segnalazioni di libri

“BATTIATO – Incontri” : conversazione con Giordano Casiraghi

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Battiato Incontri - copertina

Conversazione con Giordano Casiraghi

autore di

“BATTIATO – Incontri”

con scatti inediti del fotografo Uliano Lucas

1 ) Inizierei da una domanda che ci consente di introdurre sia il libro sia la lunga frequentazione umana e artistica che lo ha ispirato. È una domanda da un milione di dollari, mi rendo conto, ma è necessaria, o comunque mi incuriosisce molto: quali emozioni hai provato scrivendo il libro e come si sono evolute nel tempo sovrapponendosi a ricordi e a sensazioni vissute e condivise in precedenza?

 Domanda complessa che implica una certa introspezione, ma per tradurre sensazioni maturate nel tempo, questo libro è stato per me un omaggio e riconoscimento nei confronti di Battiato che mi ha permesso di seguirlo in tante occasioni. La mia non è stata una conoscenza con l’artista che si ritrova ogni volta che fa un disco e lo presenta alla stampa, oppure in qualche concerto dove lo si va a trovare nei camerini, prima o dopo l’evento. Anche quello, ma ho avuto la fortuna di passare del tempo con lui indipendentemente dal ruolo giornalista-artista.

*

2 ) Uno dei “valori aggiunti” del volume è l’ampio reportage di Uliano Lucas con scatti che ritraggono l’artista agli esordi. In che modo le fotografie contribuiscono a ricreare l’atmosfera di quegli anni lontani eppure vivissimi e vivacissimi di spunti e creazioni ancora oggi fertili, intensi?

 

Avevo scoperto questo reportage fotografico circa una quindicina d’anni fa. Alla prima occasione di una mostra di fotografie di Uliano lo andai a incontrare e gli rivelai che sapevo di quel reportage rimasto pressoché inedito. Lo invitai a non cederlo ad altri che da anni stavo scrivendo un libro su Battiato e avrei avuto piacere di dedicare a quel servizio uno spazio importante. Abbiamo salvato venti scatti, tutto molto belli e suggestivi, in una Milano che non c’è più. Battiato e Gregorio Alicata, a quel tempo si facevano chiamare Gli Ambulanti, vengono ripresi fuori da una fabbrica, alla darsena, con gli studenti all’uscita di un liceo, al mercato delle bancarelle. In quel periodo Battiato aveva in mente Dylan e scriveva canzoni di protesta.

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Amori miei, il nuovo libro di Franco Piol

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Ho conosciuto Franco Piol tramite la rubrica A TU PER TU, https://www.ivanomugnaini.it/a-tu-per-tu-franco-piol/ ,  di cui è stato ospite nel gennaio dello scorso anno.

Piol ha recentemente pubblicato il libro di poesie “Amori miei”. Il titolo sembra lieve, innocuo.

In realtà, a giudicare dalle note critiche che mi sono state inviate da Piol, e che pubblico in questo post, il libro “così come il suo stile, il suo linguaggio, gli ideali che trasudano dalle sue opere […] è audace, azzardato e quasi “osceno”. Di sicuro non scontato e non edulcorato.

Ai posteri, anzi ai contemporanei che saranno incuriositi e vorranno leggerlo, l’ardua sentenza.

Da parte mia confermo quanto ho già avuto modo di osservare in passato: “Piol è multiforme, poliedrico, solare e cupo, pessimista e costruttore di baluardi di esistenza-resistenza. Il poliedrico Piol ci porta euforicamente fuori strada, per dirla con uno slogan del movimento sessantottino, ci conduce: Contro i sensi vietati, verso le strade del possibile. Contro i sensi vietati sia linguistici che politici e politicamente corretti”. Aggiungo che il libro oggetto di questo post è allo stesso tempo di impronta “classica” e di urgente attualità. Poiché il sentire citato nel titolo, l’universo complesso di quel mistero vitale e inesorabile, è espresso con schiettezza e sincerità, nella luce e nelle ombre, nella bellezza, nelle rughe e nelle cicatrici. La sincerità è sempre merce rara e coraggiosa. Tra le pagine dei libri e non solo. Leggi il seguito di questo post »

Il diavolo veste Gaga

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Chiara Zanetti, poliedrica autrice e redattrice, mi ha segnalato uno dei libri di cui cura la promozione tramite l’Agenzia Aletheia. Si tratta di Il diavolo veste Gaga di Andrea Biscaro. Chiara sintetizza l’essenza del volume osservando che l’autore ha colto “la sfrontata ambiguità di intenti dell’Arte di questa diva mondiale, vista nella sua infinita purezza come nella sua totale trasgressione”.

