo undici metri, non di più, da qui a Dio, e tu non hai segnato.

Colpisce la prosa di Felicitas Hoppe, scorrevole, magica, piena di fantasia, una prosa densa di ritmo, una scrittura a perdifiato. Il lettore non può far altro che assecondare i tempi dettati dalla Hoppe, leggere qui diventa indovinare il passo del ballo pur non sapendo ballare. Non ci saranno risposte ma continue domande. Bisognerà immergersi nelle parole, così come ha fatto la scrittrice quando le ha pensate, così come ha fatto (e ha dichiarato nella nota del traduttore, posta alla fine del testo) la traduttrice. Johanna è una novità in fatto di ricerca linguistica e di modalità di narrazione. È, in definitiva, un piccolo miracolo nato dalla sapiente alternanza di frasi brevi e scattanti, e lunghi magistrali periodi dal passo lungo. Il traguardo è uno, la scritta che reca lo striscione all’arrivo è questa:

[…] dall’eresia fino alla santità è solo un salto nel ragionamento, prima l’obiezione, poi la virtù, solo una questione di traduzione. Le regole sono semplici, solo che purtroppo nessuno le ha comprese, nessuno le ha sostenute, superando la prova. Allora ricominciamo da capo.

©Gianni Montieri

 

NELL’IMMINENZA DEL GIORNO

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Tomaso_PieragnoloLa traduzione è un atto di fede, nel testo, nella parola. Equilibrismo, scommessa, tuffo ad occhi chiusi senza neppure conoscere la lunghezza e la tenuta dell’elastico che separa l’aria dalla terra. Ma, quando è condotta con assoluta passione, competenza, cura… crea un ponte tra epoche, mondi e segni. Diventa un testo ulteriore, pur restando fedele al dettato originale e permettendone la trasmissione e la diffusione. Tomaso Pieragnolo ha tradotto con la cura a cui si è fatto cenno poeti sudamericani. L’e-book Nell’imminenza del giorno raccoglie parte delle traduzioni di autori ispanoamericani proposte da Pieragnolo per la prima volta in Italia tra il 2007 ed il 2013 nella rivista Sagarana. L’e-book è stato pubblicato da La Recherche ed è possibile scaricarlo e leggerlo. Spesso il feedback di un lettore-autore vale moltissimo. Copio qui di seguito alcune osservazioni di Loredana Savelli, adeguate e condivisibili, citate in un commento sul sito de La Recherche: “Già alla prima apertura e scorsa complessiva, l’e-book mi è sembrato di livello altissimo, per la scelta degli autori e per la cura minuziosa della traduzione e delle note biografiche. Per ora ho letto attentamente Jorge Debravo, che conoscevo un po’, e ne ho avuto entusiastica conferma. E’ un libro preziosissimo, che leggerò con partecipazione, adoro la poesia sudamericana ed essa, secondo me, merita maggiore divulgazione. Anche per questo, vivissimi complimenti al curatore Tomaso Pieragnolo, per la seria e contagiosa passione investita in questo lavoro”. Con un invito alla lettura, e ad eventuali ulteriori interazioni, copio il link a cui è possibile reperire l’e-book: http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=143 .
IM

Premio Internazionale GRADIVA-NEW YORK

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STATE UNIVERSITY OF NEW YORK
PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA
GRADIVA-NEW YORK
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La rivista internazionale GRADIVA, congiuntamente con la IPA (Italian Poetry in America), bandisce la prima edizione del Premio di Poesia Gradiva – New York.

Al Premio si concorre con un’opera di poesia di autori italiani pubblicata in Italia nel periodo compreso tra il primo gennaio 2011 e il primo dicembre 2012.

Al vincitore, designato dalla Giuria, sarà assegnato un premio di $1000 (mille dollari), il rimborso delle spese di viaggio e un soggiorno di due giorni a New York. Una selezione del libro premiato verrà tradotta in inglese e pubblicata, per uso scolastico, in un’edizione bilingue presso l’editrice Gradiva Publications.

