A TU PER TU – Annamaria Ferramosca

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La caratteristica di Annamaria Ferramosca che emerge, sia dalla lettura dei suoi libri sia dai dialoghi e dalle presentazioni, è la ricerca di un impegno non di maniera e la volontà di estendere il rapporto tra la parola e il mondo, generando fertili contaminazioni.
Il suo è uno sguardo aperto, non in modo retorico o formale. È caratterizzato da un aspetto tutt’altro che frequente, nel mondo letterario e non solo: un desiderio di condivisione fattivo. Il contrario dell’individualismo. Dettò così sembra poco e sembra scontato. In realtà coloro che davvero rinunciano a parte del proprio individualismo per andare oltre “i cerchi e i circoli” sono pochi. Annamaria Ferramosca ha un proprio universo espressivo. Ma ricerca anche, con sincera costanza,  i lavori di gruppo, corali, gli spartiti per duetti o per strumenti che cercano accordi e concerti.
L’impegno a cui si è accennato si abbina anch’esso, senza stridore e senza forzature, alla descrizione di sentimenti assolutamente intimi. L’autrice sa rendere metafora sia la sua emozione e lo stupore per la crescita di sua nipote, sia lo smarrimento e il dolore per le ingiustizie del mondo, per gli squilibri e le sopraffazioni di cui il nostro tempo si rende complice.
Avrei voluto esimervi ed esimermi dal “mantra” dell’invito alla lettura dell’intervista completa. Non mi è possibile. Perché solo le risposte nel loro contesto danno senso e misura a quanto qui accennato in modo succinto, per cenni.
Buona lettura, quindi, a tutti i “dedalonauti”, IM 

 

A TU PER TU
UNA RETE DI VOCI
L’obiettivo della rubrica A TU PER TU, rinnovata in un quest’epoca di contagi e di necessari riadattamenti di modi, tempi e relazioni, è, appunto, quella di costruire una rete, un insieme di nodi su cui fare leva, per attraversare la sensazione di vuoto impalpabile ritrovando punti di appoggio, sostegno, dialogo e scambio.
Rivolgerò ad alcune autrici ed alcuni autori, del mondo letterario e non solo, italiani e di altre nazioni, un numero limitato di domande, il più possibile dirette ed essenziali, in tutte le accezioni del termine.
Le domande permetteranno a ciascuna e a ciascuno di presentare se stessi e i cardini, gli snodi del proprio modo di essere e di fare arte: il proprio lavoro e ciò che lo nutre e lo ispira.
Saranno volta per volta le stesse domande.
Le risposte di artisti con background differenti e diversi stili e approcci, consentiranno, tramite analogie e contrasti, di avere un quadro il più possibile ampio e vario individuando i punti di appoggio di quella rete di voci, di volti e di espressioni a cui si è fatto cenno e a cui è ispirata questa rubrica.
IM
Andare per salti copertina

 

5 domande

a 

Annamaria Ferramosca

 

1 ) Il mio benvenuto, innanzitutto.

Puoi fornire un tuo breve “autoritratto” in forma di parole ai lettori di Dedalus?

Mi autoritraggo: ho profilo di donna, ma da sempre mi sono percepita come “persona”, essere che, al di là della propria esperienza di genere, sente di avere un potenziale cognitivo e creativo espressione dell’umano, nella sua interezza e varietà. Il risultato è quello che forse emerge dalla mia scrittura, di una sempre inquieta scrivente, che ha amato e continua ad amare questo prodigiomistero che è la vita e che si lascia attraversare dalle alterne vicende cercando un punto di equilibrio almeno sulla carta, con l’aiuto delle parole. E la mia modalità di ricerca, intravista fin da bambina, è quella del crescere nel confronto continuo delle esperienze, attraverso lo scambio reale con gli altri, quotidiano e del vigile sguardo sul mondo. Ma tutto questo lungo un’intera vita davvero non basta, non basta –l’ho compreso presto– perché l’incontro con altri vissuti e visioni deve essere il più largo possibile e può avvenire soltanto attraverso la lettura, incessante, sterminata, che sento necessaria come il pane. Da qui l’esigenza poi di restituire almeno tracce dell’immenso immaginario percorso e del pensiero via via elaborato. Così fin dall’adolescenza scrivo, in poesia. Con tremore, sempre, per tutto ciò che inesorabilmente in poesia sfugge, ma anche con la felicità di dar corpo a qualcosa di estremamente volatile ma evocatore di senso, che preme per essere comunicato, e poterlo fare maneggiando la parola, piegandola alla necessità di grazia e ritmo del verso.

E sono grata alla vita che mi ha permesso di seguire questa forma privilegiata di conoscenza – del mondo e di me stessa – che è la poesia. 