Sulla base di questa accattivante premessa, e conoscendo la passione autentica di Chiara per Lady Gaga di cui ha tradotto tra l’altro l’intera discografia, ho accettato volentieri di porre ad Andrea Biscaro alcune domande sul suo “innamoramento” per Lady Gaga e sul libro che è frutto dell’intenso “colpo di fulmine”.

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Il diavolo veste Gaga - solo fronte_rev1_2 (1)

5 domande a

 Andrea Biscaro:

autore del libro

Il diavolo veste Gaga.

1 ) Il mio benvenuto, innanzitutto.

Puoi fornire un tuo breve “autoritratto” ai lettori di Dedalus?

Un giornalista qualche anno fa mi ha definito “scrittore multitasking”. Credo sia vero. La scrittura è la mia vita e mi muovo su decine di binari paralleli: narrativa, canzoni, fumetti, libri per bambini, sceneggiature. Ma non solo. Sono anche un ghostwriter. Mi piace immedesimarmi nella vita degli altri.

2 ) Ci puoi parlare del tuo rapporto più intimo con questo tuo recente lavoro, indicando cosa lo ha ispirato, gli intenti, le motivazioni, le aspettative, le sensazioni?

È stata la visione di “A star is born” a innescare in me il desiderio di approfondire la conoscenza di Gaga. Dopo il film mi sono inabissato nella sua opera. Un’opera, anche in questo caso, “multitasking”. Adoro chi sa muoversi su più piani. Gaga è un vulcano, un genio. Qualunque medium tocchi, questo diventa oro. Ho deciso di scrivere un libro su di lei, perché era l’unico modo per incanalare l’esplosione di sensazioni che mi scatenava la sua opera, per darle un ordine. Mi è sembrato assurdo, anzi, che non esistessero libri, saggi, studi su di lei. Manca una bibliografia su Gaga. Forse ho colmato una lacuna. Leggi il seguito di questo post »

Distanze obliterate

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Distanze obliterate è un bel titolo. Proprio in virtù della sua natura quasi ossimorica: se viene obliterata la distanza non è più tale, muta nome e sostanza, diventa dialogo, avvicinamento, fertile commistione. Perché tutto ciò che è ibrido, polimorfo, è fertile per natura e per definizione.
Non è solo un titolo e non è solo un libro. Distanze obliterate è anche un progetto, anzi una realtà. È portata avanti da Alma Poesia con il sostegno di puntoacapo Editrice. È frutto delle idee di un gruppo di giovani competenti e appassionati ed è un interessante viaggio nel tempo e nello spazio, tra varie generazioni di autori e tra le diverse regioni italiane, percorse sulle onde di Internet, ma anche sui binari delle Ferrovie dello Stato, soprattutto da Alessandra Corbetta che sta accompagnando la sua creatura cartacea per paesi e città, con grande affetto e grande cura.
Il progetto di Distanze obliterate è illustrato qui di seguito nei dettagli, tramite la pagina che ho ricavato dal sito di puntoacapo Editrice.
Copio anche dalla pagina Facebook di Alessandra Corbetta alcune foto della presentazione del libro che si è tenuta a Pisa sabato scorso. Pubblico inoltre la locandina della presentazione che avrà luogo domenica prossima, 17 ottobre, a Livorno; e un riferimento al programma “Poème électronique” previsto a Genova il 16 ottobre.
Buona partecipazione agli eventi, a chi potrà e vorrà, e buona lettura di Distanze obliterate.
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In che modo la velocità della Rete, gli effetti del mediashock e tutte le affascinanti promesse del web – come accorciare le distanze o ridurre i tempi di comunicazione – hanno cambiato il modo di fare poesia e hanno influito sul senso di identità e di relazione di ciascuno? I testi raccolti in questo volume, scritti da poeti nati tra il 1940 e il 1999, provano a tracciare alcune possibili traiettorie di senso per rispondere a questa domanda e fare nascere altre quesiti capaci di alimentare consapevolmente il dibattito intorno a poesia e Rete. Il volume si articola in due sezioni: la prima è dedicata agli omaggi di poeti affermati che hanno concesso alcuni contributi inediti sul tema; la seconda ospita invece gli inediti di poeti che hanno risposto alla call per la composizione del volume e che sono stati ritenuti meritevoli di farne parte dal comitato editoriale di Alma Poesia, che si è occupato anche della stesura di commenti critici che intervallano i testi delle autrici e degli autori proposti. Distanze obliterate. Generazioni di poesie sulla Rete, in un viaggio tra le generazioni, prova a riassumere in sé le diverse accezioni del rapporto poesia-Rete e a restituirle nella forma organica di questo volume, con l’auspicio che possa essere da stimolo e da supporto a studi successivi del fenomeno.