Le Case Editrici o gli autori interessati devono far pervenire una copia del loro libro ENTRO IL 10 GENNAIO 2013 ai seguenti componenti della Giuria, con l’indicazione su ogni copia del proprio indirizzo, comprensivo di telefono e di posta elettronica:

Luigi Bonaffini, Dept. of Modern Languages, Brooklyn College, Brooklyn, New York 11210-2889, USA.
Alfredo de Palchi, Presidente Onorario, Chelsea Editions, PO Box 125, Cooper Station, New York, N.Y. 10276-0125, USA.
Luigi Fontanella, Presidente della IPA, PO Box 831, Stony Brook, New York 11790, USA.
Irene Marchegiani, 303 Mountain Ridge Drive, Mt. Sinai, New York 11766, USA.
Sylvia Morandina, Managing Editor di Gradiva, Dept. of European Studies, SUNY, Stony Brook, New York 11794-5359, USA.
Anthony J. Tamburri, J. D. Calandra Institute, 17th floor, 25 W. 43rd Street, New York, New York 10036, USA.

La Giuria selezionerà i cinque libri finalisti nel corso della sua prima consultazione collegiale, prevista durante l’ultima decade di aprile. Una seconda riunione, prevista entro il 15 maggio, determinerà il vincitore del Premio Gradiva – New York.

La cerimonia conclusiva avrà luogo nell’autunno 2013 presso l’Auditorium della State University of New York, Stony Brook, sede di Manhattan (401 Park Ave South) e sarà preventivamente comunicata al vincitore, che è tenuto a presenziare alla cerimonia. In caso di mancata partecipazione si perde qualsiasi diritto. Non si ammettono deleghe.

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PER INFORMAZIONI: Segreteria Premio Gradiva – New York, Ms. Sylvia Morandina
Dept. of European Studies, SUNY, Stony Brook, N.Y. 11794-5359, USA.
Tel. 001-631-6327448. Email: gradivasunysb@gmail.com

Letteratura Necessaria – Esistenze & Resistenze

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LETTERATURA NECESSARIA – ESISTENZE E RESISTENZE
 
AZIONE  N° 11
 
Domenica 22 Aprile ore 20.30
 
Modì Caffè
Via S. Giorgio 4
MANTOVA
 
 
reading letterario multimediale
 
con
 
Luca Artioli, Anila Resuli, Michele Mari,
Jacopo Ninni & Agnese Leo, Enzo Campi
 
 
Pagina Evento su facebook
 
 
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Luca Artioli
 
È nato a Mantova nel 1976, dove tuttora vive.
Dal 2001 scrive su riviste on-line e siti a carattere letterario, curando rubriche dedicate a scrittori affermati ed esordienti.
Attualmente dirige il blog “Il Divano Muccato”, uno spazio dedicato a recensioni e interviste ad autori (http://ildivanomuccato.wordpress.com).
Fa parte del “Movimento dal Sottosuolo”, gruppo per l’unione delle arti, con sede a Montichiari (BS).
Presente in varie antologie sia di prosa che di poesia.
Ha all’attivo pubblicazioni monografiche.
In ambito poetico: “Fragili Apparenze” (TCM, Mantova 2005), “Suture – La poesia come resilienza” (Ed. Fara, marzo 2011) . Per la narrativa: “Come ladri di vento” (Ed. Albatros – Il Filo per la collana “La trama e l’ordito”, Roma 2012).
Il suo sito internet ufficiale è http://www.lucaartioli.it
 
 
Anila Resuli
 
È nata in Albania nel 1981, pubblicata su numerose riviste nazionali e internazionali, è presente in raccolte collettive quali: Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste a cura di Chiara De Luca, 2009; nell’antologia di poesia ceca ed italiana Dammi la mano, gioia mia. Podej mi ruku, radosti moje Praha, Vicenza 2010; Sempre ai confini del verso. Dispatri poetici in italiano, Éditions Chemins de tr@verse, Francia 2011. È stata tradotta in portoghese per la rivista di San Paolo “Celuzlose N°5”, dalla poetessa Prisca Agustoni. Collabora a progetti di poesia con diversi poeti contemporanei ed è traduttrice di poesia albanese contemporanea. Nel 2009 fonda la prima editrice di ebook online Clepsydra Edizioni. Nel 2010 scrive la prefazione al libro Sulla via del labirinto di Alessio Vailati, edito da L’Arcolaio.
 
 
Michele Mari
 
È nato a Volta Mantovana nel 1986.
Scrive racconti, canzoni e poesie in italiano e in dialetto lombardo.
La domenica si occupa di cronache di calcio minore.
Ha un sito denominato www.lattadelbardo.it e realizza spettacoli.
Un suo racconto ha vinto l’edizione 2011 di Coopforwords.
Ha partecipato, sempre nel 2011, a RicercaBO.
 