 

2 ) Ci puoi parlare del tuo ultimo libro (o di un tuo lavoro recente che ti sta a cuore), indicando cosa lo ha ispirato, gli intenti, le motivazioni, le aspettative, le sensazioni?

Cita, eventualmente, qualche brano di critica che ha colto l’essenza del tuo libro e del tuo lavoro più in generale.

Particolarmente gradita sarebbe, inoltre, una tua breve nota personale sul libro (o sull’iniziativa artistica).

Qualche riga in cui ci parli del tuo rapporto più intimo con questa tua opera recente.

 

Ogni mia raccolta poetica è il risultato di una mia esigenza –diciamo pure caratteriale– che è il mio voler mai fermarmi, cercare ogni giorno nuove scene, dimensioni, nuove voci e luoghi dove rinascere. Ogni testo nasce non da un progetto, ma da occasioni fortuite, inaspettate. Sono incontri dal quotidiano che s’intrecciano con scene dell’immaginario, o anche oniriche, con incursioni nel mio passato, nella storia, nel mito, fino a spingersi negli spazi inaccessibili dell’altrove. Solo alla fine di ogni periodo di scrittura, quando lo avverto compiuto, accade che il libro si organizzi quasi in automatico, ed è per me facile collegare i testi in sezioni secondo un contiguo respiro tematico.

           E nei titoli dei miei libri resta la traccia delle varie tappe di una esplorazione ancora in moto, come in: Il versante vero; Porte/Doors; Curve di livello; Ciclica; Altri Segni, Altri Cerchi; Andare per salti.

Ecco, mi soffermo su quest’ultimo, pubblicato nel 2017 da ArcipelagoItaca come Premio per una Raccolta Inedita. Il libro riflette in pieno questa mia spinta a trascrivere una persistente inquietudine, divenuta più pressante per il rifiuto, credo ormai sentito da molti, della deriva del mondo fattosi sempre più estraneo – i suoi cardini spostati ormai sul profitto e sulla ipertecnologia– un mondo indifferente, non solidale, miope verso il futuro, che lentamente ci sottrae umanità, l’incontro vero, oltre che gli spazi naturali di vivibilità. 

Da questa amara consapevolezza è sgorgata una scrittura ribelle, liberissima, disarticolata per scene e per temi, che predilige gli scarti, le irruzioni, andando “per salti”, appunto. I testi restituiscono le suggestioni più varie, a volte perfino spiazzanti, nate ascoltando, per esempio, il suono di un palo de lluvia cileno, o mentre resto in ipnosi di fronte al taràn dell’antica danza misterica salentina, o quando mi fermo nel ricordo accorato per Giulio Regeni. E il restare attonita di fronte all’albero delle melagrane di carta nel Museo berlinese della Shoah, o anche, all’improvviso, per istinto, inscenare una strana performance in un vagone della metropolitana. E tutta questa costruzione ingovernata e ingovernabile, tutto questo tumulto di sensazioni-emozioni-presagi, finisce poi per rivelare il filo sotteso a tutta la scrittura: la percezione viva della nostra necessità di invertire la rotta, di fermare la corsa planetaria insensata che porta alla perdita di umanità. 

E mi chiedi una mia nota personale, una traccia particolare di questo mio cammino che, come vedi, è piuttosto accidentato e però fieramente combattivo contro l’oscurità che incombe. Ebbene, una suggestione del tutto diversa, che ha illuminato di serena chiarità il pensiero, mi ha pure, in controcanto, accompagnata lungo i testi. Ho sentito una piccola presenza, come uno spiritello cosmico, vigilare sul mio andare concitato, chi poteva essere? 

Una bambina! Sì, una bambina vera, viva, a me vicina, che aleggia sulle pagine come tenendomi per mano. É la piccola Nicole, cui è dedicato il libro, e cui, da grand mother, vorrei passare il testimone del pensiero sempre libero, quello creativo. Lei si fa metafora di una visione pura, incontaminata, una voce che nonostante tutto squilla di speranza e vorrebbe contagiare la mia visione scura del futuro della sua luce fiduciosa, allontanare ogni nebbia, ogni baratro. Così, sapendo di un mondo piccolo che fa argine alla dismisura del mondo globale, anche solo un grano residuo di speranza potrà crescere, forse.

Questo libro ha avuto la fortuna di incontrare profonda sintonia con molti critici e poeti, te compreso, che ne hanno voluto scrivere e che ringrazio per aver tutti centrato i vari fuochi tematici della mia scrittura, rilevandone pure versanti inaspettati. Ma mi perdonerai se non riporto qui nessun brano perchè davvero non riuscirei a fare una selezione tra le loro luci, tutte per me ugualmente preziose. Sono comunque recensioni, per chi volesse approfondire, tutte interamente disponibili nel mio sito www.annamariaferramosca.it

 

3 ) Fai parte degli autori cosiddetti “puristi”, coloro che scrivono solo poesia o solo prosa, o ti dedichi a entrambe?