La curatela:
Alma Poesia è un blog di poesia, nato il 4 aprile 2020, fondato e diretto da Alessandra Corbetta; si configura come un progetto editoriale articolato, che si avvale di una redazione composta da persone con percorsi di studio e ruoli professionali differenti, e dell’integrazione con gli strumenti comunicativi offerti dalla Rete. A oggi Alma Poesia, oltre che di Corbetta, si compone della Crew costituita da Valentina Demuro, Francesco Destro, Luca Gamberini, Emanuele Andrea Spano e dei Contributors Alessia Bronico, Giuseppe Cavaleri, Sara Serenelli, Martina Toppi e Sara Vergari. (www.almapoesia.it)

Il caffè letterario Volta Pagina di Pisa, ieri sera ha sentito le voci delle distanze obliterate: voci di generazioni diverse, ognuna con la propria idea di cosa rappresenti la Rete e cosa la Poesia, ognuna pronta a mettersi in ascolto di quella degli altri per crescere, confrontarsi, ampliarsi.
Grazie, quindi, agli autori che hanno reso possibile tutto questo: Fernando Lena, Jonathan Rizzo, Marco Bini e Massimo Del Prete.
A Jonathan un ulteriore ringraziamento per avere organizzato questa bellissima serata con sincero altruismo e al Caffè Volta Pagina per l’attenta ospitalità❗️❤
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 5 persone, tra cui Alessandra Corbetta e Jonathan Rizzo e spazio al chiuso

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 4 persone, tra cui Jonathan Rizzo, persone sedute e spazio al chiuso

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il seguente testo "Reading e presentazione del volume, DISTANZE OBLITERATE (PUNTOACAPO EDITRICE 2021) a cura di Alma Poesia DOMENICA 17/10, ORE 21.00, C/O CAFFE LETTERARIO LE CICALE OPEROSE, C.SO AMEDEO 101- LIVORNO- Interverranno Alessandra Corbetta, Sara Vergari, Francesca Del Moro,Jonathan Rizzo."

“Distanze obliterate” (Puntoacapo Editrice 2021) continua il suo viaggio:
sabato 16 ottobre, ore 20.30, sarà a Genova, all’interno del programma di “Poème électronique”: ne parleranno l’editrice Cristina Daglio insieme a Emanuele Andrea Spano e Roberto Chiapparoli, con un focus sulle nuove tecnologie e la necessità di studiarle in relazione alle forme comunicative, comprese quelle della poesia;
domenica 17 ottobre, ore 21.00, arriva invece a Livorno, presso il Caffè Letterario Le Cicale Operose: con me e Sara Vergari ci saranno gli autori Francesca Del Moro e Jonathan Rizzo.
Ringraziamo Ksenja Laginja, Federico Tortora e Maristella Diotaiuti per l’attenzione e l’accoglienza al nostro progetto.
E vi aspettiamo❗❤

Raccontare la poesia

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Raccontare la poesia - cover

Luigi Fontanella, Raccontare la poesia (1970-2020). Saggi, ricordi, testimonianze critiche,

Moretti & Vitali, 2021, 760 pp., € 36,10

 

Molto è già stato detto del libro di Luigi Fontanella Raccontare la poesia. Già detto e detto bene, con passione, acutezza e brillantezza. Sono arrivato in ritardo. Quindi, brechtianamente, tocca sedersi di lato. Non dalla parte del torto, nel caso specifico, ma da prospettive asimmetriche, sperando di poter mettere in luce qualche aspetto non ancora esplorato. Cercando di compensare lo svantaggio cronologico con la possibilità di basarmi su materiali interessanti, in particolare sull’intervista rilasciata dallo stesso Fontanella a Francesco Capaldo per il quotidiano “Pickline”. Utili mi saranno anche alcuni dialoghi che ho avuto di persona con l’autore nel suo studio fiorentino di Via Guelfa, zeppo di libri, di ottimo tè e di sassi di svariate forme e colori, souvenir del suo amato mare greco.