 
Agnese Leo
 
Romana, classe ’77, cresce ad Ancona dove muove i suoi primi passi nel teatro di ricerca, proseguendo poi il percorso a Bologna, dove si forma e collabora con varie realtà teatrali regionali (ERT-EmiliaRomagnaTeatro Fondazione, Teatro Ridotto, Teatro San Martino, ecc) affinando soprattutto le tecniche d’emissione ed espressione vocale.
Dal 2010 inizia la sua collaborazione con il poeta-performer Jacopo Ninni e con il Collettivo Self Poetry, in qualità di lettrice ed organizzatrice di laboratori e performance. Partecipa lo stesso anno all’evento “eaux d’artifice” all’interno del Reggio Film Festival, a seguito del quale si apre la collaborazione con Enzo Campi nella creazione di letture collettive con alcuni poeti della casa editrice Smasher e, a seguire, nel progetto “Letteratura Necessaria – Esistenze & Resistenze”.
Intanto prosegue la sua attività d’organizzatrice d’eventi letterario-musicali in collaborazione con diverse realtà associative bolognesi
È vocalist del gruppo soul ADM e fa parte del coro di canto sociale Hard Coro de’ Marchi di Bologna
 
 
Jacopo Ninni 
 
È nato a Milano, vive a Vicchio (FI), dove scrive per il settimanale locale, suona e collabora con la biblioteca.
Ha pubblicato diversi racconti in antologie (Perrone editore) e in riviste come Toilet e Prospektiva.
Alcune sue poesie sono state selezionate per alcune antologie e segnalate o premiate in alcuni concorsi.
Collabora con l’attrice Agnese Leo ed è redattore del blog collettivo Poetarum Silva.
Diecidita (Smasher, Messina, 2011) è la sua opera prima.
 
 
Enzo Campi
 
È nato a Caserta. Vive e lavora a Reggio Emilia. Autore e regista teatrale. Critico, poeta, scrittore.
È presente in alcune antologie poetiche edite, tra gli altri, da LietoColle, Bce Samiszdat, Liminamentis. È autore del saggio filosofico Chaos – Pesare-Pensare, scaricabile sul sito della compagnia teatrale Lenz Rifrazioni di Parma. Ha pubblicato per Liberodiscrivere edizioni (GE) i saggi Donne – (don)o e (ne)mesi (2007) e Gesti d’aria e incombenze di luce (2008); per BCE-Samiszdat (PR) il volume di poesie L’inestinguibile lucore dell’ombra (2009); per Smasher edizioni (ME) il poemetto Ipotesi Corpo (2010) e la raccolta Dei malnati fiori (2011). È redattore dei blog La dimora del tempo sospeso e Poetarum Silva. Ha curato prefazioni e note critiche in diversi volumi di poesia. Dal 2011 dirige, per Smasher edizioni, la collana di letteratura contemporanea Ulteriora Mirari e cura l’omonimo Premio Letterario. È ideatore e curatore del progetto di aggregazione letteraria “Letteratura Necessaria – Esistenze e Resistenze”.
In fase di pubblicazione per Smasher edizioni: Il Verbaio – Dettati per (e)stasi a delinquere (terzo classificato Premio Giorgi 2010, finalista Premio montano 2011).
 
 
LETTERATURA NECESSARIA – ESISTENZE E RESISTENZE
 
 
Per una co-abitazione delle distanze:

In un’epoca dove ritornano a galla sempre più prepotentemente l’urgenza e il bisogno di rispolverare e ridefinire i concetti di comunità e condivisione, nasce il progetto di aggregazione letteraria  LETTERATURA NECESSARIA – ESISTENZE E RESISTENZE.

Lo scopo del progetto è essenzialmente quello di far CIRCOLARE i libri e le cosiddette “risorse umane” creando dei momenti di aggregazione, scambio e confronto che possano abbattere qualsiasi tipo di divisione ideologica, editoriale, di mercato, ecc., mettendo in comunicazione tra loro diverse e svariate realtà che operano nel settore o che sono impegnate in tal senso.
In parole povere si tratta di costituire una serie di poli geografici di riferimento disseminati lungo tutto l’arco del territorio nazionale. Ogni polo avrà un referente che si occuperà dell’organizzazione in loco e con il quale concordare gli autori (locali e nazionali) da coinvolgere e le modalità di realizzazione dell’evento.

Il progetto è diviso in varie fasi; ad una prima fase quasi esclusivamente performativa seguirà una seconda fase dove gli autori – per rendere ulteriormente “concreto” il concetto di aggregazione – verranno chiamati a leggere e presentare criticamente altri autori.