In caso affermativo, come interagiscono in te queste due differenti forme espressive?

 

Non mi considero affatto autrice “purista”, ma finora non ho sentito l’esigenza di esplorare la scrittura in prosa. La mia inclinazione si rivolge spontaneamente alla verticalità della forma poetica in versi liberi, con la ricerca di un equilibrio soprattutto legato all’essenzialità, alla sottrazione lessicale rigorosa che salvi un minimo di capacità evocativa. Prediligo quindi l’andamento scarno, ma musicale e denso di luci alla orizzontalità del cammino prosastico, sia pure in prosa poetica, che d’altra parte ammiro in molti autori.

 

4 ) Quale rapporto hai con gli altri autori? Prediligi un percorso “individuale” oppure gli scambi ti sono utili anche come stimolo per la tua attività artistica personale?

Hai dei punti di riferimento, sia tra i gli autori classici che tra quelli contemporanei?

 

Non sono particolarmente individualista. Ho infatti esperienze felici di scrittura a 4 mani e di poesia realizzata in sinestesia con altre arti. Nel 2006 uscì per Empiria il libro Paso Doble, raccolta di “dual poems” scritte insieme alla mia traduttrice inglese, la poeta Anamaría Crowe Serrano. Si trattava di testi in strofe alternate in italiano e in inglese, come in un dialogo poetico bilingue, ovviamente con la traduzione a fronte di ciascuna strofa nell’altra lingua. Il libro fu presentato al Dipartimento di Letteratura del Trinity College a Dublino, con un nostro reading che fu accolto con molta curiosità e un discreto successo.

Trovo che questo tipo di scrittura poetica in dialogo sia molto fertile e gratificante per il moltiplicarsi della spinta ispirativa che dilaga in territori inaspettati, aperti dall’ interazione tra due interiorità, due sensibilità, due mondi dell’immaginario.

Ho sperimentato anche la scrittura ecfrastica, con poesie ispirate da opere pittoriche e di computer art, raccolte nella plaquette Trittici, edizioni CFR 2016, dove immagino di essere il personaggio ritratto, in dialogo con chi stia guardando l’opera.

E ancora, insieme a Sandra Fuciarelli dell’Accademia Nazionale di Danza nel 2019 abbiamo messo in scena miei testi, interpretati dalle bravissime danzatrici stagiste (video DanzAndo sull’Appia antica, disponibile su youtube https://www.youtube.com/watch?v=sc9bGrgJZZo   ). 

Sono convinta che la fruizione di poesia possa essere dilatata e maggiormente diffusa attraverso un lavoro artistico comune, che esalta il momento creativo di due o più autori. Oggi tutto questo è possibile, possibile anche conservare nel tempo, con le risorse tecnologiche attuali, l’incontro creativo tra espressioni artistiche diverse come, con la poesia, oltre danza e pittura, anche fotografia, videoarte, musica, etc.

E ti rispondo sui miei punti di riferimento. Sono davvero tantissimi, e ormai fusi nella mia mente in un’area da cui poeti amati continuano a parlarmi, senza che io me ne accorga, se non a posteriori. É un fenomeno noto, che testimonia il passaggio sottile ma continuo e consistente, un travaso della parola della tradizione in quella dell’oggi e avviene in ogni scrittura, anche sperimentale. Ciò che abbiamo avvertito come memorabile non si cancella, ma inevitabilmente si trasmette e se ne possono riconoscere gli echi sulle pagine. Mi sono nutrita fin da ragazza degli autori classici, a cominciare dai lirici greci, che ancora continuo a leggere. Poi mi folgoravano Catullo, Lucrezio, e via via Shakespeare, Leopardi, Pascoli, Saba, Montale, Luzi, Caproni, Pagliarani. Sono stata pure intrigata dai moduli rivoluzionari di Zanzotto, Rosselli, e insieme divoravo i grandi russi Cvetaeva, Akmatova, Rilke, tutti i simbolisti francesi, poi Lorca, Eliot, Dylan Thomas, Borges, Plath, Pizarnik, Kavafis, Heaney. Tra i più vicini a noi mi sento di citare solo i non viventi, come Alfredo De Palchi, grande ancora da valorizzare, e poeti dalla vita appartata, come Maria Grazia Lenisa e Pierluigi Cappello. Tutte queste luci, lo sento, e tante altre, hanno penetrato il mio DNA poetico e continuano a dirmi le loro misteriose memorabili verità.

 

5 ) L’epidemia di Covid19 ha modificato abitudini, comportamenti e interazioni a livello globale.