Comincerei dal titolo. In apparenza è lineare, descrittivo. In realtà mi sembra racchiudere un accostamento di mondi, un allineamento tra pianeti, quasi un ossimoro, di forma, di linguaggio, di struttura. Questo libro in fondo è un romanzo in forma di saggio sulla poesia. Di un romanzo ha la diacronicità, il coinvolgimento costante dell’autore e il suo interagire con gli altri personaggi, affini o più distanti, alleati o antagonisti in un conflitto incruento ma costante che ha come scopo primo e come meta finale l’agnizione più significativa, quella che riguarda il volto autentico dell’eroina femminile, la poesia. Il tutto giocato su un piano reso ulteriormente complesso e multiforme dalla coesistenza del piano letterario con quello esistenziale, in senso stretto e in senso lato. Ossia, in poche parole, mi sembra che questo libro non parli della poesia tout court ma della poesia nella vita, o, meglio, della poesia della vita. Quest’ultima definizione non vuole essere un abbellimento estetizzante ma piuttosto un tentativo di definire la necessità, sia della materia trattata sia del progetto che ha condotto alla compilazione e alla pubblicazione del volume.

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L’Indice dei Libri del Mese – N.6 – 2021

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Sul numero di giugno de L’Indice dei Libri del Mese una mia recensione a ‘La Cosa’ di Gianluca Garrapa.

Nello stesso numero, tra l’altro, anche una recensione di Enzo Rega a Luigi Fontanella e tante altre belle cose, ossia bei libri

 
recensione Garrapa
 
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Verso un altrove – recensione con intervista

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Verso un Altrove

Cristina Lastri Verso un Altrove, Le Mezzalane, 2019

Recensione di Ivano Mugnaini

 
“In sana sommossa / verso l’isola che forse c’è”, scrive Cristina Lastri in una delle liriche di questo suo recente libro. I versi ci indicano una strada fatta di rettilinei e di curve oltre cui bisogna trovare il coraggio di andare. La sommossa, innanzitutto, è un momento di svolta, un deliberato scarto; ma il vocabolo si integra con quell’aggettivo “sana” fino a costituire un binomio inscindibile, un tutt’uno. La natura dell’aggettivo non modifica la forza e la schiettezza della rivolta. Anzi, semmai la rafforza. Una vera sommossa nasce da radici salde, dall’esperienza delle cose viste e percepite, perfino dagli errori, dagli sbagli di valutazione. Solo con quel bagaglio di esperienze si può intraprendere il viaggio verso la meta auspicata, quell’isola che, ribaltando un noto riferimento letterario, in questo caso c’è, esiste. Il libro è la sintesi dettagliata di un viaggio, un tragitto che, come ci indica il titolo, ci porta lontano.
Come ha sottolineato Cristina Lastri nell’intervista per la rubrica A TU PER TU, il timone idealmente è rivolto verso “un altrove”, non verso l’Altrove indistinto e assoluto.  Il cammino personale dell’autrice si estrinseca in varie “tappe” all’interno di questo libro.  Si può rilevare una prima forma di “evoluzione”, un mutamento di prospettiva, sia cronologico che “visivo”, per così dire, un differente punto di vista: “La sete di conoscenza mi ha permesso di emergere da una sorta di eremitaggio introspettivo e di rivolgere lo sguardo oltre, verso un fuori da sé”.  

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Alice nel labirinto – intervista a Roberta De Tomi

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Spazia con curiosità e fantasia, Roberta De Tomi,  in vari ambiti e tra vari generi. Ha scritto libri diversi l’uno dell’altro ma con il comun denominatore di una passione vivida, a tratti “speziata”, che la porta a cercare storie e argomenti in grado di suscitare a loro volta la curiosità, l’interesse e la passione del lettore, conducendolo in ambiti in cui realtà e dimensione onirica si incontrano, giocando a creare nuovi spazi, mondi possibili.
L’intervista qui pubblicata ci offre l’opportunità di approfondire la conoscenza con questa autrice vivace che opera attivamente anche in rete. Ci conduce inoltre a esplorare territori del panorama letterario che hanno molti appassionati lettori.
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2021Alice nel labirinto