Visto che il progetto intende caratterizzarsi come un qualcosa di itinerante e ad ampio respiro si cercherà di organizzare e rendere fattiva una terza fase in cui gli autori che intendono contribuire alla realizzazione del progetto ma che si trovano territorialmente distanti e/o impossibilitati a partecipare direttamente agli eventi, potranno rendersi presenti anche nella loro assenza attraverso contributi fonici e visivi.
La quarta fase del progetto prevede la realizzazione di uno o due volumi antologici “comunitari” con contributi letterari e critici di diverse decine di autori che collaborano all’iniziativa. Nella fattispecie, ogni autore antologizzato si impegnerà a realizzare un evento nella propria città e, attraverso le risorse individuate dalla rete, inviterà autori territorialmente vicini a partecipare all’evento. Durante questi eventi, oltre a “spacciare” i contenuti del progetto e l’antologia cosiddetta comunitaria, gli autori coinvolti potranno eventualmente presentare le loro opere e eventualmente altri autori.

Quello che conta qui è una vera e propria “messa al lavoro” della letteratura. Semplificando e riducendo, si potrebbe dire che se le “esistenze” sono riconducibili ai libri, in quanto oggetti fisici, le “resistenze” rappresentano le “azioni” di quei “soggetti” fisici che producono i libri. Aggiungendo una sola caratterizzazione: il fatto di ostinarsi, per esempio, a produrre e a “spacciare” poesia, oggi come oggi, deve essere considerato come un vero e proprio “atto politico”. In tal senso ogni azione di questo tipo viene a rivestirsi di un plusvalore sociale. “Letteratura necessaria” è un progetto che vuole rendersi pratico, concreto e tangibile. Qui si tratta di far sì che la necessità di mettersi in gioco in prima persona diventi l’aspetto preponderante della diffusione della letteratura come atto corporeo, politico e aggregativo. L’idea di fondo è quella di ovviare alla sempre più imperante DISPERSIONE che caratterizza, in negativo, l’attuale panorama letterario nazionale e di creare una sorta di rete che permetta la costituzione e la ripetizione di eventi (“marchiati” e catalogati progressivamente in “azioni”) collegati tra loro ove far interagire realtà letterarie e realtà editoriali, in un regime non competitivo, ma collaborativo.

“Letteratura necessaria”, beninteso, non vuole essere un movimento tematico, ma pluritematico, volto a certificare la propria “esistenza” e a diffondere una sorta di “resistenza”. Resistenza a chi e a cosa? A tutto ciò che è privazione, restrizione, negazione, omologazione, ghettizzazione, a tutto ciò che lede i propri diritti, che ripropone gli stessi, triti e ritriti canoni letterari. In poche parole il progetto, almeno in fase concettuale, nasce “in costruzione” e crescerà sempre “in costruzione”, assorbendo e consolidando, di volta in volta, necessità, urgenze, tematiche e facendosi portavoce di messaggi che possano rientrare nei concetti di necessarietà, esistenza e resistenza.

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Finora, tra Bologna, Milano, Parma, Reggio Emilia, Roma, Capua (CE), Sasso Marconi (BO), sono state realizzate 11 azioni live che hanno coinvolto : Francesco Marotta, Enrico De Lea, Jacopo Ninni, Agnese Leo, Dina Basso, Nadia Agustoni, Ermanno Guantini, Silvia Molesini, Patrizia Dughero, Nina Maroccolo, Alessandra Cava, Anna Maria Curci, Cristina Annino, Vincenzo Bagnoli, Loredana Magazzeni, Luca Ariano, Viola Amarelli, Lucia Pinto, Marco Bini, Alessia D’Errigo, Annamaria Ferramosca, Ada Gomez Serito, Lorenzo Mari, Simonetta Bumbi & Orlando Andreucci, Stefania Crozzoletti, Antonella Taravella, Silvia Rosa, Roberto Ranieri, Marinella Polidori, Sergio Pasquandrea, Marco Palasciano, Daniele Ventre, Gianluca Corbellini, Valentina Gaglione, Enea Roversi, Martina Campi, Fernando Della Posta, Vittorio Tovoli, Francesca Del Moro, Meth Sambiase, Patrizia Rampazzo, Marco Ruini, Claudio Bedocchi.

Le attività proseguiranno ad aprile con un’altra azione a Verona e a maggio con altre 6 azioni tra Torino, Milano, Verona e Bologna. Sono in fase di costruzione altre azioni tra Marche, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia.

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E’ stato costruito un blog per documentare le attività del gruppo, per segnalare altri eventi e per pratiche di divulgazione letteraria.

 
 
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