Quali effetti ha avuto sul tuo modo di vivere, di pensare e di creare?

Ha limitato la tua produzione artistica o ha generato nuove forme espressive?

 

Questo evento pandemico epocale che ci ha investito sta influendo sottilmente, ma inesorabilmente, come affermano gli psicologi, sui nostri comportamenti e dovranno essere studiati gli effetti sulla psiche a medio e lungo termine, ancora sconosciuti. Personalmente avverto un malessere psicologico, come una fame d’aria, ma non si tratta dell’ossigeno vitale per gli alveoli polmonari, ma di quello della sfera affettiva e cognitiva, una mancanza imputabile alla drastica riduzione dei contatti quotidiani, dello scambio parentale e amicale in serenità, non minato dall’inquietudine. Gli scambi telefonici o in video o in rete non sono che pallidi surrogati. Allora mi dedico furiosamente alla lettura, che per molte ore mi trascina fuori dalla realtà. Per quanto tempo potrà durare? Quien sabe. E questo maggiore tempo che riservo alla lettura e alla riflessione mi sembra un tempo già dal sapore antico, quasi fuori da un prossimo futuro rivoluzionato, dai contorni nebbiosi. E nella scrittura, che pure procede inquieta, mi concentro ora più che mai sulla essenzialità, sulla feroce ricerca di una forma nuova, capace di rendere l’immaginario ferito con una tensione diversa della lingua. Come riuscirci. Come perimetrare una diversa possibile comunicazione che sia incisiva per una costruzione etica, pur sempre utopica, del nostro domani?

Speriamo di riparlarne presto. E grazie per queste preziose domande.

A..F.

Annamaria Ferramosca vive a Roma. Ha all’attivo collaborazioni e contributi creativi e critici con varie riviste nazionali e internazionali e in rete con vari siti italiani di poesia.  É stata ideatrice e curatrice della rubrica Poesia Condivisa nel portale poesia2punto0, diffondendo in rete la poesia di grandi autori da tutto il mondo. E’ ambasciatrice di Sound Poetry Library (mappa mondiale delle voci poetiche) per Italia e Puglia.  Ha pubblicato in poesia: Andare per salti, Arcipelago Itaca; Trittici – Il segno e la parola, DotcomPress; Ciclica, La Vita Felice; Other Signs, Other Circles– Selected Poems 1990-2008, collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti, Chelsea Editions, N. Y. 2009; Curve di livello, Marsilio; Paso Doble, Empiria; La Poesia Anima Mundi, puntoacapo;, Porte/Doors, Edizioni del Leone; Il versante vero, Fermenti. Ha curato la versione poetica italiana del libro del poeta rumeno Gheorghe Vidican 3D- Poesie 2003-2013, CFR. Sta ultimando la sua prossima raccolta poetica, con pubblicazione nei primi mesi del 2021.
Vincitrice dei Premi Guido Gozzano, Astrolabio e del Premio Arcipelago Itaca, è stata finalista ai Premi Camaiore, LericiPea, G.Pascoli, Lorenzo Montano, Europa in versi.  Suoi testi sono stati tradotti, oltre che in inglese, in greco, romeno, spagnolo e arabo. Il suo sito personale è:  www.annamariaferramosca.it
 

4 pensieri riguardo “A TU PER TU – Annamaria Ferramosca

    Maria Teresa Ciammaruconi ha detto:
    8 dicembre 2020 alle 14:00

    È bello incontrare Annamaria Ferramosca in queste pagine che le hanno permesso di esprimere con sufficiente completezza la sua poetica, l’ampiezza dei suoi orizzonti, la passione che fonde in un prezioso amalgama vita e arte, rigore e trasgressione.
    Non resta che accedere alla sua poesia, universo misterioso e ben più grande della sua stessa poetica

      Annamaria Ferramosca ha detto:
      15 dicembre 2020 alle 16:35

      Sono riscontri come questi, sinceri e generosi, ad incoraggiarmi, a proseguire in un fare che sembra avere senso. Grazie, Maria Teresa.

    Marzia ha detto:
    8 dicembre 2020 alle 23:25

    Un itinerario, un percorso di conoscenza è questo autoritratto di Annamaria Ferramosca, che si svela attraverso domande mirate e sapienti meditazioni. Nell’apertura verso la poesia e la lettura di molti testi assai amati, la poetessa riconosce la necessità di sperimentare. Trascorre da un autore all’altro con entusiasmo e si mette in gioco negli esercizi puri di stile, nella traduzione e nella danza. Una gemma da leggere!

      Annamaria Ferramosca ha detto:
      15 dicembre 2020 alle 16:39

      Anche a te, Marzia, sono molto grata per la tua attenzione e l’apprezzare. Spero di incontrarti ancora, per scambi preziosi.
      Annamaria

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