A TU PER TU UNA RETE DI VOCI
 L’obiettivo della rubrica A TU PER TU, rinnovata in un quest’epoca di contagi e di necessari riadattamenti di modi, tempi e relazioni, è, appunto, quella di costruire una rete, un insieme di nodi su cui fare leva, per attraversare la sensazione di vuoto impalpabile ritrovando punti di appoggio, sostegno, dialogo e scambio.Rivolgerò ad alcune autrici ed alcuni autori, del mondo letterario e non solo, italiani e di altre nazioni, un numero limitato di domande, il più possibile dirette ed essenziali, in tutte le accezioni del termine. Le domande permetteranno a ciascuna e a ciascuno di presentare se stessi e i cardini, gli snodi del proprio modo di essere e di fare arte: il proprio lavoro e ciò che lo nutre e lo ispira. Saranno volta per volta le stesse domande. Le risposte di artisti con background differenti e diversi stili e approcci, consentiranno, tramite analogie e contrasti, di avere un quadro il più possibile ampio e vario individuando i punti di appoggio di quella rete di voci, di volti e di espressioni a cui si è fatto cenno e a cui è ispirata questa rubrica. IM

5 domande

a

Roberta De Tomi

1 ) Il mio benvenuto, innanzitutto.

Puoi fornire un tuo breve “autoritratto” in forma di parole ai lettori di Dedalus?

Un saluto ai lettori e alle lettrici e un grazie per l’attenzione che mi dedichi. Non sarà un “autoritratto”… alla Dorian Gray, anche se sarebbe bello immortalare un pizzico di bellezza in questo momento storico così difficile. A parte questo, ho dipinto di colori diverse pagine che sono diventati racconti e romanzi. Ho iniziato in sordina, dopo essermi laureata al DAMS di Bologna, partecipando ad alcuni concorsi letterari, all’interno dei quali ho ottenuto buoni esiti. In parallelo ho iniziato un percorso lavorativo nella comunicazione che ha toccato diversi ambiti in maniera trasversale: dal giornalismo ai blog, passando per la gestione di eventi e uffici stampa. Parallelamente mi sono occupata anche di altre mansioni, ma sempre tenendo stretta la passione per la scrittura; passione che, dopo le prime prove, mi ha portato alla pubblicazione.
Ho vissuto e vivo con un certo travaglio la precarietà della mia generazione, tanto che ai tempi, con un blog e articoli dedicati, ho cercato di parlarne; ma mi rendo conto che certi argomenti sono spine che bruciano, vasi di cristallo da maneggiare con cura. Viviamo tempi complessi, sospesi, forse stiamo aspettando Godot; sinceramente io non riesco a stare ferma, in attesa di un miracolo salvifico. Non è nella mia indole, ho bisogno di creare, di fare qualcosa e di incuriosirmi. Creare è vivere.

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Il sirtaki con le stelle

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Il niente, l’annichilimento, sono le minacce, le Sirene che ci chiamano a sé. Ma se è vero l’assunto che il percorso individuale coincide su diversa scala al destino del mondo, la tenacia, il rifiuto della resa incondizionata, traggono linfa dalla stessa fonte: “sarà che la Terra è un posto dove / mi è toccato vivere, / non affretto la corsa / respiro e danzo il sirtaki / con le stelle”.
Una mia recensione a “Di albe e di occasi” di Grazia Procino e le sue risposte alla rubrica A TU PER TU. Buona lettura, IM

 

Copertina libro Procino

Grazia Procino, Di albe e di occasi

Macabor editore,

collana Quaderni di Macabor, 2021

 
Sarà che vivo in controluce / con le albe e i tramonti di un sole / che, anche / quando non splende, / sorge per tutti”, scrive Grazia Procino in una delle liriche di questo suo recente libro. Vi sono segnali disseminati in questi versi. Mai resi smaccatamente palesi. Allusi, piuttosto, o evidenziati tramite richiami interni, ricorrenze e sottolineature sottese, e per questo più efficaci. La vita, innanzitutto. Quella condizione che, l’autrice lo evidenzia a più riprese, non è scontata, oggi più che mai. La vita individuale e quella collettiva, condivisa, quell’essere parte di un insieme più grande e complesso, illuminato da un sole, che, almeno lui, non fa distinzioni. Altro ineludibile concetto, ente o idea, è il tempo. La sequenza di albe e di tramonti non è mai lineare successione di istanti ma complessa interazione di presente, memoria e ipotesi di futuro. Tenendo conto del titolo c’è, inoltre, nei versi citati in apertura, una variazione solo in apparenza di scarso rilievo. Nel titolo si parla di “occasi”, nelle poesie del libro più volte di fa ricorso al vocabolo “tramonti”. Occasi è un vocabolo che fa riferimento al mondo classico. E non sembra solo un omaggio a volumi tanto amati e a lungo studiati dall’autrice. Appare quasi come un traguardo, un punto elevato raggiunto passo dopo passo, gradualmente, con tenacia, senza mai scordare il contatto dei piedi con il terreno. La cultura in questo libro non è esposta in vetrina in teche fosforescenti e tra fiocchi dorati. È presente anch’essa “in controluce”, potremmo dire, come strumento privilegiato di osservazione di un mondo il cui senso, quando è possibile coglierlo, è individuabile nella coesistenza di presente e passato, concretezza, sogno e memoria, indagine del sé in rapporto agli altri, al bene e al male della vita che scorre, a dispetto di tutto, nell’alveo del tempo.

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Rosa del battito

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“Soprattutto colpisce la spina di quella rosa evocata nel titolo: il coraggio di dire che ad un certo momento, di fronte alla pressione della pena che cerca di metterti con le spalle al muro, o ci si annienta o si canta”.

Una mia recensione al libro Rosa del battito, di Donatella Nardin.

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RosaBattito

Donatella Nardin, Rosa del battito

recensione di Ivano Mugnaini

La rosa è il fiore per eccellenza, per antonomasia. Anche in ambito letterario. Ha ispirato, con innumerevoli variazioni sul tema, scrittori e poeti di ogni epoca, a tutte le latitudini. Il battito invece, quello delle vene, dei polsi, del cuore, è assolutamente individuale. Dipende dagli eventi, dai climi, fisici e mentali, dalle emozioni, dai pensieri, da ciò che domina e pervade, istante dopo istante, le latitudini e le longitudini della psiche di ciascun essere umano.
Su questa dicotomia di base, tra tradizione ed espressione individuale, tra mito universale e mitologia familiare, si muove, con sincera e appassionata intensità, il libro di Donatella Nardin. È interessante notare che, nonostante la tematica predominante, quella del distacco, del lutto, il libro conserva una sua luminosità tenace, una tendenza alla ricerca di ciò che ancora può avere il profumo e l’essenza del dialogo, della presenza, della ricerca, condivisa, della bellezza. Indicativa, in quest’ottica, è la dedica che ci accoglie all’ingresso del libro, scritta a caratteri maiuscoli, come un’ineludibile monito, in questo caso non dantesco, il contrario esatto di “lasciate ogni speranza”. La dedica è rivolta agli “assenti”, a coloro che pur avendo abbandonato questo mondo sono “ancora chiari e vivi e impetuosi in noi”.
La scelta degli aggettivi non è mai casuale, meno che mai in un’opera di poesia. La Nardin avrebbe potuto limitarsi a dire che chi ci ha lasciato è ancora presente. Oppure avrebbe potuto utilizzare toni più tenui e più neutri. Ha optato invece per la sottolineatura decisa, appassionata, di tre aspetti che in apparenza sono quasi ossimorici rispetto alla condizione di coloro a cui sono indirizzati. Per la poetessa i defunti sono chiari, vivi e impetuosi. Definizioni che possiedono un intrinseco valore, psicologico e filosofico. La chiarezza squarcia il velo del tempo, del destino, di ciò che non è dato di percepire a chi non è ancora passato ad una dimensione ulteriore. L’impeto contrasta, in apparenza, con la quiete e la staticità. Ma l’aggettivo più deliberatamente “eversivo”, e quindi schiettamente poetico, è quell’impetuosi. Così distante da ciò che si abituati a vedere e a pensare, così lontano dall’iconografia che ci siamo costruiti con le letture e le rappresentazioni pittoriche. Rivolgersi ai propri defunti tramite questo epiteto vuol dire non solo confermarne la presenza ma ribadirne la passione, la capacità di generare ancora nitidi e tempestosi affetti.

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